Una poesia in fondo alla strada

Serie: Quattro quarti

Dall’altra parte di ciò che non esiste, Giorgia si inventava la sua vita. Vivo nel mio basso da due anni, il suo basso era composto da un letto a una piazza e mezza, due poltroncine riciclate da sua zia, erano di morbido velluto, quando i suoi clienti la venivano a trovare li faceva accomodare lì, era una specie di formalità, anche se appena entrati vi era ben poco di formale, ogni cosa parlava di lei e sembrava che le parole uscissero da quei mobili usurati dal tempo, vintage diceva lei, lei che si sentiva un pezzo d’epoca , una cosa antica in un mare di cianfrusaglie e cose impilate ordinatamente, era ordinata, se riesci ad essere ordinata sei già a metà dell’opera si ripeteva. Così ordinata nel suo basso sembrava lavorasse in un agenzia di viaggio, pronta ad offrire a ognuno la sua destinazione. Riciclava tutto riusciva a dare vita a ogni cosa, un suono una melodia a qualsiasi cosa toccasse le sue mani, ad esempio aveva costruito con dei vecchi pezzi di rame arrugginito una specie di scultura che lei chiamava la pianta della felicità, aveva rami da cui si diramavano piccole foglie costruite con pezzi di latte che luccicavano alla luce del neon.

Due piani sopra Benny e Nico si davano la pace, lei lo aveva trovato ubriaco con una sua ex ragazza. Una scena alquanto triste così triste che lei non era stata capace di arrabbiarsi, non era mai stata troppo gelosa di lui e non aveva voglia di fare scenate o urla di cuore ferito, tutte cose che le sarebbero costate troppa energia e lei si era abituata a dilazionare le sue energie a trovare diciamo come la definiva lei un economia energetica. Così due ore dopo lei glielo stava succhiando. Ognuno ama a modo suo, dopo aver fatto una doccia lui le ha chiesto scusa, era molto fiero di aver trovato una donna come Benny, proprio perchè lo faceva sentire un uomo libero lui faceva lo spirito libero, perchè davvero in cuor suo l’amava e lei era insuperabile in tutto, così tanto che la sua bellezza era capace di annientarlo e farlo sentire un uomo piccolo. Adesso vieni sopra di me , accenditi una di quelle tue sigarette che puzzano di bruciato, voglio vedere se quando vieni ti cade dalla bocca e riesci a bucare le lenzuola di questo materasso. Voleva il suo essere più vero e sapeva che per arrivarci avrebbe dovuto attraversare il suo inferno, e nel suo inferno c’era lui ubriaco di lei, c’era lui con i crampi per la fame e lei due ossa farcite da morbide curve.

Lavinia tornava a casa nelle sue forme stanche salutava distrattamente gli ospiti che venivano dalla nonna per farsi rammendare qualche buco nei pantaloni, un orlo da accorciare, offriva sciroppo alla menta o l’orzata. C’era in lei qualcosa di straripante, qualcosa che doveva esplodere che avrebbe travolto quell’insulso cartello pubblicitario che trionfava esuberante e quelle curve prepotentemente mostrate quei due pezzi di carne ben messi, quelli che ogni giorno rubavano sguardi, che eccitavano davvero. Anche lei voleva vivere un giorno da principessa, avrebbe costeggiato i muri della sua città rivendicando la sue bellezza rivendicando le sue ossa , la sua carne fibrillava, le vetrine avrebbero riflesso il suo idillio e chi si sarebbe trovato nella sua tela da conquistatrice le sarebbe caduto addosso.

Ora Stewe e Lele erano arrivati al civico numero 5 , stavano per citofonare , conoscevano il numero a memoria, dopo due squilli erano in linea “ forza salite” , cosa stessero andando a prendere Stewe e Lele è troppo scontato , dovevano riempire la piazza di roba buona a prezzi popolari. La droga è del popolo noi la stiamo solo rovesciando per strada, si sentivano quasi dei benefattori, a ognuno il suo sogno di carta a ognuno le sue ultime due righe. Salirono le scale impastati di caos , i loro occhi erano schegge di vetro imperturbabili.

Giorgia guardava serena la prime luci del mattino, aveva lavorato tutta la notte a una scultura commissionata dall’Inghilterra. Era di fronte a lei. Quel busto esile lavorato tutta notte trionfava nella sua eleganza, anelli di rame e delle fini catenine le adornavano i polsi e quelle piccole mani delicate la facevano sentire artefice di un mondo più grande di lei, presto le sue sculture avrebbero vibrato altrove.

Annie e Lidia sedute sugli sgabelli di un pub in centro stavano solo aspettando che le venisse servito da bere, presto avrebbero preso il volo presto avrebbero cominciato a sentire meno il peso del loro corpo, l’attrito con la realtà non le avrebbe piegate.

4 minuti recita lo slogan

“ per far fronte agli effetti derivanti dalla percezione delle discrepanze tra gli standard ideali e i propri comportamenti effettivi, le persone possono anche arrivare a modificare le proprie immagini ideali del sè”

“ i fattori responsabili dei comportamenti interpersonali sono stati individuati sopratutto nella disposizione individuale a modellare in maniera socialmente desiderabile la presentazione di sé ( automonitoraggio) e nella tendenza a confrontarsi con persone che hanno caratteristiche o gusti simili ai propri”

Scrive poesie con i gessetti, per strada, scrive e si lascia cancellare dalla pioggia, sono un anonimo nessuno in un mondo di qualcuno, sono dentro tutto e fuori da tutto, sono come un treno, che puntualmente deraglia, puntualmente ritorno di fronte a quella strada, che mi parla di te e di altri me , di una vita che è scivolata veloce su binari d’argento, un suono mi rincorre ancora , ho fretta ora non posso aspettare , non posso rimandare per l’ennesimo ricordo, ancora uno straccio al vento, bianche sventolano le maniche del nostro amore, ricordi mi chiedi di ricordare, ho ancora una sigaretta da fumare, fanno male dici, fa male tutto se ci pensi l’unica cosa che ci rende umani è l’amore.

Serie: Quattro quarti
  • Episodio 1: Tracce suburbane
  • Episodio 2: Una poesia in fondo alla strada
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    Commenti

    1. Raffaele Sesti

      Racconto sperimentale e bello. Parole rapide, taglienti alle volte, sicuramente efficaci. Vite rapide che si intravedono, si sbirciano da un buco della serratura e poi via, veloci se ne vanno dal campo visivo. Amore, sesso, droga… potremmo essere in una canzone rock degli anni ruggenti.
      Mi sono piaciuti questi due episodi.
      Unica nota: aggiungerei della punteggiatura, soprattutto virgole, che con le loro brevi pause renderebbero più ritmato il racconto.
      Alla prossima lettura.

      1. Sara Post author

        Ciao Raffaele ti ringrazio. Si cerchero’ di far respirare le righe tra una parola e l’ altra 😉 mi fa liacere ti sia piaciuto e le tue parole molto gradite a presto!

    2. Alice Corradini

      Molto bello l’intreccio delle vite dei vari personaggi, ciascuno con i propri desideri, sogni, modi di vivere differenti. Tutto ciò coronato nelle ultime righe dalla dolcezza delle parole poetiche. Concordo con quanto detto sopra, aggiungerei magari di fare più attenzione alla punteggiatura, non so se è stato un errore di sovrapposizione ma alcune virgole non sono attaccate alle parole precedenti. Ciò non toglie comunque nulla alla profondità del testo che è la più importante. Brava!

      1. Sara Post author

        Grazie. Si hai ragione io a volte sono un po’ maldestra con la punteggiatura. Ti ringrazio molyo per avermi letta. A presto 🙂

    3. Massimo Tivoli

      Mi è piaciuta l’orchestra di personaggi/vite che hai messo su. Ognuno di loro ci offre uno stralcio brutale, a suo modo, ma reale della società. Ho gradito parecchio la chiusa poetica. L’ho riletta tre volte per il puro piacere di leggerla. Unico appunto di carattere meramente tecnico/narrativo, e quindi niente di irrimediabile riguarda l’uso un po’ “scatenato” del narratore: all’inizio vai su un omodiegetico polifocalizzato (l’orchestra) in terza persona, poi sulla chiusa viri senza interruzione su una prima persona di un narratore che, stando alla trama, o non fa parte della storia (una tua trasposizione insomma) o è un ulteriore personaggio dell’orchestra. Insomma, sarei rimasto sulla terza persona polifocalizzata. Quel cambio brusco sul finale potrebbe “minare” la resa immaginifica del testo facendo, anche solo per un attimo, sentire l’autrice e non i personaggi. Però, come ho già detto, a me è piaciuto molto comunque.

      1. Sara Post author

        Non mi sarei mai aspettata una recensione cosi’ attenta , che dire Massimo grazie e’ quasi banale , ne sono onorata davvero . Sei forte , non li conosco tutti questi termini interessanti , ho capito quello che vuoi dire , si infatti ho azzardato.. alla fine una poesia nel cuore di tutti. Bellissima recensione top