
Una giornata come tante
Serie: MATHIAS
- Episodio 1: Una giornata come tante
- Episodio 2: Calama
- Episodio 3: LICANCABUR
STAGIONE 1
Io danzo forte, batto i piedi e la terra si solleva. La sento nelle narici, la sento sulla pelle. Terra di terra, è la mia, terra di polvere.
I miei occhi sono chiusi, la musica entra dentro di me. E allora aumento il ritmo, sento la gente che urla, che mi incita, che batte le mani.
Lei è davanti a me, non so il suo nome. Ma non ha importanza. Sono fatto così: danzo solamente per me stesso. Il sudore che scende dalla fronte.
Poi apro gli occhi e li alzo verso il cielo. Il mio cielo buio, con le stelle grandi e la luna che sembra di poterla afferrare con le mani. Sono vivo. Batto e batto, salto e quasi prendo il volo. Il mio cuore va al ritmo della chacarera(1) .
Io sono merce rara, i miei piedi seguono la cadenza che è nel mio sangue argentino. Mi chiamano “lo straniero” a causa delle origini di mio padre e solo per me i musicisti suonano il ritmo della mia terra. Le donne fanno a gara per ballarlo con me.
Poi la musica si calma, ¡Adentro! (2), Apriamo le braccia, come rami di alberi verso il cielo e allora la guardo. Lei sorride soddisfatta, i capelli lunghi e un po’ spettinati, mi sembra molto bella. Non l’avevo notato prima. Forse potrei anche concluderci qualcosa, ma devo stare attento perché potrebbe esserci un uomo da qualche parte. D’altronde non è la prima volta che finisce a botte. Comincia il gioco di sguardi, di corpi che si sfiorano, mi serve per testare il terreno, per capire se e quanto mi dovrò impegnare.
In verità, mi piacciono le cose facili. Mia sorella dice che sono un poco di buono, uno che pensa solamente alle feste e alle donne. Pensasse lei invece a trovarsi qualcuno alla sua età. Acida e scorbutica, trascorre le giornate criticando gli altri, attenta solo a come quella si veste o a come l’altra se ne va in giro.
Mia madre, invece, ha sempre una parola buona per me. I suoi occhi sono buoni.
La ragazza sorride e mi fissa dritto negli occhi. Ci provo anche io e vedo cosa succede. La guardo e la sfioro un po’ di più.
Un’ora dopo già la riaccompagno a casa. Abbiamo fatto l’amore, ma non è stata una delle volte migliori. La colpa è la mia che ho avuto troppa fretta e questa volta lei non mi farà una buona pubblicità con le sue amiche. Poco male, neanche lei alla fine era granché.
*
Quella mattina Mathias si svegliò molto tardi, più del solito. La luce entrava da ore dalle finestre, ma la mascherina per occhi che sua madre gli aveva cucito, faceva il suo dovere.
Fu disturbato dal suo stesso odore che gli diceva che era l’ora di farsi una doccia. Da quando aveva abbandonato gli studi, aveva perso anche le buone abitudini. Usciva spesso la notte perché in molti patios (3)si organizzavano feste dove lui si era guadagnato una certa fama come ballerino e anche come amante. Dormiva poi fino a tardi e il pomeriggio lo trascorreva sonnecchiando o bevendo birra con qualche amico.
Ogni tanto gli capitava un lavoretto, ma quasi mai sapeva metterci impegno e costanza per conservarlo. Il lavoro faticoso non gli piaceva, casomai qualcosa in casa per dare un aiuto.
In cucina trovò come sempre il tavolo ancora apparecchiato per la colazione. Era l’unico uomo di casa e sua madre aveva un occhio di riguardo per lui, nonostante tutto.
La vita a San Juan non era affatto facile. Terra di guano e di salnitro(5) , terra di gente povera che aveva generato nei decenni altra gente povera. Mathias si sentiva in gabbia, da sempre. La missione cattolica poco distante dava istruzione e cibo. L’aveva frequentata per qualche anno con ottimi risultati, ma poi aveva scelto la strada, via più semplice e comoda.
Lo zaino era pronto quella mattina che trovarono il corpo di suo padre ai bordi della strada, poco distante da dove aveva consumato litri di alcol, come al solito. Era sempre stato un uomo debole, forte di muscoli, ma senza il carattere per combattere e per sopravvivere in quella terra difficile.
L’ufficiale di polizia disse che lo avevano investito, probabilmente una motocicletta. Il corpo era in cattive condizioni e il riconoscimento era toccato a Mathias. La sera stessa aveva svuotato il suo zaino e consegnato alla madre i risparmi che gli sarebbero serviti per ricominciare da qualche altra parte.
Aveva solo diciassette anni. Sua madre, senza bisogno di parole, gli avrebbe dimostrato sempre gratitudine per quella scelta difficile che in verità era stata un po’ la sua condanna a morte.
Sapeva di aver preso molto dal carattere di suo padre e per questo a volte si odiava a tal punto da desiderare un cambiamento vero. E allora, accettava un lavoro e per qualche giorno si impegnava. Il clima in casa si distendeva e Mathias riceveva qualche carezza persino dalla sorella. Poi, improvvisamente, qualcosa dentro si rompeva di nuovo e lui, ancora una volta, voltava le spalle. Cominciava a litigare con qualche compagno di lavoro, non si svegliava al mattino e inevitabilmente perdeva l’opportunità di una vita regolare e tutto presto tornava come prima.
Quando si guardava allo specchio si piaceva molto. Era più alto degli altri uomini, ma di corporatura eccessivamente magra. Tuttavia era agile. Sapeva ballare, suonare la chitarra e cantare discretamente. Doti che aveva ereditato dal padre, ma che in realtà gli servivano poco per sopravvivere in quella merda di posto dove gli era capitato di venire al mondo.
Quella mattina, dicevo prima, Mathias si svegliò particolarmente tardi.
Fece una colazione abbondante e due chiacchiere con sua madre. Il suo nome era Lidia.
Lidia era di origini europee, per la precisione inglesi. Migrata in Cile con la famiglia da bambina, aveva poi conosciuto il padre di Mathias ancora molto giovane.
Lui, migrato da Santiago del Estero per svolgere l’umile lavoro nella miniera, si distingueva per il suo bell’aspetto e la capacità di ammaliare le donne. Dopo pochi mesi dall’incontro erano stati costretti a sposarsi per dare una famiglia ufficiale alla bimba che lei portava in pancia.
Furono sempre una coppia unita anche nelle difficoltà e nonostante il fatto che il padre di Mathias fosse un uomo difficile con cui convivere. Spesso ubriaco anche se mai violento. Era un uomo d’indole docile.
Mathias aveva ereditato dalla madre la corporatura snella e l’altezza, tuttavia conservava i tratti indigeni di suo padre. Lidia lo contemplava con ammirazione ogni volta che ne aveva l’occasione e si compiaceva di quel figlio che in realtà pareva non farsene nulla della sua vita.
***
(1) La chacarera è una delle molte danze del folklore argentino che si sviluppa nei territori del nord-ovest del Paese. E’ la danza più ballata dal popolo argentino.
(2) Grido d’incitamento da parte dei musicisti per indicare ai ballerini l’inizio di una nuova sessione di ballo nella danza della chacarera.
(3) Cortili interni, caratterizzati da uno spazio coperto sul quale si aprono i vari ambienti della casa. Nella tradizione dei paesi dell’America Latina, spezzo nei patios si svolgono feste ballabili.
(4) Concime naturale risultante dagli escrementi di uccelli marini, contenente fosfati e nitrati e utilizzato come fertilizzante.
(5) Nitrato di potassio, utilizzato come concime fertilizzante, come conservante per le carni e nella produzione di polvere da sparo.
Serie: MATHIAS
- Episodio 1: Una giornata come tante
- Episodio 2: Calama
- Episodio 3: LICANCABUR
Finalmente trovo il momento giusto per iniziare il tuo racconto nella versione completa. Non mi piace fare quello che dice “mi ricorda questo scritto” o “mi ricorda quell’altro”, perché se è vero che tutto è già stato detto, il come è un’altra cosa. E infatti non lo farò, perché il tuo “come” è sempre unico e inconfondibile. Ma mi piace raccontarti di come mi abbia portato alla mente luoghi apparentemente differenti da quelli che hai descritto, e persone che conosco molto bene e che non vedo da tanto tempo.
È particolarmente bello quando da lettrice riesco a evocare ricordi miei ispirandomi a una lettura. E diventa incoraggiante e gratificante quando la stessa cosa accade ad altri leggendo me. Grazie Roberto
Ho letto ora il testo revisionato a quattro mani e mi è sorta la curiosità di leggere il racconto originario (che avevo perso). Fin qui, confesso che preferisco l’ampio respiro che trovo in questo.
Cara Micol, mi spiace di trovare solo adesso e casualmente questo tuo commento. Innanzitutto ti ringrazio e poi si, anche io preferisco di gran lunga la versione originale. Un forte abbraccio