Rico, Suave & Lara Compton – Un mondo di uomini

Serie: Rico, Suave & Lara Compton


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: «No! No! No! Strafottutissima merda NO!» gridò d’improvviso Suave, tempestando di pugni il volante ad ogni imprecazione. «Che cazzo ti prende? T’incazzi per così poco?» «La foto, Cristo! Non le abbiamo fatto la foto!»

A me è la fiducia nel prossimo che mi ha sempre fregata. Essermi lasciata convincere di poter vivere come pareva a me, poter abbassare la guardia e respirare tranquilla per lo meno fra le quattro mura di casa mia in un mondo, quello là fuori, fatto su misura per i maschi. Bell’affare, guardate come sono finita.

A mia discolpa però (che poi, per quale motivo dovrei sentirmi responsabile rimane ancora un mistero) posso dire che quando la porta si apre non è che proprio te l’aspetti di vederci dietro uno che ti punta una pistola contro. Altrimenti magari un tentativo di non farti trovare lo fai prima.

Ma ve l’ho detto, è la fiducia che alberga dentro il nostro animo femminile. Quella che a dispetto di tutto non crolla sino alla fine, che persiste sino all’ultimo istante, che nega l’evidenza, che rifiuta di pensare che la tua vita per come la conoscevi sino a quel momento è terminata e non si torna più indietro.

Così d’un tratto tutto ciò che rappresentava un rifugio, una certezza, la tua sicurezza… puff, sparito in un bagliore, senza capire il perché.

Tutti quei momenti per i quali vivevi, aspettando di poterti ritrovare a casa, alla sera, con qualcuno che conosce il significato del concetto di amore incondizionato, quell’amore verso il quale in così tanti storcevano il naso perché non conforme ai loro canoni, alla normalità alla quale erano abituati (la strana coppia, ci chiamavano), quei momenti che ti avevano finalmente strappato alla tua solitudine, quei momenti se ne sono semplicemente andati.

Niente più serate me e lei sotto le coperte, a letto o sul divano; io ad inebriarmi col calore del suo corpo, accoccolata al suo fianco ad annusare il suo profumo anche quando mi accorgevo di procurarle un leggero fastidio che però evitava sempre di manifestare; lei che se ne stava sdraiata accanto a me a guardare programmi alla TV che trattavano di argomenti dei quali non capivo una parola ma non mi importava, fintanto che avevo lei a placare tutte le mie ansie, ad ammansire tutte le mie paure con le sue carezze, a farmi scivolare nel sonno grata che nella mia vita un giorno fosse entrata lei.

Tutto finito. Chissà in quale altra forma ci ritroveremo io e te, io che credevo che saremmo state insieme per sempre, che ti saresti presa cura di me per tutto quello che non ero in grado di fare da sola.

I maschi si prendono tutto quello che vogliono, tutto quello che è tuo. Si prendono persino te, se vogliono, senza chiederti niente.

Si prendono anche la fiducia di quello che verrà dopo. La mia se la sono presa di sicuro, mi piacerebbe dire che non è così ma la verità è che sento che sto facendo un viaggio verso un luogo che non avrà assolutamente nulla di bello.

I maschi prendono e blaterano. Parlano, parlano, parlano all’infinito, questi due in particolare. Che cosa avranno da dirsi di così interessante?

Almeno potessi uscire da questa cazzo di gabbia per criceti ipertrofici, non sarei costretta a cagare in un angolo e tenermi la mia merda a dieci centimetri dal naso.

Mi fate uscire di qua, porca la vostra puttana? Devo cominciare a scorreggiare come un mantice per convincervi a lasciarmi andare?

«Maledizione, vuoi fare stare zitto quel coso? Non ne posso più dei suoi cazzo di versi, è un’ora che va avanti. Dev’essere una femmina, Cristo Santo!»

«Che vuoi che faccia? Mica mi ci posso mettere a ragionare.»

«Se non chiudi la bocca a quell’affare giuro che apro lo sportello in corsa e lo scaravento fuori dall’auto.»

«Aah, come sei irascibile. Respira, rilassati, tanto ormai siamo arrivati.»

«Ma che… lo senti anche tu questo odore? Abbiamo incrociato un camion di leta…DDio! Che puzza di merda, Gesù Santissimo! Ha mollato una bomba a gas dal culo?»

«No» rispose Rico voltandosi verso il sedile posteriore, «direi che ha proprio sganciato un siluro. Non immaginavo che un animaletto del genere potesse produrre così tanta roba.»

«Gesù Cristo, che schifo! Ora lo faccio fuori, mi hai rotto le palle con questa stronzata della redenzione.»

«Datti una calmata. Non puoi metterla giù sempre sul piano fisico. Devi imparare… a osservare.»

«A osservare che cosa? La macchina che si riempie di merda e noi che moriamo soffocati dentro?»

«A osservare… come faccio a spiegartelo? Quello che ti rode dentro, ecco.»

«Devo guardare quello che mi rode dentro?»

«Sì, esatto.»

«Lo sto guardando quello che mi rode dentro, proprio ora: ha l’alito che puzza di sigaretta e porta un completo uguale al mio, con la differenza che non possiede un briciolo di stile per indossarlo. Lo sto guardando invece di guardare la strada. Per questo probabilmente ci schianteremo contro un albero. E il primo che tenterà di tirarci fuori dalle lamiere lo perderemo, ucciso dai gas venefici che lo investiranno non appena avrà fatto leva con il piede di porco. Lascia una vedova e due figlie piccole.»

«Come sei teatrale. Mi chiedo cosa avresti fatto se avessi avuto dei bimbetti che si cagavano addosso mentre stavi guidando: li avresti buttati dal finestrino?»

«Non vorrai paragonarmi un topo con un bambino?»

«Non è una questione di paragoni. È questione di prendersi cura, di… come vuoi chiamarlo, altruismo.»

«Di altruismo?»

«Sì, di non pensare sempre e soltanto al tuo culo ma anche a quello di qualcun altro.»

«Oh, ci sto pensando fortissimo al culo di qualcun altro, e ha appena depositato sul piatto una fiches di merda fumante che mi fa pensare che in mano abbia un colore servito.»

«Ah, con te è come parlare con una scatola di pietre, lascia perdere. Accosta, siamo arrivati. Adesso entriamo, facciamo la foto, gli prendiamo qualcosa da mangiare e gli puliamo la gabbietta, così non ti fai venire un infarto.»

«Come no, e se ci avanza un po’ di tempo ci mettiamo comodi sul divano e guardiamo un po’ di TV, che ne dici?»

«Beh, la TV mi sembra eccess…»

«Ti sto pigliando per il culo, testa di cazzo. Stai qui, entro io. Tu hai già fatto abbastanza danni.»

«Senti chi parla, quello che per passare inosservato spara agli specchi nelle case degli altri. Ce la siamo dimenticati tutti e due la foto, mica solo io.»

«Se non avessi dovuto stare dietro alla tua idea del cazzo di portarti dietro quel topo non mi sarei scordato un bel niente e a quest’ora saremmo già sulla strada di ritorno.»

«Come vuoi, raccontatela come ti pare.»

«Nel frattempo, ci sono dei guanti usa e getta nel portaoggetti.»

«Che dovrei farci?»

«Te li infili, raccogli la merda che è in quella gabbia, la getti da qualche parte il più lontano possibile da qui e una volta che te li sei tolti (guarda bene il labiale: una-volta-che-te-li-sei-tolti) tiri giù tutti i finestrini e fai passare un po’ di aria. Quando torno voglio sentire il profumo dell’alta montagna in questa macchina, come se non avessimo mai dato un passaggio al Signore delle Fogne. Intesi?»

«Tss. Quando fai così sei veramente…»

«Cosa?»

«Inaccogliente.»

«Che cazzo di parola è inaccogliente? Non esiste la parola inaccogliente.»

«Beh, il linguaggio è in continua evoluzione, ed è quello che tu trasmetti al prossimo.»

«Il profumo d’alta montagna, ricordati.»

«Guarda se riesci a trovare del cibo per animali da qualche parte. Che ne so, in cucina» disse Rico sporgendosi dal finestrino, rivolto alla schiena di Suave che si fece sempre più piccola sul marciapiede deserto.

Suave mosse ancora un paio di passi in avanti, poi alzo il dito medio verso l’alto, in maniera composta e senza voltarsi.

***

«No, è tutto a posto Wally, abbiamo avuto solo un piccolo contrattempo.»

«…»

«Tranquillo niente di grave, te l’assicuro.»

«…»

«Non lo so Wally, è un casino di strada da qui. Capace che ci fermiamo a dormire da qualche parte.»

«…»

«Sicuro, fidati di me.»

«…»

«Non ho il fiatone, davo una pulita alla macchina.»

«…»

«Ma no, che dici? Nessuna complicazione. Ci facciamo vivi noi quando arriviamo.»

«Quando arriviamo dove?» domandò Suave due passi dietro a Rico, trovandolo intento a rovistare nel portabagagli con le maniche arrotolate fino ai gomiti.

«Che cazz… ouch!»

«Fai attenzione alla testa, non vorrei ti facessi male.»

«Ti sembra il modo di arrivare alle spalle della gente?»

«Conosci un altro modo di arrivare alle spalle di qualcuno, se non arrivandogli alle spalle?»

«Ma che… non ti capisco.»

«Con chi eri al telefono?»

«Con Wally.»

«E perché ha chiamato te?»

«Che cazzo ne so? Si vede che gli dai sui nervi. Oh magari è perché ti ostini a tenere la vibrazione su un telefono di merda che non lo senti vibrare nemmeno se ce l’hai infilato nel culo. C’hai l’esclusiva sulle chiamate di Wally?»

Suave aprì lo sportellino del telefono e controllò lo schermo: una chiamata persa – Wally.

«Che cazzo gli hai raccontato?»

«Niente, che abbiamo avuto un contrattempo e che forse ci fermiamo a dormire lungo la strada.»

«Io non mi fermo da nessuna parte stanotte.»

«Lo vedi che ore sono? Vuoi farti tutta una tirata? Chi cazzo ti aspetta a casa tanto? Rilassati, goditi i lati positivi del mestiere. Com’è andata piuttosto?»

«Come vuoi che sia andata? Dice se gliene spediamo una copia a casa.»

«Simpatico. Hai trovato da mangiare per Stinky?»

Serie: Rico, Suave & Lara Compton


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Discussioni

  1. Stupendo scoprire nella lettura che le prime parole non siano quelle che inizialmente pensavo di Lara, bensì… della piccola Stinky. A dir poco efficace, questo passaggio. Così come tutto il capitolo! *proseguo

  2. Ciao Roberto! Questo episodio aggiunge ancora più stile a tutta la serie. È veramente un crescendo di idee. Il punto di vista del pangolino (volutamente ingannevole) è poesia😂 struggente e divertente allo stesso tempo. Un ritmo impeccabile. Capisco perché aggiungi tanta musica ipertestuale: perché hai un gran orecchio!

  3. All’inizio pensavo che il punto di vista fosse quello del fantasma della donna uccisa, poi ho realizzato che si trattava del pangolino… Mi è piaciuto questo cambio di registro.

  4. Sono stufo di doverti fare complimenti! Ma non posso farne a meno: hai una maestria nel gestire il racconto che stupisce e che diverte, non è cosa semplice e consueta. Attendo di conoscere il destino della simpatica pangolina mentre quello dei due stolti killer mi sembra segnato… ma tanto poi mi stupirai! Bravo Roberto!

  5. Una pangolina di nome Stinky: direi che già il nome sia tutto un programma! 😅
    Sembra proprio la sceneggiatura di uno di quei film da vedere comodamente al cinema con un bel sacchetto di pop-corn ad accompagnare le risate.
    Bello, sempre molto coinvolgente.

  6. Ciao Roberto, mi rendo conto che nel commento dovrei maggiormente soffermarmi sugli aspetti tecnici del racconto dicendoti che i dialoghi sono, ancora una volta efficacissimi al fine della narrazione: Non hai bisogno di raccontare nulla (tell) perchè lo mostri in maniera ottima (show) attraverso essi. E che i pensieri sono fuorvianti al punto tale da far pensare a una relazione fra due persone, così che il colpo di scena risulta ancora più efficace. Invece, quello che maggiormente mi colpisce è l’analisi che fai di un rapporto a due. Credo che il discorso esuli dall’essere maschio o femmina, vada oltre. C’è una sensibilità del cogliere alcuni aspetti che è abbastanza straordinaria e in certi punti direi ‘bizzarra’. Non credo sia questa la sede per analizzare la tua stessa analisi, però mi hai fatto molto riflettere su un tema che, alla mia maniera, ho cercato di rivoltare più volte quando scrivo. Un concetto su tutti ‘La fiducia che nega l’evidenza’. Si è veramente come ‘offuscati’ in certe relazioni, la soglia di allerta si abbassa e il rischio si alza. Ok, poi ripenso al pangolino e tutto mi si smonta. E finalmente mi rilasso 🙂 🙂 🙂

    1. Ciao Cristiana, invece posso dirti che sono proprio queste tipologie di commenti che mi toccano di più, perchè mi fanno capire se mi sia riuscito o meno, in maggiore o minore misura non importa, di comunicare qualcosa al di là delle singole parole. Grazie!

      1. A parte la battuta che ho fatto sul fatto di rilassarmi, adesso vedo una sfida: come farai a mantenere credibili, particolari considerazioni che riguardano la sfera sentimentale, mettendole in bocca alla pangolina? Una sfida molto difficile. A te il guanto. Stupiscici.

  7. Ciao Roberto.. il tuo racconto mi piace e diverte molto.. volevo chiederti due cose: quanti episodi sono? Sai già come andrà a finire (se finirà)..?

    1. Grazie davvero Furio, sono contento che ti piaccia! Ti dirò, so già il finale ma il racconto è in divenire, e non so dire quanti episodi saranno. Mi succede spesso così!

  8. Questa serie di racconti mi stupisce ogni volta, per i dialoghi dei due criminali, pazzi da legare. E che, dopo aver sparato a sangue freddo ad una donna, uno di loro si preoccupi di salvare la bestiola, conferma il carattere atipico del personaggi. Che il pangolino si riveli una creatura con un’ anima piú sensibile di certi maschi come loro, non mi sorprende piu` di tanto. A superare i due protagonisti un po’ folli, in umanita`e sensibilita`, non ci vuole tanto.
    Un’idea geniale; complimenti Roberto.

  9. Poche cose sono gratificanti come una donna che riempie di merda gli uomini che l’hanno uccisa.
    L’inizio quasi sdolcinato mi aveva lasciata interdetta ma ho fatto male a dubitare, il personaggio/pangolina è quasi. all’ altezza di Rico e Suave.
    Naturalmente per ora è solo una donna che dice le parolacce – cioè produce merda e non rose, come sarebbe più opportuno – ma avendo imparato a conoscerti, mi aspetto i fuochi artificiali nelle prossime puntate.

  10. “a ve l’ho detto, è la fiducia che alberga dentro il nostro animo femminile. Quella che a dispetto di tutto non crolla sino alla fine, che persiste sino all’ultimo istante, che nega l’evidenza”
    E’ un rarissimo dono entrare in modo così magistrale nella mente di una donna. Scritte da un uomo poi, queste parole mi ridanno la fiducia nell’ intero genere. 👏

  11. Stavolta mi hai fregato per benino Roberto…sei riuscito a farmi venire i lacrimoni (per le risate, per la commozione, per quanto scrivi bene) ed erano i pensieri di una pangolina!!!
    Le parole che potrebbero essere di una donna, rivolte a un maschio, e le parole di un animale che si rivolge agli umani, come sei riuscito a fondere questi due elementi è talento puro. Non conta più chi le sta dicendo, e nemmeno a chi, perché alla fine io, personalmente, ci ho colto un “sentire” più alto, che va al di là di qualsiasi razza genere eccetera, e diventa universale. Pure la foto, non è messa lì per caso. Hai dosato talmente bene ogni elemento che non sapevo scegliere tra il riso e l’amaro, mi dicevo, rido, o mi commuovo? Poi ho capito che il punto non era scegliere. Il punto è che con questo pezzo ci hai regalato tutto il pacchetto, un sentire completo, più unico che raro.

  12. non mi aspettavo questa svolta con l’entrata in scena dei pensieri – e anche di altro, in realtà – della pangolina – ma quando mai ci si aspettano le svolte narrative?
    E quando scrivi “un mondo di uomini” intendi “uomini” nel senso di essere umani o di “maschi”? Credo che la tua intenzione fosse la seconda, sebbene le considerazioni dell’animale siano molto più umane di quelle degli umani. Ma chi l’ha mai detto che gli esseri umani debbano essere “umani”? Non c’è nulla al mondo di più disumano degli esseri umani (maschi e femmine). Va da sé, d’altra parte.

    1. Ciao Francesca, l’intenzione era duplice, probabilmente sfruttata male: giocare con le parole tentando di indurre a pensare una cosa invece di un’altra; rifarmi al testo di It’s a Man’s World cantata da James Brown, per quello ho inserito un link a fine racconto, che però non so perché non si visualizza come quello che avevo inserito nello scorso episodio. Grazie per la lettura!

    1. Ah, quindi non era preparato? Sei un autore eccellente!
      L’introduzione ti è riuscita benissimo, effetto sorpresa centrato in pieno. I personaggi sono adorabili e mi ricordano il mio film preferito… compresa la telefonata.

      1. Grazie Francesco, no, a parte il finale che c’è già, questo racconto è tutto in divenire. E a questo punto mi hai messo la curiosità su quale sia il tuo film preferito…