Venùsia

Sull’altare di pietra c’era una statua, dagli occhi profondissimi e la ruota e lance di luce intorno al capo. Era bianca di un marmo increspato nella ruvida veste fino ai piedi, grondava silenzio sopra a centinaia di lumi accesi davanti le ombre di spade, bambole e bastoni: tutti i pegni dei moribondi e dei peccatori stavano ai piedi dell’altare, in mezzo ai fumi dolcissimi di incensi venuti da tutto il mondo nella sua grotta a chiedere l’assoluzione.

Uomini e donne s’inginocchiavano sulle spine delle rose portate dai bambini, mentre file intere di persone pregavano le litanie nella cantilena delle orazioni sempre uguali, ricominciavano da capo e sgranavano le corone che portavano intorno al collo, fra le mani, sublimando i pensieri nell’adorazione e nella speranza di un miracolo.

Una giovanissima piangeva il suo turno sotto i piedi dell’altare, perdeva il fiato e lo sguardo mentre cadeva in estati e vedeva quello che Lei aveva scelto di mostrarle.

Qualcuno racconta di apparizioni, appena fuori e intorno della grotta, della luminosa Venùsia vista da tutti, da qualcuno, in vero o in sogno. Il profumo di fiori, le campane che si sentono suonare in lontananza quando la sagoma di luce contorce il mondo col miracolo; l’epifania sconvolge l’anima e rapisce la ragione, prende il cuore di ogni cieco e sordo, lo brucia nelle sue mani e lo restituisce mondato di ogni pena.

Fugge ogni logica col perdono, sottraendo le ossessioni, la colpa, il Proteo chiassoso della fantasticheria: chi torna a casa restituisce il pensiero a Lei, ne lascia un pezzo nella grotta, che è promessa di devozione e di ritorno.

La conoscenza degli anziani resta muta, anzi si fa preghiera mutilata di orgoglio, purissima: sono loro a intrecciare corone di fiori che mettono sulla testa della statua; nere a mezzanotte, bianche all’alba e rosse al mattino. Uno di loro ha fuso tutto il suo oro per farne il cerchio di luce: per quel suo gesto ancora gli concede delle grazie.

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Discussioni

  1. Attirato dal nome (per chi è negli “anta”, Venusia è la figlia di Rigel, sorella di Mizar.. ?), sono rimasto affascinato dall’atmosfera che hai creato. Non c’è un inizio o una fine in questo racconto, ha un qualcosa di onirico, ma allo stesso tempo potrebbe perfettamente reale in un altro tempo o in un altro luogo.

    1. Mi lascio portare da quel che mi regala una visione, e scrivo. Grazie del passaggio, e buon proseguimento.