Un metro e sessantanove

La stanza dell’ambulatorio era fredda e lui aspettava in piedi accanto al lettino, quello classico che si vede in quasi tutti gli studi, dei vari medici, delle varie specializzazioni. Struttura in tubolari di alluminio, spesso con le ruote ai piedi delle gambe della struttura e il materassino verde o azzurrino scolorito, su cui è stesa una serie di fogli di un rotolone di carta. Le cui dimensioni non fanno dormire bene la volpina Foxy.

Arturo, con lo sguardo, arriva a vedere appena oltre quel lettino. Le mattonelle bianche e il soffitto oscurato dall’ombra dei lampioni.

Abbassò lo sguardo, alzò le braccia scoperte e vide che stava tremando.

«Il ragazzo sta bene, è un po’ sotto peso, ma per il resto mi sembra tutto nella norma, sinora.»

Alla sua sinistra c’era sua mamma che stava seduta davanti a una scrivania marroncino chiaro. Dall’altra parte, sempre seduta, la dottoressa.

«Ma non mangia, dottoressa. Mangia solo pollo, carote e pasta al burro.»

Disse la madre.

«Ma signora, vedrà che crescendo…»

«E poi è sempre un po’ palliduccio. Ma lei è sicura che vada tutto bene?»

Arturo, intanto, assisteva al dialogo e guardava la felpa appoggiata sulla sedia lì accanto come un gelato dopo una giornata a scuola.

«Ma no, no signora, è tutto a posto. Anzi, aspetti che devo ancora misurare l’altezza, prima che il ragazzo si congeli.»

Arturo tirò su lo sguardo e sentì la dottoressa dire:

«Daniele, piccolo, un minuto e ti puoi rimettere la felpa.»

Pensò che tutto stesse finalmente finendo.

La dottoressa si alzò e fece salire Arturo su una pedana. Davanti a lui c’era un’asta di alluminio che andava dritta su, verso il soffitto.

«Stai dritto, così. Ecco, bravo, che tra un secondo abbiamo finito.»

Arturo si sentì appoggiare sulla testa qualcosa.

Poi la dottoressa disse:

«Un metro e ventisei.»

Poi guardò Arturo in faccia, gli prese le mani e guardò anche quelle, ma con più attenzione.

E poi lo guardò e disse:

«Non ti preoccupare, hai le dita lunghe.»

E facendogli l’occhiolino continuò:

«Tu diventi alto.»

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