Benvenuti a Greenville!

Serie: Noise


Un ragazzo, Michael Patel, si trova coinvolto in una serie di intrighi e misteri che ruotano attorno alla sua famiglia e ai Williams, i vecchi proprietari terrieri della sua città.

Il cielo grigio prometteva un bel diluvio di lì a breve. Settembre era iniziato da poco, ma aveva già portato con sé quel vento autunnale, così fresco e dal pungente odore di pioggia, che Michael Patel amava da pazzi fin da quando potesse ricordare. Si era sempre ritenuto un amante dell’autunno, con quel carico di foglie ardenti che incendiavano i viali di Greenville, la sua città, e quelle piogge torrenziali che significavano letto, cioccolata calda e serie tv. Peccato che stavolta un eventuale temporale avrebbe creato non pochi disagi, in vista dell’annuale maratona di Greenville. Il ragazzo si stava preparando per prenderne parte già da un paio di mesi; si allenava insieme a Tayler Smith, il suo più grande amico e compagno di avventure.

Facevano qualsiasi cosa insieme: una volta, da piccoli, decisero di esplorare la vecchia casa abbandonata appartenuta alla defunta Eveline Williams, in uno dei quartieri ad est di Greenville, conosciuto proprio come “Quartiere dei Williams”, per la presenza non solo della dimora, ma anche dei terreni appartenuti alla famiglia per generazioni. La casa versava in condizioni disastrose da quando la donna era deceduta, venticinque anni prima. Qualsiasi persona con un briciolo di buon senso avrebbe accuratamente evitato quell’edificio fatiscente, mentre i due, tanto curiosi quanto stupidi, vollero scoprire cosa si nascondesse in quel vecchio maniero abbandonato. Armati di solo un paio di torce, Michael e Tayler varcarono la soglia di Villa Williams in una calda sera di fine luglio, alla ricerca di un qualche tesoro o di chissà cosa. Le assi di legno del vecchio pavimento scricchiolavano violentemente sotto i loro passi; nel salone, i grandi mobili di mogano impolverati descrivevano alla perfezione la ricchezza e la potenza della famiglia Williams. Intorno alla morte della donna aleggiavano numerose storie, anche se l’ipotesi più accreditata era da sempre quella del suicidio; si narrava infatti che Eveline Williams, erede della dinastia dei Williams, i più importanti e ricchi proprietari terrieri di Greenville, si fosse tolta la vita in seguito al mancato matrimonio con l’amato John Vardy, anch’egli erede destinato delle Industrie Siderurgiche Vardy. Il matrimonio saltò per colpa di un folle, tale Richard Masted, innamorato perdutamente di Eveline, al punto tale da ammazzare John pur di averla tutta per sé. I ragazzi si inoltrarono nei meandri della casa, cercando in ogni angolo qualcosa che potesse avere un minimo di valore. Michael salì le instabili scale che dal soggiorno conducevano alle camere da letto, al piano di sopra.

Cautamente, si incamminò lungo il corridoio buio, le cui pareti erano decorate con numerosi ritratti di famiglia, uno dei quali colpì particolarmente Michael: si trattava di un quadro raffigurante l’intera famiglia in posa davanti all’enorme maniero, con in primo piano, seduta su una panchina, una coppia di anziani che Michael identificò come i fondatori di quell’enorme ricchezza, Richard Sr. e Rose Williams. L’allora giovanissima Eveline, invece, sembrava essere la ragazza ritratta in piedi accanto ai nonni; al suo fianco si trovavano i genitori, Richard Jr. e Mary con suo fratello Carl, insieme ad altri membri della famiglia, che Micheal ipotizzò fossero i cugini e gli zii di Eveline e dei suoi genitori; riuscì a contare circa una trentina di figure. Il suo sguardo venne però catturato da un dettaglio: Eveline reggeva in mano una sorta di grande piatto d’argento, di cui Micheal non aveva mai sentito parlare in nessuna storia riguardante la famiglia Williams che suo nonno e suo padre gli avessero raccontato. Decise di mettersi alla ricerca di quel piatto, certo che si trovasse in casa e che sarebbe valso una fortuna. Fece per entrare in una delle stanze da letto, quando sentì Tayler chiamarlo dal piano di sotto. «Mike, MIKE! Vieni a vedere, muoviti!» Michael scese di corsa le scale e raggiunse l’amico in quella che un tempo doveva essere la cucina. «Cosa hai trovato? Per caso un piatto d’argento?» chiese all’amico. «Un piatt… No» rispose confuso lui, puntando la torcia sul polveroso libro che aveva in mano «Guarda qui». Michael sfilò il libro dalle mani di Tayler; il tomo era rilegato in pelle scura, con un’incisione dorata in corsivo sul fronte che recitava “Affari: Patel”. «Questo non ha alcun senso» rifletté Micheal «I miei si sono trasferiti qui diversi anni dopo la morte di Eveline Williams, non hanno legami con la sua famiglia…» In quello stesso istante, udirono un brusio di voci provenienti dall’esterno dell’edificio. «Forse ora faremmo meglio ad andarcene» bisbigliò preoccupato Tayler, prima che la luce di una torcia proveniente dalla finestra della cucina lo accecasse. Lo sceriffo Jones, vedendo che non si trattava di una minaccia, sospirò e fece cenno ai due di uscire. «Sapete che non vi è permesso entrare qui ragazzi, è una proprietà privata. Cosa stavate facendo?» chiese loro l’uomo, per nulla contento di essere stato allertato per due mocciosi ficcanaso. «Niente, signore. Stavamo solo… esplorando» rispose spavaldo Tayler. Jones lo squadrò poco convinto, poi rivolse lo sguardo a Michael. «Cos’hai lì?» gli chiese, indicando il tomo che il ragazzo tentava di nascondere dietro la schiena «Non puoi portare via nulla, Michael. Forza, dammi quel libro.» Il ragazzo si trovò costretto a restituire l’oggetto, senza poter approfondire la faccenda. «Non dirò nulla ai vostri genitori, a patto che non mettiate più piede in questa casa. Siamo intesi?» Michael e Tayler annuirono, scambiandosi uno sguardo colpevole. Tornando a casa quella stessa sera, il giovane Patel si convinse a cercare la verità senza interpellare i suoi genitori, almeno finché non avrebbe avuto qualche indizio che collegasse effettivamente la sua famiglia ai Williams. 

Michael si sistemò i crespi capelli castani, salutò sua madre Kate e suo padre Adam ed uscì di casa. Tayler lo stava già aspettando a bordo della sua macchina. «Muoviti Mike, la maratona ci aspetta» gli fece, scrutando preoccupato il cielo cupo «sempre che il tempo non peggiori.» Anche Michael si trovò a fissare le nuvole massicce sopra la sua testa, che si stavano facendo sempre più minacciose. «Io dico che è meglio sbrigarsi» commentò rivolgendosi a Taylor, che annuì e mise in moto verso il centro città. Greenville contava circa 20.000 abitanti ed era una cittadina sostanzialmente molto concentrata e piccola, ma la famiglia di Michael abitava a qualche chilometro dal centro, per cui lui doveva sempre spostarsi in macchina, o farsi venire a prendere. Per Michael non rappresentava un grosso problema, specie da quando aveva preso la patente, l’anno prima, ma entrambi i suoi genitori lavoravano in città. Kate Sanders Patel era avvocatessa, una giovane donna e madre in carriera; suo padre Adam gestiva invece un grosso emporio di ferramenta. Si erano conosciuti al college, prima che suo padre lasciasse gli studi per dedicarsi al suo sogno, la musica; il periodo rock di Adam e della sua band di allora, i Fire Diamonds, durò il tempo di un’estate in giro per la regione, per poi finire in un cassetto insieme a tanti altri buoni propositi. Fu allora che suo padre si rimboccò le maniche e tornò a Jacksonville, sua città natale; il fato volle che anche i nonni di Kate fossero originari della città, e l’estate successiva si incontrarono ad una festa di compleanno. Si sa poi come finiscono queste storie: i suoi genitori non avevano mai smesso di amarsi, e tempo un anno erano già sposati ed impazienti di iniziare una vita insieme, in una nuova realtà chiamata Greenville. Un paio d’anni dopo, Kate scoprì anche di aspettare sua sorella Hannah. I suoi genitori avevano sempre definito il suo arrivo come “meravigliosamente inaspettato”, poiché coinciso con un momento complesso della loro vita: sua madre aveva da poco aperto il proprio studio, mentre suo padre si trovava in un periodo non facile a causa di alcuni screzi con il suo socio di affari, nonché padre di Taylor, Eric Smith. Nonostante ciò, ovviamente, la notizia fu motivo di enorme felicità per tutta la famiglia. Quando poi Hannah mostrò la stessa vocazione materna, inevitabilmente divenne la preferita dei due. La loro madre aveva fatto di tutto per coltivare questa passione di Hannah, che ormai era prossima alla laurea e avrebbe poi iniziato a lavorare nello studio di famiglia. Allo stesso tempo, suo padre non aveva mai riposto particolari attenzioni verso Michael, che quindi fin da bambino si era abituato a stare sulle sue, aspettando che arrivasse il tempo per ricevere maggiori attenzioni. In passato aveva sofferto molto questo atteggiamento da parte dei genitori, ma aveva saputo ritagliarsi il suo spazio: era diventato un figlio modello per sua madre, aiutandola in casa e mostrandosi educato e rispettoso anche in situazioni che non gradiva, mentre l’ingresso nella squadra di calcio del liceo lo aveva reso più uomo agli occhi del padre. Ora che aveva raggiunto questo equilibrio, non avrebbe voluto sconvolgere nuovamente la situazione. Sentiva, però, che certi segreti stavano iniziando a logorarlo dall’interno, spingendolo sempre più verso il bordo di un profondo e sconosciuto baratro. “In fondo” pensò, mentre l’aria fredda di settembre gli soffiava sul viso “la mia vita è cosi da sempre… Una continua scoperta della verità e dell’infelicità che da essa deriva.”

Serie: Noise


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Discussioni

  1. Ciao Alessio, innanzitutto benvenuto! Un inizio di serie intrigante, delle belle atmosfere cupe e scricchiolanti come i pavimenti della casa abbandonata. Aspetto con curiosità il prosieguo. Se hai tempo ti suggerirei una rilettura, ci sono alcuni piccoli refusi che fanno ‘inciampare’ il racconto -niente di ché, capita.

    1. Ciao Nyam, grazie per il benvenuto! Sono felice che l’inizio ti abbia colpita, spero che il prosieguo non sia da meno. Grazie anche per il tuo suggerimento, ho riletto diverse volte il testo, ma essendo alle prime armi probabilmente non mi sono accorto di questi refusi.