
Un Patto con Giordano (esperimento sibillino)
Tutto si concluse così come era iniziato: fulmineamente ed in maniera totalmente inattesa.
Il tramonto della roboante carriera di un noto cantante, molto in voga negli anni 80 della Milano e dell’Italia da bere, che così tante ragazzine aveva tenuto sveglie nelle loro camerette tappezzate dei suoi poster, rapite da gemiti e sospiri d’amore, coincise incontrovertibilmente e senza una ragione ben precisa con l’incedere del nuovo decennio, costringendo il (sempre meno) noto cantante a cercare fortuna in terra straniera.
La scelta del luogo nel quale tentare di ricostruire una nuova vita ricadde dunque sulla piovosa Inghilterra, laddove nessuno era a conoscenza né di lui, né delle sue aspirazioni né tantomeno del suo passato artistico, e laddove altresì lo stile canoro del nostro eroe nazionale mal si combinava con i gusti musicali della popolazione locale.
Il noto cantante tentò e ritentò in ogni modo di imboccare nuovamente la strada del successo, senza trovare tuttavia il giusto modo di percorrerla. Nonostante gli sforzi profusi, le ambizioni del cantante continuavano, ahimè, a rimanere insoddisfatte.
Cionondimeno, per sua enorme sfortuna, l’arcigno padrone di casa del misero alloggio presso il quale il cantante risiedeva non mancava di pretendere, ad ogni scoccar del mese e con metodica cadenza, la pigione da contratto pattuita, così che il cantante si ritrovò ben presto prossimo all’essere senza il becco di un quattrino. Urgeva dunque trovare una subitanea soluzione alle incombenti difficoltà economiche.
Fu così che una sera, afflitto dal senso di solitudine e dalla frustrazione nell’osservare quanto le proprie fatiche si traducessero sempre e soltanto in continui insuccessi, il cantante decise di consolarsi investendo una parte del poco che rimaneva dei propri risparmi in una pinta di birra da consumare al bancone del pub sotto casa.
Fece così la conoscenza di Giordano, un barista anch’egli di origini italiane che da anni ormai viveva nella umida Albione. Con la complicità delle comuni radici, Giordano e il cantante divennero presto amici, entrando in profonda confidenza.
Saltò allora fuori che Giordano, per arrotondare lo stipendio, esercitava un secondo lavoro come guardiacaccia all’interno dei possedimenti terrieri privati della famiglia reale. E che, grazie alla propria posizione, Giordano aveva libero accesso nell’avvicinarsi alla selvaggina di proprietà di Sua Maestà.
Il cantante, soggiogato dalle necessità, intravide immediatamente un’opportunità di guadagno in quell’incontro fortuito, ed elaborò con Giordano un piano delittuoso tanto semplice quanto astuto: Giordano avrebbe dovuto impossessarsi, forte delle mansioni che svolgeva per la Corona, di un certo numero di esemplari della fauna che abitava i giardini reali, venderli per conto del cantante e spartire con lui la somma ricavata, dividendola equamente a metà in quanto uno ideatore e l’altro esecutore del piano.
Col favore della notte Giordano mise in opera il diabolico ordito, ma venne ahimè colto in flagrante dai suoi stessi colleghi guardiacaccia, che lo imprigionarono seduta stante. La punizione comminata a Giordano dal Sovrano fu a dir poco impietosa ed esemplare: morte sul patibolo. Ma in ragione della giovane età di Giordano e del coraggio dimostrato, seppure in sfregio alla promessa di fedeltà giurata a Sua Maestà, il Re decise che a cagionare la morte del ragazzo dovesse essere lo strumento punitivo più prezioso del regno.
Facciamo ora un passo indietro nel tempo.
Siamo nel 1969, a Genova. È notte nei vicoli della città, e Fabrizio De André passeggia per le strette vie barcollando e ottenebrato dai fumi dell’alcol.
E come ogni genio che si rispetti, ha una visione. Una visione del futuro, una visione di un cantante e di un ragazzino che stringono un patto criminale che terminerà in tragedia.
Corre a casa, consapevole della caducità delle ispirazioni, e scrive una canzone, la cui più nota strofa recita così:
Impiccheranno Geordie con una corda d’oro
È un privilegio raro
Rubò sei cervi dal parco del Re
Vendendoli per Den Harrow
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Il racconto è piacevole e ben concepito, con un’idea di fondo brillante e una satira efficace.
Grazie Rocco, una minchiata che mi porto dietro nella testa dalle superiori 😂
Uno sguardo surreale a una vicenda strappalacrime. Per me, che non l’ho mai amata molto, la canzone ne esce nobilitata. Hai uno stile di scrittura che non saprei come definire, se non fulmineo.
Grazie Francesca, felice che tu abbia rivalutato il brano. 😊
Tutta colpa di Ruggeri 🙂 Bella trovata Roberto!
Grazie Giulio, spero ti abbia divertito 😂
dunque De André ha visto nel futuro e non nel passato, come avevo sempre creduto. Ho, purtroppo, l’età giusta per apprezzare questo divertissement ben riuscito. Ma forse l’età è la stessa ragione per cui ho dovuto cercare su Internet chi fosse Den Harrow. In ogni caso mi fa piacere che ci si ricordi ancora di questi vecchi e gloriosi capolavori (non parlo di Den Harrow). Grazie e buona giornata.
Ciao Aristide, è una sorpresa davvero gradita che questo racconto sia rispuntato fuori e che ti sia piaciuto, grazie per averlo letto.
Ordunque, già la storia del povero cantante ramingo mi suonava… poi, all’incontro con il barista capocaccia, la voce di De Andrè ha iniziato a risuonarmi nelle orecchie con un tono piuttosto alto cantando “Impiccheranno Giordi con una corda d’oro… è un privilegio raro”. Sarà che sono figlia di quegli anni, ma mi hai fatto ridere come non mi succedeva da tempo (e ne avevo bisogno ;D )
Sapere quest’ultima cosa ha reso migliore la mia giornata, grazie per avermela detta.
“Vendendoli per Den Harrow”
😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 ne metterei altri tremila
Bravo Roberto, vale l’espressione sulla faccia della lettrice di fronte al nome di De Andrè e segue un ‘Ahhh, ecco’ molto soddisfatto di chi capisce, seppur non al volo, ma ahimè alla fine, il riferimento. Mi sono divertita leggendo.
Grazie Cristiana, molto soddisfatto di essere riuscito nell’intento 😀
Molto molto simpatico questo racconto! Hai uno stile che fa sorridere dall’inizio alla fine, complimenti
Grazie Carlo!
Ah ah ah! Bello 🙂
Grazie mille per leggermi così spesso Kenji
“Con la complicità delle comuni radici, Giordano e il cantante divennero presto amici”
Bene!
Stavolta resto zitto…. ma… ahahahahahah !
Bella anche questa, ammirevole.
Sono tutte nuove o le hai scritte nel tempo?
Grazie Giancarlo. Un po’ e un po’. La prima risposta l’ho scritto in questi giorni, come conseguenza di un esercizio per un corso che sto seguendo. Un patto con Giordano invece è una roba che mi porto nella testa da quando ero alle superiori. Certo se sei molto giovane questa difficilmente la capisci 🙂