WrestlingRun

È una calda domenica di fine maggio. I meteorologi parlano di estate anticipata senza dare una spiegazione scientifica del fenomeno. Anticipata da chi? Dovremo restituirla con gli interessi? E a quale TAN e TAEG? I meteorologi tacciono chiudendosi nel più stretto riserbo, scrutare l’imperscrutabile variabilità del clima è un’impresa per il Divino Otelma.

Il clima è impazzito e non soltanto il clima, impazziti sono pure i politici che negano il cambiamento climatico. Purtroppo sono in tanti a crederci, impazziti anche loro? Chissà, sta di fatto che la malattia mentale, ahimè, è un fenomeno in costante e preoccupante crescita.

All’interno dello stadio il caldo si fa sentire, un po’ meno da chi ha entrambi/e gli/le orecchi/ie tappati/te dal cerume (la scelta tra il genere maschile o femminile dell’organo uditivo è lasciata al lettore).

Senza biglietto il caldo portoghese trova posto dappertutto, sulle tribune afose, dentro gli spogliatoi soffocanti, sugli spalti roventi, dentro la cabina chiusa delle riprese televisive. 

In quella domenica di maggio lo stadio intitolato a Joe DiMaggio è pieno, dalle tribune coperte a quelle scoperte, dalla Curva Nord alla Curva Sud, mentre le Curve Est e Ovest, sempre chiuse per lavori, sono spiegabilmente vuote.    

La prima gara in programma aveva incuriosito gli abitanti di Springfield, una cittadina primaverile resa celebre per avere dato i natali a Homer Simpson, l’archetipo dell’americano medio ingenuo e sempliciotto, lo stereotipo di un’America amante del più pacchiano e volgare tra gli spettacoli: il  wrestling.

All’interno dello stadio la solita confusione coperta dalla musica assordante. Dall’altoparlante (speaker) si sente la voce dello speaker (altoparlante?!?) annunciare un minuto di silenzio in ricordo delle vittime dell’ultima strage in un campus universitario; al termine dei sessanta secondi la notizia di una nuova strage, ancor più efferata in un asilo, si diffonde velocemente sui social, costringendo il direttore di gara a un nuovo rinvio. Tutti in piedi per un’altro minuto di silenzio, un silenzio assenso complice. È il silenzio di chi tace e acconsente. Negli States le armi non tacciano. Mai. Sono in tanti a non poterne più: dei minuti di silenzio, delle stragi ci hanno fatto il callo. Sul dito del grilletto.

Al termine del minuto di silenzio i fischi del pubblico riportano lo stadio a quel clima di euforia e di festa che prelude a ogni avvenimento sportivo, l’attesa dei wrestler sta per terminare, strage permettendo.

«Ladies and gentlemen, silence please» è lo speaker, «siamo qui in tanti per assistere alla prima gara di WrestlingRun, dove la regola è: NESSUNA REGOLA!»

Il boato del pubblico pagante accoglie con entusiasmo l’annuncio. 

«ARE YOU READY?» 

Alla richiesta si leva un urlo assordante di conferma.

«LET THE RACES BEGIN!» 

«GO! GO! GO! GO! GO!» tutti gli spettatori in piedi a incitare i wrestler.

Fermi ai blocchi di partenza i primi otto ottometristi sono in attesa dello start, mentre gli altri trecentonovantadue, scaglionati lungo tutto l’anello della pista di atletica a distanza di otto metri l’uno dall’altro, aspettano il passaggio del testimone. 

Il testimone non è il solito tubo rigido e leggero (lunghezza compresa tra 28 e 30 centimetri, peso inferiore a 50 grammi), il testimone deve avere sembianze umane e caratteristiche ben precise:

– uomo maggiorenne

– maschio al 100%

– americano da almeno otto generazioni.

Soltanto otto nativi americani hanno superato la selezione, tutti residenti nella più grande riserva indiana d’America, la Navajo Nation.

Tutto è pronto per la gara più pazza del mondo. 

Il WrestlingRun incontra l’atletica leggera nell’americanata più kitsch dell’anno, come nella tradizione di questo popolo amante dell’eccesso senza limiti.

I principali network televisivi sono pronti a diffondere in rete le immagini dei 50×8, la staffetta con quattrocento atleti sui quattrocento metri. 

Il momento è topico.

Il giudice di gara alza la pistola verso l’alto e dopo qualche istante lo sparo. Forte. A salve. Un piccione impiccione lo sente ma è troppo tardi; per lo spavento ci lascia le penne.

La partenza è regolare, per il povero pennuto niente minuto di raccoglimento.

Con in spalla i testimoni i primi otto wrestler percorrono gli otto metri al ritmo forsennato di due metri al secondo. 

Dopo quattro secondi netti il cambio, concitato, da schiena a schiena. I poveri testimoni, come sacchi di patate, passano di mano senza complimenti. 

Altri otto wrestler sono in attesa. 

Ripartono. 

Sono tutti spalla a spalla. 

Le urla spaventose dei wrestler accendono il pubblico che, elettrizzato dallo spettacolo, incita i suoi beniamini sbraitando come indemoniati. 

«GO MACHO MAN! GO! 

GO MILION DOLLAR MAN! GO!

GO REY MYSTERIO! GO!

GO MIL MASCARAS! GO!

GO CHARLIE GO! 

GO CHARLIE GO!»  

Tra il pubblico Marilyn Manson commenta: «Wonderful, they are all my fans!»

I cambi si ripetono vertiginosamente tra il tripudio degli scalmanati supporter. 

Siamo al decimo cambio, undicesimo… il diciottesimo vede una caduta multipla, British Bulldog finisce su Jimmy Snuka. Per non finire travolto a sua volta dai due wrestler, John Cena allunga il passo ma perde il testimone. Cena, che aveva scommesso una cena sulla vittoria della sua squadra, non si dà per vinto, lo riprende con una mano, più che una mano è una morsa meccanica. 

Non mancano le spinte e gli sgambetti, sempre palesemente volontari e plateali. 

Al ventesimo cambio Hulk Hogan è in testa. Sferra un calcio all’avversario alla sua sinistra, evidentemente uno sporco comunista. 

Le cadute dei testimoni si ripetono. 

Trentesimo cambio, Kurt Austin cade rovinosamente a terra, forse per il terreno reso scivoloso dagli sputi degli avversari. Stando in spalla il testimone è testimone involontario della caduta; scaraventato a terra rimedia una ferita lacero-contusa ma Kurt Austin lo riacciuffa per il ciuffo con una presa micidiale.

Quarantesimo passaggio: è il caos più totale.  Ormai siamo verso la fine dei quattrocento metri. La pista è una bolgia, lo stadio è una bolgia. Fiumi di birra ghiacciata scorrono nello stomaco di milioni di americani obesi che ruttano di gioia davanti a mega schermi slim. Sulle note di un riff dei Guns N’Roses The Rock taglia il traguardo e alza il testimone in segno di vittoria. Tra il delirio del pubblico The Rock lancia il malcapitato testimone umano verso la folla osannante riversatasi in campo. È un invasione in piena regola e allo stesso tempo contro ogni regola, nazionale e internazionale. 

Il WrestlingRun piace così, senza regole. 

Piace agli americani.

Piace al loro presidente. 

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Springfield vi aspetta.

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Discussioni

  1. Questo racconto rivela un’ altra tua dote ancora poco nota: il talento di un cronista fuori dagli schemi e soprattutto dalle regole e dai vincoli di una telecronaca, ma sempre ironico e divertente.