NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il buio non è mai stato un problema per Davide, ma pensare che la morte potesse assomigliare ad una tale privazione sensoriale, metteva una certa angoscia nello spirito di un giovane stregone travolto da eventi decisamente fuori dalla sua portata.
Non lo si poteva definire semplice buio o pesante oscurità, era molto, molto di più: nei luoghi poco illuminati, in una stanza priva di luce, qualcosa la si riusciva a intravedere, confusa forse, di certo indistinta, forme cupe su uno sfondo di tenebra.
Quel non luogo, invece, era paragonabile alla totale mancanza del senso della vista.
Nero schietto e assoluto.
Stava galleggiando? Era in piedi su una superficie solida? Non poteva capirlo. Davide si chiese se la morte potesse somigliare ad una tale privazione sensoriale.
«Beh, almeno posso ancora pensare.»
Il suono della sua voce arrivava in modo strano, gli tornò in mente l’altoparlante del robottino, la prima versione, quella acciaccata.
Aveva ancora un corpo? Provò a spostare le braccia in modo da unire le mani, ma senza vista e senza tatto, non aveva modo di capire se fosse dotato di un corpo.
«MERDA!» Imprecò due o tre volte, alzando man mano il volume di quella vocina metallica riverberata da un giocattolo per bambini rotto.
Nella sua testa sapeva di aver accettato quella nuova condizione per un motivo specifico, era qualcosa di importante… salvare qualcuno? Forse una persona o un animale. Non conosceva nessuno, ma di sicuro era entrato in quel vuoto per una ragione. Sì, era così… o forse no.
Era un formicolio che avvertiva? Sembrava un sorso di cola estremamente frizzante tenuto in bocca, ma quel friccicore proveniva da dentro, un acido che pareva corroderlo lentamente…
«Sei una voce vera?» Non era stato lui a parlare. Provò a girarsi, ma era inutile: nessun punto di riferimento, non intuiva neanche dove fosse l’alto o il basso.
«Parlami ancora! Continua a parlare.» Lo urlò rivolto a tutti e a nessuno con quella strana voce falsata e acuta. Aveva bisogno di un salvagente, di trovare un appiglio a quella sorta di oblio nero.
«Dove sei? Parlami per favore.» tese le orecchie attento a qualunque suono.
«Non ti sto immaginando io vero?» Di nuovo quella voce. Era come la sua, metallica, ma molto più acuta. Gli venne in mente una applicazione da, come si chiamavano quei rettangoli luminosi? Smartphone! Sì, da cellulare. Un giochino idiota che ripeteva ciò che dicevi con quello stesso identico effetto audio fastidioso.
«No, no! Io sono reale, sono qui. Tu dove sei?»
«Non lo so. Non so neanche se sono io quella vera… magari sei tu che mi stai immaginando.»
I pensieri di Davide stavano prendendo direzioni confuse. Si disse che doveva trovare un modo per non perdersi, per non perdere la mente.
«Chi sei? Come ti chiami?» Gli sembrava quasi bello potersi presentare, una nuova amicizia, forse.
«Non lo so. Non mi chiama più nessuno e io mi sono dimenticata di me stessa.»
Una ragazza? Ha detto “dimenticata” e “me stessa”. Cercò di focalizzare la sua attenzione sul proprio corpo. Aveva un unico senso funzionante, l’udito. Così immaginò di poter sentire da ogni arto. Provò a unire le mani in un applauso, ma non parve ottenere alcun risultato. Si tastò il petto, la mano destra produceva il fruscio che si aspettava, ma la sinistra niente, nessun rumore. Forse era monco? Aveva perso un braccio? In quale guerra… Il suono della mano destra passata sul sedere produceva un brusio diverso, simile a quello della stoffa e un altro fruscio particolare, carta forse. Aveva dei pantaloni, ma erano strani, dei pantaloncini, doveva essere piena estate o magari era uno sportivo.
Lo scricchiolio della carta proveniva dall’interno delle tasche posteriori. Estrasse un foglietto, di sicuro era della semplice carta, forse prendeva appunti o era la lista delle cose da comprare al supermer… Un flash mentale di uno strano disegno complesso, quasi artistico: magia! Era un simbolo magico. In automatico poggiò il fogliettino sul petto e ripensò a quell’immagine complessa e carica di ghirigori. Avverti qualcosa, lo scorrere di un fluido interno, era il suo sangue?
Rivide sé stesso mentre toglieva la condensa da uno specchio con la mano dopo una doccia purificante. Davide! Si chiamava Davide.
Una gatta grigio fumo con un collare rosso gli correva incontro miagolando felice, poi un gatto bianco con una macchia nera sul dorso e una gattina arancione con la pancia bianca, un grosso gattone color avana con dei calzini e una maschera scura sul viso avanzava lento e indolente, infine uno scricciolo nero che sbandava seguendo entrando dalla porta. Era un mago. Uno stregone per essere precisi. Venne travolto da una violenta ondata di ricordi. Di pensieri di lotta e di tutto ciò che aveva fatto fino ad allora, era doloroso o almeno somigliava alla sensazione di un dolore simile ad un crampo muscolare…
«Non ti sento più. Non lasciarmi sola, ti prego. Mi piaceva parlare con te.»
«Ciao Matilda! Anzi, buongiorno signorina Matilda… Le ho sempre dato del lei.»
Davide ringraziò la ditta creatrice di quei pantaloni tanto resistenti.
«Mi hai chiamata Matilda? Sei serio?» Dubitava che potesse avere un nome tanto peculiare.
«Riesce a muoversi? Può venire verso di me? Forse posso aiutarla con i suoi ricordi.»
Davide stava cercando un modo per spostarsi, ma non aveva niente su cui far leva, nessun appiglio.
«Non credo di riuscire a muovermi, non sono neanche sicura di avere un corpo.» La voce immateriale era lì, accanto allo stregone adesso, proprio ad un centimetro dal suo orecchio.
«Come ha fatto?» Davide allungò l’unica mano alla ricerca del fruscio di pelle o di stoffa, di un corpo fisico, ma non avvertiva niente, il vuoto, nessun tipo di conta…
Un prurito elettrico in un punto indefinito dove aveva allungato il braccio. Quella sensazione era inebriante per un mago privo del senso del tatto. Continuò a muovere la mano per capire la natura di quella presenza.
«Non ha un corpo. Signorina Matilda, lei è una sfera carica di un’energia simile ad un fulmine globulare.»
«Non so cosa significhi ciò che hai detto, ma sospettavo di essere già morta molto tempo fa. Ma come sei finito qui?» La vocina di chi aspira boccate di elio da un palloncino per scherzare con gli amici durante una serata alcolica, lo fece sorridere. «La stavo cercando. O meglio, stavo combattendo contro di lei, contro il suo corpo in carne e ossa controllato da uno spirito invasore ed ho pensato di poterla aiutare scacciando quell’usurpatore dall’interno.»
Sei stato bravissimo descrivere la presa di coscienza di Davide…dal nulla, dal buio, fino a un semi qualcosa dove piano piano riemerge tutto. Che brividi, ho pensato, se accadesse davvero! È stato come quando il mattino ti svegli e sei talmente addormentato da non capire dove sei😅😅😅
Anche Matilda mi è parsa scombussolata….vediamo se si riprendono ❤️❤️❤️
Muihnak ha il potere di rubare ogni cosa, cancellando memorie di una intera vita e cancellandola a tutti coloro che in un modo o nell’altro ne erano venuti a contatto. Davide non è più di tanto sconvolto, anche perché senza ricordi diventa complicato riuscire a provare qualcosa, Matilda invece è bloccata lì da un bel po’, più di un secolo immersa in una oscura e vuota solitudine…
Ciao Irene, che meraviglia leggerti! ❤️❤️❤️ Grazie di cuore. 🤗
Ah! Descrivere una dimensione totalmente oscura dove un unico senso funziona male e dove anche la memoria viene erosa, diventa complicato. Ma spero di aver dato un’idea corretta o quanto meno capibile. 😀 Grazie mille Gabriele!
Sei stato bravissimo descrivere la presa di coscienza di Davide…dal nulla, dal buio, fino a un semi qualcosa dove piano piano riemerge tutto. Che brividi, ho pensato, se accadesse davvero! È stato come quando il mattino ti svegli e sei talmente addormentato da non capire dove sei😅😅😅
Anche Matilda mi è parsa scombussolata….vediamo se si riprendono ❤️❤️❤️
Muihnak ha il potere di rubare ogni cosa, cancellando memorie di una intera vita e cancellandola a tutti coloro che in un modo o nell’altro ne erano venuti a contatto. Davide non è più di tanto sconvolto, anche perché senza ricordi diventa complicato riuscire a provare qualcosa, Matilda invece è bloccata lì da un bel po’, più di un secolo immersa in una oscura e vuota solitudine…
Ciao Irene, che meraviglia leggerti! ❤️❤️❤️ Grazie di cuore. 🤗
Fascinosamente delirante.
Bravissimo
Ah! Descrivere una dimensione totalmente oscura dove un unico senso funziona male e dove anche la memoria viene erosa, diventa complicato. Ma spero di aver dato un’idea corretta o quanto meno capibile. 😀 Grazie mille Gabriele!
Si sono percepiti il crescente disagio e smarrimento!
Grazie a te Emiliano