Vita e fantasmi
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Morirò d’estate
- Episodio 2: Bastardo
- Episodio 3: Fame d’amore
- Episodio 4: Mind to mind
- Episodio 5: Uomo fritto
- Episodio 6: Mutande nuove
- Episodio 7: Sarai felice
- Episodio 8: In gabbia
- Episodio 9: Chiamato per nome
- Episodio 10: Campo Base
- Episodio 1: Morto e risorto
- Episodio 2: Tutto questo per me?
- Episodio 3: Nuova possibilità
- Episodio 4: Amare per primo
- Episodio 5: La gallina che becca
- Episodio 6: Nato sbagliato
- Episodio 7: Il primo passo
- Episodio 8: Visto, sentito, compreso
- Episodio 9: Vicolo stretto
- Episodio 10: Paura e compiacimento
- Episodio 1: Coccole e dolore
- Episodio 2: Vita e fantasmi
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Quando arrivai in chiesa, notai subito le sbarre della Madonna aperte e un’anziana signora che delicatamente spolverava la statua.
Ogni suo gesto era una danza, un movimento fluido e silenzioso che sembrava quasi sospeso nel tempo. I suoi occhi si chiudevano di tanto in tanto per qualche secondo, e le sue labbra si muovevano in una preghiera silenziosa, come se stesse parlando direttamente con la Madonna.
Lo straccio che teneva in mano creava ombre danzanti sulle pareti, e il profumo dei fiori freschi posti ai lati della “gabbia” sembrava più intenso.
Mi avvicinai lentamente, per non disturbare la quiete del momento.
L’anziana signora alzò lo sguardo e mi sorrise, un sorriso gentile e rassicurante che sembrava dire «Sei al sicuro qui».
Risposi al suo sorriso e poi entrai in chiesa.
Speravo di incontrare Suor Lucia, ma la chiesa era deserta. Mi sedetti in findo alla chiesa.
«Perché a me?» mi chiedevo, mentre lo sguardo del Cristo Risorto mi inchiodava al banco.
I ricordi affioravano come bolle d’acqua in un pozzo profondo, mentre nella mia testa scorrevano immagini di me bambino, sempre solo, sempre a testa bassa.
D’un tratto un tocco leggero sulla spalla, distolse il mio sguardo dalla croce.
Era Suor Lucia, con il suo sorriso gentile e gli occhi azzurri pieni di comprensione.
L’abbracciai istintivamente, come un bambino che cerca conforto tra le braccia della sua mamma.
Rimanemmo in silenzio, l’uno accanto all’altra. L’abbraccio fu breve, ma sembrò durare un’eternità. Poi sedette accanto a me, con lo sguardo fisso al crocefisso, e io feci lo stesso.
«Sai Luca, piangere non è mai un fallimento» disse, spezzando il silenzio che ci avvolgeva.
«Piangere è avere coraggio. Coraggio di affrontare ciò che ci fa paura».
«Ma io non voglio essere coraggioso. Io voglio semplicemente vivere» risposi, sempre con gli occhi fissi al crocefisso.
«Voglio solo alzarmi al mattino, andare a lavorare, mangiare senza il terrore di vomitare e non avere eternamente paura di chi mi sta attorno. Voglio vivere. Voglio solo vivere» continuai, alzandomi di scatto e sbattendo i pugni nel poggiamano del banco.
«Hai ragione Luca. Tu vuoi vivere, e lo stai già facendo. Devi solo trovare il tuo modo» rispose Suor Lucia, stringendomi le mani con dolcezza.
«Devo andare» dissi, liberando le mani dalla sua presa, e uscii in fretta dalla chiesa.
La Madonna era di nuovo chiusa nella sua gabbia e l’anziana signora era ancora lì, seduta a fianco, che conversava animatamente con altre due vecchiette.
Appena varcai il cancello, sentii una vocechiamarmi: era Marco.
«Ciao Luca» esclamò, dandomi una pacca sulle spalle.
Non lo vedevo da quando ero tornato dal Campo Base.
«Che bello rivederti. Sono tornato dall’università ieri e rimarrò qui un paio di settimane. Che ne dici se organizziamo qualcosa insieme, una di queste sere?».
«Sarebbe bello» risposi, cercando di nascondere il mio disagio. «Magari ne parliamo un’altra volta, sono di fretta scusami» dissi, allontanandomi frettolosamente.
«Come posso contattarti, non ho neanche il tuo numero» urlò Marco, ma feci finta di non sentire e accelerai il passo senza voltarmi.
Mi diressi verso la libreria, ma era chiusa, così girovagai per le strade dell’isola, cercando di calmarmi, poi tornai a casa.
Quando rientrai, trovai Dario e Salvo in cucina intenti a consumare un aperitivo.
«Vuoi unirti a noi?» mi chiese Salvo, alzando la mano in segno di saluto.
«No grazie, ho già preso qualcosa al bar» mentii, dirigendomi in bagno.
Mi chiusi in bagno, appoggiandomi alla porta, cercando di riprendere fiato. Mi guardai allo specchio, senza riconoscere il mio viso: sembrava quello di un estraneo.
Mi lavai il viso con acqua fredda, cercando di calmarmi, ma i pensieri continuavano a vorticare nella mia testa.
Cosa voleva dire Suor Lucia con «Devi solo trovare il tuo modo»? Qual era il mio modo?
Mi asciugai il viso con un asciugamano e uscii dal bagno, deciso a non pensare più a nulla.
Ma appena aprii la porta, mi trovai davanti Dario e Salvo che mi guardarono con preoccupazione.
«Ehi, tutto bene?» chiese Dario, notando il mio viso rosso e gli occhi gonfi.
«Sì, sì, tutto bene» risposi, cercando di sorridere.
«Solo un po’ di stanchezza».
«Sarà!» replicò Dario.
«Comunque se vuoi, noi siamo qui».
«A proposito, lo saremo ancora per poco, perché tra venti giorni, andiamo in congedo definitivo», disse Salvo sorridendo.
In quel momento, realizzai che anch’io, tra circa due mesi, avrei concluso il mio servizio civile e sarei dovuto tornare al paesello, dai miei genitori.
Il cuore mi batteva all’impazzata, le gambe mi tremavano, le mani mi sudavano e un forte calore avvolse la mia testa.
Sentivo che stavo per svenire, un ennesimo attacco di panico stava prendendo il sopravvento.
Cercai di andare verso l’uscita per prendere un po’ d’aria, ma non feci in tempo che stramazzai a terra.
Mi risvegliai in camera da letto, con Dario che mi schiaffeggiava delicatamente il viso e Salvo che mi porgeva un bicchiere d’acqua.
«Tieni, bevi un po’» mormorò Salvo, preoccupato.
«Senti, non puoi continuare così. Sono mesi che ti vediamo in questo stato. Non ci conosciamo da molto, ma è palese che stai male e noi non possiamo più fingere di non vedere», continuò.
Bevvi l’acqua, senza alzare lo sguardo, poi mi alzai dal letto, scostando Salvo con il braccio.
«Sto benissimo» dissi, prima di cedere nuovamente, ma senza perdere i sensi.
Cominciai a piangere, mentre Dario mi aiutava a rimettermi in piedi.
«È solo stanchezza! Ve l’ho già detto» dissi, cercando di riprendermi.
«Sì, certo» replicò Salvo, mentre usciva sconsolato dalla camera.
«Se vuoi noi siamo qui! Non possiamo costringerti» mi disse Dario, mentre anche lui usciva dalla stanza.
Rimasi in camera, fino a quando non fui sicuro che entrambi fossero usciti di casa.
Poi andai in cucina, presi il telefono e chiamai la dottoressa Mori.
«Vorrei anticipare il nostro incontro, se possibile. Voglio vivere!» dissi, mentre dentro mi sentivo morire.
«Domani alle 19:00, se vuoi».
«Ok, a domani» risposi, trattenendo le lacrime.
Volevo sconfiggere i miei fantasmi e riprendere in mano la mia vita.
Tornai in camera da letto, presi il diario, lo nascosi sotto il cuscino e poi, ancora vestito, con un dolore sordo allo stomaco che gridava di fame, mi addormentai, distrutto.
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Coccole e dolore
- Episodio 2: Vita e fantasmi
“«Piangere è avere coraggio. Coraggio di affrontare ciò che ci fa paura».”
e aggiungerei a scrivere. trasformare il dolore, che sia nostro o affidato a un personaggio da noi creato, in una storia. dargli un senso, e in qualche modo aiutare chi legge a trovarne altrettanti. ci vuole coraggio a piangere, a vivere, ma soprattutto a non stare più zitti, e raccontare. questo ragazzo sta cercando con tutte le forze che ha di cambiare la sua vita in qualcosa che non faccia più male. mi auguro di vederlo vincere.
Oh no, tutto ma tornare al paesello no!🙈 Sto male per Luca. Spero che riesca a trovare un modo per non tornare lì.
Speriamo… 🫢
“«Voglio solo alzarmi al mattino, andare a lavorare, mangiare senza il terrore di vomitare e non avere eternamente paura di chi mi sta attorno. Voglio vivere. Voglio solo vivere» continuai, alzandomi di scatto e sbattendo i pugni nel poggiamano del banco.” I messaggi di questo episodi sono potenti. Arrivano diretti al cuore 💓 Bravo
Grazie Tiziana 🙏🏻
“«Piangere è avere coraggio. Coraggio di affrontare ciò che ci fa paura”
Stupenda ❤️
😊❤️
Mi piace l’ intensità con cui riesci a trasmettere emozioni e sentimenti, nel bene e nel male. Sento che c’ é un trasporto autentico che coinvolge anche me, da lettrice.
Grazie @cedrina
Mi fa davvero piacere di essere riuscito a coinvolgerti.
Credo non ci sia complimenti più gradito per chi scrive (seppur in modo amatoriale) come me. 🙏🏻❤️
È difficile distaccarsi completamente dal passato, ma Luca ci riuscirà. Bravo, Corrado🙂
Grazie @conchita59 🙏🏻😊