Una lunga notte

Serie: I marchi sulla pelle #2°stagione

  • Episodio 1: Una lunga notte
  • Episodio 2: Colpa

Quando le prime guardie di casa Gray giunsero, si precipitarono dal proprio Lord, lasciandola in ginocchio accanto a un cadavere con le mani ancora sporche del suo sangue. Lothar Gray aveva continuato a urlare per il dolore, più forse di quanto ne sentisse realmente, e a sbraitare contro Mya. Nessuno però sembrò badare a lei, nessuno si interessò alla sua persona fino a quando non giunse il Generale Carter. L’uomo si gettò al suo fianco, guardandole prima le mani e poi il volto, in cerca di possibili ferite, ma gli bastò un attimo per comprendere che i lividi della ragazza non fossero visibili. Guardò a fondo nei suoi occhi oro e ciò che vi lesse, ebbe la capacità allo stesso tempo di tranquillizzarlo e sconvolgerlo. Si guardò attorno, sperando di recepire da ciò che avesse nei paraggi cosa potesse essere accaduto, ma tutto ciò che la propria mente riuscì a elaborare fu che Mya Bloom fosse in ginocchio accanto un Ike morto e non ci fosse traccia della propria di Ike. Cercò di riportarla alla realtà, a liberarla da quella prigione che la propria mente avesse costruito attorno a lei.

-Lady Bloom? Lady Bloom, mi parli.

La scosse, le carezzò il viso, ma Mya sembrava essere troppo lontana da lì. La prese in braccio, per la sua corporatura la ragazza era poco più di una bambina, e la coprì con il mantello per tentare di farla smettere di tremare. Come se avesse compreso di essere finalmente al sicuro, Mya scoppiò in lacrime nascondendosi contro il petto d’acciaio del Generale.

-Denver! È una maledetta assassina! Lei e quella bestia che si portava dietro!- urlò Lothar Gray.

Il Generale non si preoccupò nemmeno di rivolgergli uno sguardo, non gli era mai andato a genio quel ragazzo e Mya era come un membro della famiglia.

-Trovata quella bestia e sgozzatela come un maiale!- continuava a imprecare.

Anch’egli era portato in una barella improvvisata da due guardie, ma continuava a dimenarsi e a lanciare ordini da ogni parte. Ed erano proprio quelle parole che non facevano altro che terrorizzare ancor di più Mya. Nel suo animo, c’era già un solco enorme che portava la forma del marchio che Resia aveva addosso, una ferita che non si sarebbe mai risanata e che non faceva altro che infettarsi ogni giorno di più. Da quel giorno, aveva fatto di tutto per tenerla al sicuro, per evitarle altro dolore, ma il suo massimo si era rivelato il peggio che potesse capitarle. Aveva attaccato senza un suo ordine, sarebbe stata accusata di aver ucciso senza un suo ordine e da questo non avrebbe potuto salvarla. Se Lothar Gray l’avesse trovata, l’avrebbe giustiziata senza pensarci due volte. Niente e nessuno l’avrebbe fermato, la legge era dalla sua parte. Per quel poco che lo conoscesse, ne era certa, avrebbe fatto a Resia di tutto e inventato nuove torture fimo a quando non si fosse sentito appagato. Non riusciva nemmeno vagamente a immaginare a cosa sarebbe stata costretta ad assistere e al sol pensiero lo stomaco si rivoltò contro di lei. Con un movimento si gettò dalle braccia del Generale Denver e si accasciò al suolo vomitando dolore, panico e lacrime.

-Lady Bloom, la prego, non faccia così.

L’uomo le fu subito accanto, sostenendola per le spalle e aiutandola a rialzarsi. Mai in tutti gli anni di servizio presso la famiglia Bloom, aveva visto Mya tanto distrutta. La riportò al suo petto, come fosse una figlia da consolare dopo un brutto sogno, e le pulì il viso con un lembo pulito del mantello. Non c’era bisogno di far vedere a tutti lo stato pietoso in cui fosse, la gente si sarebbe già divertita a parlare abbastanza senza troppi dettagli. Ordinò a un soldato di preparare la carrozza di Lady Bloom e di avvertire suo padre di ciò che fosse accaduto, ma con discrezione.

-Con tutto il rispetto, Signore, Lord Gray ha ordinato di…

-Mi importa meno del fango attaccato ai miei stivali degli ordini di Lord Gray! La carrozza! Immediatamente!

Le sue parole tuonarono così forte, che persino Mya sobbalzò tra le sue braccia. Il soldato corse come un fulmine, terrorizzato dall’imponenza di Carter Denver. L’uomo attraversò tutto il giardino, tenendo la ragazza ben salda contro il petto e nascosta dalle proprie braccia e dal mantello. Nella testa, non facevano che rincorrersi congetture e supposizioni che avrebbe dovuto tenere per sé per ancora molto tempo. Il cuore gli batteva così forte sotto il petto d’acciaio, l’armatura sembrava essere un perfetto amplificatore per quel “tum tum” incessante. Non lo avrebbe mostrato a Mya, tantomeno a suo padre che li attendeva accanto alla carrozza, ma il solo pensiero di cosa fosse accaduto a Resia lo terrorizzava.

-Dimmi che non è vero, Carter. Dimmi che non è accaduto!

IL Generale aveva sempre voluto molto bene a quell’uomo, Alater era il suo amico più vecchio e ne avevano passate tante assieme, ma in quel momento, di fronte a quella domanda, non vide più il suo caro compagno di mille avventura. Di fronte a lui, c’era un uomo dedito unicamente all’immagine e al nome della sua giovane casata.

-Portiamo tua figlia a casa, Alater. Sii suo padre almeno per stasera.

L’ira che scorse nella sua voce, la scintilla che gli incendiò gli occhi, ammutolirono l’altro. Salì con qualche difficoltà sulla carrozza e adagiò Mya con una delicatezza che non gli era mai appartenuta. La giovane sembrava un guscio vuoto e fin troppo delicato, se ne stava rannicchiata in un angolo, avvolta nel mantello e con il volto coperto. Lord Bloom si posizionò dal lato opposto alla figlia, incapace di guardarla per più di qualche secondo. Quell’atteggiamento, attorcigliò lo stomaco di Carter Denver, livido di rabbia di fronte a quella scena. Strinse con troppa forza le mani enormi sulla maniglia della porticina e qualcosa al suo interno gridava a pieni polmoni di non lasciare sola quella ragazzina.

-Generale, il suo cavallo.

Lo stesso soldato che poco prima era corso sotto i colpi dei suoi ordini, gli porse le redini del destriero già sellato. Sul suo viso da giovane uomo, un nervosismo che Denver non comprese.

-Signore?- lo fermò ancora, prima che montasse a cavallo –Un messaggio da Lord Gray- sussurrò.

Allungò una mano per prendere la pergamena che il soldato gli stesse porgendo, la srotolò e ne lesse rapidamente il contenuto.

-Dannazione!- sbraitò gettandola a terra.

Quando sollevò lo sguardo dai suoi stivali, incontrò un paio di occhi oro che lo fissavano terrorizzati. Non aveva bisogno di ascoltare la domanda che la ragazza stesse ponendogli, sapeva cosa volesse sapere. L’uomo deglutì, incerto come poche altre volte nella propria vita.

-Un mandato ufficiale.

Le iridi di Mya si riempirono di lacrime ancor prima di sentire il resto.

-L’ha condannata a morte.

Lady Bloom sgranò gli occhi, il viso sbiancò e i lineamenti trasmutarono in un qualcosa di pietoso da vedere. Le braccia non la sostennero più e la ragazza cadde in avanti, svenuta. Il Generale l’afferrò al volo, Alater mosse appena una mano per provare ad evitarle la collisione con il suolo. L’adagiò ancora nella carrozza e richiuse la porta senza degnare di uno sguardo l’amico.

-La riporti a casa, Lord Bloom. Ci vediamo lì.

Alater rispose con un impercettibile cenno del capo, poi diede il comando di partire.

Carter Bloom salì in sella al suo cavallo, pronto per una lunghissima notte. Avrebbe fatto qualsiasi cosa in suo potere per il bene di Mya Bloom e se la sua storia avesse avuto anche una sola crepa in grado di salvare Resia, non avrebbe esitato un solo istante. Aveva visto crescere Mya, le aveva visto muovere i primi passi e diventare a poco a poco una donna. Resia invece, l’aveva tenuta tra le possenti braccia quando aveva poco più di qualche giorno, venduta dai propri genitori per abbondanti sacchi di farina e due botti di vino. Lei, sempre stata tanto minuta quanto determinata, era stata al pari di una figlia per lui. Era il suo orgoglio, tra i migliori Ike avesse mai addestrato e sapeva che se avesse fatto qualcosa del genere, c’era un’importante motivazione.

Sperò solo che Mya Bloom fosse in grado di fornirgliela.                                               

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    Discussioni

    1. Ciao Simona, appena ho visto che avevi pubblicato sono corsa subito a leggerti! 😀
      Resia e Mya mi sono mancate, ma in questo episodio mi è piaciuta moltissimo la caratterizzazione del Generale Carter. Bellissimo il suo lato umano e bellissimo il sentimento che prova per entrambe le ragazze: a volte, i vincoli filiali trascendono il sangue.

      1. Ciao Micol,
        è sempre bello trovarti sotto un mio lavoro. Lieta ti siano mancate, per significa che l’empatia che cercavo di trasmettere è quella giusta!
        A presto e sempre, sempre, grazie!
        S.