2 GIUGNO

Gli avevano detto che votare per la Repubblica avrebbe migliorato tante cose.

«Ma quale monarchia! ‘O rre che ha combinato quando stavo a Roma? Se n’è fujute, se ne andò non mi ricordo se a Brindisi o a Bari e ci lasciò a tutti quanti comme ‘e sciem, là, a murì.»

La guerra, aveva lasciato come regali a suo fratello la zoppìa a una gamba e tanto rancore in corpo. Certe volte si accimmava così tanto che sembrava di esplodere; inveiva contro il re come se fosse lì, con lui.

«Magari l’avessi sotto mano, qua davanti a me ‘o rre,» scimmiottava «gliele romperei io le ossa, una ad una.»

Dopo l’8 settembre non si era capito più niente. Giuseppe si trovava non si sa dove quando ci fu l’armistizio, riuscì a scappare vestendosi da civile e a ritornare a casa percorrendo chilometri e chilometri a piedi. Sua madre e i suoi fratelli lo credevano morto, le sue lettere non arrivavano più e quelli più informati dicevano che i soldati erano stati portati tutti via.

«Ma via dove?» chiedevano. E ogni volta, rispondevano alzando le spalle. «Via…»

Durante la guerra avevano patito la fame, quella vera; erano in sette a mangiare patate e rubare la frutta su qualche albero per campare. Quando rispuntò, Giuseppe era uno scheletro. 

«Isso se n’è fujete, e noi morivamo.»

Ora toccava decidere se l’Italia dovesse essere una Monarchia, col re, o una Repubblica, col Presidente. Bisognava rinnovare la fiducia al re, o condannarlo per le sue colpe. 

Tutti quei discorsi astratti lo confondevano, ognuno tirava acqua al suo mulino. E poi, quel pazzo scatenato di suo fratello lo tartassava in continuazione, tutti i giorni, dicendogli di votare per la Repubblica. Ogni tanto si era ritrovato anche lui coinvolto in quelle stupide discussioni in cui rimaneva invischiato Giuseppe: una volta, s’erano pigliati pure a mazzate.

Scemi proprio.

«Allora Rocco, tu per chi voti?»

A quella domanda non aveva mai saputo rispondere; accampava sempre scuse, dava risposte campate per aria. Un’idea sua, al riguardo, non ce l’aveva ancora.

«Eh non lo so don Cì, io non ne capisco niente di politica…»

Votava anche lui, per la prima volta. Gli avevano rilasciato la tessera elettorale, e quando gliel’avevano data in mano, non sapeva nemmeno cosa fosse.

«Questa qua la devi portare al seggio quando voti. Non la devi dimenticare altrimenti non puoi votare, m’arraccumanne.»

Aveva ascoltato qualche comizio, ma continuava a non capirci nulla. A casa, le discussioni erano sempre le stesse.

«Ma tanto a noi, o co ‘rre, o ca Repubblica, che ci cagne? Pezzenti siamo e pezzenti moriamo figlie mij.»

«Sei una disillusa.»

Suo fratello la chiamava in questo modo a sua madre: ”disillusa”. Non sapeva nemmeno cosa significasse quella parola ma la usava ugualmente; l’aveva sentita dire tante di quelle volte che gli era piaciuta.

«Saccio che semplicemente certe cose vanno così, cert’altre vanno colà, e noi fessi stamme sempre ammiezzo» si difendeva sua madre.

Quando le dissero che il referendum si sarebbe tenuto il 2 giugno, si limitò a dire: «Ah pecché, mo ‘e votazioni si chiamano referendùm? E che vo’ ricere?»

Sua madre aveva sempre e solo lavorato come un mulo.

Andarono al seggio, una fila interminabile. Anche lì gli animi più intrepidi continuavano a fare a modo loro piccoli comizi di pochi minuti davanti ai presenti nel tentativo di convincere gli indecisi o qualcun’altro a votare ”pe’ ‘o rre o per la repubblica”, a seconda dei casi. 

«E tu per chi voti Rocchì?!?» gli chiese suo fratello la mattina stessa.

«Non lo so.»

Un’idea se l’era fatta.

Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Storico

Discussioni

  1. Un racconto che mi ha fatto venire in mente i racconti di mio padre sull’8 settembre e su quello che era successo dopo. Mi raccontava spesso delle grandi difficoltà che aveva vissuto in una terra lontana da casa (che poi era diventata la sua nuova terra). E del cambiamento proposto da altri, come se fosse una fede da seguire o rinnegare: re o repubblica? Le persone comuni spesso non comprendevano la differenza.
    Un bel quadro impressionista. Bravo!

    1. Ho cercato di rappresentare al meglio proprio questo contrasto e la difficoltà per le persone comuni di comprendere determinare dinamiche storiche inevitabilmente più grandi di loro.
      Grazie Antonio!!