
Un’Alabarda come le altre – Parte II
Serie: Legione di Sangue: La Chiamata
- Episodio 1: Un Mondo di Cani e Porci
- Episodio 2: Il Pozzo
- Episodio 3: Un’Alabarda come le altre – Parte I
- Episodio 4: Un’Alabarda come le altre – Parte II
STAGIONE 1

Il corridoio di ronda era deserto, nessuna vedetta in vista. Nessuno a gridare ordini, a lanciare lusinghieri epiteti sulla promiscuità di Massa.
“Che fortuna!” si disse, ben lontana dalla soddisfazione di far piovere il cielo notturno con le loro parti intime.
«Massa.» Si voltò, trovando Elvione che si sporgeva appena oltre il parapetto. Col dito guantato puntava su una gran piazza, dove alte picche attorniavano le porte del castello, e grossi uomini con spessi spadoni si facevano strada tra le fila dei Dori. «I tuoi Mozza Cavalli non doveva dare sto posto alle fiamme e fuggire?»
Lei sorrise. «Lo sai come sono fatti» aggiunse con un’alzata di spalle. «Avevano bisogno di un po’ di azione.»
Notò le labbra di Elvione arricciarsi come nel cortile. Lo faceva sempre quando si sforzava di preservare un po’ di contegno. «Te ne direi un bel po’, ma ho del lavoro da fare.»
«Dove vai?»
«A far cessare questa brutta abitudine di disobbedire agli ordini.» Zoppicava verso un ponteggio traballante. Gemette sotto il suo peso, facendogli dare un’occhiata al profondo baratro che lo separava dalla terra battuta. «Per il Tetramorfo!» urlò, e rimase lì, inchiodato come una statua di sale.
«Problemi?» chiese Massa, e rimase lì, appoggiata all’Addolorata come un avvoltoio divertito.
«Dammi una mano o vuoi continuare a goderti lo spettacolo? No, aspetta, non rispondere. Aiutami e basta.»
L’indignazione la colse alla sprovvista, le tempie pulsanti di rabbia. Come osava parlarle in quel modo? A lei! Se all’inizio era stato esilarante, ora restava solo un’irrefrenabile voglia di gettarlo nel fiume dall’altro lato delle mura. Il suo sguardo un gelido ammonimento che lo avrebbe fatto. Scese il silenzio.
«Per favore?» aggiunse infine Elvione, la voce un sussurro spezzato.
Un velo di vulnerabilità inaspettata attraversò quei lineamenti solitamente così composti, e per un istante Massa rivide il bambino di tanti anni fa. Un sospiro di rassegnazione le scappò dalle labbra.
«Te ne direi un bel po’, ma ho del lavoro da fare» ripeté raggiungendolo. Il pontile traballò di nuovo. Sentì un gridolino soffocato. Per il bene della virilità di qualcuno, decise di ignorare la cosa. Per ora. Strinse a sé il corpo del ragazzone come fosse una bambola di pezza. Era inconsistente, una piuma si poteva dire. «Ma stai mangiando come si deve?»
«Ehi! Ti rendi conto che sono il doppio di te?»
E poi, senza alcun avvertimento, l’Addolorata tagliò le assi di legno sotto i loro piedi. Caddero nel vuoto. Per un breve, vertiginoso momento, il mondo si trasformò in una macchia sfocata di colori. Poi, un impatto sordo, la lama ad ascia che penetra nella pietra murata, con la discesa che rallentava fino a cedere a un leggero tonfo con il terreno. «Sei ancora asciutto?» chiese Massa con un sorriso sfacciato.
Elvione si concesse un momento per riprendere fiato, la fissò, una breve smorfia sul labbro. «Ti odio.»
Gli edifici in costruzione li cingevano in una corona di grandi falò, con le ombre che danzavano minacciose sulle pareti sbrecciate. Le fiamme lambivano il cielo notturno, lasciando appena qualche spiraglio da cui poter fuggire.
«Ci salutiamo qui. Porta i Mozza Cavalli al cancello a ovest. Nel frattempo vado ad assicurarmi che sia aperto. E niente distrazioni stavolta.»
Massa incrociò le braccia attorno all’Addolorata, il suo sopracciglio sinistro si alzò in un arco interrogativo. «Avevo capito che dovevi far cessare l’abitudine di disobbedire agli ordini, mio Comandante. » Sottolineò quel titolo con una punta di sarcasmo.
«Appunto.»
«E per la battuta di prima, vero?»
«Falli ritirare.»
«Suvvia, El. Siamo pari, non puoi… »
«Ora!»
«Sì, sì, ho capito. » Alla fine, roteando gli occhi in un gesto teatrale, Massa se ne andò, borbottando tra sé e sé: «Tu guarda sto piccolo…»
«E per la cronaca» sentì dire alle sue spalle «adesso siamo pari.»
Si fermò. Indecisa se proseguire senza indugio o rammentargli la sofferenza zoppicante di poco fa. Dopo un istante si rimise in cammino.
“Abbiamo tempo” pensò con un malizioso sorriso di agognata vendetta. Non era di certo qualcuna che lasciava l’ultima parola senza farne pagare il prezzo.
“Oh pagherai, eccome se pagherai.”
Si fece strada tra le macerie di un edificio crollato, costretta in un sentiero stretto e tortuoso. L’aria era addensata di polvere, quasi irrespirabile. Il calore l’avvolgeva, portando con sé il fumo acre dell’incendio. Come era venuto in mente ai suoi uomini di combattere in un simile inferno? Poi un gemito. Flebile, quasi un lamento. La fece arrestare di colpo, aguzzando la vista nell’oscurità. Scorse una figura inginocchiata accanto a un cadavere. Un rumore disgustoso, che sapeva di carne dilaniata, le giunse alle orecchie, seguito da uno schiocco secco.
“Scusami, tesoro. ” Massa pose l’alabarda delicatamente contro un muro diroccato, e con un rapido gesto estrasse una daga dalla cintola.
Si avvicinò. Piano. Scorse un pesante martello sollevato. Lo schiocco risuonò. Una tunica di lino, annerita dalla fuliggine. Di nuovo la carne dilaniata. La luce fioca dell’incendio illuminava la cintura di cuoio. Seghe e scalpelli vi tintinnavano appesi come campanelli. Le dita si strinsero attorno attorno all’elsa. I detriti scricchiolarono sotto gli stivali. L’uomo la vide. Il viso sfigurato da lividi e morsi. Brandelli di cervello colavano dalle guance. La fissava. Lo sguardo vuoto, ma selvaggio. I denti esposti in un ringhio.
“No, non qui.”
Un passato creduto sepolto riaffiorò nella mente di Massa. Crudele. Vivido. Ruggì. La daga già affondata nella mascella. Ritratta, la testa cadde indietro in un gorgoglio strozzato. Nero liquido colava dalla lama acuminata, emanando un odore nauseabondo.
“Schifose Uova Marce.” Gettò l’arma a terra con un gesto sprezzante, accorgendosi solo allora della piazza dinanzi a lei.
“Un vero peccato” si disse recuperando l’Addolorata, soffermandosi ancora un istante a guardare i suoi uomini un’ultima volta. Una consapevolezza inaspettata la colse come una pugnalata al ventre. “E ora chi lo sente a El?”
Serie: Legione di Sangue: La Chiamata
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Crudo e quasi orrifico lo scontro finale, ma molto ben descritto.
La storia continua a srotolarsi bene e rimane coinvolgente.
Giuseppe grz come sempre di seguirmi. Ci leggiamo al prossimo episodio