
Violenza sahariana
«Amico, compagno, quante ne hai?».
«Ne ho sette».
«Bene. Appoggiale qui che le conto io».
«Ma certo». Vorodimir gli diede ascolto.
Mentre l’ufficiale le contava, Vorodimir si girò a guardare verso quella strada.
Bengasi era in rivolta, i jet del Colonnello bombardavano e mitragliavano i manifestanti e i compagni di Vorodimir lanciavano razzi anticarro contro le persone.
Aveva dovuto litigare alcune di quelle teste, Vorodimir, altri compagni le avevano volute per sé, ma il fatto era che era stato lui a ucciderli e se non voleva prendersi i meriti degli altri, perlomeno voleva tenersi quelli che si era guadagnato.
«Sono sette, sì, bene. Tre sono di negri».
«Già».
«Va’ alla cassa che ti danno un po’ di dinari».
«Ottimo». Vorodimir si strinse l’RPG e andò in quella direzione. Al cassiere gli disse chi era e questi borbottò: «Voi serbi siete buoni e bravi…».
«È certo, ci siamo fatti le ossa a massacrare i bosgnacchi… ora ci diamo da fare per il Colonnello».
«Ecco qua». Il cassiere gli diede un bel mazzo di dinari.
«Ah, che bello». Gli occhi di Vorodimir brillarono: non c’era nulla di più bello che guadagnare denaro. Che poi, lo faceva compiendo quel che più amava fare: uccidere, ammazzare, versare sangue.
Con il passo leggero per la felicità ritornò in quella strada. I manifestanti non degnavano di uno sguardo le vittime che insanguinavano la carreggiata, non avevano paura di nulla.
Vorodimir ricaricò l’RPG e dopo un attimo tirò un nuovo razzo.
Ridendo, doveva stare attento a non bruciare quel che aveva intorno a causa della fiammata di rinculo, poi vide con soddisfazione che aveva ucciso due manifestanti – purtroppo non erano di colore, che quelli valevano di più.
Gli andò incontro, voleva staccargli le teste e guadagnare altri dinari, ma solo che i manifestanti invece di ritrarsi al suo cospetto lo circondarono.
«Ehi, ma che fate?».
Lo picchiarono, poi gli strapparono l’RPG e come se fosse un bastone lo malmenarono.
«Ma… ma…».
Vorodimir si difese con il pugnale che usava per tagliare le teste, però stava per soccombere.
Con un fischio acuto arrivò un MiG che si mise a mitragliare la folla e Vorodimir gioì: lo stavano venendo a salvare; peccato che le pallottole del MiG iniziarono a colpirlo.
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In un mondo ideale potremmo definire questo come un racconto horror, purtroppo non è così. Bene ricordalo, anche grazie a librick come questo che danno di che pensare
Ciao Micol e grazie per il tuo commento! Dieci anni fa, quando ci furono le Primavere Arabe, mi interessai allo scoppio della Prima guerra civile libica e lessi che funzionava proprio come ho scritto in questo librick
una forza impetuosa, esercitata da un soggetto a un altro, attraversa senza controllo questo racconto breve
Grazie per il tuo bel commento!
Bel racconto, nonostante l’argomento sia molto cruento e doloroso mi ha anche divertito
Mi fa piacere!
“Che poi, lo faceva compiendo quel che più amava fare: uccidere, ammazzare, versare sangue.”
Questo passaggio mi è piaciuto
Grazie Alessandro!