Una carezza con i calli sopra le mani

Serie: Ombre e sussurri dal passato


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Ultimo episodio di questa stagione. Grazie per avermi seguito.

La domanda mi prese di sorpresa. Guardai avanti, verso il lungomare che si avvicinava sempre di più, la linea dell’orizzonte appena visibile contro il cielo poco stellato. Non volevo risponderle per l’ennesima volta, perché in realtà non ero del tutto sicuro. Lei non sapeva della mia scelta, ed io non sapevo se stavo facendo il sacrificio giusto.

“Sì,” risposi infine, cercando di suonare più convinto di quanto mi sentissi. “È la migliore per quello che voglio fare. E poi, non è che andiamo tanto lontano. Potremo sempre vederci nei pomeriggi, nei fine settimana.”

Ellen annuì, ma il suo sorriso non raggiunse gli occhi verdi. Continuammo a camminare in silenzio, la melodia delle onde si faceva più forte man mano che ci avvicinavamo alla spiaggia. Anche se non lo disse, sapevo che Ellen aveva i suoi dubbi. E, se dovevo essere onesto con me stesso, anch’io ne avevo.

Quando finalmente raggiungemmo la spiaggia, ci togliemmo le scarpe e sentimmo la sabbia ancora calda sotto i piedi. La luna piena illuminava l’acqua, creando riflessi argentati che si estendevano fino all’orizzonte. Nessun confronto reggeva alla bellezza degli occhi di Ellen, che a ogni battito di ciglia assumevano brillanti sfumature. Il mare calmo mormorava dolcemente, riflettendo calma nel suo sguardo.

Ci sedemmo vicino alla riva, accostati ai frangiflutti, abbastanza lontani da evitare sguardi indiscreti, ma abbastanza vicini da sentirne gli spruzzi occasionali. Ellen tirò le ginocchia al petto e guardò il mare, tutto rimase sospeso per qualche secondo. Io mi distesi sulla schiena, fissando le stelle che punteggiavano il cielo. Fremevo.

“Dovrebbe essere più facile di così” sospirò Ellen dopo un po’. La sua voce appena un sussurro, vibrava di preoccupazione e si dissolse nel mare.

“Che cosa dovrebbe essere più facile?” Domandai, anche se conoscevo già la risposta.

“Tutto” urlò, con un eco disperato. “Le nostre vite, il futuro, perché io, perché tu?”

Arrivò un attimo di silenzio, più pesante perfino della caduta di un Colosso. Poi mi sollevai sui gomiti e la guardai. “Ci stiamo lavorando al futuro, o sbaglio?”

Ellen si voltò, i suoi occhi brillavano al chiaro di luna. “Non sbagli” disse piano. Poi si sporse verso di me, e in un attimo le nostre labbra si incontrarono, come mare e spiaggia.

Il bacio fu dolce e incerto, come se entrambi cercassimo di capire cosa significasse davvero. Le mie mani trovarono la sua schiena, sciogliendo ogni tensione che avevamo accumulato.

Poi, titubanti, ci sdraiammo sulla sabbia, esplorando con delicatezza e timore. Ogni tocco era una scoperta, ogni sussurro un’estasi. Ci avvicinammo con gli sguardi, ma sempre con quella dolcezza incerta tipica dei primi approcci, consapevoli del confine tra innocenza e desiderio.

Mentre accarezzavo Ellen, lei disse: “le tue mani sono ruvide”. Mi ritrassi subito, un’improvvisa vergogna mi colpì, temendo di averla messa a disagio, più di me.

“Scusa.” 

Ellen mi guardò con un sorriso dolce. “Hai i calli sopra le mani, non preoccuparti.”

Per un momento, non la toccai; la vergogna per le mie mani mi avvolgeva, intrappolandomi in una stupida emozione che non riuscivo a comprendere.

“Continua…” Mi incoraggiò con il suo fare dolce e sensuale.

“Ma hai…” Replicai, ancora insicuro. Lei riusciva sempre a controllare le mie reazioni.

È dolce, Fil” mi interruppe. “Le tue carezze con i calli sono reali. Mi fanno sentire al sicuro.” Prese la mia mano e accarezzò i segni del duro lavoro. “C’è la tua storia in questi calli. Non voglio mani perfette.”

Guardai le mie mani, e poi Ellen. Vidi nei suoi occhi la sincerità delle parole. Dentro di me, però, ero confuso, inconsapevole di cosa pensare, incapace di fermare l’aritmia del nostro legame. Tornai ad accarezzarla, questa volta con maggiore sicurezza. 

“Quindi cosa vuoi, Ellen?” Domandai con quella parte di me spavalda che a volte non riusciva a guardare nei suoi smeraldo, la parte selvaggia che desiderava il corpo di Ellen.

Lei sorrise, avvicinandosi ancora di più. “Fil, voglio tutto di te, non solo le parti lisce e perfette. Le tue mani, così come sono, mi fanno sentire… Amata e protetta.“ 

Quando Ellen pronunciò quelle parole, mi lasciò perplesso. Guardai il mare, cercando di dare un senso a ciò che aveva detto, poi tornai a fissarla chiedendomi se quel sentimento ci unisse.

“Vuoi me?” Chiesi con un sussurro e il cuore palpitante, che respingeva i sentimenti per fare spazio alla ragione. “Mi vuoi come? Cosa siamo io e te?”

“Siamo qualcosa di semplice e unico che va oltre una relazione, senza la pressione di essere fidanzati secondo le norme sociali.”

“Ellen, io non capisco cosa vuoi dire!” Dissi, sperando che potesse chiarire, che potesse sentire l’urlo disperato del mio cuore o la mia ignoranza al suo cospetto.

Lei sospirò, guardando le onde che si infrangevano sulla riva. “Fil, se fossimo fidanzati, ci sarebbe una sorta di aspettativa su di noi. Le persone ci vedrebbero come una coppia e i nostri sentimenti sarebbero etichettati. E, con il tempo, quelle etichette e quelle aspettative potrebbero cambiare, logorare il nostro rapporto, portarci a discutere, a separarci.”

Fece una pausa e io cercai di seguire il suo ragionamento.

“Ma così,” continuò. “Non ci sono etichette, non ci sono aspettative. Siamo solo noi, io e te, noi che ci conosciamo profondamente. Qualsiasi cosa accada, che sia qualcosa di più o qualcosa di meno, rimarremo sempre legati. Non ci sarà la pressione di dover mantenere una relazione definita.”

Ellen mi guardò negli occhi, cercando di capire se avevo afferrato il concetto. “In questo modo, non importa come evolveranno i nostri sentimenti, potremo sempre rimanere vicini, perché non stiamo imponendo dei limiti o delle definizioni rigide a quello che siamo. Potremmo restare sempre insieme, indipendentemente da come cambieranno le cose. Siamo un legame qualunque cosa accada nella vita.”

“Continuo a non capire…” Confessai.

“Non voglio fare la fine dei miei. Litigavano sempre prima che mio padre morisse.”

Ellen non voleva rischiare di perdere quello che avevamo cercando di trasformarlo in qualcosa che potesse finire. Voleva proteggere il nostro legame a discapito dell’amore. Avremmo resistito a qualsiasi cambiamento futuro?

“Ellen” dissi, sorridendo solo a metà. Perché l’altra mia metà confusa, era molto arrabbiata. Mi presi un momento di riflessione senza pensare a nulla. Rifiutavo quei pensieri tuttavia risposi con il cuore.

“Credo di capire. Vuoi che restiamo noi stessi, senza complicazioni, senza doverci preoccupare di perdere quello che abbiamo. Vuoi solo un legame.” Sospirai rassegnato. “E va bene così. Un legame eterno.”

Lei annuì, il sorriso finalmente raggiunse i suoi occhi. “Esatto, Fil. É così, qualsiasi cosa accada, saremo sempre insieme. Questo legame è per sempre, ben oltre il sentimento abusato e imperfetto dell’amore.”

Mi saltò addosso, baciandomi come non aveva mai fatto. La brezza marina ci avvolgeva mentre sdraiati sulla sabbia divenuta fredda, la melodia ipnotica delle onde si infrangevano sulla riva. Era l’unico suono a rompere il silenzio della notte colma dei nostri baci. Sentii il peso del momento che stava per arrivare.

Le nostre labbra all’unisono, la tensione e l’eccitazione si fecero sempre più intense. Con delicatezza, continuò a sbottonare i miei pantaloni e mi prese in mano. La sua dolcezza e la sua sicurezza stavano per fare qualcosa che avrebbe intensificato tutto. Le mie aspettative finirono con quel gesto. Non sarei potuto andare oltre, lei me lo avrebbe impedito. Non aveva alcuna inutile importanza. Stavo bene, mi sentivo in pace, così contento che mi sarei tuffato in mare, svuotato. 

Stringevo Ellen tra le braccia, le nostre fronti appoggiate l’una contro l’altra, i respiri che si calmavano lentamente. Sapevamo entrambi il potere dei nostri sentimenti, finché avremmo potuto controllarli? In quel momento il tutto ruotava sulla consapevolezza di aver condiviso un’esperienza. Rimanemmo lì, abbracciati sotto il cielo stellato, dinnanzi un mare splendido. Mi ritrassi leggermente, l’acqua mi chiamava, guardai Ellen e lei ricambiò con un sorriso complice.

“Che cosa hai in mente?” Chiese. Ero sicuro che avesse capito.

“Ti va?” Guardai il mare, uno specchio d’acqua, un orizzonte d’argento. Mi alzai lentamente.

Lei si alzò in piedi e cominciò a sfilarsi il vestito, lasciandolo cadere sulla sabbia come un delicato petalo di fiore. Con un gesto elegante, rimase in piedi indossando solo il perizoma, mentre la luce della luna accarezzava la sua pelle abbronzata

“Ti aspetto!” Esclamò con un sussurro, come se fosse un segreto da non rivelare.

Senza esitare, mi tolsi i pantaloni sbottonati e la camicia, mentre lei agilmente levitava sulla sabbia. Le presi la mano, la seguii, verso la riva. L’acqua ci accolse con un brivido tagliente, ma il calore della presenza di Ellen compensava ogni sensazione di gelo. Ci immergemmo lentamente, fino a quando l’acqua ci avvolse completamente, come un abbraccio salato e rinfrescante.

Chiudemmo gli occhi, la mente. Lasciammo che le onde ci cullassero dolcemente regalandoci una sensazione di libertà profonda, quasi come il mare oltre il filo d’argento dell’orizzonte.

Nuotammo fianco a fianco, quasi una danza naturale. La luna piena rifletteva sulla superficie dell’acqua, creando un tappeto di luce che ci guidava.

Ad un certo punto, Ellen mi prese la mano, tirandomi verso di lei. “Fil,” sussurrò. “Questa notte non la dimenticherò mai.”

La felicità soffocò la mia voce e i dubbi, sorrisi guardandola. Le nostre labbra si incontrarono ancora, ma questa volta il bacio si fece più profondo, guidato da Ellen. Eravamo solo noi due, senza etichette, senza aspettative, persi nella magia della notte, incantati dalla passione.

Serie: Ombre e sussurri dal passato


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Discussioni

  1. Pensavo di aver postato anche il commento, invece mi sono accorta che no. Perdonami Giuseppe.
    Un bellissimo episodio, pieno di emozioni. Mi ha colpito come i due ragazzi cerchino un’idea e un modo di rendere il loro amore eterno, al di là delle paure e delle convenzioni.
    Forse non era una storia nata per essere così romantica, ma è questo il bello delle storie..noi abbiamo una nostra idea, e loro a un certo punto prendono vita propria e vanno da sole dove devono andare. L’effetto finale è comunque riuscitissimo 😊

    1. Grazie Dea. Quel del commento mi capita spesso, soprattutto in treno dove la linea va e viene. A volte poi non risulta. Vero, si animano, forse si scrivono da sole.

  2. Ciao Giuseppe, un bel modo per concludere la prima stagione. L’episodio mi ha incuriosito fin dal titolo. Belle le descrizioni, molto poetiche, interessante il discorso di Ellen, così come hai reso molto bene la confusione e l’incertezza di lui, come se avesse il bisogno di una conferma in più. Bravo!

    1. Ciao e grazie. Non mi aspettavo un risvolto poetico. Non mi aspettavo tante cose. Tutto ha preso forma nella testa ed io ho scritto. Ammetto che però leggendo qui, tra cui anche te, ho preso ispirazione.

  3. Una storia molto romantica con “la melodia ipnotica delle onde che si infrangevano sulla spiaggia”. E “i riflessi argentati della luna all’orizzonte”. Una cornice ideale e un bel finale perfetto, finché dura.