Una strana mail

Serie: The White Room


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Synove, giovane ragazza di 25 anni, abita in Francia ed è appasionata della mente umana. Non di meno si laurea in psicologia e cerca di lavorare come psichiatra novizia. Un giorno, Synove riceve una mail che all'inizio ignorerà per la sua stranezza, per poi andare, una sera, a parlarne con le sue am

Mi ricordo ancora di quel giorno, il 14 novembre 2030, quando ricevetti una mail da una persona anonima priva di nome e di foto profilo. La cosa mi turbava anche perché non era possibile visualizzare né l’indirizzo email né la data di invio di quel messaggio: nessun dato di riferimento. La cosa si fece sempre più strana, finché non decisi di accertarmi che non fosse una sorta di scherzo. Risposi al messaggio il giorno seguente, chiedendo chi fosse, cosa volesse e soprattutto il perché di un messaggio così corto e il perché di tutta quella segretezza. La persona mi rispose il giorno successivo, il quale era molto importante tra l’altro giacché feci la mia prima seduta da psichiatra novizia. Mi rispose dicendomi che mi conosceva, che era venuto a conoscenza del fatto che io volessi diventare una psichiatra, e del fatto che amavo visitare persone e conoscere i loro problemi per poi cercare di aiutarli. Continuando a leggere la mail notai altre informazioni, tra le quali vi era una specie di codice e un documento da scaricare per poter accedere a questo luogo super segreto. Sotto queste informazioni vi erano dettagli ancora più assurdi; infatti, era riportato questo messaggio:

“Cara Synove, qualora lei accettasse di venire da noi, la obblighiamo a seguire queste regole per non far trapelare informazioni al di fuori del nostro edificio”.

Le regole da seguire erano queste:

“Lei si farà fin da subito bendare dai nostri uomini; in seguito le verranno date delle cuffie speciali per non poter sentire nessun tipo di suono o rumore. Ed infine, per precauzione, lei verrà sedata fino all’arrivo della nostra sede.

Nel caso in cui avessi accettato, avrei dovuto rispondere con una nuova mail. Non seppi cosa fare, magari era solamente uno scherzo. Ma se ci fosse veramente un luogo in cui c’è gente che ha bisogno d’aiuto? Bisogno di persone come me, persone che possono e che sanno ascoltare. Dunque, pur rischiando, decisi di accettare e mandai il mio consenso ai trattamenti riportati nella precedente mail.

Nulla…nessuno venne a prendermi e nessuna mail arrivò per 2 giorni di fila, finché, non ne arrivò una alle 2 del mattino del 19 novembre, la quale conteneva altre regole da seguire:

“Cara Synove, mi spiace doverla informare che ci sono ulteriori dettagli che non vi ho riferito nelle precedenti mail. Assieme alle altre cose che vi ho chiesto, dovrete compilare il modulo contenuto in questa mail e riportare le vostre caratteristiche come colore dei capelli, degli occhi, e così via. Oltre a ciò, le dico che nel luogo in cui sarà portata, potrà rimanere soltanto 1 ora al giorno siccome i nostri pazienti possono rivelarsi instabili, Cordiali saluti (x)”.

Non riuscì a credere che dovetti rispettare tutte quelle norme. Erano talmente assurde che chiamai le mie amiche per accertarmi che non fosse un potenziale criminale o assassino che cercava di uccidermi. La sera del 19 novembre, mi radunai con le mie amiche, Bettany e Clare, le quali lavoravano in un bar a Lione, in Francia. Eravamo amiche d’infanzia e facemmo insieme tutte le scuole, dall’asilo all’università, per poi scegliere ognuno il suo cammino. Mi sedetti sul tavolo, il quale emanava un forte profumo di caffe, e compilai il modulo. Inserì tutte le mie informazioni: statura, allergie, malattie, gruppo sanguigno, nome, cognome, data di nascita, luogo di nascita, ubicazione e precedenti legali.

Quando finì di compilare, le mie amiche chiusero il bar e si avvicinarono.

“Cosa stai facendo?” mi chiesero.

Gli spiegai tutto senza mancare nessun dettaglio. Erano anche loro stranite da delle mail simili, ma mi chiesero comunque di accettare perché sarebbe potuta essere una proposta da parte dei militari. La storia mi continuò a puzzare, ma nonostante ciò, decisi di accettare. Allegai il modulo, diedi nuovamente il mio consenso per il trattamento da ricevere ed inviai la mail.

Il giorno seguente, precisamente alle 6 del mattino, sentii bussare alla porta ripetutamente con una forza spaventosa. Avevo paura e così chiesi chi fossero e cosa volessero. Non si presentarono, ma dal principio dissero che erano venuti a prendermi. Mi ordinarono di chiudere gli occhi, e fu da lì in poi che non ricordai più nulla.

Mi risvegliai in una specie di auto. Non sapevo che giorno fosse, che orario fosse, nulla. Mi sentivo stordita, come se avessi bevuto fino a svenire. Ero ancora bendata e non riuscì altrettanto a capire cosa stesse succedendo attorno a me, così chiesi se fossimo arrivati dato che sentii la macchina fermarsi.

“Siamo arrivati per caso?”, chiesi con un tono intimidito.

Mi alzarono un padiglione delle cuffie e mi dissero di rimanere in silenzio e di non togliere assolutamente la benda, altrimenti sarei potuta finire nei guai. Mi fecero scendere dalla macchina e mi accompagnarono nell’edificio. Avevo freddo, siccome non mi diedero neanche il tempo di vestirmi correttamente. Dopo un po’ sentì una donna parlare ad un altoparlante sitauto all’entrata, e mi disse:

“Ora può tranquillamente togliersi la benda, signorina Synove. La prego, venga verso di me e le darò un camice e dei pantaloni coi quali potrà riscaldarsi e lavorare”.

Aprii gli occhi e mi diressi in quella stanza dove si trovavano quella donna e il suo collega, il quale era altissimo, giovane e possedeva un camice blu. Chiesi cosa dovessi fare di preciso e mi dissero che potevo fare quel che volevo, seppur limitandomi a parlare coi pazienti.

“Non potrà toccare, slegare, malmenare e neanche dar da mangiare ai nostri pazienti. Per il resto, è libera di fare ciò che meglio crede”, mi disse la signora.

Pensai che fosse eccessivo ricevere tutte quelle informazioni. Come potevano credere che avrei mai alzato le mani su un paziente? Roba da pazzi, ma comunque decisi di darle retta per non finire nei guai.

Uscii da quella stanza e vidi un corridoio dritto a me pieno di porte numerate ed anche male. La prima, che si trovava sulla mia destra, aveva il numero uno, mentre le altre avevano numeri totalmente a caso e distanti tra di loro, come se volessero indicare qualcosa. Non mi importò più di tanto, così, iniziai col numero 1 chiedendomi cosa sarebbe potuto succedere o chi avrei mai potuto incontrare.

Serie: The White Room


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