LE VERITÀ’ PARALLELE

Serie: La mia ombra


Questa volta però, il mio sguardo, pareva essere distaccato dal mio corpo, come se si fosse elevato al di sopra di quest’ultimo. Mi sembrava infatti di poter osservare la mia figura dall’alto di quel buio cielo, come facente parte delle stelle stesse che lo costellavano.

Non intravedevo però, nonostante la mia posizione sopraelevata, la sagoma di quell’ombra, di quell’immagine oscura dal corpo esile e dalla carnagione pallida. Osservavo soltanto la mia persona camminare e camminare, lungo quella strada, tanto grande quanto deserta. Osservavo soltanto i miei passi muoversi su quel nudo e freddo asfalto, battenti con un’alternanza scandita, accrescevano in me, in maniera così triste e sottile, una sensazione di tremore e ansia.

Di fatto, il rumore dei miei passi, sembrava sempre più assomigliare allo stesso ticchettio d’un conto alla rovescia.

Sino all’udire di un rumore, che non ricordavo d’aver udito, sino ad osservare una luce, che non ricordavo di aver osservato.

Vidi d’un tratto il mio corpo finire contro quella grande vettura che passò su di esso così rapidamente, da permettermi a stento di intravederne il nero colore.

Con evidenza infatti, potevo soltanto scorgere, il mio corpo, lì… inerme e immobile a tal punto che pareva esser privo di vita.

<Cosa mi è successo realmente?>

urlai forte come raggiungere quella voce che sino ad allora sussurrava senza remore nella mia testa e che, da quella scena in poi, pareva non ritornare più.

<Rispondimi!>

Continuai così ad urlare, senza che nessuno m’udisse finché decisi di provare ad avvicinarmi maggiormente alla scena eppure… più cercavo di raggiungere quel corpo, disteso sul suolo, la cui ombra immobile giaceva assieme a lui, come tenendogli compagnia, e più sembravo camminare sui miei stessi passi, senza mai riuscire a muovermi dal punto in cui ero, non riuscendo così a scrollarmi di dosso, quel vincolo da spettatore, privo di forza e di espressione, nonostante fossi sempre io, la persona lì distesa.

L’unica cosa che potevo fare era osservare, osservare e continuare ad osservare.

Dopo qualche minuto, mentre ormai con fare arrendevole, stanziavo al di sopra di quella scena, potei osservare giungere sul luogo le prime voltanti seguite dall’ambulanza.

Da quest’ultima scese un uomo dal viso paffuto e con due baffi che gli cadevano al di sotto del naso. Lo riconobbi subito, era l’uomo dal vestito in bianco, soltanto che quella sera portava indosso un camice.

<Cosa significa tutto ciò?>

continuavo a chiedermi mentre osservavo quell’ambulanza allontanarsi sempre più da quel luogo ed iniziando ad inseguirla, senza mai però, riuscirmi ad avvicinare.

Potevo soltanto guardare dall’alto tutta quella scena. Nonostante fosse la mia vita, il mio corpo… io ero soltanto uno spettatore.

Serie: La mia ombra


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Discussioni

  1. “Potevo soltanto guardare dall’alto tutta quella scena. Nonostante fosse la mia vita, il mio corpo… io ero soltanto uno spettatore.”
    Cavoli…questo episodio…è un misto di angosce e tristezza. Arrivi alla fine e sembra che qualcosa ti sia stato privato..
    molto forte!

  2. Ciao Teobaldo. La mente mi aveva condotta nella giusta direzione, ma la storia ha comunque preso pieghe sconosciute che hanno fatto nascere, seppur malinconico, un sorriso.