Un umano in meno meno, tre conchiglie in più 

Serie: Come le conchiglie


Edmondo le aveva raccomandato di fare attenzione, ma la fanciulla, curiosa, non potette evitare di spingersi sempre più in là nell’acqua per afferrare la conchiglia più magnetica che la marea le avesse mai recapitato. 

-Non spingerti oltre, io non so nuotare, come potrei soccorrerti? – la avvertiva; ma Alma già non lo stava più ascoltando. Era intenta a rincorrere il suo piccolo tesoro intrappolato in un andirivieni fluttuante e ondoso. Edmondo si teneva a pochi metri da lei, con lo sguardo attento e agitato, pronto a richiamarla ogni qual volta il livello dell’acqua le superasse i polpacci. Tante volte aveva sentito parlare del pericolo dell’improvvisa collera del mare, di buche inaspettate capaci di inghiottire nelle proprie viscere anche il più forte dei nuotatori, di mulinelli e di turbini nati dal nulla che avevano ingoiato corpi umani senza più restituirli: c’era da aver paura. La sua apprensione saliva ad ogni passo, e per tre volte richiamò l’innamorata tentando di farla tornare più vicina alla riva. Al terzo richiamo, non ebbe modo di seguirne un quarto. In un rapidissimo istante l’acqua, dai polpacci, le arrivò alle ginocchia, poi al bacino, fino a che non si vide null’altro che una massa schiumosa e violenta vorticare senza tregua. 

La risacca, assassina e subdola militante delle profondità più nere, stava risucchiando un’altra vita.

Alla ragazza non fu data nemmeno la possibilità di gridare. L’acqua violenta le sigillava i polmoni e la bocca. Edmondo non indugiò e, come incoraggiato da una forza aliena, sgombrò le proprie tempie da qualsiasi previsione di rischio, e si lanciò tra le onde feroci e i cavalloni. Riuscì a tenere i piedi ancora puntati sul fondale trovandosi, provvidenzialmente, nella zona morta della risacca e da lì, tentava di afferrare Alma. Le agguantò le braccia ma la corrente era più potente di lui e, contro di lui, combatteva per guadagnarsi quell’esile corpo. Sentì i polsi dell’amata scivolargli dalle mani e fu come avvertire di star per perdere un universo intero. Il mare l’aveva fatta sua: “Un umano in meno, tre conchiglie in più”, avrebbero detto i marinai per lenire il dolore causato dalla scomparsa di un loro compagno. 

L’urlo di disperazione che il giovane emise fu tanto straziante che persino i gabbiani parvero trattenere il proprio volo per restare sospesi sul suo capo a compatirlo; ma l’acqua, quella, non conservò pietà e prese ad affondare anche lui. Un pescatore che riposava sul pontile fu destato dall’urlo. Si precipitò in spiaggia e, afferrando un grosso pezzo di sughero legato ad una fune, glielo lanciò. Tirò la corda a sé più forte che poté fino a quando Edmondo non fu sul bagnasciuga, sfiancato e senza più fiato.

Alle numerose domande del suo salvatore, rispose sbiascicando: – La mia innamorata…è annegata. Vi prego di avvisare i suoi genitori, abitano in via Toledo; io non ce la faccio.

Le parole gli si frantumavano in gola, e i suoi occhi avrebbero potuto contenere più gocce di quel mare.

Maledisse Dio con le espressioni più dure che avesse nello stomaco, quel Dio in grado di creare le vite ma non di salvarle. Con la lingua molestata da un impasto di lacrime e saliva, gli chiese soltanto una cosa:

– Signore, fa’ che diventi una sirena.

Serie: Come le conchiglie


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Discussioni

  1. Questa è la parte più triste. Mi domando se anche gli altri saranno ancora più tristi… Ma, cavoli!, sai che questa lettura è formativa? Devo scrivere una storia d’amore e mi serve proprio tanto come esercizio.

  2. A volte non servono molte parole: mi sono commosso, hai scosso la mia anima con questa scena crudele ma piena di sentimenti ed emozioni. Un episodio intenso con una conclusione che profuma di sogni. Un saluto Martina, è sempre un piacere leggerti?!