VISENYA – parte II

Serie: The Herald from Tevinter


Si girò verso la voce che le aveva parlato, leggera e fluida come il vento tra le foglie degli alberi. Un sussurro nel mezzo di una foresta. Apparteneva a un elfo, uno strano elfo, diverso dagli altri elfi del Tevinter. Diverso da tutti gli elfi che si potevano incontrare nell’intero Thedas. La guardava in un modo strano che in un certo modo la turbava, ma non sapeva perché. Distolse lo sguardo da quegli occhi così placidi che sembravano riuscire a penetrare in tutti i segreti della sua mente.

Era un mago, come dimostrava il bastone intagliato che portava con sé, di antica fattura elfica, molto antica. Un bastone semplice, come ancora se ne vedevano fra gli elfi silvani. Come lo squarcio che aveva appena richiuso, l’elfo era magnetico, carico di energia sopita.

Visenya riuscì solo a chiedere: “Come?”.

“La magia che ha aperto il Varco nel cielo è la stessa che ha marchiato la tua mano. Ho ipotizzato che il marchio potesse chiudere gli squarci creati con il Varco… e la mia ipotesi si è rivelata corretta”.

In quel momento intervenne Cassandra, andando dritta al sodo, come sua abitudine: “E per questo riteniamo che potrebbe anche chiudere il Varco”.

“Probabile. Sembri possedere la chiave della nostra salvezza”.

“Buono a sapersi! Temevo che non ci saremmo più liberati di quei demoni”.

Si girarono tutti e tre verso il nano che aveva appena parlato, fino a quel momento rimasto in disparte ad aspettare. “Varric Tethras. Spirito libero, cantastorie e all’occasione compagno di avventure poco gradito”. Pronunciò quest’ultima frase ammiccando in direzione di Cassandra, che si lasciò andare in un’espressione disgustata e infastidita.

Era alto (per essere un nano) e imponente. Dall’abbigliamento e dai modi affabili Visenya lo riconobbe come appartenente alla Gilda dei Mercanti. La sua presenza in quel posto stonava più di quella di chiunque altro. Come lei, era uno straniero, probabilmente veniva dai Liberi Confini a Nord.

“Non ditemelo. Vi siete appena unito alla Chiesa!”

L’elfo scoppiò a ridere, sinceramente divertito. “E’ una domanda seria?”.

Varric rispose abbassando lo sguardo, ma mantenne un certo tono provocatorio nella voce: “Tecnicamente sono un prigioniero, come te”.

Cassandra sembrò particolarmente offesa da questa affermazione: “Vi avevo condotto qui per riferire la vostra storia alla Divina. Ora non è più necessario”.

“Eppure eccomi qui. Per vostra fortuna, considerando i recenti sviluppi”.

Calò un silenzio imbarazzante. Era evidente che fra i due ci fosse qualcosa, ma Visenya non era sicura che fosse solo discordia. Interruppe il silenzio rivolta a Varric: “Bella balestra”. Lo era davvero. Di mirabile fattura, sicuramente il lavoro di un Maestro, un corpo snello di legno intagliato e decorato in ottone; nascondeva un segreto che Visenya aveva notato: una baionetta retrattile in una fessura sotto uno dei bulloni frontali, utile durante il combattimento ravvicinato.

Varric sembrò piacevolmente compiaciuto. “Vero? Io e Bianca ne abbiamo passate tante insieme. E ci sarà di nuovo di grande compagnia in questa valle”.

Cassandra intervenne subito per interromperlo: “Non se ne parla! Il vostro aiuto è apprezzato Varric, ma…”.

“Sapete com’è ridotta la valle Cercatrice? I vostri soldati non la controllano più, avete bisogno di me!”.

Cassandra rimase senza parole. Borbottò qualcosa disgustata, ma sapeva Varric aveva ragione, come aveva potuto constatare insieme a Visenya nel breve tratto che avevano percorso insieme per arrivare fino a lì. Dovette accettare la compagnia del nano.

A quel punto si fece avanti l’elfo, che ancora non aveva rivelato la sua identità. “Il mio nome è Solas, comunque. Sono lieto di vederti ancora in vita”.

Varric aggiunse: “Tradotto: ho impedito a quel marchio di ucciderti mentre dormivi”.

Visenya non lo sapeva, ma in seguito al suo ritrovamento da parte dei soldati nelle rovine del Tempio era caduta in uno stato di trance in cui era rimasta per giorni, nei quali la sua mente aveva lottato per recuperare il controllo, incapace di distinguere la realtà dal sogno. Giorni in cui era caduta in un vortice di oscure visioni che lei poteva percepire reali tanto quanto la persona che le era rimasta accanto giorno e notte senza mai riposare, lottando insieme a lei per tenerla in vita. Visenya ricordava solo vagamente la mano che con un panno la lavava con acqua gelida per abbassarle la febbre, la aiutava con pazienza a inghiottire pozioni per attenuarle le visioni. Se avesse chiuso gli occhi in quel momento, concentrandosi poteva ancora sentire una melodia, un canto, in una lingua sconosciuta che l’aveva guidata come un faro nella notte. In quel momento si ricordò chiaramente di Solas. Riconobbe come suo il volto che prima vedeva solo offuscato davanti a sé, cantare una melodia di cui ora era in grado di ricordarsi.

Entulesse, ritorno.

Visenya rimase senza parole. Niente di ciò che avrebbe detto sarebbe stato abbastanza. Solas le aveva salvato la vita con una dedizione e una pazienza eccezionali, senza nemmeno conoscerla, senza nemmeno considerare per un momento che lui era un elfo e lei una maga del Tevinter.

“Grazie”. Non riuscì a dire altro, ma non ce ne fu bisogno. Solas capì e quell’unica parola fu per lui abbastanza. Si portò la mano destra sul petto, come per portarsi quella parola sul cuore.

Visenya guardò la propria mano e la cicatrice luminosa su di essa. La donna del tempio, le visioni, lo squarcio appena chiuso… non era normale.

“Il marchio… non è una magia di questo mondo”.

“No, infatti. Porti su di te i segni dell’Oblio”.

“Come possiamo esserne certi? Conoscete la magia dell’Oblio?”.

“A differenza di te, Solas è un eretico” aggiunse Cassandra, come se questo fatto fosse sufficiente per spiegare ogni cosa.

“Tecnicamente, Cassandra, tutti i maghi sono eretici ora”. Rispose Solas. Si rivolse nuovamente a Visenya: “Nei miei viaggi ho avuto modo di approfondire la conoscenza dell’Oblio, mi hanno permesso di condurre studi molto al di là delle possibilità di qualunque mago di un Circolo. Sono giunto fin qui per fornire tutto l’aiuto di cui sono capace contro il Varco. Qualunque sia la sua origine, se non verrà chiuso sarà tutto perduto”.

“Per parte mia posso dire che la vostra presenza si è già rivelata essenziale. Dovremmo tutti ringraziarvi per aver preso parte a questa missione spontaneamente”.

“Non dovrebbero, è stato piuttosto un gesto razionale, anche se è noto come il buon senso tenda a scarseggiare ultimamente…”. Dicendo questo accennò un sorriso e si rivolse alla Cercatrice: “Cassandra, devi sapere che la magia all’opera qui è di un tipo a me sconosciuto. La tua prigioniera è certo una maga, ma dubito fortemente che un mago qualsiasi possa sprigionare un simile potere”.

“Vedremo di far valere le tue opinioni al nostro ritorno al Consiglio. Ora dobbiamo recarci subito all’accampamento”.

Detto questo si incamminò su per il sentiero, subito seguita da Solas.

“Beh… Bianca non sta nella pelle”. Avevano altissime probabilità di morire e bassissime probabilità di avere successo. Non c’era motivo per dilungare l’attesa. Varric le stava già simpatico. 

“Quando nelle lunghe notti gelate levava il muso alle stelle gettando lunghi ululati nello stile dei lupi, erano i suoi antenati morti e ridotti in polvere, che levavano il muso alle stelle e ululavano nei secoli attraverso di lui”.

Jack London

Serie: The Herald from Tevinter


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