Un rumore molesto

Matt Spencer, attore di fama mondiale e idolo di ogni donna, era chiuso nella stanza da bagno della suite che da tempo era diventata casa per lui. Stava torturando le mani mentre gli occhi esaminavano quel che restava dell’arredamento, ogni superficie era stata attaccata dalla sua incontenibile furia, che aveva sfogato cercando di non pensare alla troppa vergogna per se stesso.

Eppure tutto era cominciato nel migliore dei modi, a completamento di intere settimane di organizzazione, la serata doveva essere quella dei sogni nulla sarebbe stato abbastanza: i fiori, le candele, gli abiti tutto doveva essere assolutamente perfetto. “Alla Matt Spencer” si era ripetuto più volte, tutto perché Lisa la sua amata Lisa capitolasse alla vista di lui inginocchiato per chiederle di sposarlo e diventare la donna più invidiata del mondo, la moglie dell’uomo più desiderato.

E poi dopo tanto lavoro e prove , mentre le sue mani tremanti stringevano la scatoletta di pelle bordeaux, il suo corpo si era ribellato e aveva emesso il più lungo sonoro peto che avesse mai sentito. La scatoletta franava a terra mentre lui era scappato in bagno nascondendosi come un bimbetto isterico.

Non aveva ascoltato le parole di Lisa che lo pregava di uscire e tornare da lei, ma aveva sentito bene la porta sbattere quando immaginava se ne fosse andata lasciando che il silenzio coprisse tutto anche la devastazione che lo avvolgeva.

Non sapeva quanto temo fosse passato quando decise di uscire. Sul tavolo la scatoletta fermava un foglio che lesse:

“Caro Matt Spencer, ti lascio l’anello, ti ringrazio per la bella serata, ma la mia risposta sarebbe stata no”.

“Come NO, mi cadono tutte ai piedi” , e con il fiato sempre più corto continuò a leggere.

“Mi spiace non ti amo, il mio cuore appartiene a Spencer Mettwes, che la mattina mi guarda e sorride mentre mi accarezza, che ride leggendo i miei messaggi sconci. L’uomo per il quale non tutto è una gara a chi fa la pipì più lontano. Ti ringrazio per la serata, tutto era perfetto come te, ma io volevo Spencer non Matt”.

Si lasciò cadere per terra: “Lei non vuole l’attore famoso dalla mascella volitiva, gli addominali scolpiti e gli occhi languidi, ma ama me Spencer, non il glamour e la fama”. Sorridendo lèsse ancora :

“Questo messaggio è per Spencer solo per lui. Amore mio se vuoi finire il discorso domani mattina ti aspetterò seduta sugli scalini del mio portico, porta caffè”.

Matt guardò l’orologio erano le otto gli restavano due ore per organizzare tutto per rendere ogni cosa perfetta, poi si fermò dicendo: “non è questo che vuole Lisa”. Dopo una doccia indossò un paio di jeans e una maglietta anonima, ripose la scatola dell’anello in tasca e uscì.

Erano le dieci e trenta quando fermò la macchina presa a prestito davanti al numero 10 di Reagent Street, Lisa era seduta sui gradini, quando lo vide sorrise e corse da lui:

“Spencer hai portato il caffè, ti aspetto da una vita”.

“Ma se sono in anticipo” rispose, e poi tutto accadde per caso, appoggiò la scatoletta dell’anello sul bicchiere chiuso, Lisa sorrise e lo tirò fino ai gradini.

“Che proposta da sogno Spencer, certo che ti voglio sposare. Sono innamorata di te fin da bambina, ricordi avevamo scritto le nostre iniziali sull’albero nel giardino di tua nonna”. Felice Spencer le infilò l’anello e brindarono con il caffè.

L’emozione era tale che bevendolo Lisa si sporcò la maglietta e fece una smorfia arrabbiata con la bocca. Spencer la guardò e sorrise dicendo “Ora siamo pari. Entriamo che te la tolgo”. E mentre la guardava i suoi occhi fiammeggiavano di desiderio.

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Discussioni

  1. Ciao Tiziana, che quello leggerti di nuovo! La tua ironia mi era mancata e questo racconto mi ha divertita moltissimo. Al dì là del sorriso, bella la riflessione su come l’amore solido ha basi che non hanno nulla a che vedere con l’apparenza.