
Un lungo progetto
Serie: Erasmus
- Episodio 1: Sparatutto e hacker
- Episodio 2: Andrea
- Episodio 3: Un lungo progetto
- Episodio 4: L’accusato
- Episodio 5: Boccata d’aria
- Episodio 6: Arja
- Episodio 7: Il valzer dei fiori
- Episodio 8: L’assassino (finale serie)
- Episodio 9: La gelosia dei bulli
- Episodio 10: Ritrovamento
- Episodio 1: Sospetti
- Episodio 2: Monika
- Episodio 3: Cinque paia di occhi
- Episodio 4: Jérémie
- Episodio 5: Arrivo
- Episodio 6: Pavel
- Episodio 7: Appuntamento di benvenuto
- Episodio 8: Abdul
STAGIONE 1
STAGIONE 2
La strana amicizia tra il timido Andrea, l’esuberante gamer Ian e lo scostante hacker Pierre proseguì nei giorni successivi, esclusivamente durante l’orario scolastico. Nel fine settimana, Andrea avrebbe voluto prendere la bicicletta ed esplorare i dintorni, ma gli altri due lo guardarono come se fosse stato un alieno che gli avesse chiesto di partire con lui in un viaggio all’avventura per il cosmo. Il loro programma per quei due giorni era il medesimo: restare tutto il tempo sbragati sul divano davanti ad un monitor, l’uno a giocare alla playstation, l’altro ad affrontare sortite informatiche con il suo gruppo di hacker, una costola di Anonymous.
Andrea restò nuovamente in completa solitudine.
La seconda settimana di lezioni portò un nuovo corso per Andrea e gli studenti di ingegneria meccanica: il laboratorio di progetto meccanico.
Almeno lì, sperò Andrea, non avrebbe avuto il pericolo di fare la conoscenza di asociali informatici.
Si diresse nei laboratori al piano terra con un tenue entusiasmo. Sicuramente quelle materie erano più inclini per lui che non tutti quei codici al computer. Non vedeva l’ora di sporcarsi un po’ le mani e costruire un progetto fisico, tangibile, frutto del suo studio e del suo lavoro.
Entrò in un grande ambiente, un misto tra un’officina e un magazzino. Vecchie auto e motorini erano parcheggiati vicino ad una pila di marmitte, copertoni e svariate strumentazioni. In un angolo erano stipate travi in legno, metallo e materiale composito, pronte per essere testate nei macchinari per le prove di trazione e flessione.
Finalmente, dal suo arrivo, Andrea si sentì a casa.
Arrivarono gli altri studenti, una decina, e, non essendoci banchi o sedie, si disposero in semicerchio, in attesa del professore. Tra gli studenti, per la gioia di Andrea, l’alto ragazzo slavo si guardava incuriosito attorno. Senza la sua “crew” sembrava meno pericoloso, pensò Andrea.
Il professor Raikkonen entrò. Non salutò, né guardò gli studenti. Una consuetudine presente anche in qualche professore italiano di Andrea, cosa che fece sentir ancora più a casa il ragazzo.
«In questo corso non ci sono libri di testo o lezioni frontali» annunciò il professor Raikkonen attraversando la sala a passo svelto e avvicinandosi ai vari accumuli di materiale.
«Dovete scegliere un progetto, da soli o in coppia, uno qualsiasi inerente al nostro corso di studi, e potrete utilizzare la nostra strumentazione per i vostri scopi.»
I ragazzi fremevano tutti, impazienti di mettersi al lavoro e mollare quella maledetta teoria.
«Potete scegliere tra l’area della meccanica fredda, optando per uno studio sui materiali» e indicò le travi, «dedicarvi all’ambiente dell’autoveicolo» e indicò l’officina, «o dedicarvi al settore energetico, agricolo, logistico basti che presenti una componente meccanica nel progetto, a voi la scelta» finì il professore. I ragazzi si guardarono l’un l’altro, pensierosi.
«Prof, cosa c’è là?» chiese un ragazzo indicando un grande oggetto nascosto da un telo.
«Ah sì» rispose piattamente il professore avvicinandosi.
«Questa è la nostra vettura di Formula SAE, è piuttosto malridotta» e con un forte e secco movimento levò il telo mostrando una monoposto da competizione.
I ragazzi erano al colmo dell’eccitazione.
«E sarebbe possibile fare il progetto su quella vettura?» domandò un ragazzo.
«Certo, perché no?» rispose con ovvietà Raikkonen.
I ragazzi sgranarono gli occhi.
«Vorrei lavorare io su questo progetto!» urlò Andrea alzando contemporaneamente la mano.
«Faccio coppia con lui» alzò la mano anche il ragazzo preferito di Andrea.
Andrea cacciò via la paura per quel ragazzo, quel progetto era un boccone troppo ghiotto.
«Molto bene, lavorateci su e mostratemi la vostra proposta per l’approvazione» disse il professore per la delusione degli altri ragazzi.
Mentre il gruppo si disperdeva, in cerca di ispirazione per il progetto, Andrea e il suo compagno di laboratorio si avvicinarono alla monoposto.
«Ma guarda che bellezza» disse il ragazzo accarezzando la fusoliera.
«Mi chiamo Andrea» disse l’italiano allungando la mano a mezz’aria.
L’altro si girò, come se lo avesse notato per la prima volta.
«Pavel, da Brno» replicò dandogli un cinque.
«Dio non vedo l’ora di metterci mano, la facciamo tornare un bolide, ho già mille idee se penso alla Ferrari dello scorso campionato» continuò eccitato il ceco.
«Segui la Formula 1?» domandò sorpreso Andrea.
Pavel sogghignò.
«Che domande, è ovvio!»
Andrea capì di aver sbagliato alla grande per tutto quel tempo e che avrebbe dovuto parlare subito con lui.
«E tu?»
«Forza Ferrari, sempre» replicò Andrea.
«Ma dai, un altro ferrarista, grande!» disse Pavel euforico, e i due si diedero un nuovo cinque e una pacca sulla spalla, come fossero stati fratelli separati alla nascita appena riuniti.
I ragazzi si misero a discutere del campionato ancora in corso, delle possibilità del pilota di punta della Ferrari, Sebastian Vettel, di rimontare la testa della classifica e vincere il mondiale. Parlarono delle soluzioni tecniche delle altre squadre come ingegneri esperti appena usciti da Maranello.
«Il prossimo Gran Premio lo guardiamo assieme eh!» quasi ordinò Pavel.
«Puoi contarci» replicò felice Andrea.
«Senti, ti va di andare in biblioteca e cercare materiale per il progetto?» continuò l’italiano.
Pavel rimise il telo sulla vettura.
«No ora non posso, devo vedermi con la mia ragazza.»
Andrea restò deluso, ma sotto sotto era contento, avrebbe pensato lui a qualche idea che poi avrebbe proposto a Pavel.
I due ragazzi uscirono dal laboratorio e guadagnarono l’uscita in poche rapide falcate. Si diressero entrambi verso il ponte sul fiume che separava le aule universitarie dal dormitorio. Scesero nei sentieri del giardino ben curato sulla riva, discutendo delle differenze tra Niki Lauda e Michael Schumacher.
Ad un certo punto Pavel si bloccò.
Divenne rosso in volto, schiumante di rabbia. Gli occhi piccoli della stessa tonalità color ghiaccio degli husky si fecero due fessure. Andrea fece un paio di passi di lato, allontanandosi spaventato.
«Che cazzo vuole quel negro di merda?» sbraitò verso una coppia di ragazzi seduta sotto un albero.
Un ragazzo di colore con i capelli ossigenati parlava e sorrideva ad una giovane bionda che sembrava divertirsi.
Pavel si avventò sulla coppia. Appena lo videro, i due si alzarono terrorizzati.
«Pavel, amore, non è successo niente, non ti arrabbiare» disse Karo, la bella ragazza polacca che aveva mollato Andrea all’incontro di benvenuto.
«Tu spostati da questo» ringhiò Pavel strattonando la ragazza e allontanandola dall’altro.
«Mi fai male! Pavel calmati, Jérémie è solo un compagno di studi» urlò Karo.
«Ah hai pure un nome quindi, ora ti presento i miei due amici» e alzò i pugni.
«Oh ma che vuoi!» si mise sulla difesa Jérémie.
«Adesso basta, Pavel!» urlò Karo e lo spintonò con tutte le sue forze. Riuscì ad allontanarlo di pochi centimetri, ma tanto bastò perché il ceco deponesse la sua cieca furia.
«Stai lontano dalla mia ragazza, ti avverto» minacciò con un dito, e si allontanò.
«Muoviti, Karo!» urlò alla ragazza. La polacca sobbalzò e corse dietro Pavel, mormorando le sue scuse al ragazzo belga di origini congolesi.
Jérémie si accasciò a terra, provato dallo scontro. L’adrenalina del momento lasciò spazio alla paura e di colpo le gambe divennero molli.
«Un pazzo, ma hai visto quello stronzo razzista?» disse ad Andrea, più per darsi un contegno e non dare a vedere il terrore che traspariva dalla voce tremante.
L’italiano era immobile, cereo in volto. Una statua del Canova mostrava più calore e flessibilità di Andrea in quel momento.
Avrebbe dovuto lavorare con quella bestia nei prossimi mesi.
Pensò che non sarebbe arrivato vivo a Natale.
Serie: Erasmus
- Episodio 1: Sospetti
- Episodio 2: Monika
- Episodio 3: Cinque paia di occhi
- Episodio 4: Jérémie
- Episodio 5: Arrivo
- Episodio 6: Pavel
- Episodio 7: Appuntamento di benvenuto
- Episodio 8: Abdul
“ceco deponesse la sua cieca furia.”
Questo passaggio mi è piaciuto
“Questa è la nostra vettura di Formula SAE, “
Sai che ti adoro per avere messo nello stesso brano una vettura da corsa ed il professor Raikkonen? 😁
Tra l’altro, non conoscevo la formula SAE, sono andato a cercarla ora😁
Sai che ti adoro per averlo notato? Aaaaah finalmente!! Quando ho deciso di inserire la formula SAE non potevo che mettere Kimi come professore 😂
“Raikkonen”
❤️ #KR7
Sempre. Kimi era l’ultimo di una certa tipologia di piloti ormai estinta…
Cavoli che girandola di emozioni per Andrea, avrei difficoltà anche io a lavorare con un tipo così, speriamo in bene !
Ciao Alessandro! Spero che qualsiasi persona mentalmente sana abbia dei problemi con un tizio del genere dopo questo episodio!
“ritrovarti “
Tu non hai idea di quanto aspetti i nuovi episodi!!!
Hahaha addirittura? Dai mi fa molto piacere e spero di non deluderti! Aspetto anche io i tuoi eh!
“Una statua del Canova mostrava più calore e flessibilità di Andrea in quel momento.”
Un paragone perfettamente azzeccato😃
Grazie! Sono felice di ritrovarti anche in questo episodio 🙂
Il fatto che il professor Raikkonen sia entrato senza salutare né guardare gli studenti mi ricorda che pure nella mia università certi docenti facevano così
Mi sa che professori così sono un po’ ovunque, grazie Kenji di aver letto!
Mi piace la sensazione di percepire ogni volta qualcosa di te, anche nei racconti non strettamente autobiografici: la passione per la meccanica, per la Ferrari (?) e per la sperimentazione. Episodio dopo episodio conosciamo i protagonisti di questo dramma e sempre più mi chiedo se stai sviando l’attenzione del lettore proponendo scene “forti” in cui si manifestano comportamenti razzisti o violenti. Le apparenze a volte ingannano.
Mi piace mettere qualcosa di mio in tutti i personaggi che creo, così li sento più vicini a me e mi ci immedesimo meglio. Andrea condivide alcune delle mie passioni, come la Ferrari, che definirei più che una passione quasi fondamentalismo religioso! Per il resto, creando questa serie, ho provato a giocare con il lettore e a dargli diversi indizi. Vero, le apparenze ingannano ma alcuni fatti e azioni non lasciano spazio ad interpretazioni 😉 Ancora un pochino di pazienza, due episodi per preparare ancora il terreno e poi arriviamo alla parte crime della serie. Grazie di aver letto anche questo episodio Micol!
Ciao Carlo, è un piacere poterti leggere di nuovo. Mi siete mancati tutti. Questo quinto episodio comincia a suggerirmi qualche ipotesi; chissà se ci azzecco o se prenderò un granchio, come si usa dire. Mi piacciono come al solito i dialoghi, che non sembrano mai costruiti a tavolino.
Oh che bello risentirti! Sono passati pochi giorni ma sembra molto di più vero? Si inizia ad intravedere qualcosa? Chissà 😉
“Pavel, da Brno” replicò dandogli un cinque. “Fabius P., da Trieste ” continuò dandoti un doppio cinque.
Bello risentirti Fabius! Ora vado a mettere le mani sotto l’acqua, troppi cinque, ho le mani doloranti hahaha