Vittima della vita

Quando sei uscito dal grembo materno, nessuno ti ha chiesto se volessi vivere o meno.

Non ho deciso io di vivere.

Sono stato catapultato in questo mondo senza paracadute, sono stato costretto ad essere qualcuno, qualcosa. La società, regista di tutto, mi ha dato un ruolo e uno strozzino che si accertasse che lo seguissi senza sbavature, senza correzioni personali improvvisate. Ogni giorno i miei occhi sono obbligati ad aprirsi e a vedere un mondo che non hanno scelto di vedere, di conoscere.

È dura la vita di una marionetta.

Non si può vivere se si è legati a fili troppo corti, soprattutto se si è tendenti ad un certo dinamismo interiore. So che alcuni genitori cristiani aspettano l’età adulta per il battesimo dei loro figli così che possano liberamente scegliere, giunti ad un’età consapevole, quale religione professare e soprattutto se si è disposti a credere in qualcosa. Ecco io credo che si dovrebbe fare la stessa cosa con la scelta di vivere. Okay ormai se sei nato non ci puoi fare nulla ma, se la tua testa non è fatta per avere una sua visione del mondo, dei pensieri in merito a tutti gli ambiti e si sente un moscerino in un enorme ragnatela, se i tuoi occhi si rifiutano di distinguere i colori di questa realtà a cui si rifiutano di aprirsi, allora, e solo allora, dovresti avere la scelta di porre o meno fine alla tua vita. Io sono giunto a questo e non mi interessa cosa voi ne pensiate, se siate d’accordo o meno perché, per la prima volta in questa mia vita non accetta, ho il potere della scelta. La mia  vita è allo stesso tempo fluido che mi scivola dalle dita e argilla duttile. Io scelgo come modellarla, se modellarla, se annacquarla così che mi scivoli facilmente via dalle dita. Essendo tali le mie possibilità, un giorno ho preso la mia scelta. Mi sarei buttato da un palazzo, anzi no da un grattacielo o meglio da un dirupo così che possa prima provare l’ebbrezza di volare, di vivere davvero prima di morire. Decidere di farlo o meno, di farlo davvero o lasciare che questi pensieri rimanessero tali, avere la scelta, il potere di decidere é stata l’unica cosa che mi ha fatto sentire vivo e non una vittima della vita stessa. 

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Discussioni

  1. “Decidere di farlo o meno, di farlo davvero o lasciare che questi pensieri rimanessero tali, avere la scelta, il potere di decidere é stata l’unica cosa che mi ha fatto sentire vivo e non una vittima della vita stessa. “
    Questo passaggio mi è piaciuto