Un vecchio amico

Colto da un attimo di lucidità, distrutto il cellulare a terra, lo pseudo killer fuggì mimetizzandosi tra la folla. L’agente della sicurezza non riuscì a individuarlo.

Per sua fortuna, il malvivente riuscì a districarsi abbastanza agilmente tra il poco nutrito pubblico del cinema, scappò a gambe levate, ancora una volta senza avere una minima idea della direzione intrapresa.

Non si voltò, le suole delle scarpe battevano forte contro il marciapiede, il fiatone diventava sempre più pesante, piccoli sbuffi di vapore acqueo uscivano attraverso le sottili labbra, la temperatura si era abbassata di diversi gradi, il fianco destro doleva, non c’era tempo per una pausa. Le ansie lo attanagliavano, malediceva quel giorno. Sempre più lentamente, non rendendosene conto, le forze lo abbandonavano, si  ridusse a strascicare le gambe, si appoggiava alle sudicie pareti dei palazzi di periferia, una tipica, classica, anonima periferia, le uniche luci degne di nota erano quelle di un fast food.

Tirato su il colletto del giubbotto entrò nel locale, nessuna traccia di televisori o giornali, frugò nelle vuote tasche, nemmeno una stramaledetta moneta «Mannaggiaagiudamortodifame» mormorò a denti stretti. Poco distante notò un ragazzo, era solo, si stava per alzare, la commessa aveva dimenticato la cannuccia per la sua bibita. Il ladruncolo, lesto, afferrò il burger, ancora incartato, e si diresse verso il bagno. La porta era chiusa e un cartello scritto nero su bianco recitava: GUASTO.

Il ladro di burger decise allora di lasciare il locale il prima possibile, colpì di proposito con uno spintone il ragazzo malcapitato, gli fece cadere maldestramente la cannuccia per terra, fingendo di scusarsi, recuperò così tempo per la fuga. Lasciato il fast food si perse tra le auto parcheggiate, raggiunse il fondo, appoggiato a una utilitaria iniziò a scartare il burger, saggiamente nascosto sotto il giubbotto, e abbassato lo sguardo trasalì; poco distante da lui vide un barbone, seduto sugli stracci che usava come giaciglio, sorridente.

«Mannaggiaagiuda! Mi hai fatto prendere un colpo.»

«Adesso faccio quest’effetto. Un tempo era tutto diverso.»

«Cos’era diverso?»

«Mi chiamavo Roger Capellorosso. Ero un semplice ragazzino ma fin da piccolo ebbi la fortuna di essere importante per qualcuno, nel vero senso della parola. Avevo un amico, era anche lui un ragazzino come me, poco espansivo, diciamo pure introverso, uno di quelli che oggi, dopo il primo ricevimento scolastico con i professori, andrebbe a finire dritto dallo psicologo. A scuola aveva un discreto rendimento ma faceva molta fatica a socializzare. Una sera, non ricordo bene il motivo, mi ritrovai a casa sua, nella sua cameretta mentre era disteso a terra con la faccia tra le mani, voleva piangere, voleva sfogarsi, ma non riusciva, credo che avesse finito le lacrime. Riaprì gli occhi e mi vide. Si mise seduto e senza esitazione o paura mi sorrise, puntò l’indice verso di me e decise che da quel momento in poi mi avrebbe chiamato…»

«… Roger Capellorosso e che saresti stato il mio migliore amico.»

«Allora ti ricordi ancora di me!» esclamò il barbone.

Il ladro chiese con un cenno il permesso di sedersi.

«Da quanto tempo non mangi?»

«Da un po» rispose Roger «ma non è un problema.»

Il ladro gli diede il burger, un rifiuto non era contemplato, lunghi attimi di silenzio.

«Questo non può essere reale, tu eri il mio amico immaginario, come fai a essere qui, adesso, in carne e ossa? Ti avevo persino dimenticato. Tutta questa faccenda deve essere un sogno.» in balia dello sconforto iniziò a schiaffeggiarsi il volto.

Roger gli bloccò le braccia e lo fissò dritto negli occhi «Tutto è possibile, basta solo volerlo. La nostra mente e il nostro cervello sono in grado di compiere dei veri e propri miracoli. Alcuni hanno un potere latente, altri lo sviluppano inconsciamente non rendendosene conto, come te, c’è chi ne viene spaventato e lo nasconde, e infine chi riesce a controllarlo. Il problema del nostro mondo è proprio questa piccola percentuale di popolazione mondiale; il potere rende corruttibili e assetati, è la droga più pericolosa mai esistita e riuscire a controllare la mente e il cervello nella propria totalità dovrebbe essere motivo di gioia e di progresso, fino a oggi è stato solo un disastro, il nostro mondo è in pericolo, presto imploderà. L’amore è quello che ci rende migliori, non l’odio e l’indifferenza, dobbiamo essere forti, coraggiosi, buoni e amorevoli, solo così potremo salvare la nostra terra.»

Il ladro fu stordito da quella serie di parole, non riusciva a capire cosa stesse succedendo, gi mancava l’aria, tutto intorno a lui roteava, in sottofondo sentiva la voce di Roger ripetere «Vai alla polizia, racconta tutto, scappare e mentire non serve a nulla, sei innocente, sei nel giusto, andrà tutto bene. Sii un Jedi non un Sith.»

Chiuse gli occhi e stramazzò a terra incosciente, quando li riaprì si ritrovò davanti una delle centrali di polizia presenti in città, era ancora confuso, non aveva idea di come ci fosse arrivato, si alzò, volse lo sguardo verso il cielo e decise di entrare «Mannaggiaagiudapentito!»

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Discussioni

  1. “Tutto è possibile, basta solo volerlo. La nostra mente e il nostro cervello sono in grado di compiere dei veri e propri miracoli. “
    Questo passaggio mi è piaciuto

  2. Ciao Eliseo,
    ho seguito il tuo link e ne sono felice, mi piace molto il tuo personaggio, i piace l’amico immaginario che prende forma nella realtà, mi piace farmi mille domande cercando di capire chi abbia ucciso il protagonista e perchè.
    Sei molto abile nella scrittura e molto originale, certo prima o poi mi aspetterò un giuda ballerino, ma per quello ti do tempo 🙂
    Al prossimo viaggio

    1. Pian piano arriveranno tutte le risposte, questo personaggio é un continuo work in progress, e non ha ancora nemmeno un nome in teoria, o meglio, lo avrei in mente ma non l ho ancora usato.
      A presto Ale e grazie per il commento

  3. Ciao Eliseo, mi è piaciuta la forma che hai voluto dare a questo “grillo parlante”. Saggi amici, quelli immaginari, da adulti tendiamo a dimenticarli. Mannaggiaagiuda! proprio un bel racconto 😉