Vaccini e risotti

Come consigliato da Cristiana parto col dialetto e sotto c’è la versione tradotta! Non siate pigri!!!


Ades te conto cosa m’è sucess l’altrodì… alora, me som alzà bonora per darme na lavada che ale nove g’avevo da nar al’ambulatori a far el vacino per sto cazo de Covid che el scominzia a stufar…, dopo eserme lavà e sugà me som mes su el cafè, entant me som fat en zigheret, che t’el sai che mi me le fago col tabac e i filtrini per sparmiar do euri. Bem, vegn su el cafè e desigual togo la boza dela grapa, e m’è vegnù el pensier: “Me farala mal? … se ciava l’è 50 ani ch’el bevo con en goz de sgnapa smeterò miga ades che som vecio!!!”

Me vesto meio che podo con quel che gò e ciapo su per nar a farme imunizar, che bruta roba!

Arivo li e i me da en numer, el 22! Vara che bel, el zughevo coi cavai e ogni tant el me deva sodisfaziom… che sia en segnal che porta bem?

Comunque i è stai bravi: i ma ciamà en freta e no ho sentù gnanca en po de mal, ho saludà e g’ho anca struca l’ocio a l’infermiera, na bela popa dele nose che me parleva en dialet.

Sentivo za l’effetto dela medizina!

Me godevo el sol e me pareva d’eser bocia che quando che vegniva primavera stevo li a rostirme per sugar su el fret de l’inverno.

Per strada m’è vegnù voia de farme per disnar en riso col vim bianc, l’è quei sfizi che ogni tant me concedo,

se no l’è sempre na pasta suta col ragù Star o col buro. Som na ala Coop vizim a casa, che i me conose e i me vol bem,

ho compra el riso, el Carnaroli che el costa en po de pu ma el rende meio e po som na a sceglier el vim bianc, osti quanti ghe n’è!!!

Me fido de questo dai, l’è en Pinot grigio fat a Volam da zent che ho sentì ancora a nominar.

Na volta a casa scominzio a taiar su zigole, le fago frizer fin che le deventa zalde e po buto zo el riso, entant meto

su el brodo che el ghe se vol per coserlo e per ensaorirlo, el miscio fin che el scominzia a gratar el font de la padela e alor el nego con en bel bicer de vim bianc… senti che bom profumo!!!

Ades ariva la parte pu noiosa ma che te podi, se te g’hai el spirit giust, meterla sul filosofico e alora,

ogni volta che te ghe meti brodo e che tel misci, te te bevi en goz de bianco, te vederai che cambia tut!!! Ghe tanti che el brodo i ghe lo mete tut ensieme,

no ste farlo! En goz ala volta e misciar bem, sol così te fai en riso che nessun pol dirte niente! Va bem, erem restai al filosofico… si perché se ogni volta

che te meti brodo te bevi en goz ala fim deventa n’esperienza mistica. Me perdo en ciacere, scuseme valà. Quando tel tasti e te par che el sia cot te smorzi el foc, te ghe meti en po de buro e tel svoltoli per en minut, te ghe zonti en bel po de grana e te tel gusti. Tut qua.

Ala fim, en la me panza ghè n’eto e mez de riso e na boza de bianco… no l’è proprio en riso en bianco ma a mi el me fa bem!

Comunque sia n’ho magnà na tesa e entant che vardo el tg3 me endromenzo: sarà el vim bianc, el riso o l’Astra Zeneca taco a far sogni come no m’è mai sucess!

Me rivedo popo co i me compagnoti, a zugar al balom o a sconderse, a robar ravanei nei orti e magnarli ancor sporchi de tera, che sarem stai roversi che se li feva to mama conzai i te feva anca schifo, me som rivist le compagnote che veniva al “maggio” con noi, che se le te feva en soriso te restevi ros per na setimana… che sogni che ho fat… l’è sta en dispiazer svegliarse e capir che l’era sol ricordi che el zervel, per so cont, el ma mes nei oci, ma l’è sta bel!!!

Nei di dopo me som rifat el riso col stes vim e la stesa riceta ma no ghè sta vers, quei sogni li no i ho pu rifati e alor no pol eser sta che el misciot del pinot grigio co l’Astra Zeneca… 

No vedo l’ora de far el richiamo!!!

Adesso ti racconto cosa mi è successo l’altro ieri… allora, mi sono alzato presto per darmi una lavata che alle nove dovevo essere all’ambulatorio a fare il vaccino per questo cazzo di Covid che comincia a stufare. Dopo essermi lavato ed asciugato ho messo sul gas il caffè e intanto mi sono fatto una sigaretta, che lo sai che me le faccio col tabacco e i filtrini per risparmiare qualche euro. Bene, mentre il caffè viene su prendo la bottiglia della grappa e mi viene da pensare:

“Mi farà male?… Si fotta! Sono cinquant’anni che lo bevo con un goccio di grappa, non smetterò certo adesso che sono vecchio!!!”

Mi vesto meglio che posso con quello che ho e mi accingo ad andare a farmi immunizzare, che brutta cosa! Arrivo lì e mi danno un numero: il 22! Ma guarda che bello, lo giocavo coi cavalli e, ogni tanto, mi dava soddisfazione… che sia un segnale di buon auspicio? Comunque sono stati bravi: mi hanno chiamato velocemente e non ho sentito neanche un po’ di male, ho salutato e ho anche strizzato l’occhio all’infermiera, una bella ragazza delle nostre che mi parlava in dialetto.

Sentivo già l’effetto della medicina!

Mi godevo il sole e mi sembrava di essere bambino quando veniva primavera e restavo li ad arrostirmi per asciugare il freddo dell’inverno.

Per strada mi è venuta voglia di farmi, per pranzo, un risotto col vino bianco: è uno sfizio che ogni tanto mi concedo, altrimenti è sempre pasta asciutta col ragù Star o con il burro.

Sono andato alla Cooperativa vicino a casa, che mi conoscono e mi vogliono bene, ho acquistato il riso, il Carnaroli che costa un po’ di più ma rende meglio e dopo ho scelto il vino bianco: “Ostia, quanti ce ne sono!!!”Mi fido di questo dai, è un Pinot grigio fatto a Volano da gente che ho sentito ancora nominare.”

Arrivato a casa comincio a tagliare le cipolle, le soffriggo finché diventano gialle e poi ci metto il riso, nel frattempo metto sul fuoco il brodo che è necessario per cuocerlo e dargli sapore, mescolo il riso fino a quando comincia a grattare sul fondo della pentola e solo allora lo annego con un bel bicchiere di vino bianco… “senti che buon profumo!”

Ora arriva la parte più noiosa ma che puoi, con lo spirito giusto, metterla sul filosofico e allora, ogni volta che metti un goccio di brodo e mescoli, bevi un goccio di bianco, vedrai che cambia tutto!!! Ci sono tanti che il brodo lo mettono tutto all’inizio, non farlo! Un po’ alla volta e mescolare bene, solo cos’ puoi fare un riso che nessuno può discutere!

Va bene, eravamo rimasti al filosofico… si perché se ogni volta che metti brodo ne bevi un goccio alla fine diventa un’esperienza mistica!

Mi perdo in chiacchiere, scusatemi!

Quando lo assaggi e ti sembra che sia cotto spegni il fuoco,

ci metti un po’ di burro e lo mescoli per un minuto, aggiungi un bel po’ di grana e te lo gusti. Tutto qua.

Alla fine, nel mio stomaco c’è un etto e mezzo di riso e una bottiglia di bianco… non è proprio un riso in bianco ma a me fa bene!

Comunque sia ne ho mangiato in abbondanza e mentre guardo il tg3 mi addormento: sarà il vino bianco, il riso o l’Astra Zeneca faccio sogni come non mi è mai successo: mi rivedo bambino con i miei amichetti a giocare a calcio o a nascondino, a rubare rapanelli negli orti e mangiarli ancora sporchi di terra che, strani come eravamo, quando li faceva tua madre conditi ti facevano anche schifo. Mi sono rivisto le amichette che venivano al “maggio” che se ti sorridevano restavi rosso per una settimana.

Che sogni ho fatto! È stato un dispiacere svegliarsi e capire che erano solo ricordi che il cervello, per conto suo, mi ha messo negli occhi. Ma è stato bello!!!

Nei giorni seguenti ho rifatto il risotto con lo stesso vino e la stessa ricetta ma non c’è stato verso: quei sogni non li ho più rifatti e allora non può che essere stato il miscuglio tra Pinot grigio e Astra Zeneca…

“Non vedo l’ora di fare il richiamo!!!”

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Discussioni

  1. so già che non ci riuscirò mai, perché in cucina sono un’incapace, però è come se avessi gustato il tuo, soprattutto in dialetto. Non sapevo che i vaccini facessero sognare, ma si impara sempre qualcosa. In effetti, durante il Covid, una mia amica è ingrassata di dieci chili. Ma io non corro questo rischio. Grazie, Giuseppe.

  2. Ecco perché non cucino mai con il vino, anche quando la ricetta lo prevedere… Si va sul filosofico poi 😀
    Mi sono costretto a leggere con l’intento di tradurre, non è difficile. Noto più che altro che il modo di parlare si distingue.

      1. P.s: Mi spiace per tuo cognato.Si nella nostra valle è stato un disastro.Pensa che ho una cugina che dopo i vaccini ha preso la SLA. Dopo dirti quanto centri non lo so, ma anche un amico medico mi ha confermato che certe malattie diciamo rare hanno avuto un netto incremento.Buona serata

  3. Buono, ma alla fine invece che mangiarlo subito questo risotto, ci facciamo delle polpette a forma di vulcano, le riempiamo con dell’ottima carne a straccetti, le impariamo e le friggiamo per bene?
    Grazie Giuseppe! Una ricetta splendida farcita di buon umore e tanta ironia.
    E scusa se, per scherzare, ogni tanto provo un po’ di dialetto de sü, mischiando il mio ticinese stentato con altri dialetti ben diversi. È che dopo più di quarant’anni, sai, la memoria si perde… 😅

    1. Giancarlo, tipo arancini? Non male come idea! Comunque te la cavi anche bene col veneto ma mi fa ridere la pronuncia! Si perché ho letto le tue frasi con quella che immagino essere la tua inflessione sicula ed è stato divertente. Poi magari l’inflessione non ce l’hai ma sarebbe un peccato. Qua c’è una frase che gira e che dice: “Veccio son trent’anni che son qua a Trento e me ciamano ancora teron! Come mai?” Pensa che per via del cognome ogni tanto gli amici me la dedicano.

      1. Il mio accento è ormai un curioso misto di comasco, ticinese e sprazzi di meneghino abbondantemente e definitivamente affogati nel catanese (il “siciliano” non esiste!). Ma se qualcuno vicino a me parla lariano mi esce di nuovo il selvaggio, e mi tramuto in cavernicolo delle valli, anzi, del chiasso. Sono una specie di Razzi: amico mio, io quanto ero in Sfizzera…

    1. Si “disnar” per pranzo è una parola molto dolce e, qua, molto usata: nessuno dice vado a pranzo ma “vago a disnar”. Deriva da “desinare” che ormai, in italiano, non si usa quasi più

  4. Giuseppe mi hai fatta morire dal ridere! 🙂 🙂 🙂
    Mi sono divertita cercando di leggere ad alta voce e mi sembravo tanto gli amici dei miei che sono di Santorso Vicenza. Mamma mia che fatica!

    1. In effetti ha molta somiglianza col veneto vicentino. Schio e Valdagno sono a un tiro di schioppo da Rovereto e la reciproca contaminazione si nota facilmente. Felice di averti fatto ridere! Un abbraccio!

  5. Ottima idea, anteporre il dialetto all’Italiano. Come all’Opera, ascolti e poi con calma ti rileggi il libretto e assapori con calma tutti i gusti della ricetta che propone Giuseppe: come tutti i racconti fa sognare e non solo. In questo caso, in questo solo caso, se sei abbastanza abile il sogno lo puoi anche ripetere. Magari con il Vialone perché qui a Syros il Carnaroli non lo trovo. Grazie Giuseppe.