2 Maggio

Serie: Conterò fino a cinque


In Italia dopo 11 anni

Camminavo da sola, percorrendo la strada buia che dal Faro mi avrebbe ricondotta a casa. Indossavo una gonna troppo corta che continuavo a tirare giù, temendo di attirare lo sguardo di eventuali automobilisti malintenzionati. In effetti, ero sollevata al pensiero che nessuno mi stesse guardando. Proprio in quel momento, sentii il rumore di una macchina che arrivava alle mie spalle. Non essendoci alcun marciapiede, rischiavo anche di essere investita, quindi non sapevo più cosa sperare: di essere vista oppure no.

La macchina rallentò leggermente. Io non mi voltai, continuando a camminare come se niente fosse, ma il mio cuore cominciò a battere troppo forte e nella mia mente apparvero gli scenari peggiori. A quel punto l’auto accelerò e sparì in fondo alla strada.

Rimasta nuovamente sola, allungai il passo, sperando di raggiungere presto una zona più illuminata e sicura. Ma quella strada buia sembrava non finire mai.

La stessa cosa accadde quando dal centro storico mi avventurai verso la Borgata, dopo aver ricevuto un messaggio: nessuno sarebbe venuto a prendermi. In quell’occasione mi resi conto che tutti, tranne me, sottovalutavano la pericolosità di quel luogo. Era come se solo io riuscissi a vedere un orrendo mostro che, consapevole del suo potere, mi teneva in pugno e si faceva beffe di me.

Questi e altri incubi simili mi hanno tormentata per anni, da quando nel 2015 ho lasciato Augusta per trasferirmi in Finlandia. Da allora non ho più fatto ritorno alla mia città natale. Mi sono chiesta più volte perché vedessi in sogno proprio certi luoghi, cercando invano di collegare la mia angoscia a traumi infantili.

Fra pochi giorni, dopo undici anni, affronterò un lungo viaggio che mi condurrà non solo in Sicilia, ma nel buio più profondo della mia anima: calpesterò quelle strade e guarderò in faccia le mie paure. Sfiderò il mostro che mi ha perseguitata per tutta la vita e lo sconfiggerò una volta per tutte. Vuoi seguirmi in questa avventura?

Ogni volta che mi ritrovo in quella città, che per me ha assunto le sembianze di Derry in It di Stephen King, conto le dita della mia mano: per quanto tutto sembri reale, dopo il quinto dito ne spuntano sempre un sesto e un settimo. È così che mi rendo conto di sognare e, a quel punto, mi sveglio.

Una volta arrivata a destinazione, conterò spesso le mie dita: spero che questa volta siano finalmente cinque.

2 MAGGIO

Mancano tre giorni alla partenza. Sono le 05:35 e, come ogni mattina, ho già fatto colazione. Questo è il momento del giorno che preferisco in assoluto: le prime luci dell’alba che osservo attraverso la finestra della cucina, il silenzio interrotto solo dal cinguettio degli uccelli e la sensazione di pace tipica di queste ore. Una parte di me è sempre stata convinta che nulla di male possa mai accadere all’alba; è come una zona protetta.

Una delle prime e più grandi prove che dovrò affrontare in questo viaggio sarà salire su un aereo (anzi, quattro!) dopo tanto tempo. Per fronteggiare la mia fobia, in questi mesi ho lavorato molto su me stessa: ho letto dei libri sull’ansia cercando di apprendere strategie per tenerla sotto controllo, ho scaricato un audiolibro da ascoltare in viaggio e ho ottenuto la ricetta per un ansiolitico da assumere in caso di emergenza. Nonostante tutto, però, continuo a temere di non riuscire a tornare a casa: l’aereo potrebbe precipitare o potrebbero esserci dei terroristi a bordo; il pilota potrebbe essere uno psicopatico e sabotare il volo; se anche il volo andasse bene, potrei avere un incidente automobilistico in Sicilia e morire o, peggio, rimanere lì! Non voglio rimanere lì, il solo pensiero mi fa impazzire. E se tutto procedesse senza intoppi e riuscissi a toccare nuovamente il suolo finlandese, potrei comunque avere un incidente in macchina sulla strada verso casa.

Questi pensieri mi assalgono all’improvviso e mi travolgono, togliendomi il respiro. Poi, alzo gli occhi e guardo fuori: il sole ha iniziato a splendere e sento i primi rumori di vita provenienti dalle case dei vicini. Desidero solo che tutto vada bene. Che io riesca a riabbracciare le persone per le quali sto per affrontare questo viaggio; che possa rivedere i luoghi dei miei incubi, scattare una foto e scoprire che il mostro che temo tanto, in realtà, è solo nella mia immaginazione. Ma più di ogni cosa, spero di riuscire a tornare a casa e di svegliarmi, la mattina seguente, ritrovandomi qui a guardare una nuova alba.

Continua...

Serie: Conterò fino a cinque


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Discussioni

  1. Ho trovato questo primo episodio molro interessante, Arianna. Un lungo viaggio verso una mano di cinque dita: vale a dire, credo, verso una più autentica forma di te stessa. Forse le dita soprannumerarie che appaiono in sogno hanno dentro di sé la potenzialità di affrontare il passato in un modo che spesso sembra l’unico, considerato che il passato non si può cambiare: e cioè, raccontandolo.

  2. Probabilmente te lo ha detto, ma con mia moglie ci stavamo chiedendo un giorno come mai parlassi sempre poco della Sicilia (limitatamente a quello che abbiamo letto/visto da quando ti abbiamo iniziato a seguire) e immagino che questa sia la risposta. Paradossalmente il giorno dopo essercelo chiesti, abbiamo visto che eri partita. Un grande applauso per te per aver saputo affrontare le tue paure.

  3. Ho invertito gli episodi… la solita distratta! 🤦‍♀️Mentre leggevo il tuo “diario di bordo” riflettevo sul fatto che forse tornare a casa non significa ritrovare i luoghi identici a come li abbiamo lasciati, ma avere il coraggio di guardarli con occhi nuovi. A volte i posti che ci hanno fatto paura continuano a vivere dentro di noi molto più che nella realtà. E il viaggio più difficile non è quello di andata, ma quello che ci porta a capire se siamo ancora gli stessi di allora. ❤

  4. Buongiorno Arianna,
    si percepisce in modo nitido il baratro oscuro che genera i mostri ansiogeni. Spero che venga presto inondato da un fascio di luce, perché, spesso, alla luce del sole, si scopre che ciò rende pauroso un evento o un luogo o una persona è la percezione che si ha dello stesso.
    Un abbraccio

  5. Carissima Arianna, gli stessi luoghi che a te fanno paura, sono i luoghi che a me hanno ridato la vita…
    Strano vero?
    O forse no.
    Non so se stai tornando davvero ad Augusta o se è solo un nuovo racconto, ma se fosse vero, spero di incontrarti e darti un abbraccio, che forse non ti ho mai dato.
    Quando sono arrivato ad Augusta, tu sei stata una delle prime persone che ho conosciuto, o forse dovrei dire, che ho riconosciuto: appartamento sicura di te, ma con quegli occhi grandi, scuri e a tratti malinconici.
    Se ho fatto bene i conti parti oggi…

  6. Carissima Arianna, sapessi quanto mi sono rivista in te, neanche lo immagini. Ti posso dire che non esiste un’ora bella o una brutta: dipende solo da quello che ci è capitato in quell’orario. Per te l’alba è un momento bello, e lo è anche per me; a volte, però, mi sveglio prima che sorga il sole con l’angoscia, e la collego all’ora della morte di mio padre. Non temere, sono paure inconsce ma innocue. Ti accompagnerò in questo viaggio: magari al ritorno potrai darmi tu un consiglio. Un abbraccio❤️❤️❤️

  7. Un viaggio non solamente fisico, quanto piuttosto un viaggio dell’anima. Il paragone con Derry mi ha fatto venire i brividi e, forse, ho un po’ sentito quello che senti tu. Mi è capitato spesso, i giorni che precedevano i vari ritorni ‘a casa’, di vivere questo stesso stato d’ansia, la sensazione che ti strappino dalla tua terra per riportarti in un luogo che non ti appartiene più e forse al quale non sei mai appartenuta. Eppure, eccomi ancora qui e sono sicura che la tua terra ti aspetterà.
    Vieni, fai pace e poi torna dove ami stare. Questo è il mio augurio.
    Un abbraccio Arianna e buon viaggio

  8. “potrei avere un incidente automobilistico in Sicilia e morire o, peggio, rimanere lì!”
    Chiedi se vogliamo seguirti in questa avventura? E come possiamo dire di no, dopo quello che hai scritto in questo inizio?

  9. “per quanto il sogno sembri reale, dopo il quinto dito ne spuntano sempre un sesto e un settimo. È così che capisco di stare sognando e, a quel punto, mi sveglio.”
    Ottimo esame di realtà! Davvero bella questa frase. 😃 👏

  10. L’ ansia che ti assale prima di partire con l’aereo la capisco. Più che ansia la mia é quasi angoscia, che passa di colpo dopo il decollo. Sono molto curiosa di conoscere questa storia.