Vattene, Bellezza. Vattene

Cosa sei, Bellezza?

Somma di ogni desiderio, agognato traguardo, che però poi come l’orizzonte t’allontani, ad ogni passo: un po’ più in là, in là, in là.

E qui ci lasci a vagabondare, tra tutto il Remoto e l’Abbandonato che troviamo a questo mondo.

Dove sei, Bellezza?

Esisti davvero come ti pensiamo, sogniamo, propiniamo al mondo?

Perché siamo noi i tuoi creatori: Noi, effimeri, deboli, mortali, finiti.

Ma tu, Bellezza, tu rimani eterna, universale, immutabile, eppure cambi, ti volgi, svolgi davanti ai nostri occhi e nella nostra testa, che scura e sempre più affaticata tenta, povera lei, tenta di tenere il passo. Dei tuoi sobbalzi, sbalzi d’umore, di morale, capricci di una dea che ha già tutto.

E noi non abbiamo nulla, se non il sogno di te, come i romantici dell’Amore.

Un altro fantasma che corre, vola, quando noi non possiamo fare altro, sappiamo fare altro, che strisciare nel fango e nella merda.

Oh, Bellezza, non lasciarci più qui a morire, soffocare, annegare.

Perché lo fai? Perché ci distruggi così?

Rendendoci mortali, ancora di più; schiavi, ancora di più; umani, grotteschi, animali, cercando di inseguirti, di seguirti, di raggiungerti, per poi essere invece mangiati, a tocchi, dai pescecani.

Vattene Bellezza, vattene, e porta con te la nostra miseria, le nostre membra marce e stanche dal tanto correrti dietro, tra la puzza dei vicoli bui, le risate umide dei folli, le iridi viscide dei malati.

Porta via i nostri corpi morti: il tuo nome che segna stomaci deformati, pelle tirata sopra scheletri ancora caldi.

Porta via le nostre lacrime, versate guardandoci, pensandoti.

Porta via le nostre ossa, in rilievo sotto carne come muco, sopra organi come spugne.

Dacci la libertà di essere, di vivere, di respirare, di mordere.

Senza doverci uccidere, senza dovervi mentire sulla nostra felicità.

Ridacci la leggerezza della danza, dei baci, delle risate, senza che le tue zanne ci lacerino se mai non riuscissimo ad essere, come sempre proviamo, per te.

Vattene, Bellezza. Vattene. 

Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Fanni, mi è piaciuto. Una bella riflessione dai ritmi e gli accenti Leopardiani (in certe parti mi fanno riecheggiare il Canto Notturno), congratulazioni.

  2. Ciao Fanni, molto molto molto bello!
    Se posso dire, a mio parere, sembra, in molti punti, una poesia, parole scritte in prosa, senza essere melensa.
    Ha attaccato il mio occhio la tua immagine di copertina, che ti chiedo, come mai hai messo quella?
    Ancora complimenti!

    1. Ciao Beatrice, quando l’ho scritta la prima volta mi è “uscita” con il ritmo della poesie, e le sue pause.
      Grazie di averla apprezzata.
      Per quanto riguarda l’immagine, l’ho scattata in un momento armonioso della mia vita, che ancora oggi non voglio dimenticare… e nel quale voglio sempre cercare di ritornare, riflettermi.