
Witness Donna Carmela
Donna Carmela era assopita quando bussarono alla porta centocinque del reparto medicina interna dell’ospedale. Distesa in posizione supina, con le lenti bifocali rincalcate sul naso e una rivista di gossip sul grembo, emise uno strano grugnito dalla gola in contrapposizione al successivo suo cristallino – Avanti –
Prima che l’ospite inaspettato avesse modo di coglierla in flagrante, si era già messa a sedere sul letto, ravviato lo chignon e sfilato gli occhiali per rinforcarli l’istante dopo.
L’uomo che entrò era in divisa d’ordinanza e con la sua mole occupava una grossa fetta della piccola stanza.
-Buongiorno signora Lo Guercio, sono il Comandante dei Carabinieri. Come sta? Se la sente di rispondere a qualche domanda?
Donna Carmela si illuminò. Era giunto il suo momento di celebrità, ricadde pesantemente indietro sul cuscino alzando gli occhi verso il soffitto.
-E che vi devo dire Generale, ho una caviglia slogata e assai dolori, ma sono pronta a dare il mio contributo per la giustizia. Comunque… – e qui Donna Carmela prolungò il suo silenzio – Chiamatemi signorina. Sa ci tengo al mio stato illibato, mica è come ai tempi di oggi che le femmine sono peggio degli uomini. E pari che c’hanno sempre nu’ focu ddumato, con rispetto per voi generale –
Il comandante, che nel frattempo si era accomodato accanto al piccolo tavolino prospiciente al letto di Carmela, si fermò per un istante e inspirando profondamente le rispose, riprendendo a scrivere sul blocco dei suoi fogli:
– Signorina sono Comandante, e non parlo siciliano. Mi dica della rapina, che cosa ricorda? –
Carmela lisciò le mani sulla piega del letto e cominciò a parlare:
– Si si, avete ragione Generale parliamo dell’incidente. Quello screanzato mi ha pure rovinato il vestito buono, lo metto solo per la posta e per la messa domenicale… –
-Signorina quello che ricorda, i fatti.
– E certo ve li stavo appunto raccontando. Quando sono uscita dalla posta, avevo la mia borsetta qui sul braccio destro mi pare, o sinistro? Mah, sapete lo shock, e poi insomma lo vedete anche voi che alla mia età… Comunque stavo per attraversare la strada all’incrocio, poi il semaforo è scattato, ma io non mi ricordo da dove arrivava quel figlio di… Benedetta sua madre, chissà quanto l’ha fatta disperare… –
Il Comandante stavolta staccò gli occhi dal foglio, dalla sua espressione sembrava essere proprio lui il disperato altroché. Donna Carmela, apparentemente ignara degli stati d’animo che stava suscitando nel Comandante, allungò la mano verso il comodino e prese una bottiglietta d’acqua e iniziò a succhiare il fresco liquido dalla cannuccia rosa, mentre l’involucro di plastica si deformava dentro la sua mano tozza.
– Ah generale, menomale che non ho perso sangue assai cadendo. Mi sono sentita afferrare la borsetta e con l’altra mano tenevo l’ombrello. Ho provato a colpirlo, ma l’ombrello si è incastrato in qualche diavoleria del motorino. Voi capite che non potevo lasciare la borsa. Eeee nulla… il mio ombrello è rimasto attaccato al motorino e io non volevo lasciare la borsa. E c’ho l’affitto da pagare, le medicine, la tessera del bus, e come vivo io senza pensione un mese?
-Signora coraggio, beva un altro sorso d’acqua –
L’espressione di Donna Carmela mutò con la stessa rapidità di un bipolare in fase down.
– E no, sono signorina vi ho detto, e ci tengo al mio stato di illibata. Sapete Generale ero fidanzata giù al sud cinquant’anni fa, ma lui è partito per l’America e non è tornato più, s’è sposato l’americana il signorino. Ai miei tempi questo era un disonore per le femmine, e poi l’ho pure aspettato, se non era per mia sorella che stava qui a Roma, signorina pure lei… –
Il Comandante sembrava rassegnato, mentre si aggiustava la cravatta di ordinanza
-Dunque è così che vi siete ferita? –
– E si, io non ho mollato la borsa, pensavo che quel delinquente, si fermasse quando mi vedeva appesa al motorino e invece quello screanzato, per settecento euro mi avrebbe ucciso… –
A quel punto al povero Comandante sfuggì un sospiro di sollievo, ma lo nascose furbamente con il fruscio dei fogli che si richiudevano sul tavolino.
-Si rimetterà presto signorina, ma mi raccomando se mai dovesse accaderle di nuovo, meglio perdere i soldi che la vita. –
– Voi siete un angelo generale, è il buon Dio che vi manda, vi dedicherò un rosario stasera e vi ricorderò in tutte le mie preghiere finché vivo. Purtroppo non mi ricordo altro, caro figliolo, sono svenuta, e mi sono ritrovata in ospedale.
Il Comandante accostò la sedia al tavolino si avvicinò a Donna Carmela e con tono paziente le disse di riposare, che presto si sarebbe ripresa e aggiunse:
-Ce la fa a firmare la sua testimonianza? –
– Certo, avvicinatemi il foglio generale che vi firmo tutto. Ecco fatto, tenete caro e grazie per tutto quello che avete fatto Comandante… E non mi guardate con quella faccia ora, l’avevo capito che eravate Comandante, ma che vi devo dire mi piacete di più come Generale. Sono vecchia sapete, ma ancora deve nascere l’uomo che può rimbambirmi. Avete visto che è successo a quel povero disgraziato del motorino? Al mio fidanzato che è andato in America è andata anche peggio, s’è preso l’americana e gli è presa una malattia, il diabete mi pare… e mica c’era il viagra cinquant’anni fa. Beh non ha più fatto niente con nessuna donna. Che vuole Generale noi femmine del sud ne sappiamo una più del diavolo. E quando ci fregate voi altri uomini, escluso voi Generale, s’intende … Tante buone cose a voi e che Dio vi benedica –
Dal viso del Comandante non trapelava nessuna espressione mentre stringeva la mano alla testimone, ma Donna Carmela avrebbe scommesso la sua pensione che l’uomo in divisa stava sorridendo quando le voltò le spalle per uscire. Soddisfatta per avere fatto il suo dovere, posò gli occhiali sul comodino, chiuse gli occhi e ricominciò a russare con la rivista di gossip appoggiata sul grembo.
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Bello. Uno spaccato riuscitissimo.
Grazie 🙂
Bello, scorrevole, l’ho letto tutto d’un fiato.
leggendo il tuo racconto sentivo parlare donna Carmela con la sua voce…
hai un bello stile, di certo non banale e quello che scrivi si lascia leggere molto volentieri.
Grazie Matteo… non ci crederai ma Donna Carmela era parcheggiata da un po’ senza finale… e poi si è accesa la lampadina 😉
Ahahah è vero da un po` di tempo l’ironia si affaccia sempre più insistente trai.miei fogli 🙂 .., grazie Tiziano e felice di aver scatenato in te un’idea 🙂
Hai capito donna Carmela, vispa e azilla nonostante tutto. Vedo con piacere che i tuoi racconti hanno sempre di più un taglio ironico (anche se ogni tanto si affaccia l’animo malinconico dell’Autrice). È molto bello il ricorso al dialetto, mi hai dato un’idea 😉