
Voce di strega
Non si riesce proprio a prendere sonno, stanotte. C’è qualcosa che batte sui vetri della finestra, forse un ramo spinto dal vento o un animale notturno che picchietta sui vetri in cerca di riparo. Mi alzo di scatto per liberarmi da questo tormento. Sollevo la serranda e niente. Apro le ante, mi affaccio. Una voce, una specie nenia, un sussurro sottile e strafottente: le parole prendono sostanza, arrivano nette, precise, vicine, come scandite all’orecchio.
– Notte di vita negata, notte malata, notte che guardi di sotto e vedi il burrone, notte che, se non avessi la notte, sarei bell’e affogata laggiù nel torrente Nerone. Notte che, volendo la luna, ti ritrovi le stelle e son tutte cadute, in disuso, spettinate dal vento, coperte da nuvole matte che si mettono in mezzo.
Incuriosito e non poco, mi sporgo dal davanzale e guardo in fondo alla strada dove scompare la luce. Una figura si muove: ha una forma vaga, le sue membra sembrano fluttuare nell’ombra. Quella voce insiste, rivolta proprio a me, almeno così pare:
– Sai, pensavo, stanotte sarà un’altra cosa, non la resa, il solito letto, l’amore, la rosa, forse la sorte che gira nel verso corretto, ma chi me lo dice che è notte soltanto per questo assordante silenzio farcito di buio? Forse più in là non è notte ma lucicaluce! Sarà mica certo, comunque io la notte così mi diverto: che orgasmi con ragni, tarantole, serpenti e scorpioni. Inoltre so fare miasmi, anatemi, scomuniche, oscure visioni, malocchi, fatture, stupefici e finanche tremende misture nei miei pentoloni!
Poi la forma si fa avanti. Si ferma sotto la mia finestra e, al barlume del lampione, prende sostanza: provo a convincermi che si tratti solamente di un’allucinazione, magari frutto dell’alchemica combinazione di vino e fondente che ho trangugiato durante l’intervallo della partita. Ora ho la chiara visione del suo essere donna.
– Mica sono una strega qualunque! Strafiga di brutto, vestita alla moda coi jeans fasciati, maglietta sdrucita e scarpe di Prada. Non metto il rossetto, preferisco un tocco di fard che mi esalti il neo, una righina d’ombretto che copra le occhiaie. Domani, prometto, vado dall’estetista, non sopporto oltremodo queste zampe di gallina. Con un piccolo extra mi rifaccio carina.
Tira su la cerniera del giubbotto in pelle, indossa il casco lasciando fluire i lunghi capelli dietro il collo, monta sulla moto di grossa cilindrata parcheggiata davanti marciapiedi, gira la chiave e spinge il pedale. Il mezzo sembra non volerne sapere, non risponde ai suoi comandi.
– Pronta si parte! Uffa, sta matta, sta stronza di scopa s’inceppa, scavalla, s’impenna, mo’ pure la scopa s’è fatta ‘na palla. Giuro, era meglio una renna, che sia intelligente non penso, artificio, presunzione, albagia, di certo senziente, eco full hybrid ma non dite stronzate del tipo magia, siamo sempre noi streghe a metterci le date, la benzina, le rotte. Beh del resto siam fritte, bollite, stracotte: ricorro alle mappe di google pure stanotte!
Dopo vari tentativi andati a vuoto, la moto s’arrende, il motore ruggisce cacciando fumo denso dalla marmitta. La sua voce, tuttavia, non perde vigore anzi s’intensifica e risuona tra i palazzi.
– Comanda chi azzecca, chi cerca, chi s’alza per prima, chi trova la rima, chi bacicaluna, chi raggira la truffa! Che vita è mai questa? Le mie amiche sorelle, tutte femmine belle, si fanno il mazzo tra faccende, mariti e piastrelle eppure sognano ancora, faticano a stare nei ranghi: scrivono poesie, racconti, romanzi, fanno ghirigori e disegni, accarezzano i figli, sospirano, sognano, cantano per ore di una stanchezza infinita e troppe ricevono botte e sono costrette a star zitte e la sera, sfinite, distrutte, qualcuna ci rimette perfino la vita.
Sta facendo sul serio, non è certo una “dolce di sale” come si dice dalle nostre parti. Ma che fa? È impazzita: sta zigzagando in contromano sulla carreggiata! Ai pochi autisti della notte mostra il dito medio.
– Vili, bastardi! Non vi calcolo proprio! Addio, vi saluto stanotte! Preferisco il delirio, le cupole, i soffitti, le volte, la coltre di silenzio che si posa sui tetti, l’allontanarsi muto delle parole, l’istante vissuto, uno spasimo, pezzetti di vestaglia che fluttuano in aria, la mano tesa, un suono infranto, il battito che si sfaglia, l’attesa, una gemma che fiorisce sui rami le foglie e d’inverno la neve che copre i campi, le case, i dolori, le voglie. Io no, non ci sto, volo via, me ne vado sul serio, questa volta, promesso, davvero è magia!
Vedo la moto allontanarsi sullo sfondo palpabile della notte. Dopo aver scavallato la collina a velocità folle, sembra aver preso il volo. Poi si scioglie, come evaporata contro il disco della luna. Ora sono io a delirare, a gridarle dietro, a sperare che la mia voce le arrivi netta, precisa, scandita al suo orecchio:
– Ma non essere ingenua!? Torna, ti prego, torna coi piedi per terra! La terra è certezza, semenza, radici, frutti, bioma, bellezza, montagne, pendici.
Non so come sia possibile ma riesco a dialogare con lei a distanza, quasi si fosse instaurata una sorta di telestesia. Lei mi sente, mi parla. Io la sento, le parlo. Cose così, in superficie, cose apparentemente senza senso.
– Oddio pure il cielo non scherza, così nero, immenso, infinito, profondo. E la notte, tutto sommato, la notte non è poi così brutta. Basta volare più adagio, leggero, più in alto. È dal nero più nero che spuntano le stelle.
– Va bene, hai ragione: ma vai piano, domani è prevista di nuovo tempesta.
– Domani? E chi se ne fotte, fratello! È giovane ancora la notte e laggiù fanno festa. Tranquillo, non cadrò sul più bello: c’è musica, si spilla la birra. Se mi raggiungi ti aspetto. Promesso! Dai, muoviti, accelera, accelera, accelera!
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Complimenti per la fantasia e l’originalità. Un incipit bellissimo, fiabesco.
Grazie, ho provato a mixare e sono contento se ciò è risultato apprezzabile.
Bello questo racconto! Interessante il dialogo fra i due, che poi alla fine arrivano a parlare la stessa lingua. Fa pensare il passaggio che mi ha colpita: “Le mie amiche sorelle, tutte femmine belle, si fanno il mazzo tra faccende, mariti e piastrelle eppure sognano ancora, faticano a stare nei ranghi: scrivono poesie, racconti, romanzi, fanno ghirigori e disegni, accarezzano i figli, sospirano, sognano, cantano per ore di una stanchezza infinita e troppe ricevono botte e sono costrette a star zitte e la sera, sfinite, distrutte, qualcuna ci rimette perfino la vita”. Purtroppo molto attuale. Grazie X averlo ricordato, che non è mai abbastanza 👏👏👏
Grazie davvero, anche per la citazione di quel passaggio. Forse un racconto non può fare molto ma parlare di certi temi è, a mio parere, fondamentale. Un caro saluto e buona scrittura!
Un bel racconto, simpatica questa strega moderna ma anche molto saggia, finale perfetto
Grazie per l’apprezzamento e buona scrittura!
Colpito e affondato!
Davvero lusingato!