Victor- la storia segreta del Dottor Frankenstein #1

Conoscete già la storia.

La scarica del fulmine.

Un genio folle.

Una creazione spaventosa.

Tutti voi ovviamente ricordate solo il mostro, ma a volte occorre osservare da più vicino, per comprendere.

A volte è il creatore il vero mostro.

Da quel che mi ricordo ho sempre lavorato in un circo.

I circhi amano considerarsi come una famiglia, ma naturalmente ogni circo ha il suo pagliaccio.

Nessuno mi chiamava per nome, mi chiamavano il gobbo o mostro, quando erano gentili, in verità non li odiavo per questo, è difficile riconoscere la crudeltà se non si conosce la gentilezza.

A parte questo avevo occhi solo per lei, era una funambola facente parte del circo ed era bellissima, aveva dei capelli neri che le ricadevano sul volto mentre faceva le piroette saltando per aria come un uccello leggiadro, come se avesse le ali.

Col viso sempre sorridente e con quell’aggiunta delle lentiggini che mi dava sempre alla testa, era perfetta ed io la amavo.

Quando non mi esibivo lavoravo come dottore della compagnia, ero affascinato dalle scienze mediche, in particolare dalla anatomia.

Volevo capire tutto, di quell’universo interno, che ci fa essere quello che siamo.

Il cervello, i polmoni, le ossa, i muscoli, il cuore.

Non so perché le scienze catturassero così tanto la mia immaginazione, penso mi aiutassero a sopportare.

“Mio Dio, pensi davvero di essere intelligente, vero? Eh? Un vero intellettuale.

É imbarazzante” disse uno del circo vedendomi su quei libri a studiare.

Poi, sentendo un rumore di uno scoppio di un fuoco d’artificio, mi diede un calcio urlandomi: “ehi, tocca a te ora!”

I fuochi continuavano ad essere lanciati all’infuori del circo, illuminando la zona per attirare l’attenzione, mentre una musica al suo interno si faceva sempre più forte.

Non potevo immaginare, che in una fredda sera londinese, avrei incontrato un uomo che mi avrebbe cambiato la mia vita, per sempre.

“Signore e signori, ammirate ora le meravigliose acrobazie del nostro uccello del celo! La magnifica Lorelain” Urlò il proprietario, mentre tutti stavano a guardare la graziosa donna saltare da una parte all’altra aggrappandosi a quei funamboli stretti e appesi in aria solo da due funi.

Io ero sugli spalti a vederla e, tra mille oh! Ah! Imiei occhi erano sorridenti e felici di vedere questo spettacolo.

Ma ecco che una di quelle funi si spezzò e Lorelain cadde a terra moribonda.

Corsi subito da lei chiamandola, mentre le persone che stavano guardando lo spettacolo urlando, correvano di qua e di là in cerca di un dottore.

“Non respira, oddio non respira, non so che cosa fare” urlai, in preda alla agitazione.

Quello che sembra un dottore con una bombetta nera ed un vestito dello stesso colore si avvicinò cautamente e mi chiese se quella donna aveva avuto delle lesioni precedentemente.

Io gli risposi velocemente e lui, con molta serietà, annuì, guardandomi negli occhi.

“La clavicola è di nuovo rotta e preme sui polmoni, per questo non respira” sentenziò, vedendo il corpo superiore di Lorelain.

Fui letteralmente agitato, non riuscivo più a comprendere cosa stava succedendo, ero realmente preoccupato, ma dovevo trovare una soluzione alla svelta, sennò sarebbe morta.

Il tizio con la bombetta mi disse che non era più possibile salvarla, ma io, ragionando, ebbi un idea.

Chiesi a quell’uomo se avesse un orologio e se me lo potesse dare un attimo.

Dopo un po’ di insistenza me lo diede e, avendo capito cosa volevo fare, mi aiutò.

Dopo aver dato un pugno sull’orologio posto nella clavicola di Lorelain, lei tornò a respirare tranquillamente ed io fui sollevato, soddisfatto dell’operato.

Quell’uomo a quel punto mi rivolse la parola, chiedendomi come potessi io essere un pagliaccio, viste le mie così tante conoscenze mediche da poter salvare una donna dalla morte certa senza uso di nessuno strumento medico.

“Sei sprecato qui” mi disse infine con tono beffardo.

Incuriosito mi avvicinai a lui prima che se ne andasse e sottovoce gli chiesi insistentemente: “Signore, signore, qual è il suo nome?”

Ma lui si voltò verso di me e mi sorrise, uscendo velocemente dal circo.

Lo spettacolo andò comunque avanti, nonostante quell’inconveniente disastro.

Andai nella mia roulotte dove tenevo i miei tesori e vidi gli altri membri del gruppo bruciare tutto, tutto ciò che avevo studiato, imparato, stava andando in fumo.

Dicevano che non potevo perdere tempo su quei libri inutili, che avrei dovuto seguire le orme del circo, senza pensare a nient’altro:

“Siamo una famiglia, no? E tra una famiglia ci si aiuta” dicevano loro sghignazzando, mentre bruciavano e distruggevano quello che per me era l’unico modo per distrarmi dal mondo circostante.

E, anche se cercavo di fermarli, non ci riuscivo.

Erano in troppi, troppo forti per sottomettersi a me, così restai a guardare il disastro che stavano compiendo, piangendo.

Mi misero in una cella per punizione, dove avrei passato la notte.

Vidi da lontano un uomo, quell’uomo che mi aveva aiutato a salvare Lorelain, entrare nella mia roulotte in fiamme, non so che cosa fece, ma so che, al suo ritorno, mi voleva liberare portandomi via da lì, per sempre.

Così quell’uomo aprì la gabbia dove ero stato imprigionato con una chiave, mentre io cercavo di fermarlo.

Il proprietario notò tutto questo, ma noi eravamo intenti a scappare, correvamo nascondendoci tra la folla, mentre venivamo cercati dal resto dei membri del circo che cercavano di ucciderci.

L’uomo con la bombetta prese una torcia e bruciò tutt’attorno, in modo tale da lasciarci più tempo per scappare.

Eravamo alla via d’uscita quando vidi un ragazzo, quello che mi aveva deriso e picchiato precedentemente, con in mano una pistola e, mentre rideva, pensai che fosse finita.

Ma il mio compagno, intelligentemente, accese una torcia e la riflesse sullo specchio di fronte a noi, proiettando la sua immagine.

Quando arrivarono gli altri membri della compagnia spararono alla vista dell’uomo, ma, quello che videro poi, quando il vetro cadde distrutto, fu il ragazzo con un proiettile nel cuore, accasciato a terra morto.

Cogliemmo l’attimo correndo lontano e uscimmo dal circo passando dalle fogne.

“Sono fuori dal circo, sono fuori dal circo” dissi balbettando, una volta fuori all’aria aperta, non ero mai uscito per strada da solo, meno che meno con una persona sconosciuta.

Mi condusse velocemente di fronte a quella che probabilmente era la sua casa.

Lo seguii incuriosito, deciso di scoprire il motivo per cui mi aveva liberato.

Osservai perciò la sua abitazione dall’esterno: era molto grande, con delle finestre serrate e chiuse dall’interno, e tutto ciò, nel buio della notte, dava un tocco di spettralità e di grandezza alla costruzione.

Un posto pauroso direste voi, ma, non so il motivo, quella casa mi incuteva sicurezza, come quando un vagabondo torna nella sua patria dopo aver girato il mondo.

Ecco, guardare quella struttura buia e lugubre mi faceva venire lo stesso effetto. Quando l’uomo aprì la porta, con le chiavi che si teneva nella tasca del nero giubbotto, mi fece segno di entrare sbrigandomi.

Feci quello che mi era stato ordinato titubante e, quando si accesero le luci, rimasi stupito e incredulo, quello che vidi era fantastico, il mio sogno…

Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa, Fantasy

Discussioni