Un’overdose d’amore
L’altra notte, dopo i fantasmi di un incubo ricorrente, avevo gli occhi sbarrati nel buio della mia camera da letto, satura di ricordi laceranti. Mi sono alzata prima dell’alba, rintronata come un’ubriaca e con la bocca amara. A nulla è servito tutto lo zucchero, il miele e gli Oro Saiwa con la marmellata di fragole.
La colazione ha fatto salire il tasso di glicemia nel sangue, ma non è bastata per addolcirmi come avrei voluto.
Sono tornata a letto, svogliata, a seppellirmi sotto le coperte. Ho provato a leggere Il battito dei ricordi, di Vanessa Roggeri, la storia d’amore e di reincarnazione di due anime gemelle. E mi veniva da piangere.
Ho messo le cuffie per ascoltare OnlyTime di Enya, musica soft, per calmare la mente, ma le manopole del volume non funzionavano. Quando ho la luna di traverso tutto va storto: il mio elettromagnetismo interferisce e fa andare in corto circuito anche gli oggetti che manipolo.
Più tardi sono stata costretta a uscire. Il dovere chiama puntualmente, anche quando, nel mio rifugio, cominciavo a stare un po’ meglio e avrei preferito sotterrarmi lì a vita.
Dopo aver svolto, con poco entusiasmo, il mio compito quotidiano di figlia/badante, ho rivisto lui. E sono crollata in un lungo pianto a singhiozzi, perché l’amore è irrazionale, l’amore è cieco, l’amore fa bene e fa male. L’amore fa miracoli. L’amore cura il corpo e l’anima. L’amore può essere tossico.
È stato un pianto liberatorio, ma non del tutto. A casa ho aperto il frigo: sulla parete posteriore scorrevano rivoli con stille di ghiaccio che parevano le mie lacrime cristallizzate.
Ho buttato via il mezzo limone ammuffito, l’insalata moscia e un pezzo di formaggio pecorino poco invitante che puzzava di rancido.
Più del cibo che non c’era, cercavo qualcosa da bere, per stordirmi un po’ e andare a dormire prima di sera.
L’unica bevanda era una bottiglia di birra P. Zero. Zero alcool, solo fredda a tal punto da raggelare ancora di più il sangue che scorre nelle mie vene, fino al cuore intirizzito.
Di farmaci sedativi ne avevo usato una volta sola, quando avevo diciotto anni e dovevo sostenere l’esame di maturità. Il mio medico mi aveva prescritto un ansiolitico blando: poche gocce per pochi giorni. Crescendo la mia avversione per certi farmaci è cresciuta con me. In quel momento, però, se qualcuno me li avesse porti, avrei detto grazie, e ‘fanculo ai buoni principi.
L’unica terapia che avrebbe potuto giovarmi, senza effetti collaterali, sarebbe stato un fine settimana alle terme di Santa Maria Acquas. Le mani esperte delle terapiste, il calore dell’acqua termale nelle vasche, l’accoglienza, la gentilezza dei camerieri e il verde del parco, che tante volte mi avevano rigenerato, avrebbero spazzato via la negatività dalla mia mente, dal mio corpo fisico e dal mio corpo eterico.
Ma il piacere e il benessere garantito dallo stabilimento termale di Sardara, a poche decine di chilometri da casa, ha un costo che una donna come me, con un grosso fardello di spese sulle spalle, al momento non può sostenere.
Più volte ho avuto la tentazione di chiamare Cri’, la dottoressa Rubiu, psicologa, che ha lo studio nel mio palazzo. Sono tanti i motivi che mi trattengono dal farlo, nonostante la stima e la fiducia che nutro in lei. Ogni volta, quando ci incontriamo nell’atrio, già mi conforta con l’abbraccio di un saluto e con il suo sorriso.
Dovrei fare qualcosa di molto efficace, a costo zero.
Invidio le donne che riescono a sfogarsi gettandosi a capofitto nelle pulizie di casa. Spolverare, strofinare, lucidare, smuovere mobili e soprammobili, stravolgere tutto per mettere ordine nei propri pensieri, per scaricare tutte le tensioni accumulate e scacciare il malumore. Sarebbe un toccasana, per me e anche per la mia casa, ma per ora, anche tirar fuori l’aspirapolvere dal ripostiglio mi sembra un’impresa titanica.
Quando il cellulare inizia a squillare, mi precipito all’istante, per controllare. Uno dei soliti call center poco graditi e tutt’altro che consolatori, che scocciano a tutte le ore. Vedo poi, tra le news, lo spot pubblicitario dell’ultimo film interpretato, tra i vari attori, anche da Vanessa Scalera. La stessa attrice della straordinaria Imma Tataranni Sostituto Procuratore.
Mi cambio in un baleno ed esco. Il titolo del film: Il dio dell’amore, un po’ mi ispira e un po’ mi fa pensare che potrebbe essere troppo sdolcinato, poco credibile, come una favoletta per bambini, e quindi poco adatto al mio bisogno di evasione.
Davanti al grande schermo mi sembra di essere lì, in mezzo alle rovine dell’antica Roma. Parla l’attore – Francesco Colella – che interpreta il poeta Publio Ovidio Nasone, un po’ spaesato nell’attuale Città Eterna, tanto diversa da quella in cui visse.
“Il dio dell’amore fa dei giri lunghi, tortuosi, a volte incomprensibili. È incredibile. (…) L’amore passa, va sempre avanti, di persona in persona. Ci attraversa tutti, in una continua metamorfosi.”
Le storie che si sviluppano nel film, si intrecciano e si chiudono in un cerchio, sono tante e sono tutte avvincenti, dall’amore di uno scolaro per la sua maestra, alla cardiochirurga per un’altra donna, reduce da una delusione d’amore.
Dice Ester, la dottoressa, psicoterapeuta, al suo cliente stalker: “Mancano a tutti le stesse cose. Siamo tutti fragili”.
Esco dalla sala rincuorata, con una bella sensazione. Avrei voglia di credere di nuovo nell’amore, nell’amore sano, vero, sincero. So che sarebbe soltanto un’ennesima illusione, ma i sogni e le illusioni sono nutrimento che ci aiuta a vivere.
Questo film, di Francesco Lagi, attualmente nelle sale, è un’overdose d’amore che fa bene al cuore. Ve lo consiglio.
Un bel racconto, M. Luisa. Siamo tutti fragili “perché siam tutti uguali/siamo cattivi e buoni/ e abbiam gli stessi mali/ siamo vigliacchi e fieri/ saggi, falsi, sinceri…” e così via. Grazie anche per il suggerimento cinematografico.
““Mancano a tutti le stesse cose. Siamo tutti fragili”.”
❤️ quanta verità
Ester, la psicoterapeuta che lo dice, (Vanessa Scalera), ammette di essere molto fragile anche lei.
Io credo che riconoscere e ammettere le nostre fragilità ci consenta di diventare piú forti.
Grazie Corrado.
Ciao M.Luisa,
Accetto il consiglio e forse andrò a guardarlo con mia moglie, probabilmente piacerà più a lei che a me 🙂
Il tuo racconto descrive con estremo realismo un momento buio che chiunque di noi ha vissuto o prima o poi vivrà… è così.
Ma come racconti tu, quasi sempre, per chi lo sa cogliere, c’è un aiuto. Una mano tesa che ti riporta in superfice e ti consente di riprendere a respirare.
Del tuo racconto mi rimane l’ottimismo. Dopo il buio arriva la luce.
Un caro saluto
P.
Ciao Pasquale, ti assicuro che il film, o certe scene del film, possono piacere anche a un pubblico maschile poco romantico, soprattutto per le scenografie suggestive e per le narrazioni poetiche e filosofiche di Publio Ovidio Nasone, oltre alla bravura degli attori.
Sul mio modo di raccontare sto provando a vedere lo yin e lo yang, per cercare di comunicarlo, nella speranza (spero di non apparire presuntuosa), che possa servire non solo a me stessa, ma anche a qualcun altro.
Grazie Pasquale.
” E sono crollata in un lungo pianto a singhiozzi, perché l’amore è irrazionale, l’amore è cieco, l’amore fa bene e fa male. L’amore fa miracoli. L’amore cura il corpo e l’anima. L’amore può essere tossico.”
Forse mi sbaglio, ma in questo passaggio, ma un pò in tutto il racconto, ho sentito una parte di te nuova che sta venendo fuori. Un graffio, un piglio, un qualcosa che è figlio del dolore, ma anche della voglia di riscatto, e di vita.
Un’ altra grande illusione, dopo quella di essere felici grazie all’ amore (quello sentimentale, intendo, e non quello universale incondizionato, verso ogni genere di creatura vivente), é l’ illusione dell’ aspirante scrittore o dello scrittore esordiente. E quindi stamattina, mentre scrivevo di getto questo racconto simil-vero, pensavo: ogni crisi é un’ opportunità. E magari questo periodo diventerà materia fertile per i miei racconti. E diventeró una scrittrice convinta che convince i lettori.
Ma chi inizia a scrivere con qualche ambizione, così come chi inizia ad innamorarsi di qualcuno, dovrebbe prepararsi anche a soffrire. 😉
Che bello Luisa, mi arrivi opportuna come l’acqua buona in cima alla salita (cit. Francesco Gabbani)
Mi sto ritrovando il titolo di questo film dappertutto, in questi giorni. Non è proprio il mio genere. Troppo amore non farà male a chi mica ci crede più di tanto? E poi, mi conosco, so già che se vado a vederlo, esco e mi innamoro del primo che passa ( sempre e rigorosamente a sua insaputa, ovvio).
Però mi hai convinta! Lo voglio vedere!
C’era giusto @cristiana che prima in chat ci voleva abbracciare tutti, mi è venuta voglia di abbracciarvi ancora di più ❤️
Sei meravigliosa come sempre, anche nei commenti. Prima mi hai commosso citando il mio amato (a sua insaputa), Francesco Gabbani, poi, alla fine, mi hai fatto ridere.
Grazie per le tue parole. E vai a vedere il film, se non dovesse piacerti neanche un po’, quando ci vedremo a “Lucca città di carta” ti rimborso il biglietto.😉
Urca, veramente bello! Se ti dico “molto interessante” poi non sei contenta 🙂
Grazie Kenji. Se ti piace Roma vai a vedere il film.