
Un giorno da muto
«Ciao zio! Ci vediamo al telefono!» urla Ale per la terza volta dalla banchina del treno. Dal finestrino sorrido e saluto con la mano destra, poi avvicino la sinistra e compongo un cuore con le due mani. Ale prova subito ad imitarmi ma il treno inizia a muoversi e così torna a urlare i suoi saluti e a sbracciarsi per farsi vedere. Le sagome di mia sorella e dei miei nipotini spariscono dietro il vetro. Tossisco sotto la mascherina e un grumo di sangue misto a catarro mi risale dalla gola. Odio essere raffreddato. Ingoio quel grumo e resisto alla tentazione di anticipare l’orario dell’assunzione dell’antinfiammatorio.
I tre castelli di Bellinzona scivolano via ai lati dei treni. Tiro fuori il telefono e guardo le foto dell’ultima settimana. I giorni sono passati rapidi, e io, fresco di nomina di “Zio migliore del mondo”, ho fatto un tour de force incredibile con quei due piccoli. Ma come fanno ad avere tutta questa energia? Dove si ricaricano? Il mio fisico però non ha retto il mio animo ancora bambino e da ieri ho un forte mal di testa e mal di gola. Troppo sole e colpo di vento in bicicletta nei giorni scorsi, avremmo detto due anni fa, ma oggi qualsiasi sintomo, pure l’unghia incarnita, fa subito pensare al covid. Il tampone si è rivelato negativo, così posso partire con relativa sicurezza.
Un selfie con quei due mostriciattoli mi passa sotto gli occhi. Ale sorride felicissimo e anche Palmetta mostra le sue gengive allegra, seduta tra me e suo fratello. Sento già la loro mancanza e sono passati pochi minuti. Nella mia testa riecheggiano Ale che mi chiama e Palmetta che appena mi vede fa dei versi simili a dei cagnolini e si dimena perché vuole essere presa in braccio. Li rivedrò questa estate. Pensieri cupi oscurano la mia gioia. Cosa succederà da qui a questa estate? La mia speranza è che qualcuno, come nei film di Gerard Butler, mandi un certo Vladimir a salutare le margherite dalle radici…
Arriviamo a Giubiasco. Due bellissime ragazze con uno zaino da viaggio sulla schiena e diverse buste in mano si sistemano nei tre posti liberi vicino a me.
La ragazza di fronte prende una spazzola dalla tasca laterale dello zaino e inizia a spazzolarsi i lunghi capelli biondi. L’amica le dice qualcosa in una lingua slava che non riesco a identificare. Potrebbero essere polacche o slovene. La bionda ride e appena finito di sistemarsi i capelli fruga tra le buste. Si mette un berretto in testa, pigia due magliette nello zaino e butta le bustine di carta nel cestino. Ridono ad ogni azione della bionda, che, terminata la sua pulizia, si alza e si sistema la camicetta bianca dentro i jeans stretti. Finalmente le ragazze si calmano, per pochi secondi. Dal tabellone leggono “Como” e la cosa le allarma.
«Questo treno arriva a Malpensa? L’aeroporto?» mi chiedono in inglese.
Merda! Sono senza voce e vorrei evitare di far capire che sono raffreddato. Di questi tempi, meglio non sembrare malati o russi. Però mi piacerebbe anche chiacchierare con quelle due belle ragazze.
Me la cavo annuendo, ma le due non sono soddisfatte.
«Ma c’è scritto Como!»
Come glielo spiego che al confine dobbiamo cambiare vagone senza tradirmi?
Eppure sono italiano, dovrei riuscire a decantare la Divina Commedia a gesti.
Ma sono anche un italiano dell’era degli smartphone. Tiro fuori il telefono, faccio segno alle due di aspettare e in una chat mi metto a comporre il testo. Mostro il display alle ragazze che a quel punto si tranquillizzano. Almeno si tranquillizzano di essere sul treno giusto, ma mi guardano con sospetto. Parlano fitto fitto nella loro lingua e mi guardano ridacchiando. Ecco. Mi hanno preso per uno strano, un pazzo. Non posso darle torto. Ho la faccia da bravo ragazzo e innocua. I capelli biondi, gli occhiali sopra una spruzzata di lentiggini e gli occhi come il mare di Pula, a volte verdi come la posidonia, altre castani come la spiaggia ricoperta di alghe. Assomiglio a tutto tranne che ad un fighetto milanese da aperitivo ai Navigli, genere più assonante a quelle due probabilmente. Pazienza. Mi giro a guardare il panorama proprio quando entriamo in una galleria. Roteo gli occhi. Mai una gioia. Ecco, mi cola il naso. Tiro fuori un fazzoletto e soffio. Lo sapevo. Sangue. Con il clima secco delle montagne mi capita sempre. Sempre! E meno male che sono pure mezzo montanaro. Alzo la testa e stringo la cima del dorso a mo’ di laccio emostatico. Altre risatine da quelle due. Rimango così per tutto il tempo che stiamo in galleria. Sento il sapore aspro del sangue scendere in gola e così raddrizzo la testa. Ed ecco il lago di Como aprirsi in tutta la sua bellezza assieme a quei paesini arroccati nei monti che cingono le acque e che sembrano tanti presepi. Il treno si ferma a Lugano e io ne approfitto per cambiare vagone. Vado nella parte posteriore del treno dove a lettere cubitali nello schermo c’è scritto “Malpensa”. Metto il trolley nella cappelliera quando una voce femminile dietro me mi chiede educatamente in inglese: «È libero questo posto?»
Mi giro e una ragazza con folti capelli ramati e occhi nocciola attende la mia risposta.
Annuisco e, notando le sue valigie, faccio posto nella cappelliera, poi mi offro di sistemarle le valigie.
«Oh grazie, molto gentile» risponde.
Ci sediamo l’uno di fronte l’altra, vicini al finestrino proprio mentre il treno riprende la sua marcia verso sud.
Non riesco più a sopportare il dolore alla gola, ho continuato a sforzarla fino all’ultimo per raccontare delle storie ad Ale ed ora ne pago le conseguenze. Prezzo accettabile per far contento quel piccoletto. Tiro fuori dallo zaino la scatolina gialla degli antinfiammatori e il gel igienizzante. Disinfetto le mani e finalmente prendo una pastiglia. Mi ha già fatto effetto placebo e mi sembra di stare meglio. Credo di avere la stessa faccia da “in pace con il mondo” che ha Snoop Dog dopo essersi palesemente sparato una canna. La ragazza sorride divertita a quella visione. Indica la scatolina e poi si tocca il collo.
«Mal di gola?» mi chiede.
Annuisco, poi con un dito le faccio segno di aspettare. Tiro fuori il telefono e scrivo velocemente: No covid, ho fatto il test.
La ragazza ride dopo aver letto il messaggio.
«Il covid non ha estinto tutte le altre malattie, i comuni raffreddori esistono ancora.»
Questa ragazza mi piace.
Annuisco e le faccio il segno del pollice alzato, poi le chiedo da dove viene.
«Zurigo, Svizzera tedesca, tu?»
Le propongo di indovinare. Lei accetta entusiasta. Tira fuori un quadernino e una penna, e mi dice di disegnare. Sono veramente scarso con i disegni ma riesco a farle capire che vengo dall’Italia e da una città sul mare. Per un Paese fatto da una lunga penisola e tante isole vuol dire tutto e niente. Disegno un fenicottero, almeno per me assomiglia ad un fenicottero e lei capisce al volo.
«Cagliari! Che bella, andavo spesso in vacanza con i miei genitori in Sardegna.»
Annuisco e le scrivo che sto tornando a casa.
«Io viaggio di lavoro.»
Le chiedo che lavoro fa, e con sguardo giocoso mi chiede di indovinare.
Il mio primo tentativo è il settore bancario.
Lei aggrotta la fronte.
«Sì…è così evidente?»
Apro subito le mani per far segno di no e le scrivo che ho tirato ad indovinare pensando alla Svizzera, ma che la vedrai bene come cioccolataia.
«Adoro la cioccolata.»
Le faccio segno che anche io amo il cioccolato.
«Vediamo se indovino cosa fai tu» mi guarda attentamente.
«Scrittore, o archeologo.»
Mi metto a ridere e le faccio segno di no.
«Ingegnere meccanico?» domanda dopo aver letto la risposta.
Aggiungo laureando, questa estate.
«Oh, qui in Svizzera cercano molti ingegneri, se vuoi cercare lavoro.»
Alzo le spalle. Le scrivo che mi va bene lavorare ovunque ma che vorrei che il mio lavoro fosse utile per qualcosa di grande.
«Vorresti passare alla Storia?» ride sfottendomi.
Faccio segno di no con la testa.
Continuo a scrivere: voglio essere partecipe della Storia assieme a tutti gli europei, vorrei contribuire a rendere il mio Paese e l’Europa liberi dalle energie fossili, per l’ambiente, certo, ma soprattutto perché sogno un’Unione Europea unita, forte e indipendente dalla schiavitù del gas russo, arabo o di qualsiasi altra provenienza. Sogno un’Europa che si ponga guida delle democrazie e costruisca piano piano una integrazione mondiale, così come settant’anni fa gli Stati europei hanno iniziato il processo d’integrazione europea.
La ragazza legge con attenzione e si fa seria.
«Sarebbe bello, ma temo sia solo utopia» e strappa il foglio del quadernino.
Ci resto male. Senza accorgercene siamo arrivati a Malpensa. La ragazza si alza che il treno non è ancora fermo. Mi saluta cortesemente e corre via.
Resto ancora seduto, a rimuginare sulla mia utopia. Prendo il foglio e rileggo il mio testo. In fondo vedo un numero di telefono e una frase: Il futuro è dei sognatori, Ingrid.
Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
I tuoi racconti hanno il potere di portare serenità nella mia giornata: fanno bene al cuore. Ho seguito volentieri il tuo viaggio di ritorno verso casa, ricordando quello d’andata a la macchinina donata al bimbo senza sorriso. Ora faccio l’impicciona. Autobiografico?
Grazie Micol! Un commento davvero molto bello. Autobiografico in buona parte sia “l’andata” che il “ritorno”😉
“n fondo vedo un numero di telefono e una frase: Il futuro è dei sognatori, Ingrid. “
❤️
“ma oggi qualsiasi sintomo, pure l’unghia incarnita, fa subito pensare al covid.”
Un’amara verità. Per problemi miei in inverno ho sempre il raffreddore, faccio la figura dell’untrice ovunque vado 😂
Mi é piaciuto davvero questo racconto ed ancora più sapere che esistono persone con la capacità e voglia di poter migliorare il domani di tanti. Bravo
Grazie Sonia, lieto ti sia piaciuto 😊
Sarà anche “un giorno da muto” ma trovi sempre le parole giuste per descrivere personaggi che hanno in comune una costante: una grande umanità. Ci si appassiona sempre alle tue storie anche quando potrebbero sembrare banali, ma banali non lo sono mai.
Grazie Fabius!
Un altro racconto piacevole che mi ha ispirato tanta simpatia: zio esemplare, con gli occhi del mare di PULA, idealista, ecologista, sognatore. Con me vinci facile. Bravo, anche per il modo in cui hai saputo sdrammatizzare sulla questione del covid.
Grazie di aver letto e commentato! Mi ha fatto molto piacere 😊
Mai smettere di sognare, mai smettere di lavorare per quel sogno.
Bel racconto, @carlo_grazioli, davvero.
Mai 😉. Grazie, felice che ti sia piaciuto