Una visita inaspettata

Serie: Agenzia Sullivan & Soci


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Scendemmo dall’auto e ci incamminammo in direzione della porta, lo sconosciuto ci venne in contro con un sorriso tirato e gli occhi di chi aveva trascorso diverse notti insonni di recente.

“Buonasera signori, voi siete dell’agenzia “Sullivan & Soci” per caso?” il tono della voce lasciava trasparire timore, lo sguardo continuava a scandagliare la zona alla ricerca di qualcosa che, al momento, ci era ignota.

“Buonasera, sì io sono Frank Sullivan in persona e questo è il mio collega Colt Davies. Con chi stiamo parlando?” il mio socio aveva sfoggiato uno dei suoi classici trentadue denti finti come non mai.

“Il mio nome è Gregory MacArthur e sono l’autista di Antonio Modigliani” la notizia mi colpì come un fulmine nella schiena, chi l’avrebbe mai detta una cosa simile. C’era da preparare i popcorn, su questo avevo pochi dubbi.

“Prego, possiamo ospitarla dentro, nei nostri uffici” Sully aprì la porta e fece passare l’uomo che entrò senza smettere di muovere la testa in tutte le direzioni, forse si aspettava un agguato da un istante all’altro, la sua era una posizione molto rischiosa, non c’era alcun dubbio in merito.

Mi accesi una sigaretta dal pacchetto nuovo, prima di seguire i due mi assicurai che la serratura fosse chiusa, non usavamo alcun tipo di protezione elettronica perché era molto semplice hackerarla, preferivamo i cari vecchi catenacci abbinati a serrature solide e complesse. Per decidere di compiere un gesto del genere doveva essere proprio arrivato al limite della sopportazione, non c’era alcun dubbio in merito, era disposto a giocarsi la vita in una partita a scacci lunga e difficile. Percorsi il corridoio a passo lungo, svoltai nell’ufficio di Frank e trovai l’uomo seduto sulla sedia di destra mentre il mio collega era intento a versare l’unico whisky di un certo livello del quale disponevamo. Presi posto sul divano per non opprimere troppo il nostro amico, in questi casi era meglio lasciargli una sensazione di libertà, vista l’oppressione che generava una scelta come quella di parlare con detective privati.

“Ecco a lei, senza ghiaccio, come richiesto” Gregory prese il bicchiere con entrambe le mani, nemmeno si fosse trattato di una tazza fumante di caffè, il naso quasi infilato dentro annusava il profumo del liquido.

“Colt, serviti pure se hai voglia di rinfrescarti un po’ la gola” non me lo feci ripetere due volte, qualche secondo dopo avevo preparato il mio solito gin tonic, tornai alla postazione.

“Allora, signor MacArthur, immagino che abbia qualcosa da dirci se ha scelto di farsi tutta questa strada per parlare con noi. Siamo belli, certo” un sorriso ironico sul volto diceva tutto “ma penso che ci sia dell’altro.”

“Sì” l’autista bevve un lungo sorso, chiuse gli occhi per assaporare l’estasi che solo l’alcool di buona fattura era in grado di procurare “infatti è proprio vero. Cominciamo dall’inizio, se non vi dispiace.”

“Abbiamo tutto il tempo del mondo per discutere di ciò che vuole, prego.”

“Lavoro per Giancarlo Modigliani da quando avevo vent’anni e qualche capello in più sulla testa, mi sono fatto un nome tra le fila dei suoi uomini perché parlo poco e sono molto scrupoloso quando mi viene affidato un incarico. In passato diciamo che ho partecipato a diverse operazioni pericolose e delicatissime, ne sono uscito sempre pulito e con il miglior risultato in tasca. Nel corso del tempo sono diventato un po’ come un confessore per il braccio destro di Manzano, mi ha raccontato delle sue paure per la direzione che sta prendendo il figlio e mi ha chiesto di fargli da autista, sapete, per tenerlo d’occhio.”

“Quando è accaduto tutto ciò?” Frank aveva avviato il registratore e prendeva note sul taccuino che utilizzava per gli interrogatori di un certo tipo.

“Circa quattro anni fa, quando Antonio aveva appena diciotto anni, in quel momento aveva deciso di studiare ancora, diventare avvocato, poi ha scoperto la droga. All’inizio, prima di cadere nel vortice, era un ragazzo un po’ impulsivo ma che sapeva come comportarsi, quella merda gli ha fritto i neuroni che funzionava lasciando solo quelli impazziti.”

“Che intende?” buttai giù mezzo bicchiere di gin, come ero solito fare per testare il sapore del liquido trasparente.

“Un paio d’anni fa eravamo fermi ad un semaforo, in fila come tutti gli altri aspettavamo che arrivasse il verde, una macchina dietro di noi è arrivata e, forse chi si trovava al volante era distratto, non so, comunque ci ha tamponati. Quando sono sceso ho visto qualche ammaccatura ma, sapete, niente di cui preoccuparsi davvero, solo un bozzetto che avremmo sistemato dopo. Ho parlato con l’uomo senza fargli notare che aveva abbozzato una macchina della famiglia Modigliani, non era il caso in quel momento, stavo per risalire quando Antonio è sceso giù. Era furioso, gli occhi carichi d’odio, la vena sul collo che gli pulsava a ritmo sostenuto, ha quasi scardinato la portiere dell’auto del colpevole, l’ha tirato giù e” rimase in silenzio con gli occhi fissi di fronte a lui.

“Poi che è accaduto?” disse Sully, i gomiti piantati sulla scrivania e la testa spinta in direzione di Gregory.

“Gli ha spaccato la testa sbattendola sull’asfalto, c’era tanto di quel sangue che pareva di trovarsi in un mattatoio. Ecco, questo è diventato il figlio di Giancarlo negli ultimi anni: una bestia rabbiosa che non ha più rispetto per nessuno. Suo padre è sempre più preoccupato e non ha idea di che fare, ha anche pensato di farlo picchiare dai suoi ma, temo, che non sarebbe la soluzione definitiva al casino che è diventato il ragazzo” l’uomo aveva posato il bicchiere sulla scrivania e si era preso la testa tra le mani.

“C’è altro che vuole raccontarci?”

Serie: Agenzia Sullivan & Soci


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