Xenu – Il mastro catenaio – Finale
Serie: Amori diafani
- Episodio 1: Xenu. Il governatore – Atto I
- Episodio 2: Xenu. Il dominatore – Atto II
- Episodio 3: Xenu. Il creatore di grappoli – Atto III
- Episodio 4: La malia della Malaluna – Mattina
- Episodio 5: La malia della Malaluna – Pomeriggio
- Episodio 6: La malia della Malaluna – Sera
- Episodio 7: La malia della Malaluna – Norma
- Episodio 8: La malia della Malaluna – Hipster
- Episodio 9: La malia della Malaluna – Alba
- Episodio 10: Effetto Prismatico
- Episodio 1: Xenu – Il pilota di Douglas DC-8 – Atto IV
- Episodio 2: Xenu – Il mastro catenaio – Finale
- Episodio 3: Bisbigli – 01 – La psicoteracosalà
STAGIONE 1
STAGIONE 2
NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il triangolo è universalmente considerato un segnale di pericolo immediato: la struttura rigida, i vertici che catturano immediatamente l’attenzione, rendono psicologicamente riconoscibile l’allerta da attivare alla sola vista.
Io però sono un bastian contrario.
Io però sono un bastian contrario.
Nessuno mi aveva mai minacciato con una pistola per convincermi a far sesso con una ventenne bellissima… e per una qualche oscura ragione la mia testa non lo considerava un sacrificio insopportabile. Era il cuore che soffriva invece di una forma di intolleranza nei riguardi dell’assenza di sentimento.
«Gloria lascia perdere…» le posai una mano sulla spalla: «Antea te lo giuro, sarebbe fantastico poter fare sesso con te, ma dovremmo prima amarci, funzionerebbe mille volte meglio. Mi sono divertito col gioco musicale, meno con le minacce. Ma capisco che non vi piace perdere, è solo che non cambio idea: ho bisogno di provare qualcosa, altrimenti è solo un banale e noioso atto meccanico. Sparami se vuoi, ma non è con la paura che otterrai il tuo filmatino» lo dissi facendo finta che l’argomento fosse diventato tedioso.
La canna fredda sulla tempia accelerò il battito, ma non di tanto.
Continuai a guardare un pilastro degli archi che disegnavano i portici della mia via.
«Sei davvero un bel tipo, lo sai?» Gloria si girò aprendo lo sportello e scese dalla macchina inarcando la schiena.
Anche Antea scese facendo il giro e appoggiandosi sul finestrino, accanto alla sorella.
Scesi anch’io… se fossi stato un fumatore avrei cercato tremante una sigaretta, ma mi limitai ad appoggiare il mio sedere contro la carrozzeria e a respirare lentamente.
«Ho vinto» disse Gloria nel silenzio di un cielo che si stava tingendo di rosa nell’attesa di un timido sole che facesse capolino: «Paga.»
I capelli corti nerissimi le nascondevano gli occhi color ghiaccio, ma il sorriso soddisfatto pareva scaldare tutta la via.
«Ecco qua» Antea infilò una mano nella stretta tasca dei jeans: ne estrasse una moneta da un euro porgendola alla sorella.
«Chi di voi due fa Rundolph e chi fa Mortimer?» chiesi sorridendo.
«Chi fa cosa?» domandò Antea.
«E se t’avessi sparato sul serio?» Gloria si girò a guardarmi, lisciando la gonna dalle pieghe che lasciavano intravedere la balza decorata delle autoreggenti.
«Non conoscete i Duke & Duke, Una poltrona per due? Il film della vigilia di Natale?»
Evidentemente no, le due sorelle si guardavano senza capire.
«Lasciate stare… all’inizio la pistola mi aveva spaventato: una Glock diciannove in mano a un’assassina con i tuoi occhi… poi ho notato la scritta “Replica” sul carrello. È ad aria compressa, no?» chiesi indicando la pistola col dito.
Per tutta risposta Gloria mi sparò un colpo, una pallina di plastica verde colpì il giubbotto con un “Poff” secco.
Antea si avvicinò decisa, abbracciandomi e poggiando un orecchio sul petto: «Sei una bella persona, mi hai stupita.»
Mi diede un bacio sull’angolo della bocca, sembrò infinito, il cuore premette il pedale dell’acceleratore, sgommando e riempiendo di fumo il torace.
«Buona notte uomo gentile» si staccò guardandomi negli occhi con il sorriso più bello e sensuale mai visto e rientrò in macchina.
Gloria mi saltò addosso, fregandosene della gonna e incrociando le gambe sui miei fianchi: era pesante, muscolosa e potente. Mi diede un bacio in bocca così violento che i nostri incisivi si scontrarono dolorosamente.
«Ahio!» esclamai tenendole il sedere con una mano, la pelle fresca e il cotone degli slip dipinsero un quadro indecente di François Boucher nella mia testa e ovattarono il dolore.
«Non bacio mai nessuno. Sono fuori allenamento» disse scendendo e guardandomi con quegli occhi mortalmente penetranti. La gonna le si era sollevata tanto da lasciare scoperta la striscia delle cosce, le due fasce elasticizzate decorate e un triangolo di cotone degli slip sportivi di colore nero: «Non scordarla questa notte» afferrò i lembi della gonna, ma non si coprì subito: attese due secondi buoni e poi tirò giù il sipario.
«Indelebile. Mi perseguiterete per sempre» mormorai tra baci, filmati e triangoli di tessuto mentale.
Aprì la portiera dell’auto.
«Mi hai dato una bella dose di speranza» disse piano, tornò a fissarmi negli occhi: «Se ti domanderà dei soldi in prestito, rifiutati. Notte uomo decente.»
«Questa cosa la fate con tutti i vostri clienti? Ma mi dici quali erano i termini della scommessa? No, perché è davvero pericolosa!» affermai con un tono preoccupato.
«Tu sei stata la nostra prima vittima: Antea è la pessimista, è convinta che gli uomini siano tutti maniaci… che avresti accettato subito le nostre condizioni e io avrei dovuto spezzarti una gamba per impedire lo stupro» si adagiò sullo sportello aperto: «Io invece ero convinta del tuo buon cuore. Non ci hai mai trattate male, non hai mai fatto delle avances e le tue richieste partono sempre con uno “scusami” e finiscono con un “grazie”… da qui la scommessa» risalì in macchina, mise in moto e si allontanarono, sparendo dalla visuale dopo aver svoltato a destra al semaforo.
Restai a guardare il cambio di colore della lanterna per almeno due o tre cicli con i pensieri che sembravano sintonizzati sul rumore bianco classico dell’assenza di segnale.
Stavo sorridendo.
La madre di Irene mi chiese quindicimila euro una sera a cena a casa loro, quattro giorni dopo la nottata sconvolgente. .
La motivazione era un sollecito inviato dalla banca per il mancato pagamento del mutuo. Avrebbero pignorato la casa, i mobili e l’auto. Sarebbero stati costretti a trasferirsi da parenti a Mestre.
«Ti restituirò tutto in pochi mesi» aggiunse, mentre Irene mi stringeva la mano sorridendo amorevolmente.
Rividi le fasce merlettate delle calze di Gloria.
«Volentieri, se possedessi tutti quei soldi non ci penserei un secondo. Ma avrò sì e no mille e trecento euro sul conto.» risposi bevendo un sorso di Jägermeister da un bicchierino.
«Ma non puoi chiedere la liquidazione in negozio?» propose Irene alzandosi e iniziando a sparecchiare.
«Dovrei licenziarmi… e poi? Sarei io quello che dovrebbe andar via, no?» la discussione stava prendendo strade pericolose.
Mi proposero di fare dei finanziamenti, di chiedere un prestito agli amici o ai colleghi. Rifiutai ogni suggerimento, argomentandone la motivazione.
Irene mi lasciò tre giorni dopo l’appello per un prestito, in un locale chiamato Einhänder, con la scusa che non tenevo abbastanza alla felicità sua e della famiglia.
Si alzò lasciandomi finire da solo un’insalata di pollo ricca di maionese.
Ricordo solo di aver fatto una strana espressione sorpresa mentre masticavo e di sollievo pensando che ormai io e i miei “tethan” ci eravamo affezionati l’uno agli altri.
Serie: Amori diafani
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le due donne sono letteralmente pazze e stupende! L’idea della scommessa sulla decenza del genere maschile fa intuire che nel loro lavoro ne vedono davvero di ogni.
Direi di sì. Antea la più piccola delle due (se non ricordo male ai tempi aveva 21 anni) era quella con meno esperienze negative sulla sua persona, ma aveva supportato la sorella malmenata dal compagno… ordinaria amministrazione, direi. Gloria ricordo che faceva ju-jitsu e come muscolatura faceva impallidire molti uomini. Vite complicate, ma che avevano trovato un modo per reagire positivamente.
e anche un curioso modo di vendicarsi.
Ciao Emi. La tua bravura non finisce di stupirmi e poi, ti muovi davvero bene in questi terreni ‘scivolosi’ 🙂
Questo racconto è a dir poco spiazzante, ma anche ironico e provocatorio. Mi piace come giochi continuamente con il confine tra tensione, assurdità e sentimento.
Dietro le battute e le situazioni estreme emerge il ritratto di un uomo capace di restare fedele ai propri valori, anche quando sarebbe più facile cedere.
Nel finale hai ribaltato con amarezza tutto ciò che è accaduto durante la notte e una relazione che sembrava autentica mostra improvvisamente il proprio lato opportunistico.
Ma chi me lo doveva dire che all’una di notte mi sarei ritrovato a rispondere ad un commento sorridendo come uno sciocco. Ciao Cri! ❤️ Devi pensare che quando le due sorelle mi accompagnarono a casa, parlammo davvero di tradimenti, di sessualità e di opportunismo… Ovviamente la parte della minaccia armata è romanzata, ma il concetto teorico era quello: come mi sarei comportato di fronte ad un’offerta di sesso puro e semplice, non importava con chi, senza alcuna conseguenza o impegno. All’epoca ho risposto che sì, l’idea era conturbante e tentatrice, ma che per come la vedevo io, avrei preferito di gran lunga lavorare di fantasia evitando i sensi di colpa e la possibilità di confessioni involontarie. Non so se con la testa attuale sarei un tipo più spietato, ma ne dubito. ?
Nulla è spietato se c’è consapevolezza, desiderio e consenso fra adulti. Il resto, lo buttiamo nella spazzatura. Un abbracico Emi e regalaci altro ♥
Ciao @Privodanima, da una parte è vero che vorrei avere più foto, ma da un’altro verso era meglio che non ci fossero gli smartphone. Forse sei troppo giovane, ma ricordi lo Sherwood Festival quando era al Parco delle Roncajette, prima che venisse spostato allo stadio?
Sì lo ricordo, avevo un paio di colleghe che ci andavano, ma ho sempre evitato i luoghi troppo affollati. E la ragazza dell’epoca mi portava solo ai concerti di Nek e di Tiziano Ferro… a me! Io che ascolto ancora adesso i Tool, gli Audioslave, di quando in quando i Pantera e qualche volta mu sposto sugli ultimialbum dei Sepultura… ?
“«Mi hai dato una bella dose di speranza»”
Anche a me
Ciao Marco, grazie mille! ♥ A me dispiace solo non avere foto di quelle due ragazze, ma all’epoca i telefonini erano davvero pochi dotati di fotocamera (forse c’era il 7650 della Nokia) e facevano davvero schifo… peccato.
“Era il cuore che soffriva invece di una forma di intolleranza nei riguardi dell’assenza di sentimento.”
Quanto mi piace, questa frase.? ? ?
Mi hanno sempre rimproverato il fatto che non cogliessi al volo le occasioni di spassarmela con una tipa a caso, ma non ho mai voluto delle “tipe”! Direi che è decisamente più eccitante sapere a chi sto accarezzando i capelli, cosa pensa guardando la scena di un film al cinema o anche, più semplicemente, poterle prendere i suoi gusti preferiti di gelato in una coppetta perché magari so che odia i coni… non lo so, sarò io sbagliato. ❤️Grazie Emme.
Bello! Fresco e vivace, scritto bene e piacevole da leggere. Hai un tocco delicato, sia nel parlare di desiderio che nel tracciare personalità. Grazie Emiliano!
Ciao Giuseppe! Grazie infinite. Direi che è come vedo le persone normalmente o almeno, come le vedevo nel 2004. Nel racconto di un “vissuto” più o meno reale, quello di cui sono certo sono le mie emozioni e descriverle è un modo per provare a far capire chi sono e come la penso su determinati argomenti. Che poi il fatto che sia piacevole leggermi, mi onora ed esalta tantissimo.