Una Lady, un Lord, un Ike

Serie: I marchi sulla pelle

Se solo mesi prima le avessero detto che avrebbe passeggiato nei giardini di casa Gray il giorno del compleanno del padrone di casa, Mya avrebbe avuto uno stato d’animo completamente differente. Il ragazzo non le aveva mai trasmesso sensazione positive, ma era accettabile. Con il proprio braccio sul suo, la Lakas non riusciva a rallentare il battito cardiaco, a quietare la paura. La sentiva sulle spalle come un macigno, un peso che le avrebbe impedito la posizione eretta se non fosse stato per il busto sotto il vestito. Dietro, avvertiva tutta la tensione di Resia e i suoi occhi puntati. Non udiva i suoi passi, ma aveva imparato a riconoscerne la sua presenza nel vento e negli odori. Resia, profumava di legno e di pioggia. Lothar Gray le parlava di qualcosa, ma prestò attenzione. Continuava a perdersi in quella carrozza, in quei brividi, senza riuscire a comprendere perché l’avesse scossa tanto. Sentir parlare Resia era l’unione perfetta tra ciò che sperava accadesse e ciò che tingeva i propri incubi ogni singola notte, ma non avrebbe saputo dire se fosse bastato a scuoterla tanto.

-Cosa la turba?

Mya si rese conto che il ragazzo si fosse fermato solo perché si sentì strattonare il braccio, solo allora lo guardò.

-Come?

Lothar Gray le presa una mano stringendogliela, sul viso uno sguardo che avrebbe potuto impietosire un mendicante, ma non Mya.

-Sembra molto distante da qui, Lady Bloom, e temo di conoscere l’origine dei suoi turbamenti.

Mya lo guardò per un istante, chiedendosi c’entrasse suo padre. Avrebbe desiderato interrogare Resia, voltarsi verso di lei e tentare di comprendere le sue espressioni, ma il ragazzo le carezzò la guancia e le spostò una ciocca di capelli dietro l’orecchio, avvicinandosi.

-L’indisciplinata Ike che si è ritrovata deve averla dilaniata, mia dolce Lady. È aberrante ciò che le è accaduto e non posso immaginare cosa lei provi ogni singolo giorno. Avrebbe dovuto meritare qualcosa di meglio di quella feccia.

Lo sguardo che rivolse a Resia, quello sdegno negli occhi e il modo nel quale l’aveva apostrofata, le aveva fatto contorcere lo stomaco fino alla nausea. Suo padre non aveva permesso a nessuno di raccontare la verità, che fosse solo colpa sua e che l’altra non avesse avuto alcuna colpa.

-Lei non…

Provò a parlare, a difenderla, ma le parole di Alater continuavano a rimbombarle nella mente come il martello di un fabbro sul ferro. Si morse le labbra, infuriata con sé stessa e con il genitore. Dov’era finita la ragazza caparbia e sicura che aveva discusso col padre? Lothar le poggiò un dito sulle labbra, poi la baciò.

Mya non avrebbe saputo dire cosa fosse giusto provare, non aveva mai baciato nessuno prima di quel momento, ma di certo la nausea crescente non era un qualcosa di positivo. Rimase impietrita, le braccia lungo i fianchi e gli occhi sgranati. Avvertì distintamente Resia muoversi, ma la fermò muovendo appena le dita, non le avrebbe permesso di mettersi ancora in pericolo. Dunque, lasciò che Lothar Gray premesse le labbra contro lei sue, le mettesse le mani sul sedere e la inquinasse con la sua saliva. Quando si staccò da lei, aveva negli occhi una malizia che la spaventò a morte. La prese per il polso, trascinandola lontano da possibili occhi indiscreti. Spedì 55-17 a far da guardia e guardò ancora Resia, con quello sguardo sprezzante, per poi tornare a Mya. Sapeva perfettamente cosa le stesse chiedendo, sapeva cosa sarebbe successo e le veniva da piangere al solo pensarci. Ma non avrebbe permesso a nessun’altro, nemmeno a sé stessa, di far ancora del male a Resia. Se si fosse rifiutata di accontentarlo, avrebbe insistito e non voleva rischiare insubordinazioni. Sollevò appena lo sguardo su di lei e tanto bastò all’altra per stringere così forte la mascella da sentir male ai denti.

-Res… -chiuse gli occhi, mordendosi la lingua -11-19, allontanati.

L’Ike la fissò e Mya pensò che forse poteva mandare tutto al diavolo e tornarsene a casa. Poco importava cosa avesse detto suo padre, cosa lui desiderasse, ma l’attimo dopo tornò a vedere avanti agli occhi il sangue schizzare come acqua di una fontana e la pelle bruciare. Fece scivolare gli occhi sul marchio e tanto bastò a fermarla.

-11-19, ti ho dato un ordine.

Provò a essere dura, rigida, ma la voce le tremò. La guardò con ancora più intensità, sperando che il loro personale metodo di comunicazione funzionasse ancora, ma finì col perdersi in quelle iridi verdi. Resia si voltò, la rabbia che le scorreva nelle vene come fuoco, portandosi ad appena qualche passo da loro. Tese tutti i senti, pronta a cogliere qualsiasi segnale di pericolo da parte di Mya. Non poteva credere che tutto quello stesse accadendo per un complotto ai suoi danni e che lei si ritrovasse a essere meno di un pedone in quell’enorme scacchiera. Voltò il capo, sbirciando da sopra la spalla la situazione; Lothar Gray sembrava volerle succhiare via l’aria dai polmoni dal modo in cui la baciava, le mani apparivano come lingue di sangue che si insinuavano tra le pieghe di Mya. Lo vide sollevarle la gonna, smanettare con le sue braghe e le lacrime sul volto della ragazza. Avrebbe dovuto proteggerla, assicurarsi che mai nulla potesse farle del male e invece si ritrovava spettatrice di un’orripilante recita senza la possibilità di poter fare nulla. Incontrò gli occhi oro di Mya e lesse al loro interno un terrore che non aveva mai letto in nessun’altra iride.

Non riuscì a controllarsi oltre.

Scattò verso di loro muovendosi come una foglia nel vento, quel tanto che bastò alla rossa per sgranare gli occhi e modellare le labbra in un silenzioso “no”. Colpì Lothar Gray al braccio, impattando con lo stivale a tutta rabbia e sentendolo rompersi sotto la suola. Il ragazzo rotolò a terra urlando e attirando l’attenzione del proprio Ike, il quale, corse verso di loro cercando di acciuffare Resia. La ragazza riuscì a scansare i suoi colpi, ma il bestione sembrava esser migliore dell’ultima volta, riuscendo a colpirla con un forte pugno alle costole, complice anche il fatto che Mya le si fosse attaccata alle spalle. Se avesse fatto un movimento errato, avrebbe finito per colpire lei.

-Resia! –

Mya non sapeva cosa fare, cosa pensare, come poterla ancora proteggere. La vide crollare a terra con il fiato corto e essere presa d’assalto da 55-17 che sfogava su di lei una lunga serie di calci.

-Lord Gray, lo fermi! La prego!

Il ragazzo era ancora disteso a terra, una mano a tenersi il braccio dolente e lo sguardo indemoniato.

-Uccidila! Uccidi quel rifiuto! – urlò al proprio Ike.

E come se fino a quel momento si fosse trattenuto, l’uomo sollevò Resia da terra per il collo, stringendo le proprie enormi dita contro quelle ossa troppo sottili. Solo in quel momento Mya poté vedere con quanto brutalità l’avesse colpita; il viso dell’Ike era tumefatto e ricoperto di sangue. Poteva solo immaginare come fosse ridotta al di sotto degli abiti.

-No! Lasciala!

Mya provò con tutte le sue forze a fargli mollare la presa, ma come un perfetto cane da caccia, 55-17 sembrava non recepirli nemmeno i suoi futili colpi.

-Vat…te…ne… – riuscì a dire Resia.

Ci stava provando a liberarsi, tentando di usare le gambe come mezzo per il proprio fine, ma l’aria faticava ad arrivare ai polmoni e il colpo al costato era stato forte.

-Ti prego, Lothar!

Ma il ragazzo non sembra minimamente interessato alla vite dell’Ike, aspirava solo alla propria vendetta. Spettava a Mya aiutarla per una volta, salvarla da quella situazione. Si guardò attorno, cercando qualcosa per colpire l’uomo, ma le mani non facevano che tremarle e più faticava a reagire, più Resia smetteva di combattere. Afferrò la prima cosa che le capitò tra le mani e con quella semplice roccia impattò il capo dell’uomo con tutta la forza di cui fu capace. Sentì le mani macchiarsi di qualcosa di appiccicoso, ma ,finalmente Resia riprese a respirare tossendo e accasciandosi al suolo poi. guardarono entrambe verso Lothar Gray, i suoi occhi sgranati.

-Verrà giustiziata! Lo farò io stesso! – urlò puntando il dito contro entrambe.

Mya si voltò verso Resia, terrorizzata. Alle loro spalle, il rumore di armature in movimento.

-Devi scappare!

L’Ike la guardò confusa, scuotendo appena il capo. Mya l’aiutò a mettersi in piedi, tutto il corpo preso dalla frenesia.

-Ti uccideranno, Resia! Vattene!

La spinse verso il bosco, lontano da tutto e tutti.

-Guardie! Guardie! – urlò Lothar Gray, preoccupato che non facessero in tempo.

-Resia scappa! Ti prego fallo per me! Ti prego! Non voglio vederti soffrire ancora, non voglio vederti morta! Ti imploro, scappa!

-Lady Bloom, che farà lei?

Mya si guardò ancora una volte alle spalle prima di parlare.

-Non devi preoccuparti per me, io sarò tutelata.

-Ma…

-Vattene immediatamente da qui, Resia. È un ordine!

L’Ike fissò quegli occhi pieni di lacrime, ma carichi come mai li aveva visti. Compì qualche passo indietro, guardò Mya per l’ultima volta, poi zoppicò via.

In quel momento, i primi soldati arrivarono sul posto trovando una Lady sporca di sangue, un Lord con un braccio rotto e un Ike morto.   

10) Se un Ike infrange una legge non capitale per due volte, la pena sarà la morte.

Serie: I marchi sulla pelle
  • Episodio 1: Il giorno del Legame
  • Episodio 2: Obbedire
  • Episodio 3: Esistono delle regole
  • Episodio 4: Nel buio 
  • Episodio 5: Sentenza
  • Episodio 6: Forza
  • Episodio 7: Prometto
  • Episodio 8: Iridi color bronzo
  • Episodio 9: Lacrime nell’anima
  • Episodio 10: Una Lady, un Lord, un Ike
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    Discussioni

    1. Ciao Simona. E Adesso? L’episodio finale apre un intero mondo: cosa accadrà alle due ragazze? Questa separazione mi ha sorpresa, anche se ha aumentato la mia curiosità. Spero di leggere presto la nuova stagione 😀