
Wakinyan Tanka
Serie: Uccello di Tuono
- Episodio 1: Scosse
- Episodio 2: 7th Street
- Episodio 3: Wakinyan Tanka
- Episodio 4: La Strada del Cielo
- Episodio 5: Le Colline Nere
- Episodio 6: Chapel
- Episodio 7: Rushmore
- Episodio 8: Nuvola Rossa
- Episodio 9: Badlands
- Episodio 10: Il Nono Segno
STAGIONE 1
Le Colline Nere si facevano strada in un cielo plumbeo. Rombi di tuono riempivano l’aria, mentre i possenti abeti cedevano alle raffiche di vento, nel tentativo di opporsi all’imminente cataclisma.
Vincent, spettatore lontano, rimaneva atterrito di fronte alla manifestazione delle immani forze naturali. Ma quando un’ombra gigantesca, oscura, si levò dalla cima più alta, fu pervaso da un senso di vero terrore; per questo indietreggiò, cercando un nascondiglio tra la fitta boscaglia. Fu tutto inutile: alla creatura bastarono pochi battiti d’ali per coprire la distanza e stargli sopra.
Lui si gettò a terra, convinto che fosse giunta la sua ora. Ma in un inaspettato impeto di coraggio alzò lo sguardo: non aveva mai visto un essere simile. Somigliava a un enorme rapace, le cui dimensioni coprivano buona parte del cielo. La testa era tutt’uno con il becco affilato, arma letale da cui uscivano quei tuoni dirompenti che, poco prima, avevano circondato le Black Hills. Dove avrebbero dovuto trovarsi gli occhi sprizzavano lampi di luce, simili a saette. Al posto delle zampe, devastanti artigli.
Quando si avvicinò, Vince fu sopraffatto dalla disperazione e coprì il volto con le mani. Poteva sentire l’alito del mostro a pochi centimetri e il crepitio dei fulmini che gli lambiva la fronte. Tutt’intorno, lo spostamento d’aria provocato dal battito d’ali sollevava terra e polvere: il rapace restò sospeso sul suo corpo tremante. Sembrava volergli entrare nella bocca, rubare il respiro… carpirgli la vita dagli occhi.
Se qualcosa stava cercando, quel qualcosa era in lui.
Ed ecco che, di colpo, le saette cessarono e l’animale se ne andò con la stessa rapidità con cui era giunto. Lo slancio buttò giù gli alberi intorno.
Vincent si svegliò di soprassalto, nel bel mezzo dell’ennesima scossa di terremoto, così violenta da far cadere libri, soprammobili e bicchieri. Di nuovo quel sogno… nell’agitazione del momento, allungò istintivamente un braccio sull’altra metà del letto dimenticando che, già da qualche tempo, dormiva solo. Si catapultò allora nella stanza di Abigail, ma quando aprì la porta non vide che un letto vuoto. Guardò l’orologio: le cinque del mattino.
Lei non era rientrata.
Serie: Uccello di Tuono
- Episodio 1: Scosse
- Episodio 2: 7th Street
- Episodio 3: Wakinyan Tanka
- Episodio 4: La Strada del Cielo
- Episodio 5: Le Colline Nere
- Episodio 6: Chapel
- Episodio 7: Rushmore
- Episodio 8: Nuvola Rossa
- Episodio 9: Badlands
- Episodio 10: Il Nono Segno
Episodio granitico, riuscitissimo. Molto stabile e precisa la tua scrittura nel configurare la deflagrazione, allo stesso modo la figura mostruosa e arcaica, polifonica – arpia leggendaria, forse vulcano attivo di lampeggi catartici, intinto nelle atmosfere catastrofiche che hai intessuto con abilità e sicurezza nel tuo congegno. Dello strano rapace sono riuscito ad avvertire la pulsazione del sangue, la pressione oculare, la frazione di eiezione del miocardio dilatato, il livore del liquido seminale. È sempre la lingua che conduce, traduce e riluce. Nel tuo caso l’epicentro magnetico del tuo terzo quadro, dal primo all’ultimo istante, fino all’esondazione del plasma da una camera cardiaca.
Ti ringrazio Luigi di queste parole che mi gratificano, su un episodio di una serie a cui tengo molto. Il titolo di questo testo è di fatto il titolo della serie e si riferisce al leggendario uccello dei nativi americani, lo stesso che viene rappresentato su ogni totem.
Avere una lettura come la tua è prezioso e importante per me.
Devo ammettere che mi hai fregato alla grande. Ma mi hai anche fatto riflettere, nella convinzione che la storia virasse sul fantasy horror, sul fatto che se una roba è scritta bene, è scritta bene, pure se il genere non è fra i preferiti di chi legge. Quando poi ho capito dove volessi arrivare, per me era già tardi e nella trappola c’ero già caduto con entrambe le scarpe.
Nella serie ci sono due grandi stacchi, due momenti in cui si ferma il mondo: uno è questo, il sogno.
Non ci rinuncerei per niente al mondo e so che i lettori apprezzano: in fondo, rappresenta una parte importante della nostra vita.
In realtà, Roberto, il sogno ci sorprende sia che stiamo dormendo, sia con gli occhi aperti. Non direi una trappola piuttosto si è trattato di suscitare il giusto mood.
Senza dimenticare che grazie al sogno ho potuto mostrare di cosa parla il titolo della serie: è l’uccello sacro ai nativi, Il sacro spirito rappresentato su tutti i totem.
se non sbaglio le Black Hills erano – e credo siano ancora- terra sacra dei pellerossa. Questi ultimi ne furono espropriati durante la cosiddetta “febbre dell’oro”.
Ho fantasticato su quel rapace: forse un vendicatore postumo dell ‘espulsione dei nativi?
Ma vedrò leggendo le parti mancanti.
È scritto ottimamente, senza compiacimenti né sbavature, e si interrompe sempre al momento giusto (credo che tu conosca bene i meccanismi delle narrazioni a puntate).
Lo stacco finale di un episodio è, come dici bene, forse più importante del titolo stesso. Se non si riesce a carpire la curiosità del lettore, si rischia di perderlo: banale dirlo d’accordo. Ma necessario farlo a costo di modificare e modificare finché non si giunge a un risultato soddisfacente.
Confermo, la serie è incentrata sul territorio sacro ai nativi. Io ne sono stato affascinato e uno degli obiettivi è quello di invogliare chi legge a dare uno sguardo sull’area, nel caso specifico abbastanza limitata.
Il Wakinyan è quello che trovi nel titolo della serie: se non dico oltre è per non rovinarti il gusto di scoprire.
Mi fa tanto piacere sapere che, come me, vuoi approfondire. La storia dei nativi, alcuni eventi spesso tragici, mi hanno appassionato. Questo lavoro è stato per me innanzitutto una scoperta storica oltre che geografica.
Ti ringrazio di cuore.
Mi collego alla risposta che hai dato a David: si vede chiaramente che hai scelto la strada dell’attesa e ti sta riuscendo. Procedi a piccoli passi, ma l’interesse resta alto. Adesso abbiamo un collegamento al titolo e immagino che nel quarto episodio verrà fuori un altro pezzo del puzzle.
Ho sfruttato il link per approfondire e mi ha portato al Teratornis merriami… ogni leggenda ha la sua origine in una qualche verità.
Sì Francesco: esatto.
Ho appena risposto a @cristiana non solo esplicitando questa linea (un esperimento importante per me) ma, di fatto, prendendomi un impegno pubblicamente. Quel genere di scommesse che, in base all’esito, ti affossano come arrogante presuntuoso oppure ti lanciano tra le stelle.
Sono però davvero contento che tu abbia letto del Wakinyan… il racconto si sposta lentamente nelle terre sacre ai nativi d’America.
Grazie Francesco.
Ciao Robért, mi ero ripromessa di riprendere e approfondire la serie e così ho fatto. La tua scrittura è elegante e accurata. Sento che ogni parola viene prima pensata e poi scelta. Ho particolarmente apprezzato il primo episodio che, anche se siamo assolutamente fuori tempo e fuori luogo, mi ha ricordato l’atmosfera polverosa di ‘La Regina cantava Rancheras’, di un autore credo quasi sconosciuto da noi, ma che io amo particolarmente. Il secondo episodio fa da ‘ponte’ e fornisce elementi utili alla storia. Questo terzo ti è riuscito direi particolarmente bene. La descrizione dell’incubo mi pare proprio esserti congeniale. Io ne ho apprezzato i colori, sparati come flash.
Mi è fondamentale un feedback dalle lettrici,dai lettori e il più sincero possibile.
Questa serie è studiata per un crescendo lento, molto differente dai miei ‘one shot’, gli stessi che si possono trovare nella parallela Cuori Solitari, tutti a sé stanti, autoconclusivi.
Un genere di sviluppo che si basa interamente sulla fiducia, da parte di chi legge, nell’autore: quest’ultimo detta i tempi, conduce, avanza e retrocede; non cerca il plauso immediato dei lettori ma al contrario li porta in posti sconosciuti, in frangenti imprevedibili, con un disegno che solo alla fine potrà essere svelato. Nel ‘one shot’ la fiamma arde veloce e il sentimento esplode; qui si prepara, con attenzione e cura, una rampa di lancio per raggiungere a tempo debito il picco emotivo.
Per questa ragione, affiancato alla trama, scorre un altro filone, sotterraneo, silenzioso ma presente, che possa sostenere l’attesa facendo leva sulla curiosità: è quello del viaggio in ambienti reali. Luoghi dove, come in questo caso, aleggiano sacre leggende: le Black Hills, casa del Wakinyan Tanka.
Mi rivolgo ora direttamente a Cristiana, ringraziandola innanzitutto della sua lettura che mi è particolarmente gradita e scelgo lei per esplicitare la promessa implicita, quella su cui si basa la citata fiducia: l’attesa varrà il tempo dedicato. La molla è ancora in trazione e se tutto funziona a fine serie dovrà aver scaricato tutta la sua potenza.
Pertanto invito lei per prima, e chiunque altro lo vorrà, a dirmi con la massima franchezza, una volta concluso il tutto, se avrò mantenuto questo fondamentale impegno. Una sfida stimolante per me, la cui posta è davvero alta.
Ciao Robert, quello che hai descritto sembra essere la mia routine della mattina, quando mi sveglio con quei 5 minuti di ansia, prima di farmi il caffè. Questa visione onirica è un’allegoria fortemente simbolica, una sorta di spada di Damocle in versione horror che pende sulla testa, con l’obbiettivo di terrorizzare il protagonista che, in risposta a questo stato d’animo inquieto, può solo fuggire o combattere. E’ una visione che mi ha ricordato il film Dragon, quando il personaggio che interpreta Bruce Lee fa un sogno reale, incontrando la sua più grande paura: un gigantesco samurai, simile a un golem, che da tutta la vita lo perseguita. Dopo un momento di esitazione, lo uccide con un ninjaku. E da lì, dopo aver ucciso il suo demone più grande, parte la leggenda.
Non sai quanto può essere centrata questa tua visione. O forse sì: sta di fatto che hai perfettamente inquadrato lo snodo narrativo.
Tanto da sorprendermi.
Il richiamo allegorico si estende a tutta la serie. Nel precedente episodio @biro aveva rilevato come ancora non si palesasse il perché del titolo. Ecco, al terzo passaggio la direzione forte c’è, accompagnata da una precisa indicazione geografica.
Ho puntato, David, su un inizio in sordina che si sviluppi in un crescendo. Un po’ il contrario dei “primi numeri” che lanciano, appunto, le serie editoriali. Costruire lentamente una storia circondandola d’attesa: spero funzioni.
Grazie.
Contento di aver suscitato il tuo interesse. Da quanto ho potuto constatare, è l’immagine raffigurata sulla grande maggioranza dei totem.
Sì, l’uccello del tuono l’ho sentito nominare e credo di aver letto qualcosa in proposito
Contento di aver suscitato il tuo interesse. Da quanto ho potuto constatare, è l’immagine raffigurata sulla grande maggioranza dei totem.
Per chi volesse approfondire, c’è un link in calce al testo. Lo riporto qui:
https://it.wikipedia.org/wiki/Uccello_del_tuono