Via cimitero segue numerazione

Serie: gutta cavat lapidem


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: leggi gli episodi precendenti

Cardo uscì nel mattino grigio, il freddo pungente di fine autunno gli mordeva le guance mentre scendeva gli scalini di pietra consumata della casa di Marghe. Il pick-up dello Spretato, un vecchio Land Rover verde scuro che aveva visto giorni migliori, era parcheggiato in cima alla strada. Cardo infilò la chiave nel quadro, sentendo il ruggito del motore che si accese al primo colpo; risalì le vie strette del centro fino all’imbocco di vicolo san Siro: da lì doveva proseguire a piedi; lo Spretato intanto aveva avvolto il corpo in una pesante coperta gettandolo dalla tromba delle scale. A quell’ora il palazzo era semivuoto, e d’altra parte nessuno si era preoccupato del trambusto e del colpo di pistola di poco prima in mansarda. Uscivano tutti presto per andare al lavoro, e l’unica a rimanere a casa era la vecchia padrona di casa, la signora Antamati, audiolesa. Si capiva sempre se era in casa dal volume della tv alzato in maniera spropositato; quella mattina, musichette e risate finte rimbombavano più del colpo sordo che fece il corpo sbattendo al suolo. Cardo lo caricò in spalla e lo infilò nel retro del Land.

Guidava con la tranquillità e la sicurezza che anni di commissioni simili gli avevano affinato, tagliando attraverso i vicoli stretti del borgo fino alla strada principale che saliva al Valico di Santa Cristina. Dopo qualche kilometro di Provinciale, si apriva un bivio sulla destra, Cardo scalò in seconda e voltò deciso, appoggiandosi allo schienale del Land mentre accelerava; la strada si era impennata di colpo, 15% diceva il cartello; l’asfalto era consumato e umido, buchi e pozzanghere, foglie secche e ricci caduti dai castagni accompagnavano il ritmo del viaggio. La radio, un modello piuttosto frusto, ancora con il lettore cd, mandava musica classica che Cardo nemmeno ascoltava. Lo Spretato era fissato con Debussy in particolare, e aveva preteso che anche Cardo si appassionasse al genere; Cardo ascoltava gli Offspring e i primi Green Day, in un certo senso anche quella era musica classica.

Il cielo sopra di lui era plumbeo, l’aria umida sembrava trattenere una pioggia che non voleva cadere. Cardo sbadigliava, non dormiva da quasi ventiquattro ore, ma ci aveva fatto l’abitudine, e poi i suoi pensieri erano concentrati sul compito, sulla statua vuota che lo attendeva: lo aveva fatto altre volte, tuttavia un senso di inquietudine non lo lasciava in pace. Quello Spirito figlio di puttana voleva ammazzare Marghe. Quello Spirito figlio di puttana lo aveva fatto prendendo le sue fattezze.

No, no, no, gli Spiriti sono un tema oscuro, come la lingua ungherese, hai presente? Non ci si capisce nulla, vero? Ecco, gli Spiriti per noi umani sono la stessa cosa, possiamo solo abbozzare, ipotizzare, cercare di capire come si comportano con l’intuizione.

Cardo sorrise mentre la voce di Ade gli suonava squillante nelle orecchie; quante volte aveva riascoltato quel nastro, era la registrazione di una conversazione fra loro due, anzi un monologo di Ade di un pomeriggio in cui in camera sua avrebbero dovuto preparare un compito in classe di Algebra.

Uno spirito può essere evocato, come fosse al telefono… poca roba. Uno spirito si può reincarnare, con la metempsicosi siamo tutti d’accordo, oppure può scegliersi un corpo diverso, un corpo morto per esempio, ma non si tratta di una gran scelta a meno che il morto non sia fresco; o si può impossessare del corpo di un vivo che deve però prima privare dello spirito che lo abita. Infine, ma è roba da spiriti di un certo livello, è possibile che lo spirito crei un doppelgänger, un doppio, della persona di cui vuole prendere il corpo. Queste ad oggi sono le informazioni più probabili sul comportamento degli spiriti. Siamo un po’ scarsi di fonti, però: molti di quelli che ne hanno parlato o scritto sono stati bruciati o peggio.

Cardo superò Prati Alti, il gruppuscolo di case che costituiva la frazione più lontana di Grailé, poi svoltò lunga una carrozzabile che scendeva tagliando per un tratto un bosco di castagni: via cimitero segue numerazione, diceva l’indicazione. Inutile, dato che lungo via cimitero non abitava più nessuno; una stalla che cadeva a pezzi e una vecchia osteria abbandonata con tanto di campo di bocce sul quale crescevano rampicanti. In fondo alla strada c’era il cancello chiuso del campo santo.

Il luogo era desolato, con le erbacce che si arrampicavano sulle vecchie tombe. Cardo girò intorno al muro e parcheggiò il pick-up vicino alla cappella principale che aveva un’entrata privata lungo il muro di cinta; scese, aprì il lucchetto con la chiave che aveva copiato anni prima, e si avvicinò alla statua che sapeva essere vuota. Era una statua imponente, di un angelo con le ali spiegate, il volto contratto in un’espressione di dolore e rimpianto. Cardo si chinò per aprire il compartimento segreto alla base della statua, il cuore che gli batteva forte per l’ansia. Fece scorrere la base, l’angelo ruotò su se stesso liberando uno stretto cunicolo che scendeva sotto terra.

Cardo estrasse il piccolo scrigno che lo Spretato aveva preparato e lo appoggiò con cura al suolo, aprendo lentamente il coperchio. Dentro, la polvere biancastra di ossa spezzate e macerie rituali sembrava pulsare leggermente alla luce del giorno.

Tornò al Land, sollevò la pesante coperta sotto la quale aveva nascosto il corpo ormai quasi del tutto annerito e lo trascinò dentro il cimitero. Lo mise supino con la faccia rivolta alla terra, gli sollevò il mento e poi con un gesto deciso afferrò con le mani le due mandibole spezzandole; lo mise con la bocca innaturalmente spalancata sopra il foro nella statua, prese un profondo respiro e iniziò a mormorare le parole antiche che gli erano state insegnate:

Exsilentia vinculis, invoco antiquam veritatem.

Per lumen occultum et umbram aeternae,

Ligetur hic spiritus in saxum frangibile,

Nec redeat ad lucem nisi vocatus.

Te obligo in tenebris perpetuis!

Per vires antiquas et sanguinem sigilli,

Nunc clauditur aeternum ad portam inferni.

Sileo! Restituo quietem ad somnum!

 

Ogni parola sembrava riecheggiare nel silenzio del cimitero, mentre le sue mani spingevano la statua dell’angelo lentamente alla sua posizione originaria. Si sollevò un refolo di vento tagliente, Cardo diede l’ultima spinta alla base della statua che decapitò il corpo in cui lo spirito era stato intrappolato e che prese subito a dissolversi in cenere. Un tuonò in lontananza rantolò, nuvole grigio scuro intrappolavano il fondovalle; Cardo rimase  in attesa, qualcosa non tornava.

Un rumore improvviso lo fece sussultare: si voltò di scatto, ma il cimitero era vuoto. Nulla si muoveva, nessuna presenza visibile. Eppure, Cardo sentiva un occhio invisibile su di lui.

Cardo tentò di calmarsi, ma quando posò la mano sullo scrigno per chiuderlo vide la statua dell’angelo spezzarsi in due; una scheggia lo colpì al mento facendolo finire sulla terra umida.

Ebbe l’impressione di sentire una voce gelida sussurragli qualche parola all’orecchio:

«Non era questo il tuo destino, Cardo.»

Poi però tutto venne coperto da un violento scroscio di pioggia.

Serie: gutta cavat lapidem


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni