W. 

W. indossa dei pantaloni blu, una maglia bianca ed un cappotto arancione. Sotto il viso rigido una lunga sciarpa le avvolge il collo. Emana un piacevole odore di sapone alla frutta ed il trucco è più leggero del solito. Attraverso lo specchietto retrovisore ci scambiamo sguardi complici. Parliamo poco, perché non ce n’è bisogno.

Saliamo le scale. Apro la porta ed accendo la luce sul comodino. Percepisco il suono dei suoi passi incerti dietro di me. Mi volto. Ad attendermi trovo un sorriso timido, ma felice. Mentre la bacio, impaziente la spoglio e faccio cadere i suoi vestiti a terra. Nel letto il fresco delle lenzuola si unisce ai nostri odori giovani. Scendo giù. W. geme, chiude gli occhi, inarca la schiena e volge la testa all’indietro.  Comprimo le sue gambe contro il mio viso. Ritrovo nella generosità la cadenza regolare del respiro. 

Le sue mani accarezzano la mia testa dolcemente. Apro gli occhi. Rifiato per alcuni istanti. E mi stendo sul letto.

Vorrei scostare i suoi capelli biondi, ma non posso. Vorrei, ma non posso. Sento le sue labbra e le sue mani indurre ed incoraggiare l’erezione. Ma con amore. Senza pretendere. È questo che mi eccita: la generosità e la comprensione.

W. poggia la testa sul cuscino. Apre le gambe. I suoi gemiti sono profondi e i baci, ora, solo accennati. Ha gli occhi chiusi, ma la bocca è aperta. Faccio colare un filo di saliva che le si insinua tra le labbra piccole e lievemente screpolate. Accelero. I suoi seni grandi oscillano e i capelli biondi incorniciano un quadro che mi dà l’illusione del sogno. 

Indugio, con occhi mai sazi, ancora tra i suoi meloni, sodi e pieni, e la bocca. Riprendiamo a baciarci e le vengo dentro.

Rimango in lei per molti minuti, come morto. Mi immergo in odori ancora eccitati e respiro profondamente. Attendo che il battito del mio cuore si plachi.

Le sposto i capelli e le bacio il collo. W. si volta. Le nostre labbra si incontrano di nuovo, ma è la resa del desiderio e la commozione del perdono a garantirne la comunione.

“Più di ogni altra cosa desideravo leccarti tra le gambe” le confido.

“Beh l’hai fatto, è stato molto dolce”.

W. mi sorride e si inginocchia accanto a me. Sente freddo e si copre con il lenzuolo.

Rimaniamo in silenzio. Ammiro il chiarore della sua pelle e la dolcezza dei suoi lineamenti. Mi accarezza il volto e scaccia le mie colpe con una singola carezza. È bellissima. Il lembo del lenzuolo le contorna il viso appena illuminato dalla lucina sul comodino alla nostra destra.

“Assomigli a una madonna” sussurro.

“Cos’hai detto?” mi chiede confusa.

“Nulla” e mentre mento, le sorrido.

All’improvviso il suo umore sembra cambiare.

“Che succede?” Le chiedo.

“Ti amo”.

“Beh, anche io un po’”.

“No, non è vero, e questo mi fa molto soffrire”.

W. si alza, sembra voglia rivestirsi. Mi chiede di accompagnarla a casa. È tardi, mi dice. Ma io la prego di restare ancora un po’ di tempo con me.   

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Discussioni

  1. Ciao Stefano, anche questa storia ha il sapore amaro dell’erotismo sofferto e tormentato. L’intersezione tra desiderio e sentimenti rappresenta il culmine di un’unione, ma questa condizione ideale è davvero difficile da trovare, e il protagonista del racconto è qui per ricordarcelo.
    Al prossimo, tormentato incontro.

  2. Racconto intenso come le sensazioni che descrive. Non sei parco di particolari e dettagli che racconti sempre con dolcezza ed coinvolgimento.
    In questo genere di racconti è un attimo scadere nella volgarità, ma tu sei stato bravissimo nel non farlo, anzi, attraverso immagini pulite e semplici ha coinvolto il lettore nella storia.
    Complimenti.
    Alla prossima lettura…