Un nuovo amore

Serie: Ritrovarsi


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Federico ha conosciuto una ragazza affasc

Nelle settimane successive non lasciai che ci allontanassimo: la invitai a fare una camminata sul promontorio sul mare, poi organizzai altre uscite in gruppo per coinvolgerla. Alla compagnia si era unita anche Vittoria Calvi una ragazza piccola e bruna amica di Adele e Alessandro che sembrava piacere a quest’ultimo e così si creo un’atmosfera di complicità all’interno del gruppo.

Dopo qualche settimana decidemmo di organizzarci per trascorrere il capodanno a Roma. Oltre a me, Alessandro Volpi, Adele e Vittoria si unirono anche Stefano Quattrini e Giacomo Bracci un altro collega dell’ufficio. Trascorremmo tutta la notte di festa girando per piazze e vie, vedemmo i concerti all’aperto, i fuochi d’artificio e ci mischiammo alla folla nelle feste improvvisate ai lati delle strade, raramente mi era capitato di divertirmi così, di sentirmi così leggero e pronto alle novità. L’affiatamento di quel piccolo gruppo di amici, completamente nuovo e senza nessuna relazione con la mia vita con Simona, mi riempiva di un entusiasmo intenso. Andammo a dormire nell’appartamento che avevamo preso in affitto quando era ormai quasi l’alba. Io e Alessandro ci sistemammo su un letto matrimoniale insieme, Stefano crollò su una branda in una stanza vicina insieme a Giacomo e le ragazze si sistemarono nella camera adiacente alla nostra e piombammo ben presto in un sonno profondo.

Il giorno dopo, nella tarda mattinata, Adele e Vittoria ci vennero a svegliare e si sdraiarono nel letto con noi e nello stordimento del dormiveglia sentii il calore di Adele accanto a me. Lentamente allungai un braccio intorno alla sua vita e percepii la curva del suo fianco, alzai la testa verso di lei e avvertii il suo respiro contro il mio viso. Rimanemmo un istante così accostati e poi mi sentii scivolare verso di lei come se scendessi lungo un pendio innevato senza nessuna possibilità di rallentare. La baciai lentamente e sentii le sue labbra dischiudersi, avvertii appena la punta della sua lingua contro la mia, ma appena prima che il bacio diventasse più profondo lei si ritrasse. Continuò però a stringersi a me e io la tenni abbracciata, ma ero confuso, di fronte a indicazioni ambigue. Mi chiedevo se lei si era allontanata per un rifiuto o solo un dubbio per l’incertezza della situazione in cui ci trovavamo, mi chiedevo se dovevo essere felice per la nostra vicinanza o deluso per il suo allontanamento.

Ci alzammo e vidi che Adele sembrava assorta nel dubbio per una situazione che anche a lei doveva sembrare incerta. Ci preparammo e uscimmo dall’appartamento, fuori la città era quasi vuota, ancora addormentata nel giorno di festa, l’aria era fredda, ma con il sole che splendeva luminoso. Camminammo sulle strade pavimentate, attraversammo piazze e strade circondate da palazzi con colori tenui, girammo nei parchi verdi con maestose rovine antiche, visitammo fontane maestose e statue austere e in quella luce tersa e fredda la città mi sembrava così bella da farmi quasi rabbia.

Io mi sentivo confuso a causa dell’incertezza per la reazione di Adele e per questo per tutto il giorno inconsapevolmente mi ero tenuto distante da lei e avevo evitato le situazioni in cui potevamo rimanere da soli. Alla fine della giornata, quando era quasi sera salimmo infine la scalinata di Trinità dei Monti e ci appoggiammo sulle balaustre in cima.

Guardavamo di fronte a noi il cielo limpido, appena striato da piccole nuvole che si arrossavano lentamente, e rimanemmo lì per un tempo indefinito ad ammirare le onde formate dai voli di migliaia di storni che si trasformavano in forme armoniose e continuamente diverse che ci fecero provare un sentimento di struggente serenità. Adele era poco lontana da me, seduta sulla balaustra e parlava a bassa voce con Vittoria con un tono corrucciato che mi facevano pensare che si fosse rattristata; pensai che forse si fosse accorta della mia incertezza e avesse pensato che volevo evitarla. Avrei voluto chiederle cos’aveva, ma mi sembrava un argomento complicato per cui ci sarebbe voluto tempo, mentre sapevo che era tardi e stavamo per partire. Così cominciammo ad attraversare la strada e mentre camminavamo mi trovai accanto a lei che procedeva a capo leggermente inclinato.

Mi voltai e le chiesi: “Cos’hai? Sembri triste”.

Lei mi rispose: “No, non ho niente”.

Io invece avvertii distintamente un tono affranto nella sua voce, mi sentii responsabile di quel suo stato d’animo e subito sentii crescere per lei dentro il petto un sentimento di tenerezza così forte da togliermi il respiro. Adele aveva affrettato il passo ed era appena davanti a me, ma non volevo che si allontanasse e allora le presi un braccio e la tirai forte verso di me.

Quando sentii il suo petto contro il mio, l’abbracciai stretta e le sussurrai: “Non devi essere triste”.

Senza neanche rendermene conto la baciai e rimanemmo a lungo in piedi al centro della strada, senza accorgerci più di niente, né della chiesa di Trinità dei Monti sopra di noi, né dei tanti turisti che ci passavano accanto, né delle auto che ci aggiravano.

Dopo un istante che sembrò interminabile ci separammo e riprendemmo a camminare e mentre la tenevo per mano la guardai e le dissi dolcemente: “Non essere più triste, è una giornata bellissima”.

Serie: Ritrovarsi


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ho fatto qualche modifica al capitolo: ho inserito qualche spiegazione del motivo per cui Adele si era rattristata dopo il contatto con Federico. Prima era rimasto sottinteso, ma mi sembra che serviva qualche spiegazione all’equivoco che si era generato fra i due ragazzi.

  2. … Era ora!
    Quante volte capita di dire così “da fuori”, quando si è convinti che “quei due sono fatti l’uno per l’altra” e che “era cosa fatta da subito”.
    Eppure è un momento così critico, quello del primo bacio!
    Sempre più bella e romantica questa storia. Ben scritta.

  3. Si sente il tempo trascorso ad aspettare, un tempo confuso e mancante di chiarezza che sembra avvolgere il protagonista, un essere ansioso o sospettoso di chi considera la possibilità di un evento dannoso, doloroso o comunque spiacevole: anche io ho apprezzato molto la parte finale, specie le ultime righe.

    1. Sono contento che ti sia piaciuto, questo è uno dei casi in cui ho dovuto lavorare molto, modificando più volte il brano per avvicinarmi con approssimazioni successive all’effetto che volevo rendere: quel misto di attesa e incertezza, quel po’ di timore e soprattutto l’ambientazione del tramonto a Trinità dei Monti che permea tutto e influisce sullo stato d’animo dei due protagonisti.