Valerie e la zingara

Serie: Male vite


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il boss e il suo aguzzino continuano indisturbati a dettare le loro malavitose condizioni.

Il salotto è all’inizio del corridoio, vicino alla porta d’ingresso. In casa  non ci sono altri clienti, perché quando c’è lui non ci deve essere nessun altro.

«Com’era la ragazza?» gli chiede Valerie mentre lui sorseggia il liquore, tra  un tiro di sigaretta e l’altro, nella zona dove la lampada a stelo crea una penombra.

«Bella e soda, come piace a me!» conferma, allungandosi a prendere il pacco dal tavolo davanti al divano.

«Hai notizie di Lucia?» le chiede, mentre lo scarta.

«No, non ne ho» risponde, cercando di non farsi tradire dal proprio imbarazzo.

Lui si sporge verso di lei, mostrando un’ immagine: «Guarda qua, che bella foto scattata sabato scorso: tu e lei insieme!» 

Valerie trasale, mentre lui la aggredisce con due manrovesci. «Questo è solo un acconto!» le anticipa, dopo essersi accomodato sulla poltrona. 

Valerie si  accascia su un lato del divano. Dolore e paura le addentano il respiro. «Non volevo mentire, ma non ho avuto scelta»  si giustifica con la voce tremante.

«Le scelte  si pagano!» sentenzia  il boss.

«Lucia è mia sorella» confessa, mordendosi le labbra per averlo detto.

«Lo so, ma gli affari  se ne fottono delle parentele» commenta.  «Che bella ragazza Lucia; peccato che lo sarà ancora per poco!» aggiunge.

«Cosa significa?» chiede preoccupata.

«Secondo te, le sta peggio uno sfregio sulla guancia sinistra o su  quella destra?»

«Ti prego, no!» lo implora, inginocchiandosi ai suoi piedi.

«Che figura ci faccio se non lo faccio, eh?» le grida, abbrancando  i capelli per tirarle su la testa. «Tutti sanno che io non perdono  chi mi manca di rispetto e  quella puttana di tua sorella lo ha fatto,  scappando senza il mio permesso! E chi sgarra paga!» le sibila in faccia con rabbia.

«Cosa vuoi per lasciarla in pace?» lo supplica.

«Per lei è troppo tardi!» Guarda l’orologio. «A quest’ora ha già pagato.»

«Dio mio, no!» singhiozza lei, rannicchiandosi a terra.

«Ma devi pagare anche tu: potrei renderti fisicamente inutile e lasciarti in mezzo alla strada come una pezzente, ma mi servi qui. Però, mi devi dare qualcosa in cambio per compensare quello che ho perduto dalle mancate prestazioni di tua sorella, se non vuoi fare una brutta fine!» 

Per quanto si senta pervasa dall’odio verso  quell’uomo,  Valerie è consapevole che la propria  sopravvivenza dipende da lui.

«Cosa vuoi da me?» sussurra, alzandosi con le gambe che a fatica la reggono.

Il boss sorride beffardo: «Mi hanno detto che ti sei fatta il villino al mare…» insinua.

Valerie capisce e tace rassegnata, mentre lui estrae dal pacco una collana di pietre preziose. «È per il compleanno di mia figlia. Ti piace?» le chiede.

«È bella»  risponde.

Le notti sono lunghe quando  crolli dal sonno, ti addormenti e dopo qualche minuto sei di nuovo sveglio e non riesci più a dormire. Al mattino sei uno straccio che non riesce a stare in piedi come dovrebbe, ma ti devi alzare perché il lavoro ti chiama. 

Per raggiungere la bottega, Giuseppe si serve della metro. La stazione è a pochi passi da casa e una delle fermate è vicina alla bottega. Il tragitto è breve, ma zeppo delle parole rumorose dei viaggiatori, tra cui qualche lattante con il mal di pancia e un gruppo – che non manca mai – di vociosi studenti. 

Sugli scalini di gomma nera, che portano al piano zero della piazza, c’è sempre una persona che mendica, costringendo le scarpe a cambiare direzione e qualche commento malevolo a finirgli addosso. In superficie, dalla grande fontana a forma  circolare l’acqua zampilla con meno energia del solito, mentre sui bordi di pietra liscia i piccioni siedono, scrutando i passanti nella speranza che  diano loro qualcosa da beccare già di primo mattino.

Non c’è ancora lo smog pesante del giorno in corso, ma quello leggero del precedente: l’aria sembra quasi fresca e un toccasana per i polmoni, ma lo sarà ancora per poco. La zingara, con la sua gonna lunga a balze colorata di arcobaleno, è ferma all’angolo della strada. Legge la mano per pochi spiccioli e, anche se non vuoi, insiste per farlo, come avesse la missione di rivelarti il futuro, sicché tu possa esserne lieto o prepararti alle sue pene. Giuseppe la scansa e la supera, ma lei lo segue e lo insegue, finché lui non si ferma.

«Hai una bella mano» gli dice, seguendo con un dito le righe del palmo. Giuseppe l’ascolta: l’amore va bene, ma subirà un’impennata di passione; il lavoro andrà sempre meglio e  la famiglia non avrà problemi di salute.  Paga il consulto con una banconota da cinque, chiedendosi se sia la sua mano a essere bugiarda  o la zingara a mentire per compassione. Né l’una né l’altra,  pensa, poiché il futuro non si lascia predire,  per non dare a chicchessia la possibilità di cambiarlo.

Continua...

Serie: Male vite


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