
Zorbon-5
Devi era un agente di viaggio piuttosto insignificante, con una certa inclinazione per l’avventura e un amore per il caffè cosmico. Trascorreva la maggior parte delle sue giornate prenotando voli intergalattici per i suoi clienti e sognando il prossimo audace viaggio che avrebbe voluto intraprendere.
Un giorno qualunque, mentre sorseggiava il suo solito triplo espresso nella sua caffetteria cosmica preferita, ricevette una telefonata da un cliente particolarmente impaziente.
“Devo raggiungere il pianeta Zorbon-5 in meno di due giorni”, affermò il cliente, un ricco alieno di nome Xan, nell’auricolare di Devi.
Aggrottò la fronte: Zorbon-5 si trovava dall’altra parte della galassia e di solito ci voleva almeno una settimana per arrivarci. Fece rapidamente i calcoli. Non c’era alcun modo di arrivare in tempo.
Ma Devi non era uno che si tirava indietro di fronte a una sfida. Bevette un altro sorso di caffè e cominciò a pensare. Sicuramente doveva esserci una scorciatoia, un percorso alternativo o un portale spaziale nascosto.
Serviva un viaggio di prova, per poi proporre all’importante cliente la certezza del risultato.
Mentre scorreva i suoi database ebbe un’intuizione. Forse poteva usare il Permesso Universale di Spontaneità.
Era un documento controverso introdotto dall’Ufficio Galattico della Burocrazia (GBB) qualche anno prima. Permetteva ai viaggiatori di alterare temporaneamente il tessuto dello spazio e del tempo in nome della spontaneità del richiedente. E giungere rapidamente a destinazione.
Ma non era semplice ottenerlo. Il permesso non poteva essere ottenuto con mezzi normali, ma solo tramite una massa senziente di scartoffie nota come Blip. E nella galassia ne erano rimasti pochi, sempre troppo impegnati.
Devi fece un respiro profondo e compose il numero del GBB. Dopo qualche minuto di navigazione tra messaggi automatici e attese, finalmente raggiunse un Blip.
“Pronto, qui è Blip-77, come posso aiutarla?”, rispose con voce impostata.
Devi spiegò la situazione e chiese il permesso. Ci fu una lunga pausa all’altro capo prima che il Blip parlasse di nuovo.
“Secondo i miei dati, lei non ha i requisiti necessari. Per ottenere il permesso, deve prima firmare un contratto in cui dichiara che abbraccerà il caos dell’universo”, disse. “Con assoluta spontaneità”, aggiunse dopo un’altra pausa.
Devi esitò per un attimo, era abitudinario e ordinato, seppur a suo modo affascinato dall’avventura. Ma il pensiero di una scorciatoia per Zorbon-5 era troppo allettante per rinunciarvi.
“Firmerò il contratto”, disse, cercando di sembrare sicuro di sé.
“Molto bene, invierò immediatamente il permesso al suo ufficio. E ricordi, da una grande spontaneità derivano grandi responsabilità”, disse il Blip prima di interrompere la chiamata.
Devi si lasciò sfuggire una risatina nervosa. Non riusciva a credere di aver appena firmato un contratto con una massa senziente di scartoffie.
Tornò rapidamente nel suo ufficio, dove il permesso lo stava già aspettando. Lesse il lungo e contorto documento prima di firmarlo.
Non appena l’inchiostro si asciugò, il permesso iniziò a illuminarsi e scomparve nel nulla. Devi non poté fare a meno di provare un brivido di eccitazione e curiosità. Il dado era tratto. Stava per iniziare un’avventura che lo avrebbe portato fuori dai confini a lui conosciuti.
Fece rapidamente i bagagli e si diresse verso la sua astronave. Programmò le coordinate di Zorbon-5 e attivò il permesso.
In un istante, le stelle e le galassie intorno a lui cominciarono a girare vorticosamente e a cambiare. Devi avvertì una strana sensazione allo stomaco, ma prima ancora di poterla elaborare, lo spazio intorno a lui divenne buio.
Era arrivato a destinazione, ma c’era qualcosa di strano. Invece del familiare pianeta blu e verde di Zorbon-5, si trovò circondato da una completa oscurità.
Guardò fuori dal finestrino della sua astronave, cercando di dare un senso a ciò che lo circondava. Ma tutto ciò che riusciva a vedere era il vuoto.
Mentre stava per attivare le comunicazioni per contattare il GBB e chiedere aiuto, qualcosa lo interruppe.
“Salve”, disse una voce, con tono divertito.
Devi si girò e vide una piccola massa fluttuante di carta davanti a lui. Aveva un paio di occhietti e un sorriso malizioso.
“Io sono Blip-77 e devo ammettere che lei sembra essere più spontaneo di quanto potessi pensare”, disse il Blip, indicando il permesso che ancora brillava nella sua mano.
Il cuore di Devi ebbe un sussulto, non aveva mai visto un Blip prima di allora. Non era chiaro se lo stesse prendendo in giro o dicendo sul serio. E di quale spontaneità stesse parlando.
“Cos’è successo a Zorbon-5? E dove siamo?” chiese, cercando di restare calmo.
“Oh, Zorbon-5 è temporaneamente non disponibile. I pianeti tendono a scomparire per essere ricalibrati quando si attiva il Permesso Universale di Spontaneità, fa parte del sistema”, disse Blip, con aria disinvolta.
La mente di Devi era in fibrillazione, aveva combinato un bel pasticcio. Ma non poteva fare a meno di essere affascinato da ciò che aveva di fronte.
“Posso aiutarla in qualcosa? Magari una tazza di caffè?”, Domandò Devi. In quella situazione, non gli venne in mente altro da dire. E non si rese conto della banalità della sua affermazione. Ma era lui ad avere bisogno di aiuto.
“Non possedendo una forma fisica, non sono in grado di consumare bevande”, affermò Blip, con aria quasi delusa.
“Beh, posso offrirle un posto a sedere e una buona conversazione”, disse Devi, indicando il tavolino e le sedie della sua astronave.
“Sembra interessante”, concluse Blip, avvicinandosi al tavolo.
Per le ore successive, i due parlarono di tutto e di niente. Parlarono della bellezza dell’universo, dell’assurdità della burocrazia galattica e delle gioie della spontaneità.
Devi non riusciva a credere quanto fosse facile parlare con Blip, nonostante la sua mancanza di forma fisica. Era come se fossero dei vecchi amici che si ritrovavano davanti a una tazza di caffè.
Con il passare del tempo, le ansie di Devi per la scomparsa del pianeta e per l’impazienza del suo cliente svanirono. Si stava divertendo troppo con Blip per preoccuparsi dei banali capricci di un ricco presuntuoso. E in totale semplicità.
Improvvisamente lo spazio intorno a loro cominciò a cambiare nuovamente. Le stelle e le galassie tornarono al loro posto e Zorbon-5 apparve in tutto il suo splendore. Per poi scomparire rapidamente.
“Beh, sembra che il nostro tempo insieme stia per finire”, disse Blip, con una punta di tristezza nella voce.
Devi si rese conto che avrebbe voluto continuare a parlare, condividere e dialogare. Non aveva mai vissuto un tale legame con qualcuno, o qualcosa, in vita sua. E così in breve tempo.
“Possiamo rivederci?”, Chiese.
“Ne sarei felice”, disse Blip, prima di scomparire nel cosmo, senza aggiungere altro.
Devi non poteva crederci, si era fatto un amico da una massa senziente di scartoffie. Sorrise tra sé e sé mentre tornava nel suo ufficio, con la mente già piena di idee per una prossima avventura.
Da quel giorno, Devi e Blip divennero inseparabili e viaggiarono per l’universo.
Anche se Devi non arrivò mai a Zorbon-5 in tempo per poter, al ritorno, dare garanzie al suo cliente, ottenne qualcosa di molto più prezioso: un’amicizia inaspettata che trascendeva i confini dello spazio e del tempo.
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Un altro racconto godibilissimo della serie “Fanta-scemenze”, a cui mi auguro davvero tu vorrai dar vita, prima o poi. 😊👌
Blip mi ha ricordato un po’ il caro vecchio Clippy di Office! 😄
Volendo raccogliere le “Fanta-scemenze” in una serie hai, per caso, un titolo da suggerire?
Ti dirò, anche il semplice titolo “Le fantascemenze” sarebbe molto carino, perché gioca sul fatto che sono racconti di fantascienza leggera, che non si prendono troppo sul serio.
Oppure: “Le cronache delle fantascemenze”, “I viaggi delle fantascemenze”, “Racconti di ordinaria fanta-follia”. Le combinazioni sono molte: basta che si riesca a comunicare il senso di leggerezza dei racconti.
Adoro la tua Fantascienza, che riesce a trasportarti in giro per pianeti, galassie e realtà alternative, ma con quella inconfondibile leggerezza. 😸
Concordo con @ianni67 , ha un sapore di guida intergalattica. 🚀
Ti ringrazio. Sono sincero: ho iniziato a scrivere questi racconti per puro divertimento (come è giusto che sia), ma senza credere più di tanto che potessero essere realmente fruibili o leggibili, soprattutto quando questi viaggi sono accompagnati da una buona dose di “non senso” 🙂
Un interessante e ben scritto racconto, con riferimenti (che vedo io, magari non ci sono) a Star Wars (Han Solo) e allo Stregatto di Alice in Wonderland. Ma sento anche un collegamento con il mitico autostoppista interstellare, che spesso si cita in tempi moderni. Comunque sia, bello, mi è piaciuto.
I riferimenti, più o meno volontari, ci sono sempre. Tutto è “contaminato” da ciò che vediamo, sentiamo, leggiamo. E contribuisce sovente a ciò che viene creato, che sia un racconto o altro. Ti ringrazio come sempre per la lettura e per il contributo.
“icuramente doveva esserci una scorciatoia, un percorso alternativo “
La rotta di Kessel in meno di 12 parsec! 😂
Con traffici illegali annessi 😀