
Era solo un sogno brutto
Serie: Eva e i segreti di Itky
- Episodio 1: Un risveglio nella nebbia
- Episodio 2: Era solo un sogno brutto
- Episodio 3: La bambina dagli occhi straordinari
- Episodio 4: Il richiamo della scuola
- Episodio 5: Non è un sogno
- Episodio 6: Lʼamico immaginario
- Episodio 7: Benvenuta nella scuola dei sogni
- Episodio 8: Il piccolo guardiano dei sogni
- Episodio 9: Una stanza per due. Parte 1
- Episodio 10: Una stanza per due. Parte 2
- Episodio 1: Le radici dell’oscurità. Parte 1
- Episodio 2: Le radici dell’oscurità. Parte 2
- Episodio 3: I fili del passato
- Episodio 4: La forma dei pensieri
- Episodio 5: Occhi che svelano misteri. Parte 1
- Episodio 6: Occhi che svelano misteri. Parte 2
- Episodio 7: Il giardino segreto. Parte 1
- Episodio 8: Il giardino segreto. Parte 2
- Episodio 9: I primi dubbi
- Episodio 10: Tam-Pik
- Episodio 1: Lʼultimo grido
- Episodio 2: La battaglia invisibile
- Episodio 3: La verità nascosta
- Episodio 4: Uno studente curioso
- Episodio 5: Nuovo alleato
- Episodio 6: La via per Itky
- Episodio 7: Cento domande senza risposte
- Episodio 8: Il ritorno di Ef
- Episodio 9: Sarò sempre con te
- Episodio 10: Prima della guerra
- Episodio 1: Le pagine nascoste
- Episodio 2: Non guardarti mai allo specchio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
STAGIONE 4
Elena si sedette su una sedia e prese la mano della figlia tra le sue. Aveva ancora nelle orecchie la voce preoccupata del preside della scuola: «Elena, buongiorno. Sono Stefano Rossi. Deve recarsi urgentemente all’ospedale pediatrico cittadino».
«Cosa è successo a Eva?» lo interruppe la donna.
«Ha avuto una crisi proprio durante la lezione. Gli insegnanti hanno chiamato un’ambulanza e l’hanno portata via. Lei…»
Senza ascoltare il resto della frase, la donna gettò il telefono e corse in ingresso. Con le mani tremanti indossò le scarpe e il cappotto. Già sulla soglia, tornò indietro e chiuse la porta di casa, correndo giù.
Trattenendo a stento le lacrime, Elena si precipitò verso l’auto, accese il motore e uscì dal cortile.
La strada era scivolosa: era solo metà dicembre e la città era appena stata liberata dalla neve. La donna sfrecciava lungo il viale centrale in direzione dell’ospedale. Mordendosi le labbra, ignorava il suono dei freni stridenti e le urla degli altri automobilisti.
Dopo dieci minuti, Elena arrivò all’ingresso principale. Saltando giù dall’auto, salì rapidamente i gradini e si diresse verso il reparto accettazione. Alla sua destra, dietro al bancone, una giovane infermiera scriveva qualcosa su un registro. Elena si avvicinò a lei.
«Buongiorno! Mia figlia è in ospedale, l’hanno portata qui circa mezz’ora fa. Mi dica, cos’ha? In che stanza si trova?»
«Nome, cognome, età?» chiese l’infermiera con indifferenza.
«Eva, Eva Bianchi, undici anni. Può fare più in fretta?» sbottò Elena, vedendo la ragazza scorrere lentamente il dito su un elenco.
«Signora, si calmi. Non c’è bisogno di urlare.»
Elena stava per dire all’infermiera tutto ciò che pensava di lei, ma qualcuno le toccò il gomito. Girandosi, si trovò faccia a faccia con una donna anziana e bassa, che stringeva nervosamente un fazzoletto. Era la signora Lucia, l’insegnante di Eva.
«Elena, buongiorno. Non si preoccupi, sono venuta con Eva — ora la sta visitando un medico, ma mi hanno chiesto di aspettarla qui» disse con voce colpevole la signora Lucia.
«Può spiegarmi cosa è successo?»
«Oggi stavamo facendo un compito in classe. A metà lezione, sono uscita dall’aula per portare il registro in sala professori e quando sono tornata…» la donna scoppiò in lacrime.
«Cos’è successo poi?»
«Tutti gli studenti erano intorno a Eva, che giaceva a terra priva di sensi. Abbiamo chiamato l’infermiera, che ha subito allertato l’ambulanza. Katia, la compagna di banco di Eva, ha detto che si era appisolata durante la lezione e poi si è svegliata di colpo, cominciando a urlare. Poi… è caduta a terra.»
Elena ascoltò in silenzio, sospirò profondamente e rispose: «Che ha detto il medico?».
«Non è ancora tornato da Eva, ma ha chiesto di non preoccuparsi. Mi scusi, forse non dovrei dirlo, ma ultimamente Eva è cambiata molto.»
«Che cosa intende?» chiese sorpresa Elena.
«Eva non fa più i compiti, è distratta in classe, si è chiusa in se stessa» iniziò cautamente la signora Lucia. «Inoltre, ha un’aria molto stanca, come se non dormisse abbastanza. Ma…»
«E ha deciso di dirmelo solo adesso?» la interruppe Elena.
«Sapevo quanto lavorava. E poi Eva è sempre stata così diligente che ho pensato fosse una cosa legata alla crescita» si giustificò l’insegnante.
«Signora Lucia!» scandì severamente la madre di Eva. «La prossima volta parli con me, non con mia figlia. Torni a scuola, ora aspetterò io il medico. Grazie!»
Elena si voltò bruscamente e si allontanò di qualche passo. Nel profondo, capiva che l’insegnante voleva solo il meglio, ma controllarsi era al di sopra delle sue forze. Appoggiandosi alla parete, chiuse il viso tra le mani e sospirò profondamente. «Forse l’insegnante ha ragione? Forse davvero ho smesso di prestare attenzione a Eva?» si tormentava mentalmente. Non si accorse di un uomo alto in camice bianco che si era avvicinato al bancone con una cartella in mano.
«Buongiorno! È lei la madre di Eva Bianchi?» chiese con voce gentile, toccandole il braccio. «Ho visitato la bambina, ora sta riposando. Non si preoccupi, sta bene.»
«Sì, ma cosa è successo?» lo interruppe con impazienza.
«Venga, l’accompagno alla stanza e ne parliamo strada facendo. Sta bene?»
Elena annuì in silenzio e sospirò pesantemente. Non aveva ancora ricevuto risposte concrete, ma l’ansia si era leggermente placata.
«Sediamoci e parliamo. Mi chiamo Tomas Massi, e lei…?» disse con una domanda implicita.
«Elena, piacere.»
«Anche per me, anche se è strano dirlo in queste circostanze. Prima di parlarle dello stato di Eva, ho bisogno che risponda a qualche domanda.»
«Guardi, è più di un’ora che cerco di capire cosa sia successo a mia figlia, senza ottenere risposte. Quindi, le sue domande le faccia dopo, per favore.»
«Va bene, ma non si può evitarle. Eva soffre di esaurimento nervoso.»
«Esaurimento nervoso? Che cosa sta dicendo?» sussurrò Elena, visibilmente agitata.
«Ora le spiego. Questa condizione può manifestarsi a seguito di carichi psicoemotivi o intellettuali eccessivi, o di stress. Per esempio, durante gli esami scolastici o la preparazione a competizioni, i bambini possono mostrare segni di esaurimento nervoso. Il problema è che, nel caso di Eva, la situazione è avanzata troppo. I segni erano evidenti, non potevano passare inosservati. Ecco perché volevo farle qualche domanda prima di formulare una diagnosi precisa» concluse signor Massi. «Ha notato qualcosa di strano nel comportamento di Eva ultimamente? Forse passava molto tempo a giocare o guardare film, dormiva male?»
«È che sono stata assente per una settimana intera, ed Eva è rimasta a casa di un’amica. Ma mi avrebbe sicuramente detto se ci fosse stato qualcosa di strano. Quando potrò parlare con lei?»
«Le abbiamo somministrato un calmante, dormirà ancora per alcune ore.»
«Va bene, aspetterò in stanza.»
«Dica all’infermiera di avvisarmi quando la bambina si sveglierà.»
Elena annuì, si alzò e si avvicinò alla porta. Cercando di muoversi il più silenziosamente possibile, entrò nella stanza. Accanto alla grande finestra c’era un letto, su cui Eva dormiva profondamente. Il suo viso pallido si confondeva quasi con il bianco del cuscino. La ragazza respirava a fatica e di tanto in tanto sobbalzava, come se stesse avendo un brutto sogno. La donna le accarezzò il viso con la mano e Eva aprì leggermente gli occhi per un attimo.
«Dormi, sono qui accanto a te!» la rassicurò Elena, e la bambina sprofondò di nuovo in uno stato di incoscienza.
Serie: Eva e i segreti di Itky
- Episodio 1: Un risveglio nella nebbia
- Episodio 2: Era solo un sogno brutto
- Episodio 3: La bambina dagli occhi straordinari
- Episodio 4: Il richiamo della scuola
- Episodio 5: Non è un sogno
- Episodio 6: Lʼamico immaginario
- Episodio 7: Benvenuta nella scuola dei sogni
- Episodio 8: Il piccolo guardiano dei sogni
- Episodio 9: Una stanza per due. Parte 1
- Episodio 10: Una stanza per due. Parte 2
Continua a essere intrigante e le descrizioni sono davvero accurate e ci portano dentro la storia, accanto ai personaggi. Molto brava, se posso permettermi. La curiosità ora si appunta su questa amica, e su cosa sia successo a casa sua.
Si fa sempre più interessante! Se posso permettermi un piccolo consiglio, quando ci sono i pensieri di un protagonista, potresti usare la tecnica di rendere il testo in corsivo evitando così l’uso delle virgolette, tenendo queste utlime solo per i discorsi a voce alta. In pratica una volta selezionato il testo che desideri, appaiono dei simboli, e lo puoi rendere in corsivo attraverso l’apposito click dell’icona corrispondente. Il testo sarà dunque di aspetto assai diverso
Grazie mille per il suggerimento. Appena possibile cercherò di modificare il testo, perché hai completamente ragione. Solo che nella mia lingua usiamo modi diversi per evidenziare, ad esempio, i pensieri. Per questo a volte mi dimentico che devo seguire le regole della lingua italiana.
Per esempio, per i pensieri, nella mia lingua uso i caporali, mentre per i dialoghi ad alta voce utilizzo i trattini. Ho studiato editoria e revisione per 4 anni, quindi a volte mi è davvero difficile spegnere l’editor che ho nella testa.
Ah, io pensavo il tuo fosse un nome d’arte! Per quanto riguarda l’editor beh, si, ma io non lo spegnerei mai o…quasi 😅🤣!