Vita

Serie: Il fiore della Morte


    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Nascita
  • Episodio 2: Morte
  • Episodio 3: Vita

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Crisantemo: dal greco 'khrysánthemon' (κρυσάνϑεμον) composto da 'khrysós' (χρυσός) cioè "oro" e 'ánthemon' (ἄνϑεμον) ossia "fiore".

Quel giorno l’invocazione funzionò, così come le quattro volte a seguire.

La Morte apparve sempre al richiamo della principessa.

«Tu che cosa vedi quando mi guardi?» chiese una volta alla giovane durante il loro quinto incontro.

La ragazza inclinò la testa di lato, la scrutò attentamente, poi con un gesto delicato alzò la mano sinistra e le accarezzò il volto illuminato dai fiochi raggi argentati della luna.

«Vedo un viso dai lineamenti affilati, come coltelli. Degli occhi malinconici e profondi ma dal taglio morbido, come quelli di un bambino. E poi, poi vedo delle labbra sottili, come la linea dell’orizzonte quando separa il sole dal mare durante il tramonto e per finire, vedo dei capelli lunghi e scuri, quasi quanto la notte.»

La Morte sorrise, era la prima volta che qualcuno le descriveva il suo volto, non si era mai vista fino a quel momento.

Sapeva di avere diversi aspetti, di poter assumere infinite forme ma non aveva mai avuto occasione di guardarsi dato che gli specchi degli esseri umani riflettevano solo una nube nera al suo passaggio.

Invece adesso un essere umano l’aveva guardata e l’aveva vista per la prima volta, dandole così la preziosa opportunità di conoscere un po’ meglio sé stessa.

Chrysanthea sorrise divertita e la Morte, per la prima volta nella sua eterna esistenza, credette di essere viva per davvero.

Era questo, dunque, ciò che provava la Vita ogni giorno?

Era questo che provavano tutti gli esseri viventi appena mettevano piede nel Mondo?

Perché era una sensazione bellissima, pensò la Morte, quasi indescrivibile a parole.

Poi la giovane principessa si alzò di scatto, i suoi capelli dorati vennero sospinti dalla fresca brezza notturna.

«Vieni, ti voglio portare in un posto!» esclamò rivolta alla Morte mentre accennava un altro sorriso divertito.

La prese per mano e si diresse in uno dei suoi posti preferiti del castello.

Era la prima volta che la Morte veniva scortata da qualcuno, non sapeva dove stesse andando ma non aveva paura perché con lei c’era Chrysanthea.

La ragazza si fermò davanti ad un lungo corridoio, si girò verso la compagna che ancora teneva per mano:

«Pronta?» chiese con gli occhi che le brillavano.

La Morte annuì, poi insieme alla principessa imboccò il lungo corridoio che si stagliava di fronte a loro.

Una volta attraversato le due sbucarono all’esterno, in un bellissimo giardino a pianta quadrata, il cui perimetro era ornato da imponenti colonne grigie avvolte da rampicanti.

La Morte rimase senza fiato: davanti a lei un tappeto di mille fiori diversi dava vita ad uno spettacolo di colori senza precedenti.

Chrysanthea le lasciò delicatamente la mano e, a piedi nudi, corse tra i fiori per poi fermarsi proprio al centro del giardino dove iniziò a ballare spensierata mentre il suo bel vestito bianco si alzava e si abbassava con lei, danzando anch’esso nella notte scura.

La Morte rimase ad osservarla da lontano, incantata dai suoi movimenti e dal suono della sua risata che si diffondeva nell’aria.

Non aveva mai visto un essere vivente più vivo di lei, era splendida.

Quella volta, prima che la notte giungesse al termine per lasciare spazio al giorno, la Morte salutò la principessa sperando in cuor suo di essere richiamata presto.

E così accadde, poco tempo dopo.

Quando fece la sua comparsa nel mondo dei vivi trovò Chrysanthea accoccolata davanti alla grande finestra della sua stanza.

La ragazza si girò verso di lei, accogliendola con uno dei suoi sorrisi più dolci ma, quella volta, c’era qualcosa di diverso in lei.

La Morte lo capì subito, le bastò un solo sguardo, del resto aveva passato la sua intera esistenza a vegliare sugli umani che erano in procinto di lasciare quel mondo e a quella vista, qualcosa in lei si spezzò.

Sapeva sarebbe successo, lo sapeva meglio di chiunque altro ma non capiva.

Perché così presto?

Perché così all’improvviso, senza un minimo di preavviso?

Perché non si era accorta di niente?

Lei era la Morte, come aveva fatto a non rivedersi riflessa in Chrysanthea fino a quel momento?

«Non è colpa tua.» sussurrò la principessa che sembrava averle appena letto nella mente.

«I dottori di corte hanno detto che si tratta di una forma più grave della malattia che ha portato via mia madre.            In nessun modo si può combattere o ritardare. A quanto pare non le posso sfuggire, come non posso sfuggire a te…ma di questo non me ne dispiaccio affatto, sai?»

La Morte scosse la testa arrabbiata, con sé stessa forse, ma non rispose.

Ora non riusciva nemmeno a guardarla più negli occhi, il suo corpo era dimagrito notevolmente dall’ultima volta che l’aveva vista, la sua pelle era più pallida della neve mentre i suoi lunghi capelli dorati non erano mai stati così spenti.

«Non essere triste, ti prego. Almeno adesso potrò stare con te.»

«No!» rispose la Morte secca, alzando il tono di voce più di quanto non avrebbe voluto fare.

«Non puoi stare con me. Io sono solo una traghettatrice, viaggio costantemente tra due mondi ma non mi fermo mai in nessuno di essi. Non mi è consentito farlo, non mi è permesso avere una casa. Per questo noi non…non potremo mai più stare insieme.» concluse amaramente spostando lo sguardo verso la grande finestra che si stagliava alle sue spalle.

Chrysanthea rimase in silenzio, pensierosa, poi tornò a guardarla.

«Ti posso chiedere un ultimo favore allora?»

La Morte annuì debolmente.

«Mi puoi portare nel mio posto preferito?» chiese con un filo di voce.

La Morte annuì di nuovo, si avvicinò alla principessa, con delicatezza la prese in braccio per poi uscire dalla stanza.

Attraversò diversi corridoi del castello fino a quando non raggiunse quello che li avrebbe condotti nel piccolo giardino fiorito.

Una volta arrivati, la Morte si diresse al centro di quest’ultimo e con cura adagiò la ragazza sul terreno umido.

La tenne tra le braccia fino alla fine, in una stretta tanto calda e confortevole quanto decisa e disperata.

La cullò per alcuni interminabili momenti fino a quando Chrysanthea, con le sue ultime forze, non avvicinò il viso al suo e la baciò.

In quell’esatto istante il soffio della Vita abbandonò per sempre la giovane principessa, la Morte lo sentì chiaramente e così, anche se a malincuore, si staccò da quelle labbra sottili mettendo fine al dolce contatto.

Continuò a tenerla stretta, ad accarezzarle i lunghi capelli, ne osservò attentamente il debole corpo avvolto nelle vesti bianche, il viso scavato e smunto e gli occhi ormai chiusi.

Non era così che voleva ricordarsi di lei, pensò la Morte, quella non era più la sua amata Chrysanthea.

Rimase lì ferma, bloccata nel tempo, con quello che era stato il suo cuore e che ora giaceva beato tra le sue braccia.

Aspettava che il suo spirito si librasse nell’aria, per accompagnarlo nell’Aldilà, ma questo non accadde.

La Morte non si chiese neanche il perché, al contrario, decise semplicemente di accettare quel curioso scherzo del Destino senza porsi più ulteriori domande.

Ma il corpo e l’anima di Chrysanthea, anche se privi di vita, erano ancora lì addormentati tra le sue braccia così, in un ultimo triste gesto disperato, la Morte pregò di poter dar loro una nuova forma e una nuova casa.

Una lacrima solitaria attraversò il suo volto per poi cadere e infrangersi nelle vesti candide della principessa.

Queste si mossero in un rapido turbinio e lo stesso fece il suo corpo che, tutto d’un tratto, scomparve come risucchiato dalla terra stessa su cui ancora era adagiato.

Poi, nel punto esatto in cui fino a qualche istante prima si era trovata la giovane ragazza, qualcosa fece capolino dal terreno umido.

La Morte allungò una mano in quella direzione, sfiorò il terriccio e improvvisamente, davanti ai suoi occhi, una pianta crebbe in fretta fino a diventare un bellissimo fiore bianco dagli infiniti petali candidi e dal cuore dorato.

Dal dolore della Morte era appena nata una nuova Vita.

«Ti verrò a trovare, tutte le volte che vorrai. E quando arriverà la tua ora rinascerai in un altro luogo del Mondo ed io ti troverò di nuovo e verrò da te ancora una volta.» disse la Morte in un sussurro, mentre sul suo volto prendeva vita un ultimo triste sorriso.

«Così saremo legati per sempre e dovunque vivrai, potrò vivere anche io.

Perché tu sei il mio fiore, mio dolce Crisantemo e per questo ti amerò per sempre.»

Serie: Il fiore della Morte


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Un finale davvero bellissimo, una lunga poesia, un inno alla vita. Il regalo che viene concesso alla morte è unico e particolare, ma è dovuto e meritato per aver saputo amare. Ho trovato molto commovente la scena in cui la Morte vede il proprio viso per la prima volta attraverso gli occhi della principessa che la guardano e le mani che la sfiorano. Un racconto particolare, piacevole alla lettura e scritto molto bene.

  2. Hai un talento innato per questo tipo di storie, nate per toccare le corde più profonde dell’anima.
    È un racconto splendido, così come tutta la serie, reso tale anche dal tuo stile semplice e pulito.
    Brava, davvero.

    1. Ti ringrazio davvero tanto, Giuseppe.
      Ammetto che ci tenevo molto a questa storia, che è una delle poche tra quelle che ho scritto a cui sono particolarmente affezionata e leggere queste tue parole mi riempie davvero di gioia 🙏🏻