Una serata da quindicenni
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: Giada
- Episodio 2: Andrea
- Episodio 3: Mattia
- Episodio 4: L’orfanotrofio
- Episodio 5: L’infanzia di Andrea
- Episodio 6: Chiara
- Episodio 7: Fabio
- Episodio 8: Vanni
- Episodio 9: La malagiustizia
- Episodio 10: San Marino
- Episodio 1: Vicolo Blatta
- Episodio 2: La testimonianza
- Episodio 3: Bejan
- Episodio 4: La fenice d’oro
- Episodio 5: La competenza territoriale
- Episodio 6: Il gatto
- Episodio 7: Il temporale
- Episodio 8: L’INCUBO
- Episodio 9: Aspettando il lunedì
- Episodio 10: L’avvocato del diavolo
- Episodio 1: Visita al padre
- Episodio 2: Una serata da quindicenni
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
«Era un tipo tra i cinquanta e i sessant’anni… corporatura nella norma e completamente pelato. Altro non posso dire. Solo che sia lui che Fabio avevano un’espressione tra la preoccupazione e la rabbia.»
«Grazie, Andrea, non ti rubo altro tempo, però domani passa in questura per verbalizzare.»
Andrea fece girare la chiave nella serratura della porta, salutò Mattia e Vanni ed entrò in casa, sempre con lo stesso sorriso sulle labbra.
Bravo commissario, cerca il pelato che non esiste. Le mani su quella belva le devo mettere solo io.
Mattia scese in fretta le scale e uscì in strada. Sentiva il bisogno di respirare.
Ripensò alle parole del padre: «Tu hai la tua vita…» Ma che ne sai di me? Tutti i padri cercano di capire, anche scherzando, cosa desidera un figlio… o teme. Lui, invece, ha sempre evitato l’argomento, manco fosse un segreto di Stato. È rimasto in mutande pur di sbattermi in Svizzera a diciotto anni, torno in Italia, trovo un lavoro e invece di essere contento ne fa una tragedia. Si vede che il vecchio nasconde qualcosa… magari ha un’amante segreta… Beato lui!
Quell’incontro con il genitore e Andrea l’aveva fatto sentire vecchio e patetico. Più volte aveva provato quella sensazione; la prima fu quando frequentava il primo anno di università in Svizzera. La lezione era finita e la docente, in tono scherzoso, aveva detto: «Forza, bella gioventù, adesso andate a divertirvi». Per qualche secondo lui non si era mosso, e solo dopo ne aveva capito il motivo: sentiva la gioventù e la spensieratezza come qualcosa che non gli appartenevano, eppure nell’infanzia e nella prima adolescenza era stato l’esatto opposto.
Raggiunse la sua auto e, prima di mettersi alla guida, si accese una sigaretta. Il sole ormai splendeva ad ovest; pensò di comprare qualcosa da mangiare e poi ritornare a casa. In lontananza vide uscire da un piccolo market Giada: indossava il tubino regalatole dai colleghi il giorno prima e teneva tra le mani un sacchetto con la spesa. Salì sulla sua auto e partì. Mattia, senza un motivo preciso, la seguì.
Io devo essere impazzito… e pensare che poco fa l’ho detto a papà… ma dove sta andando? Prende l’autostrada?
Giada guardò nello specchietto retrovisore e si accorse di essere seguita.
Ma guarda questo: adesso mi segue. Ecco perché non si lascia andare… non si fida. Hai capito il commissario: sotto sotto pensa che c’entro con il fattaccio… No, mi sbaglio: sarà uno stronzo ma così scemo no. Se voleva indagare mi avrebbe fatta pedinare da un altro… e poi con quel catorzolo, che è il suo marchio di fabbrica, chi non lo riconoscerebbe? Vabbè, oggi ho la scorta.
Uscì dall’autostrada, proseguì e si fermò in una zona di campagna, accanto a un lago. Dopo poco si accorse della presenza di Mattia accanto alla vettura. Lei scese dall’auto senza guardarlo, si diresse verso lo specchio d’acqua e restò a fissarlo. L’uomo le si avvicinò.
«Che ci fai qui? Stai tranquillo, puoi parlare: il cellulare l’ho seppellito nel sacchetto delle patate. Forza: c’è qualche brutta notizia?»
«No, anzi: quello che abbiamo scoperto è a tuo favore, ma non parliamo di questo…» Ma perché mi metto nei casini da solo? Ora chissà cosa si aspetta.
Lei lo interruppe.
«Sì, è meglio. Sono stanca di questa storia e di tutto quello che si trascina dietro.»
«E nelle cose trascinate ci sono anch’io?»
«No. È proprio quello che volevo dire: ci dobbiamo nascondere anche solo per parlare.»
«Hai ragione, ma ti ho spiegato il motivo.» Se adesso mi dice: “Allora, cretino, perché mi fai perdere tempo?”, io che dico?
«Sì, capisco.» Sai quanto ti credo! «Ma allora perché mi hai seguita?»
Mattia allargò le braccia e scosse la testa.
Non lo sai? E già stai sudando di nuovo… Che devo fare? Chiunque mi abbia mandato questa rarità l’ha fatto per punire la mia scarsa fiducia nei maschi. E il paradosso è che io, invece di perderla definitivamente, sono attratta da questo alieno. Forse dovrei mostrarmi meno sicura.
«Perché non ci sediamo sull’erba? Ho bisogno di rilassarmi.»
«Ti rovinerai questo bel tubino nuovo.»
«Come fai a sapere che è nuovo?» Perché ride e mostra i suoi abiti? Capito… «Eri anche tu ieri al centro commerciale?»
«Sì, ho comprato questi abiti, ma sono ridicolo.»
«Perché?»
«Sembro un adolescente.»
«E allora stasera faremo i ragazzini! Mattia, te l’ho detto: a me sono mancate tutte quelle stupidaggini che si fanno prima dei vent’anni, e mi piacerebbe sentirmi, per una volta, una quindicenne.» Adesso veramente penserà che sono pazza e magari che ho ucciso io Fabio.
«E cosa vorresti fare?»
«Innanzitutto niente sesso. Che so… ballare sotto le stelle, fare il bagno nel lago insieme, mangiare questi panini con la coca… dormire vicini… e magari il primo bacio.» Ho esagerato? Vuoi vedere che si inventa un messaggio urgente dalla centrale per scappare?
«E allora accendo l’autoradio e cerco un po’ di musica di quando noi eravamo ragazzi. Così ci riprendiamo una sera della nostra adolescenza.»
«Voilà! Chasing Cars: è perfetta, sembra scritta per questo momento… Ti meriti un bacio.» Fatto: sorridi, è un sì.
Lui si sedette sull’erba accanto a Giada. Lei si girò e il vestito venne su scoprendole le gambe; accostò le sue labbra a quelle dell’uomo e ne assaporò la bocca. Sollevò una gamba e cercò di incrociarla con quelle di Mattia che, però, si irrigidì, si ritrasse e dissimulò l’imbarazzo con una scusa banale.
«Che peccato, la canzone è finita… Magari cambio canale.»
Lei abbassò lo sguardo. Giuro: quest’uomo comincia a farmi paura.
Mattia si avvicinò di nuovo. Guardava lontano.
«Scusami, ma sono un po’ nervoso. Stasera ho avuto una discussione con mio padre.»
«Succede, non ci pensare. Anch’io litigo spesso con i miei. Scommetto che vorrebbe che stessi ancora appiccicato a lui come un bambino. I miei, quando sono andata a vivere da sola, apriti cielo.»
«Sì, più o meno i motivi sono quelli.»
Un’ombra gli passò sul viso e tacque per un attimo.
Più o meno… mio padre è l’esatto opposto: quasi gli dà fastidio se vado a casa sua. Mi chiama solo per i fatti suoi.
Sospirò, si alzò e, girandosi verso Giada, le tese la mano. Lei lo guardò meravigliata.
«Non hai detto che volevi ballare? Senti? Questa è Unchained Melody.»
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: Visita al padre
- Episodio 2: Una serata da quindicenni
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