
UN VIAGGIO IN ELICOTTERO LEGGERMENTE MOVIMENTATO
Serie: L'EREDITÀ DEI RUFO-MONTE
- Episodio 1: IL CUGINO CALOGERO
- Episodio 2: QUEL TRENO PER SOLANELLA
- Episodio 3: NOTTE IN VILLA POLANO-BANCA
- Episodio 4: SEQUESTRATI
- Episodio 5: L’IMPELLENZA
- Episodio 6: LE INFORMAZIONI
- Episodio 7: VOLO MOVIMENTATO
- Episodio 8: UN VIAGGIO IN ELICOTTERO LEGGERMENTE MOVIMENTATO
- Episodio 9: IL DOCUMENTO
STAGIONE 1
Calogero vide finalmente il parco cittadino di Solanella, ampio e maestoso com’era, con i suoi laghetti sparsi qua e là e le alte cime degli alberi, dall’abitacolo dell’elicottero. Lo indicò immediatamente a suo cugino, ma quest’ultimo non gli rispose: era in chiara iperventilazione, sudava copiosamente, era aggrappato a qualsiasi cosa si trovasse all’interno del velivolo, e respirava come un cavallo al galoppo. A guardarlo, non era certamente un bello spettacolo.
«Guarda che così non risolvi la situazione» debuttò l’improvvisato pilota.
«Non mi interessa. Mi stai facendo morire di paura.»
«Guarda che manca pochissimo! Tra un po’ arriveremo a Solanella.»
«Certo, con un morto a bordo però.»
«Non esagerare sempre come tuo solito. Ti ricordo che era l’unico modo per arrivare in città prima di Luigi. E poi, se non fosse stato per me, saremmo ancora all’eliporto.»
«Se non fosse stato per me non ci saremmo nemmeno arrivati all’eliporto, idiota. Gentilmente cerca almeno di non ucciderci nell’atterraggio.»
«Resta calmo cugino: con un tentativo fortunato, magari, riusciremo a non combinare guai.»
«È proprio questo che mi preoccupa: il “tentativo fortunato”» gli rispose.
Ma in men che non si dica, Calogero puntò l’ampio spazio libero del parco in cui poter atterrare con maggiore tranquillità, e velocemente si fiondò in quella direzione. Erano ancora abbastanza lontani dal prato del parco, ma la sua grandezza permetteva a chiunque di avvistarlo anche da notevoli distanze. Giovanni, dal canto suo, iniziò a pregare e a strabuzzare gli occhi ad ogni minimo movimento dell’elicottero.
«Cugino…»
«Che c’é? Cosa é successo? Ci manca solo che finisca il carburante e che ci sfracelliamo al suolo.»
Ma dall’altra parte non vi fu risposta. Giovanni fissò il consanguineo con un’espressione interrogativa e al tempo stesso spaventata, visto il suo silenzio così eloquente.
«Non mi dire che sta succedendo proprio quello che ho appena detto.»
«In realtà sì.»
«Stai scherzando vero?»
«No cugino, purtroppo è la verità. Vedi quella lucina?» gli chiese indicandola col suo grosso dito. «Segnala che il carburante sta per finire.»
«Ma per quel maledetto parco ci manca poco, lo vedo da qui. Penso che riusciremo a raggiungerlo tranquillamente anche con pochissimo carburante, non é così?!»
Silenzio.
«Non è così, appunto.»
«L’unica cosa che possiamo fare è alleggerire l’elicottero e sperare di guadagnare qualche metro» gli spiegò Calogero.
«E questa baggianata chi te l’ha detta? Un comandante dell’aeronautica militare?»
«Lo zio Celestino in persona. Ricordo ancora le sue parole: Calogero, ricordati sempre che su un elicottero, nel momento in cui stai per finire il gas, devi buttare giù tutto quello che è superfluo. Altrimenti vai all’altro mondo!»
«Già il fatto che abbia detto che l’elicottero vada a gas, mi preoccupa non poco.»
«Ricordati che lo zio era un alcolizzato, quindi ogni tanto qualche errore lo faceva. E poi anche a lui è capitata la nostra stessa identica cosa.»
«Questo è un altro punto a suo sfavore. Ma dimmi, piuttosto, lui lo ha messo in atto questo consiglio, oppure no?»
«Certo che l’ha fatto. Ti ricordi quando la zia Papiria si ruppe entrambe le gambe e il braccio destro?»
Giovanni non capiva cosa c’entrasse quella domanda nel loro dialogo, ma rispose ugualmente.
«Sì, me lo ricordo.»
«Appunto, lo zio l’aveva lanciata dall’elicottero. Come credi che si sia rotta tutte e due le gambe?»
Giovanni lo guardò interdetto. Suo cugino gli aveva appena detto che lo zio Celestino aveva lanciato la zia Papiria da un elicottero per salvarsi la vita, poiché la considerava un peso superfluo.
«L’ho sempre detto che lo zio doveva essere ricoverato in psichiatria.»
«Comunque questa è l’unica cosa da fare. Prendi tutto quello che non è necessario e buttalo giù.»
Il desiderio di sopravvivere a quella situazione spinse Giovanni a fare ciò che il cugino gli aveva appena detto. Si spostò di qualche metro e raggiunse la parte posteriore del velivolo con non poca difficoltà.
«Mantieniti cugino. Sto per aprire il portellone!» urlò Calogero. «O per lo meno, spero che sia questo il pulsante del portellone.»
Quest’ultimo però si aprì, e Giovanni iniziò a lanciare giù di tutto: un set completo di cacciaviti, due peluche, un quadro, tre sedie, un tavolo in plastica pieghevole, una porta, sette macchinine telecomandate, una riproduzione realistica di un bisonte americano ad altezza naturale, un segnale stradale di divieto, cinque estintori e un sacco da boxe. Con buona pace di quelli che si trovavano sotto l’elicottero, ovviamente.
«Ma neanche nel mio sgabuzzino ci sono tutte queste cianfrusaglie!» commentò Giovanni. Tutti quegli oggetti, infatti, non si capiva a cosa potessero servire all’interno di un elicottero.
«Per caso hai trovato il set di cacciaviti? L’ho adocchiato prima e mi servirebbero» gli chiese il consanguineo, impegnato in difficili manovre di pilotaggio.
«L’ho buttato giù.»
«Sei un idiota.»
«Hai detto di buttare tutto ciò che è superfluo? Quello era superfluo!» ribatté Giovanni. «Piuttosto, non trovo i paracadute. Dovrebbero essere qui, ma non li trovo.»
«Tranquillo, quelli non ci sono. Ho controllato anche io prima, mentre tu ti intrattenevi con la security dell’eliporto.»
«Fammi capire: i paracadute non ci sono, ma una riproduzione ad altezza naturale di un bisonte americano sì?!»
«Esatto cugino.»
Giovanni rimase nuovamente perplesso di fronte alle parole di Calogero.
«Se torniamo vivi da Solanella, dirò quattro paroline al proprietario di questo coso. Non è normale.»
Ma il suo soliloquio fu interrotto dal brusco richiamo alla realtà dell’improvvisato pilota-parente: «Abbiamo recuperato un po’ quota cugino, ma ora reggiti! Stiamo per atterrare.»
Finalmente il parco era a pochi metri da loro. Giovanni si lanciò sul sedile del passeggero, allacciò le cinture e sperò di non fare una brutta fine. Del resto, schiantarsi con un elicottero insieme a suo cugino, tra l’altro, non era una bellissima prospettiva. Vorticarono in aria come in un walzer per alcuni minuti, durante i quali Calogero era diventato improvvisamente serio, mentre Giovanni era diventato incredibilmente bianco in volto, quasi sull’orlo di avere un colpo apoplettico da un momento all’altro.
L’atterraggio, ovviamente, fu leggermente movimentato, ma ebbe successo. Una volta giunti sul prato del parco, Giovanni si catapultò fuori dall’elicottero in meno di un secondo. Si lanciò letteralmente a terra e si allontanò da quel mostruoso velivolo. Restò fermo, immobile, ormai mezzo esanime, su quel verdeggiante spiazzo erboso, con gli occhi sgranati e il resto del corpo privo di forze. Erano atterrati sani e salvi, ma ancora non si spiegava come avevano fatto, tuttavia. Vide con la coda dell’occhio suo cugino scendere stanco ma fiero di sé, e quasi tronfio, dall’orribile mezzo che li aveva condotti fin lì, tra mille colpi apoplettici ed enfisemi vari, mentre intorno iniziava ad accalcarsi una folla di curiosi e semplici passanti ecc.
Chiuse allora gli occhi per alcuni secondi nel vano tentativo di respirare e di recuperare un po’ le forze.
«Credo di aver bisogno di un’ambulanza Calogero.»
Ma dal cugino non arrivò risposta.
«Bell’atterraggio!»
Giovanni era ancora disteso a terra e quando aprì gli occhi, vide di fronte a suo cugino un signore che gli stringeva la mano, complimentandosi.
«Se non se ne va» intervenne lui «la mando via io con un calcio nel fondoschiena.»
«Sei ancora tutto intero?» gli domandò Calogero. Dalla sua espressione emergeva chiaramente quanto fosse soddisfatto della sua piccola impresa, considerando comunque la lauta ”ricompensa” che di lì a poco gli sarebbe toccata come da accordo.
«Stavo meglio qualche ora fa, grazie.»
La sua risposta strappò al suo enorme parente una risata fragorosa, rotta solo dai commenti della gente radunata lì. Lo aiutò a rialzarsi.
«Sai quale strada bisogna percorrere per il notaio Carpame?»
«Sì, proprio questa di fronte a noi» rispose. E comunque si chiama Ciarpame, non Carpame.»
«Giusto, chiedo scusa.»
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- Episodio 9: IL DOCUMENTO
Questo episodio mi ha ricordato un fatto realmente accaduto a me (non mi hanno buttato la zia giù da un elicottero, per fortuna!).
Anni fa ho fatto tandem con un conoscente paracadutista, mi ha raccontato che durante uno dei suoi tanti voli ha scoperto che il pilota si faceva di tutto e di più… e pilotava gli aerei da cui si lanciavano i paracadutisti!
Inutile dire la fine che ha fatto quando l’hanno beccato. 😅
Adoro quando una scritto riesce a rievocarmi ricordi! 😸
Ma povera zia Papiria🤣
Ho ritrovato anche qui l’ironia pungente che ormai ti contraddistingue…e finalmente ho la sensazione che nel prossimo episodio conosceremo il tanto atteso notaio Ciarpame!
Mi sa proprio di sì Dea. Finalmente il notaio farà la sua comparsa ufficiale ahahah. Grazie ancora per il commento e l’apprezzamento come sempre!!
Questo episodio mi ha sia fatto divertire, per via dello scambio di battute tra Calogero e suo cugino, sia preoccupare! Ora andrò al primo episodio: questa serie mi incuriosisce!
Ciao Nicola, grazie per il commento e l’apprezzamento. Mi fa piacere che ti abbia incuriosito e spero vivamente che anche gli altri episodi riescano a strapparti una risata: è quello il principale obiettivo alla fine ahahah. Grazie ancora!! 😃
Per ora direi proprio di si!
Grazie per aver condiviso questi episodi.
Grazie a te per l’attenzione!!