
Uno spirito sul tetto
C’è uno spirito sul tetto della casa di fronte, lo posso vedere guardando dalla finestra. Ogni giorno quando mi affaccio, lo trovo lì. A volte assume la forma di un grosso gufo, altre è un piccolo gatto. Oggi ad esempio è un lemure molto grazioso, ha la lunga coda distesa sulle tegole. All’inizio credevo fosse uno strano gioco di luci. Un’illusione ottica nata dal mio punto di osservazione e dalle simmetrie di tetti e finestre. Invece no: si tratta di uno spirito. Ne sono sicuro perché lo vedo osservarmi, a volte riesco a cogliere i suoi piccoli movimenti. E poi c’è l’inesprimibile battito che mi fa nascere nel cuore. Una gioia sottile, slegata da ogni ragione d’ordine pratico o razionale. Mi osserva a sua volta quando lo cerco con lo sguardo, non ha espressione alcuna. Il suo esistere spalanca nella mia coscienza le porte dell’incanto. Spesso gli sorrido, alcune volte gli parlo. Lo ringrazio per aver portato nella mia esistenza la magia.
Quando altri osservano dalla mia finestra, trovano che la vista sia piuttosto banale. Un normale scorcio urbano. Ma cosa possono capire loro, che fuori da questa stanza vedono di continuo mille altre cose? Montano in treno e scoprono città nuove, alzano il telefono e chiamano gli amici. Non hanno bisogno di soffermarsi ad osservare un piccolo spirito, loro. Hanno un mondo pieno di cose più colorate, appariscenti. Forse più rumorose. I piccoli spiriti interessano a me, adesso. Prima lo avrei ignorato anch’io forse, invece ora ha il potere di cambiare le mie giornate. Quando il cielo è uggioso e i pensieri si incupiscono, lo vedo prendere la forma di un piccolo serpente. Oppure ne ammiro i riflessi come di un lungo boa disteso accanto alla grondaia. Sembra così indifferente alla pioggia, al freddo, a tutto. E questo in qualche modo mi consola. Quando poi le nubi si aprono, gli accade di assomigliare anche a un piccolo drago. Una volta mi è parso quasi una fenice. Spesso mi scopro a sorridere per la sua bellezza immodesta. Sfacciata eppure giusta. Non è così che dovremmo vivere, forse?
Le persone dicono che potrei guarire se lo volessi. Avere la vita che loro chiamano normale. A volte ci penso, certi giorni ci provo. Il fatto è però che c’è uno spirito sul tetto. L’ho visto, lo conosco ormai. E forse gli voglio bene. Quando esco, mi trovo a cercarlo tra i rami degli alberi nei viali. Mi sembra sia tra i fili del tram in centro. Ammicca tra le pieghe di una gonna, sul vetro si un orologio. Mi fa nascere dentro una nostalgia senza confine e di colpo non desidero che poter tornare nel silenzio a contemplarlo. Perdermi nella sua eterna mancanza di espressione. Sorprendermi delle forme in cui si muta. Dovete capire, io non critico la vita altrui. Forse per voi va bene stare nel chiasso, muovervi tanto. Non voglio suggerirvi di stare come me a spiare alla finestra qualcosa che forse nessun altro vede. Vi sembrerebbe assurdo. Vi annoiereste, credo. Eppure io non voglio smettere. Ora che ho lo spirito sul tetto, non lo voglio scordare. Quando esco per comperare il pane, dopo un attimo ho già voglia di tornare. Quando sono nella stanza, il mio sguardo gravita invariabilmente alla finestra. E se mi telefona un amico, gli parlo accanto al vetro: ascoltando me, chissà come, ho la speranza lo possa prima o poi intravedere. Spero che lo sognerà forse. Dicono che sono malato, ma la realtà è che da quando è apparso la vita ha preso un’altra prospettiva. Non so spiegare quale, del resto non voglio convincere nessuno. Tuttavia, forse la preferisco.
Mi domando a volte se su altri tetti, in altre forme, ci siano questo stesso o altri spiriti a lui affini. Gatti semi-trasparenti al sole, scoiattoli dai colori irreali, chimere. Chissà che anche altrove non abbiano occhi meravigliati quanto i miei a fissarli. Chissà che altre vite abbiano voltato in questo strano verso che ora domina la mia. E forse ad alcuni, come a me, non sembra di essere ammalati. Nonostante quel che si dica, anche se non son creduti. E quando gli dicono di smettere, li immagino rispondere come anch’io faccio: no, grazie. Ormai, ho visto lo spirito sul tetto.
_______
Immagine by Craiyon.com
Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Vi è molto più di quanto appaia qui dentro: un multiverso di significati, uno per ogni lettore o lettrice.
Un testo pieno di immagini nitide ed evocative, che si legge tutto d’un fiato.
Davvero bello!
Molto bello questo quadro, intenso e magico come una visione onirica. Una descrizione elegante, scorrevole e semplice nella sua profondità. Mi è piaciuto molto. E per me la descrizione dello spirito è perfetta. Né lunga, né corta. Per me.
“Chissà che anche altrove non abbiano occhi meravigliati quanto i miei a fissarli.”
Un testo tanto gradevole e leggero, piacevole nella lettura, quanto profondo e colmo di stupore. Quello stupore che i tuoi occhi provano quando si rivolgono fuori da quella finestra, quasi magica. Mi viene da dire, una piccola e preziosa lezione su come imparare a guardare. Davvero molto bello.
Grazie di cuore! A rileggerci presto
Piacevolissima lettura! Anzi: letture… E ogni volta scopro dettagli nuovi. Lo spirito sul tetto è la proiezione come meccanismo di difesa?
Molto bello!
Ciao Antonio, grazie mille per il tuo prezioso commento. Ad ogni lettore (e ad ogni lettura) la propria interpretazione… lo spirito sul tetto è una cosa diversa per ognuno e per ogni occasione. Per parte mia, posso dirti che cosa è per me che ne ho scritto: uno spirito che sta sul tetto della casa di fronte. Ti abbraccio! Grazie ancora.
Che bella sorpresa quando, come in questo piccolo testo, leggo ciò che vorrei leggere. Scrivere è una complessa alchimia, e se non è così ci troviamo di fronte a un falso: artifizi per esibire ego o ideologie, o fatti di cronaca che vorrebbero assurgere a narrativa.
Qui gli elementi sono magicamente amalgamati e l’indizio supremo è sempre uno: ecco, lo spirito lo vedo anch’io. Ora sta sbirciando sul mio telefonino, seduto in treno accanto a me, con un sorriso un po’ sornione nello scoprirsi tanto celebre, suo malgrado.
Visionario, uno spunto visionario eppure intimo. Il fuori diventa dentro, il dentro dilaga fuori. Miracolo che solo ai più ispirati accade. Inevitabile l’accostamento alla follia, quella “nobile” che celebriamo ma resta lassù, nelle nubi vaporose.
Particolarmente penetrante la descrizione della “bellezza sfacciata eppure giusta ”. Sì, rispondo io. È così che potremmo vivere. Uso “potremmo” poiché la consapevolezza è già uno step superiore.
Che dire poi della forma: magistrale. Ritmo calibrato, scelta del registro appropriato, elegante nella sua linearità… un bijou.
Se proprio dovessi sforzarmi per dire qualcosa di utile, ma proprio violentando me stesso perché qui siamo, a mio modo di vedere, prossimi al top, allora toglierei qualche riga sulla descrizione dello spirito, già ottimamente delineata. Si aumenterebbe forse l’intensità, già alta. È solo un ipotesi ma ripeto, gradimento massimo.
Chapeau.
Ciao caro, grazie infinite per tutti questi complimenti. Grazie, grazie, grazie. Dopo alcune riletture, anche io ho trovato delle piccole limature tecniche che in una seconda stesura probabilmente applicherò. Faccio tesoro dei tuoi suggerimenti!