
Una bambina ottantenne
“Mamma?”
“No mamma, sei tu mia mamma ricordi? Io sono Valeria! Tua figlia!”
“Mamma?”
Valeria sbuffò, stanca di tentare di spiegare a quella che un tempo era stata sua madre e che ora era solo una bambina impaurita.
“Mamma?”
Lei non rispose.
“Mammaaa” insistè la donna. Ma La ragazza tacque di nuovo.
“Mammaaaa!”
“Basta!” urlò lei esausta! “Basta! Sono Valeria! Sono tua figlia! E per colpa tua non sono la mamma di nessuno! E la moglie di nessuno… “
La donna la guardò turbata. Poi disse: “Mamma?”
Valeria la guardò, digrignò i denti ma non rispose.
“Mamma”
La ignorò di nuovo. Accese la tv nel tentativo di distrarla.
“Mamma?”
Alzò il volume. Troppo alto ma necessario. La donna anziana si tappò le orecchie. Poi aprì la bocca ed emise un suono, sempre più alto, sempre più alto finché Valeria non fu costretta a spegnere la tv. Stava gridando a squarciagola ma improvvisamente si zittì.
La ragazza accese l’acqua e iniziò a lavare i piatti.
“Mamma?”
La ignorò. Si asciugò le mani e accese la radio. Stavano trasmettendo la canzone del suo cantante preferito. Quando finalmente giunse la strofa che ricordava, la cantò a pieni polmoni. La donna anziana la fissò e parve ascoltarla.
Valeria intanto procedeva con il lavaggio dei piatti, strofinando a ritmo di musica. La canzone purtroppo finì ma quasi avvertendo la sua necessità, il dj annunciò un’altra canzone a cui lei era molto affezionata.
E di nuovo la cantò di gusto, le tornò il buon umore e sua madre parve tranquillizzarsi.
Valeria abbandonò per qualche istante il lavabo, aprì la finestra e lasciò entrare l’aria fresca mentre ancora canticchiva.
Di nuovo la canzone si interruppe ma di nuovo il dj la soccorse con un brano che stavolta la fece ballare. La musica la fece ondeggiare, poi accompagnò ai movimenti del bacino le braccia, finchè coinvolse tutto il corpo. Cantava e ballava. Si sentì libera e dimenticò per qualche istante tutto. Afferrò la madre per le mani e ondeggiò le sue braccia a ritmo, sorridendole. La donna, con sguardo confuso, la guardò ma la lasciò fare, lasciandosi sfuggire a sua volta un sorriso.
Valeria lo colse e la gioia la pervase. Finalmente dopo mesi sua madre stava interagendo con lei, con quello che le stava accadendo attorno, e stava ridendo con lei. Come ai vecchi tempi, come quando tutto andava ancora bene, come quando suo padre era ancora lì con loro. E non a Roma con…
La canzone finì. Ma stavolta il dj curò solo i suoi interessi: annunciò la pubblicità.
Valeria fece sedere di nuovo la madre, riaccese l’acqua del lavabo e riprese a lavare i piatti.
Squillò il telefono. La ragazza sbuffò, spense l’acqua, lanciò un’occhiata alla madre e si recò nella stanza a fianco a rispondere.
“Parlo con la Signora Rossi?”
“Chi parla?”
“Mi conferma la sua identità gentilmente?”
“Mi dice la sua… Gentilmente?”
“Ho bisogno di sapere che lei é la persona che cerco. Ciò che ho da dire é esclusivamente per lei.”
Era un tranello. La sua amica Irene le aveva detto di non rispondere mai si ai call center, perchè lo sfruttano per falsificare le registrazioni e dare inizio contratti assurdi.
“Riferisco io alla signora”
“Mi spiace ma devo parlare con lei”
E riagganciò innervosita sbattendo forte il telefono.
Infatti spaventata, la donna anziana nell’altra stanza urlò:”Mamma!”
Valeria trasse un profondo respiro nel tentativo di calmare la rabbia.
Il telefono squillò di nuovo.
“Pronto”
“Temo sia caduta la linea. Parlo con Valeria Rossi?”
“È probabile. Mi dica”
“Signora, mi dica si o no!”
Riagganciò di nuovo.
Il telefono squillò un’altra volta.
“Pronto”
“Lei é molto maleducata! Come si permette di trattarmi così! Io la denuncio!”
“Non sa neanche chi sono!” rispose Valeria trionfante sbattendo di nuovo il telefono.
Si allontanò di pochi centimetri quando lo udì squillare di nuovo.
Trasse un respiro profondo. Stavolta ci sarebbe andata giù pesante.
“Pronto”
“Con chi cazzo eri al telefono? É un quarto d’ora che ti chiamo! Non puoi lasciare sola tua madre! Incosciente!”
“Parli proprio tu papà eh? Dove sei tu? A quanti km da noi? E sentiamo, cosa vuoi? Hai per caso trovato il conto corrente a zero?”
“Si! Dove sono finiti tutti i miei soldi?”
“Hai presente in salute e in malattia finchè morte non ci separi? Ecco! Ho pensato di applicarle alla lettera e mi sono presa i vostri risparmi per garantire tutte le cure possibili alla mamma. No non disturbarti! Ci penso io a lei! Sacrifico io tutta la mia vita, i miei sogni e i miei progetti per lei! Tu hai solo 70 anni! Hai ancora i tuoi anni migliori davanti!”
Ma sentì che lui aveva riagganciato lasciando rispondere per lui un metallico tu tu tu.
Appoggiò la cornetta e staccò il filo dal muro. Decise che avrebbe chiuso il contratto con la compagnia telefonica.
Tornò nella stanza e si trovò di fronte uno scenario raccapricciante: la madre aveva la testa immersa nel lavabo e le mani agganciate attorno al rubinetto.
Valeria la afferrò dai capelli ma aveva gli occhi chiusi. La stese a terra, le appoggiò l’orecchio sul torace.
Niente.
Ricordò al volo quanto imparato al corso di primo soccorso imparato in azienda, appoggiò il palmo della mano sotto lo sterno e vi appoggiò sopra l’altro.
Mentre premeva cantò la canzone che, sempre in base al corso, aveva esattamente il ritmo giusto da seguire per eseguire il massaggio cardiaco.
Ah
Ah
Ah
Ah
Stayin’ Alive
Stayin’ Alive
Premette con tutta la sua forza. Le braccia iniziarono ad intorpidirsi.
Ma sua madre tossì.
La mise immediatamente su un fianco. La donna tossì ancora ranicchiandosi sempre di più ad ogni colpo. Quando parve smettere, Valeria la sollevò, la mise a sedere, tenendola dalle ascelle, le scostò i capelli bagnati dal viso e sorridendo le disse:
“C’è mancato un pelo eh?”
La donna la fissò e nonostante l’evidente spavento sorrise a sua volta e disse sollevata: “Mamma!”.
Il sorriso di Valeria si spense e un dubbio atroce le trafisse il cuore come una lancia tagliente.
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Uno scritto che fa riflettere molto. Quando si invecchia si diventa come bambini e bisogna avere tanta pazienza, perché anche noi un giorno lo diventeremo. Penso a tutti quegli anziani maltrattati.
Eh già!
Quando si diventa anziani, si torna fragili come bambini e se non si è circondati da affetti, può trasformarsi in un tormentato tramonto della vita.
Grazie per essere passato 🙂
Anche io ho letto d’un fiato il racconto e rivissuto emozioni e sentimenti di un decennio fa.
Ho avuto papà con il morbo di Alzheimer e mamma con la demenza senile…
Davvero un racconto sincero.
Complimenti.
Mi fa “piacere” sapere di essere riuscita a rendere ciò che si prova in quei momenti.
Ho lavorato puramente di empatia perchè, come ho già detto ad un’altra utente, so che una persona a me vicina sta vivendo questa situazione.
Grazie davvero per essere passato e per il ciò che hai scritto.
E per quanto possa valere, mi spiace tanto per quello che hai dovuto passare.
Ti ringrazio per le belle parole. Dovo ammettere che è stato faticoso e, in parte ho dovuto “annullare” alcuni anni della mia vita, però non rimpiango nulla e anzi, sono felice di quello che ho fatto per rendere dignitosi gli ultimi anni di vita dei miei genitori.
Nel mio caso, poi, la vita ha come ripagato i miei sacrifici, donandomi una splendida famiglie e due bimbe meravigliose!
Ancora complimenti, anche per il racconto “Finalmente libera” che ho appena finito di leggere.
Sono contenta di sapere che c’è stato un lieto fine.
I tuoi genitori hanno molti motivi quindi per essere fieri di te, lassù.
Grazie per essere passato a leggere anche l’altro.
Sono davvero lusingata.
Letto tutto d’un fiato, mi ha colpito molto. Hai reso molto bene il senso di soffocamento di Valeria. Nel finale, volutamente sospeso e lasciato alla libera interpretazione, ho intuito un suo possibile pentimento di aver salvato la mamma e un’embrionale idea di omicidio. Brava!
Esattamente!
Grazie mille per avermi letta!
E per i complimenti 🙂
esilarante, sei riuscita a ripetere mamma senza annoiarmi! Brava! squarciagola credo sia attaccato, anche se parola unica composta; “per colpa tua non sono la mamma e la moglie di nessuno” mi è piaciuta un sacco; bello il riferimento ai call center, comico nel buio dell’alzheimer; non ho capito il dubbio atroce finale, forse l’omicidio? Gran bel racconto
Grazie Francesca. Il mio intento, con quella ripetizione, era di innervosire, di far percepire quel senso di claustrofobia a senso unico che dà quella malattia a chi sta con il malato. I call center poi, che innervosiscono anche una persona zen, volevano essere la goccia che fa traboccare il vaso.
Grazie per averli notati. Mi fa tanto piacere.
Quel finale…Eh io con quel finale volevo far intendere che, in un momento di lucidità, la madre aveva capito tutto di quello che le stava accadendo, e aveva tentato il suicidio. Tu hai intravisto l’omicidio? Interessante! Volevo che fosse liberamente interpretabile.
Fa parte del mio vissuto anche per me indirettamente. Ma lo respiro ogni giorno, come se fosse aria piena di sabbia. E Valeria è una persona che se potessi rapirei e porterei in un posto lontano, ma purtroppo lei oltre che fisicamente, è imprigionata mentalmente in questa situazione.
Grazie per il tuo apprezzamento.
Non so se questo racconto fa parte del tuo vissuto, ma indirettamente del mio. Hai saputo descrivere la frustrazione, rabbia, insofferenza, sensazione di annichilimento di Valeria. Il senso di colpa di sentirsi “cattiva” nel continuo alternarsi degli umori.