Una serata da quindicenni

Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)


Mattia decide di far visita a suo padre: ne nasce un confronto inaspettato.

«Era un tipo tra i cinquanta e i sessant’anni… corporatura nella norma e completamente pelato. Altro non posso dire. Solo che sia lui che Fabio avevano un’espressione tra la preoccupazione e la rabbia.»

​«Grazie, Andrea, non ti rubo altro tempo, però domani passa in questura per verbalizzare.»

​Andrea fece girare la chiave nella serratura della porta, salutò Mattia e Vanni ed entrò in casa, sempre con lo stesso sorriso sulle labbra.

Bravo commissario, cerca il pelato che non esiste. Le mani su quella belva le devo mettere solo io.

​Mattia scese in fretta le scale e uscì in strada. Sentiva il bisogno di respirare.

​Ripensò alle parole del padre: «Tu hai la tua vita…» Ma che ne sai di me? Tutti i padri cercano di capire, anche scherzando, cosa desidera un figlio… o teme. Lui, invece, ha sempre evitato l’argomento, manco fosse un segreto di Stato. È rimasto in mutande pur di sbattermi in Svizzera a diciotto anni, torno in Italia, trovo un lavoro e invece di essere contento ne fa una tragedia. Si vede che il vecchio nasconde qualcosa… magari ha un’amante segreta… Beato lui!

​Quell’incontro con il genitore e Andrea l’aveva fatto sentire vecchio e patetico. Più volte aveva provato quella sensazione; la prima fu quando frequentava il primo anno di università in Svizzera. La lezione era finita e la docente, in tono scherzoso, aveva detto: «Forza, bella gioventù, adesso andate a divertirvi». Per qualche secondo lui non si era mosso, e solo dopo ne aveva capito il motivo: sentiva la gioventù e la spensieratezza come qualcosa che non gli appartenevano, eppure nell’infanzia e nella prima adolescenza era stato l’esatto opposto.

​Raggiunse la sua auto e, prima di mettersi alla guida, si accese una sigaretta. Il sole ormai splendeva ad ovest; pensò di comprare qualcosa da mangiare e poi ritornare a casa. In lontananza vide uscire da un piccolo market Giada: indossava il tubino regalatole dai colleghi il giorno prima e teneva tra le mani un sacchetto con la spesa. Salì sulla sua auto e partì. Mattia, senza un motivo preciso, la seguì.

Io devo essere impazzito… e pensare che poco fa l’ho detto a papà… ma dove sta andando? Prende l’autostrada?

​Giada guardò nello specchietto retrovisore e si accorse di essere seguita.

Ma guarda questo: adesso mi segue. Ecco perché non si lascia andare… non si fida. Hai capito il commissario: sotto sotto pensa che c’entro con il fattaccio… No, mi sbaglio: sarà uno stronzo ma così scemo no. Se voleva indagare mi avrebbe fatta pedinare da un altro… e poi con quel catorzolo, che è il suo marchio di fabbrica, chi non lo riconoscerebbe? Vabbè, oggi ho la scorta.

​Uscì dall’autostrada, proseguì e si fermò in una zona di campagna, accanto a un lago. Dopo poco si accorse della presenza di Mattia accanto alla vettura. Lei scese dall’auto senza guardarlo, si diresse verso lo specchio d’acqua e restò a fissarlo. L’uomo le si avvicinò.

​«Che ci fai qui? Stai tranquillo, puoi parlare: il cellulare l’ho seppellito nel sacchetto delle patate. Forza: c’è qualche brutta notizia?»

​«No, anzi: quello che abbiamo scoperto è a tuo favore, ma non parliamo di questo…» Ma perché mi metto nei casini da solo? Ora chissà cosa si aspetta.

​Lei lo interruppe.

​«Sì, è meglio. Sono stanca di questa storia e di tutto quello che si trascina dietro.»

​«E nelle cose trascinate ci sono anch’io?»

​«No. È proprio quello che volevo dire: ci dobbiamo nascondere anche solo per parlare.»

​«Hai ragione, ma ti ho spiegato il motivo.» Se adesso mi dice: “Allora, cretino, perché mi fai perdere tempo?”, io che dico?

​«Sì, capisco.» Sai quanto ti credo! «Ma allora perché mi hai seguita?»

​Mattia allargò le braccia e scosse la testa.

Non lo sai? E già stai sudando di nuovo… Che devo fare? Chiunque mi abbia mandato questa rarità l’ha fatto per punire la mia scarsa fiducia nei maschi. E il paradosso è che io, invece di perderla definitivamente, sono attratta da questo alieno. Forse dovrei mostrarmi meno sicura.

​«Perché non ci sediamo sull’erba? Ho bisogno di rilassarmi.»

​«Ti rovinerai questo bel tubino nuovo.»

​«Come fai a sapere che è nuovo?» Perché ride e mostra i suoi abiti? Capito… «Eri anche tu ieri al centro commerciale?»

​«Sì, ho comprato questi abiti, ma sono ridicolo.»

​«Perché?»

​«Sembro un adolescente.»

​«E allora stasera faremo i ragazzini! Mattia, te l’ho detto: a me sono mancate tutte quelle stupidaggini che si fanno prima dei vent’anni, e mi piacerebbe sentirmi, per una volta, una quindicenne.» Adesso veramente penserà che sono pazza e magari che ho ucciso io Fabio.

​«E cosa vorresti fare?»

​«Innanzitutto niente sesso. Che so… ballare sotto le stelle, fare il bagno nel lago insieme, mangiare questi panini con la coca… dormire vicini… e magari il primo bacio.» Ho esagerato? Vuoi vedere che si inventa un messaggio urgente dalla centrale per scappare?

​«E allora accendo l’autoradio e cerco un po’ di musica di quando noi eravamo ragazzi. Così ci riprendiamo una sera della nostra adolescenza.»

​«Voilà! Chasing Cars: è perfetta, sembra scritta per questo momento… Ti meriti un bacio.» Fatto: sorridi, è un sì.

​Lui si sedette sull’erba accanto a Giada. Lei si girò e il vestito venne su scoprendole le gambe; accostò le sue labbra a quelle dell’uomo e ne assaporò la bocca. Sollevò una gamba e cercò di incrociarla con quelle di Mattia che, però, si irrigidì, si ritrasse e dissimulò l’imbarazzo con una scusa banale.

​«Che peccato, la canzone è finita… Magari cambio canale.»

​Lei abbassò lo sguardo. Giuro: quest’uomo comincia a farmi paura.

​Mattia si avvicinò di nuovo. Guardava lontano.

​«Scusami, ma sono un po’ nervoso. Stasera ho avuto una discussione con mio padre.»

​«Succede, non ci pensare. Anch’io litigo spesso con i miei. Scommetto che vorrebbe che stessi ancora appiccicato a lui come un bambino. I miei, quando sono andata a vivere da sola, apriti cielo.»

​«Sì, più o meno i motivi sono quelli.»

​Un’ombra gli passò sul viso e tacque per un attimo.

Più o meno… mio padre è l’esatto opposto: quasi gli dà fastidio se vado a casa sua. Mi chiama solo per i fatti suoi.

​Sospirò, si alzò e, girandosi verso Giada, le tese la mano. Lei lo guardò meravigliata.

​«Non hai detto che volevi ballare? Senti? Questa è Unchained Melody.»

Continua...

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