17 febbraio 26 – Amore – parte 1

Serie: Il martedì mi lagno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Già sapete...

Non sono un combattente, questa è la verità. In natura già sarei morto, non da debole, ma da idiota. Perché riconosco che il mio piangermi addosso non serve a nulla. La vita è ingiusta, e questo va accettato. E mentre in natura avrei già smesso di soffrire, in questa società per ora annaspo, scompaio in un mare di infelicità e indifferenza. Ed è comunque come morire. Credo che questo sia quel che prova chi pensa di ammazzarsi. Solitudine, incomprensione. Non è il mio caso, non temete. Non più. Il peggio di questa fase è passato, ora mi trovo nell’aftermath. Però posso capire quel dolore. Ed è una conseguenza del tuo star male, un cane che si morde la coda. Quando stai così male per i tuoi pensieri e la tua condizione mentale che nessuno può penetrare la barriera. Nessuno. Nemmeno tu. E pensi che la cosa migliore sia farla finita, per non soffrire più. Come quando ti fanno male i denti, e vorresti che quel dolore finisca, ma non puoi farci nulla. Ecco, è la stessa identica cosa, ma succede alla mente, e da lì si estende a tutto il corpo. E resti paralizzato nella tua stessa melma.

Quando ero più piccolo, e alle medie si iniziava a parlare di autolesionismo, mi sembrava stupido, eccessivo. Figuratevi quando sentivo notizie in TV di suicidi. Mi sembrava assurdo. Io, nel mio mondo infantile di sogni, fiabe, giocattoli e cartoni animati, pensavo che nessuno avrebbe voluto smettere di giocare nel mondo. Ma, e qui mi riecheggiano delle parole incredibili che mi hanno segnato, “quando sarai uomo capirai”. Eh sì, ho capito eccome. Però c’è un aspetto positivo a questa storia, a questo modo di soffrire. Quando starò meglio mentalmente ne parlerò.

Ora parliamo d’altro invece, che oggi devo (tanto per cambiare) tirarmi su. E come lo farò? Deprimendomi ancora, ovviamente. Che genio eh? Ad ogni modo, c’è una ragazza che sto cercando di impressionare. Ma neanche impressionare, in verità non ce n’è bisogno. I miei amici dicono che sia già interessata, che sia già mia, lo capiscono dagli atteggiamenti. Beati loro. Tipo una sera mi ha detto di voler uscire. Io le ho risposto che per me andava bene, e che avrei contattato gli altri ragazzi del gruppo per vedere chi altro eventualmente volesse uscire. E lei mi guarda e fa (un po’ per gioco, un po’ seriamente): “e pcché, nun putim ascì ij e te ra sul?” E io come un idiota sono rimasto pietrificato e muto. Sentivo di aver fatto una figura di merda. Poi più o meno mi apparai e finì là. Ma sapeste quante me ne hanno detto dopo i miei amici!

Ecco, io mi apparo più che impressionare. E malgrado tutto sono anche deficiente perché ho questa certezza (che mi dica di sì), ma non ho le palle di mettermi davanti a lei, guardarla negli occhi e dire: “ch’amma fa?” No. Non riesco proprio. Mi imbarazzo, mi pietrifico. Praticamente non è che non faccio goal: non riesco proprio a calciare la palla, a porta vuota tra l’altro.

Comunque volevo farle un gesto gentile in vista di San Valentino. Lei una volta mi disse (e io lì per lì non presi nota, ma avrei dovuto perché entrò in tutti i particolari del caso, colori preferiti ecc.) che ama particolarmente i fiori. Anche uno strappato e schiacciato raccolto da terra la fa sciogliere. Al che io mi dico: “Ecco cosa le devo fare”.

Ora, una persona normale avrebbe preso dei fiori da un prato o dal fioraio, ma io, leggendo l’ultimo libro di Roberto Mercadini su Galileo Galilei, resto affascinato dagli erbari, e pensandomi forse chissà quanto furbo unisco le due cose. Fu così che per giorni raccolsi fiori di ogni tipo (anche dei bellissimi fiori gialli… che ho scoperto poi essere dei broccoli che stanno fiorendo in questo periodo dell’anno), e li schiacciai tra le pagine di diversi libri per essiccarli. Infine li raccolsi in un semplice taccuino a pagine bianche preso da Tiger per fargliene omaggio. Che genio che mi sentivo. Che animo sensibile. Già… Ricordo ancora il suo sguardo, come quello di una professoressa di matematica che deve correggere il compito dell’alunno che, al posto di fare i calcoli, ha disegnato un pisello gigante in preda a un attacco di creatività. Ecco. Avrei dovuto raccoglierle semplicemente un fiore e basta, magari il giorno dopo al suo racconto.

E avoja a spiegarle che l’avevo letto in un bellissimo libro. Stavo facendo peggio! Ha fatto vedere di apprezzare, con un mezzo sorriso, e poi siamo tornati dagli altri per continuare a bere. Insomma, questo San Valentino non è andato proprio bene…

Morale della favola? Che sono sociopatico e cretino, e che i fiori si regalano freschi. Ma più di ogni altra cosa: niente intellettualismi, niente cose complesse e articolate, per quanto belle. Talvolta la semplicità e l’essere diretti è la chiave, come mi dice sempre mio fratello esperto di vita.

Eh… Il problema è che una cosa è ascoltare e capire, una cosa è applicare e fare. Io grazie a mio fratello ho capito tante cose. Lui è incredibile, il mio supereroe. Ma giustamente si incazza quando non riesco ad applicare ciò che comprendo. In quei momenti mi sento stupido proprio, incapace di applicare le cose giuste che mi suggerisce. Ecco, proprio come non riuscire manco a tirare la palla in una porta vuota. Un giorno si stancherà di me. Un giorno mi manderà a fare in culo. E avrebbe ragione. Le cose “sagge” o “profonde”, gli aspetti più importanti e maturi delle mie riflessioni, li devo a lui. Totalmente a lui. Io non sarei l’uomo che sono ora senza il suo supporto. Avrei forse già fatto una strage familiare, e non solo. Lui mi ha salvato. Il corpo è stato salvato da un miracolo, la mente da lui. Neanche Gino (perdonami) può eguagliare ciò che lui ha fatto per me. Ciò che lui significa per me.

Continua...

Serie: Il martedì mi lagno


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni

  1. E’ un testo molto umano, fragile nel senso più autentico. Funziona perché non cerca di apparire forte: alterna dolore, autoironia e tenerezza, e proprio questo lo rende credibile. Si sente che stai imparando a guardarti con più lucidità, anche quando ti giudichi duramente — ed è forse la parte più bella del brano.

    1. Grazie! Non credo di essere mai riuscito ad apparire forte. Forse solo saccente, ma è una cosa sulla quale, grazie anche a mio fratello, ho lavorato molto. Spero di riuscirmi sempre a guardare con la lucidità di cui parli, anche se a volte mi sembra tutto opaco più che altro…

  2. Ciao Martedì, secondo me questa ragazza deve essere molto sensibile: ha apprezzato lo sforzo di essiccare i fiori (cosa non semplice) e ha tralasciato l’olezzo poco gradevole dei broccoli, perché probabilmente ha sentito il profumo che tu hai dentro… Mo’ non te fa tira’ ca fune. E se anche tra te e questa ragazza non fiorirà nulla, ricordati che hai l’amore di tuo fratello, che è una cosa bellissima.

    1. Sicuramente il suo sforzo è stato encomiabile! Forse ho ancora speranza, anche per gli ultimi avvenimenti che forse racconterò nel prossimo martedì. Ma chissà, la vita è veramente un’avventura. Non mi farò tirare ancora ca fune ahahah, spero. Poi sì, mio fratello in caso saprà consolarmi!

  3. Non sei un finalizzatore, bene, prendiamone atto. Magari a centrocampo o in difesa te la cavi meglio. Comunque ho dovuto cercare con google cosa significa “apparare” in napoletano (rimediare?), quindi mi hai insegnato qualcosa, grazie. A una ragazza, più di mezzo secolo fa, regalai un libro di poesie di Prevert, mi mollò…

    1. Forse siamo troppo romantici! Ahahah vabbè sono anche io che a volte mi complico la vita. Comunque sì, è tipo rimediare, mettere una pezza. A volte scrivo con parole che credo essere in italiano ma in realtà non lo sono (qui ad Aversa, in provincia di Caserta, ci sono mille dialetti che si mischiano, come nel resto d’Italia effettivamente, quindi puoi capire la mia confusione a volte ahahah!) Più che a centrocampo o in difesa mi sa che non gioco proprio la mia partita. Ma chissà, magari prima o poi scenderò in campo…

  4. C’è una frase, in quello che hai scritto, che mi è rimasta impressa più di tutte: “Non è che non faccio goal: non riesco proprio a calciare la palla, a porta vuota”. È la sintesi perfetta di una certa forma di sofferenza. Quella di chi capisce tutto, ha gli strumenti, sa cosa andrebbe fatto, ma quando arriva il momento resta paralizzato. E allora si senta doppiamente stupido: perché soffre, e perché pensa di non avere il diritto di soffrire visto che “basterebbe così poco” per risolvere. Ma sai una cosa? Non è vero che i tuoi ragionamenti non servono. Servono eccome. Solo che non vanno usati per costruire erbari, ma per capire perché è così difficile, a volte, raccogliere un semplice fiore. E quella consapevolezza lì, piano piano, aiuta a sbloccare qualcosa.
    Anche la gratitudine per tuo fratello è bellissima e vera. Ma credo che lui non si stanchi di te per i tuoi errori. Forse si arrabbia perché ti vuole bene e soffre nel vederti in difficoltà. E forse, un giorno, capirai che anche tu, a modo tuo, stai dando qualcosa a lui.

    1. Grazie mille Tiziana. Esattamente, sentirsi doppiamente stupidi, è tremendo. E tremendamente difficile uscire da questa condizione di blocco. Mio fratello lo sa. Sicuramente lui dà a me più di quanto non faccia io per lui. Ciò mi dispiace. A volte penso che riuscire a dirgli “ce l’ho fatta” potrebbe essere già tanto, ma per arrivare a dire quella frase ce ne vuole. Ragionerò su ciò che hai detto, è sempre prezioso raccogliere l’esperienza degli altri. Grazie!

  5. C’ é una leggerezza anche un questo tuo racconto, solo apparentemente tragico a tratti, che rende piacevole la lettura e irresistibile la voglia di continuare a seguirti in questa serie e magari anche dopo.

    1. Grazie mille. In realtà non mi formo come scrittore, è solo un diario di sfogo, sto raccontando dei fatti. Chissà se mai scriverò altre serie, però sicuro scrivere mi fa bene. Il mio terapeuta ovviamente aveva ragione ahaha

  6. Testo bellissimo. Hai un bel modo, schietto e sano, di fare ironia. Mi hai messo di buon umore. Ci si sente meno soli e incompresi a leggere le “lagne” degli altri. A martedi prossimo.

  7. Quando scrivi, non so perché, è come se tu stessi “scrivendo di me”.
    Avrei voluto dirtelo la settimana scorsa, ma mi sembrava esagerato. Però non può essere “solo un caso”, se anche oggi, ho avuto la stessa sensazione.
    A martedì…

    1. Grazie mille Corrado, credo che sia la cosa più bella che si possa dire ad uno scrittore. Io scrittore non sono, e mi sono trovato per caso in quest’avventura. Ma comunque mi fa stare bene ciò che dici, rende più leggeri anche i miei pensieri negativi e i miei pesi mentali. Grazie! A presto!