Una lettera d’Amore.

Serie: Dolci equivoci


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Max e Mi stanno per convolare a nozze: tra un equivoco e l'altro chiedono aiuto ad una professionista.

Erano state settimane davvero intense per organizzare il grande giorno e c’erano ancora diverse cose da fare.

Gli equivoci tra Max e Mi e ora anche con la wedding planner non mancavano.

Se si parlava di pesca e more, ad esempio, era perché la futura sposa e la professionista stavano confabulando circa la frutta da servire agli invitati, mentre Max con quelle parole, ma, nel suo mondo, stava pensando ad una possibile attività per il suo addio al celibato, magari vicino ad un lago, in compagnia di qualche ragazza dai capelli scuri.

Anche il diminutivo “Amo” usato da Mi per riportare Max alla realtà, in questo caso non fece altro che aumentare le fantasie ittiche di lui.

A volte quella caratteristica di Max, di essere con la testa tra le nuvole, che aveva conquistato Mi, rendeva surreali certe situazioni e faceva salire il nervosismo.

La coppia per rilassarsi, nel tempo libero, amava girare per mercatini dell’usato e “svuota solai”.

Erano alla ricerca di tesori d’altri tempi o, più semplicemente, di qualche dettaglio, magari un soprammobile, particolare ed un po’ scenografico o in stile industriale, per finire di arredare il loro nido d’amore, che ancora sembrava un po’ spoglio, nonostante la recente ristrutturazione.

Nulla fino a quel momento li aveva realmente conquistati.

Una sera, davvero stanco dopo una giornata faticosa, Max stava tornando a casa, quando vicino al cassonetto della spazzatura sotto casa notò una vecchia macchina da scrivere. Tutta sola e abbandonata.

Strabuzzò gli occhi, non gli sembrava vero. Non sapeva cosa ne avrebbe pensato Mi, ma in quell’istante non aveva saputo resistere, sarebbe stata perfetta nello studio.

Il tempo di un respiro e la macchina da scrivere aveva trovato casa.

Per evitare futili discussioni decise di omettere alla sua bella il luogo del ritrovamento, disse soltanto: ”Era un’occasione da non perdere!”

Mi lo vide talmente soddisfatto che decise per il momento di non indagare.

Max sembrava tornato bambino, dopo aver cenato trovò subito un posto al suo nuovo giocattolo e dopo un’accurata pulizia, compiaciuto del buono stato della macchina da scrivere, mentre Mi stava andando a dormire le disse: “Amore, ora ti scrivo una lettera.”

Si mise di buzzo buono e ripercorse tutta la loro storia, decise di confessare anche il luogo del ritrovamento, un ticchettio dopo l’altro, si lascio andare a parole dolci e delicate come nemmeno pensava di essere capace.

 Si sentiva come in trance e quasi non si accorse di cadere in un sonno profondo appena finita la composizione per Mi.

La mattina seguente la sua bella lo trovò addormentato alla scrivania davanti alla macchina da scrivere.

Lo sveglió con un bacio e gli disse ridacchiando:” Di sicuro sei un uomo di parola, avevi detto una lettera e cosi hai fatto.”

Max ancora assonnato le rispose: ”Siediti che ti leggo”

Guardò il foglio: c’era impressa solo una unica lettera! Del suo scritto nessuna traccia! Dove era finita la sua opera? Solo la luna era stata testimone della sua fatica?

Chiese:” Mi, Amore, l’hai presa tu.. ?” Troppo tardi: Mi era già vestita sull’uscio pronta ad uscire: “Ci vediamo all’una, Amore!”

Cosa era successo? Anche lui doveva correre in ufficio, non poteva perdere tempo, ma la sua indagine era solo rimandata.

Serie: Dolci equivoci


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Stile molto personale, maturo, raffinato, aggiungerei cinematografico per la meticolosità con cui le singole scene vengono create e giustapposte. Lettura piacevole e coinvolgente. Brava !

  2. Ciao Martina. Appena finito il racconto, ho pensato che Max (vista la testa sulle nuvole) non si fosse accorto della mancanza del nastro d’inchiostro. In casa mia c’era una vecchia macchina da scrivere che ne aveva uno, una rotellina che si riavvolgeva di tanto in tanto per permettere ai martelletti di imprimere le lettere sulla carta. Ma poi… sarà mai che è successo davvero, qualcosa di magico? Spero di scoprirlo nel prossimo racconto

  3. “mentre Max con quelle parole, ma, nel suo mondo, stava pensando ad una possibile attività per il suo addio al celibato, magari vicino ad un lago, in compagnia di qualche ragazza dai capelli scuri.”
    😂 Gli equivoci sono il punto focale di questa serie, mi piace soprattutto per questo

  4. Martina: ma dov’è finita la lettera? Curiosa questa trama, davvero.
    Una metafora per te: le prime righe sono come il lago placido. Poi la svolta imprevista, che non mi attendevo. Lo spunto della macchina da scrivere piace a me e sono certo a molti di noi che scriviamo.
    Un consiglio, molto umilmente: giocatela bene questa trovata della lettera perché ci ho visto dentro tanta potenzialità. Ma è solo il mio modesto parere.