Xanax e elefantini

Volare non è poi così male. In realtà non ci volevo neanche andare in America, ma in quel momento mi sentivo molto rilassato. Forse era il panorama (40 euro per scegliere il sedile vicino al finestrino sembrano spiccioli quando hai pagato il biglietto 700), forse erano le birre gratis. Più probabilmente era lo Xanax.

Mi sono svegliato all’atterraggio, al suono degli applausi insopportabili dei miei compagni di viaggio. Rimango qualche istante a fissare le gambe della mia vicina di posto. Una donna sulla quarantina, ormai vuota, segnata dallo stress di una vita spesa ad affrontare problemi superflui. A vent’anni doveva essere un gran pezzo di figa, quelle gambe l’hanno smascherata. Mi trascino attraverso i controlli, il ritiro della valigia e l’uscita. Il mix di birra e pillole mi aveva fatto chiudere gli occhi sopra la Francia e aprirli a Los Angeles. Le farmaceutiche hanno inventato il teletrasporto e nemmeno lo sanno.

“Ernest! Com’è andato il volo?” Phil aveva preferito fare 14 ore di scalo per risparmiare 35 euro. Ragionevole, sopratutto considerando che poi li avrebbe spesi in alcol e puttane. Sbiascico qualcosa e saliamo su un taxi. Ci fermiamo nel parcheggio di un Costco dove incontro Neil (almeno, così si chiamava su Craigslist), che mi vende 30 grammi di Kratom a 30 dollari. Un ragazzo vestito bene, poteva essere un impiegato di banca, gli spacciatori sono diversi in America. E anche più economici.

L’Airbnb era la guest house di una bella casa in un quartiere tranquillo vicino a Venice. La proprietaria è una ragazza sui venticinque molto bella, né alta ne bassa, con l’aria di una che sa quello che vuole. Indossa dei pantaloni larghi con fantasie indiane (elefantini e robe floreali) e una camicia arancione di lino con il colletto alla coreana. Quei vestiti da hippie nascondono a fatica delle forme da paura. È magra, ma ha un culo perfetto e almeno una quarta di seno. Mentre mi dà le chiavi e ci spiega le regole della casa mi guarda intensamente negli occhi. Allo stesso tempo Phil le guarda intensamente le tette.

“Porca troia che figa!” Mi dice mentre camminiamo verso la guest house.

“Sei sempre arrapato Phil”

“Anche tu lo sei, solo che non lo dici ad alta voce”

Phil mi conosce bene.

Mentre Phil armeggia con il Kratom e delle birre, mi giro una sigaretta. “Hai un accendino?” “No fratello, l’ho dovuto buttare, odio la cazzo di sicurezza aeroportuale” Phil chiamava tutti fratello, sostenendo che non fosse uno slang qualsiasi, ma un modo di ispirarsi a San Francesco. Vallo a capire. “Vado a chiederlo alla proprietaria” Mentre cammino lungo il bordo della piscina mi domando un’altra volta che cazzo ci faccio in America con Phil.

“Ciao, avresti un accendino?”

La proprietaria non mi risponde, è seduta sul divano con una canna accesa che le pende dal lato destro della bocca. Fa un tiro e mi porge un Bic nero. Me l’accendo e alzo lo sguardo, la proprietaria è in piedi di fronte a me, così vicina che riesco a osservare la poca melanina che ha negli occhi. Con le sue piccole dita dalle unghie mangiate tiene la canna davanti alla mia bocca.

“No grazie, non fumo canne” Le sposto la mano e metto le mie labbra sulle sue. La sua lingua risponde come se la sua unica funzione fosse quella di baciare. In un unico gesto la spingo sul divano e le sfilo i pantaloni con gli elefantini. Sotto non ha niente, inizio a leccargliela e la sento ansimare mentre mi afferra i capelli.

Non ha ancora detto una parola. Quando le metto due dita dentro è già bagnatissima. Ansima sempre di più e decido di continuare. Dopo poco i respiri diventano urli, viene con il solo movimento dell’anulare e del medio. Si riprende abbastanza in fretta e mi slaccia la cintura. Me lo prende in mano e se lo mette dentro.

“Ora scopami forte”. Le sue prime parole! Ubbidisco, con le poche energie che mi rimangono e lo Xanax che mi ostacola. Quando sto per venire lo tiro fuori, lei si mette in ginocchio davanti a me con la destrezza di una che l’ha fatto migliaia di volte e ingoia quasi tutto. Con solo la camicia di lino addosso, si sdraia, fa un altro tiro di canna e sblocca il cellulare. Mi riaccendo la sigaretta e torno alla guest house.

Phil sta sorseggiando il suo green drank, mi passa la mia bottiglia.

“Sei andato a fabbricarlo l’accendino?”

Non rispondo. Faccio un sorso di quell’intruglio disgustoso.

“Adoro la cazzo di sicurezza aeroportuale”

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