A sinistra nei giorni dispari

Ad Icaria da soli tre giorni, si annoiava a morte. La sua insoddisfazione inevitabile, quasi annunciata, nasceva dal modo stesso in cui aveva individuato la meta.

L’isola è una delle cosiddette Blu Zones, aree geografiche conosciute per l’alta aspettativa di vita, decisamente più lunga rispetto alla media mondiale. All’Ogliastra, altra Blu Zone altrettanto conosciuta, era già stato molte volte da solo e in compagnia. Loma Linda e Okinawa erano impossibili da raggiungere con la sua piccola Dufour 312.

Quindi, Icaria era emersa come la prescelta. In questo modo, aveva sfidato la regola della Destinazione Residuale, famosa legge non scritta del turismo di massa, che procedendo per esclusione, determina l’uccisione dello spiritello del viaggio, che sarebbe puntualmente risorto, tramando vendetta.

Aveva scelto il suo movimento, dandogli il valore di un residuo, una briciola di pane avanzata sulla tovaglia unta, mentre tutti si godono già il caffè.

Era finito così su un’isola, popolata da ultraottantenni e ultranovantenni, con menu e diete costituite principalmente da legumi: non aveva mai mangiato così tante zuppe e minestre in tutta la sua vita! La popolazione locale si limitava a sorridere e indicare la strada per le terme, un gesto che si ripeteva ad ogni incontro. Aveva trascorso pomeriggi interminabili, intrisi di silenzi privi di fascino e alcune mattine si era svegliato con nuvole, pioggia e nebbiolina, pervaso dalla sensazione che il nuovo giorno si sarebbe ripetuto uguale al precedente, come se camminasse in un cerchio di sabbia.

Insomma, non era caduto rovinosamente come Icaro, ma zoppicava.

Quella mattina, comunque, partì alle cinque per la consueta passeggiata esplorativa: avrebbe almeno respirato a pieni polmoni l’aria salubre della zona blu, pregna di longevità. Prese a sinistra, perché era il tredicesimo giorno del mese, e, nei giorni dispari, agli incroci, sceglieva sempre quella direzione. Quando il paesaggio si fece meno roccioso e la vegetazione più folta, cominciò a respirare intensamente.

Dopo qualche chilometro, percepì qualcosa che parve scuoterlo da una sonnolenza che durava ormai da giorni. Si fermò di colpo. Un aroma penetrante volava nel vento, saliva nelle sue narici e, accarezzando i bulbi oculari, si espandeva nella corteccia celebrale. Dopo qualche istante, la sua mente divenne vigile e lucida, liberandosi da una pesantezza invisibile. “Menta… piperita”, sussurrò. Immaginò il colore verde intenso delle sue foglie e gli parve quasi di poterne mettere una sotto i denti e farla scrocchiare. Ne sentì il sapore pungente. Seguendo quella freschezza erbacea, arrivò presto su un promontorio, che raggiunse con la leggerezza di chi segue un pifferaio magico.

Guardò in basso a sinistra, perché di panorami mozzafiato ne aveva la nausea. Su una panchina sgangherata e consumata dal tempo sedeva una donna dai capelli ricci color argento, avvolta in un lungo cappotto cerato da pastore.

“Hi Ma’am!”, disse, sfoggiando un ottimo accento americano.

“Salve e buongiorno!” rispose lei, con accento straniero ma in sintonia con il ritmo musicale di Roma sud.

La donna si voltò, mostrando un viso dalla pelle liscia e le guance rosse e lucide, come le mele del Trentino, brillanti anche sotto un sole pallido di prima mattina.

“Ah… parla italiano…”, rispose con tono confidenziale, come se avesse abbassato una difesa invisibile.

“…sì, sono nata ad Atene e ho studiato a Roma!”, fece una breve pausa e poi domandò:” E lei? Come mai ad Icaria?”.

“Desideravo visitare una delle Blu Zones. Lei vive qui?”, azzardò, incuriosito da quel viso al quale era difficile attribuire un’età.

“Sì, da molti anni ormai. Anche se casa mia è altrove, quest’isola mi ha accolto, quando non sapevo dove andare”, s’interruppe stringendo le labbra, come se avesse detto troppo.

“Cosa le piace di questo posto?”, continuò lui per metterla a proprio agio.

“Gli animali!”, rispose, voltandosi ancor più verso di lui.

“Gli animali? Ci sono animali particolari?”

“Sì, gli animali qui sono gentili”, precisò, guardandolo dritto negli occhi.

“Trova? E in che senso?”

“Come? In che senso? Se le avessi risposto che erano le persone ad essere gentili, non userebbe questo tono”, ribatté lei, per nulla stupita.

“Quale tono?” chiese imbarazzato. “Mi fa un esempio di animali gentili e animali maleducati?”

“Ricordo gli animali in Oregon”, proseguì, senza badare a lui. “Erano animali cacciati continuamente dagli uomini, scontrosi, aggressivi. Facevo fatica ad avere un dialogo con loro. A Icaria, invece, il regime alimentare è costituito soprattutto da legumi e gli animali sono gentili.” Lo guardò di nuovo dritto negli occhi.

“È stata in Oregon? Interessante!”, osservò. Non ci fu reazione da parte di lei, quindi continuò. “Allora… dovrò osservare più attentamente la fauna locale. Non voglio perdere la possibilità di divenire un illuminato”, fece lui, con un sarcasmo di cui non era affatto consapevole.

“Beh, a me piace sentirli, più che osservarli. Ascoltare il loro spirito che parla, come nelle fiabe. Alcuni watchers che abitano sull’isola, raccontano storie fantastiche di visioni notturne, in cui gli animali sono messaggeri cosmici”, disse lei con lo sguardo fisso sui fili d’erba.

Il sottofondo esoterico, lo infastidì.

“Vegetariana? Vegana?”, chiese, pentendosi immediatamente.

“Oh, yes please, give me a label, so you can sell the story”, rispose lei, ridendo con gusto.

Si sentì stupido. Fece per continuare la conversazione, perché voleva sapere dell’Oregon, luogo che non conosceva. Ma lei lo bloccò.

“Caro signore, ora devo proprio andare, il gatto mi aspetta”. Pronunciò queste poche parole con una leggerezza che sfidava ogni logica.

“Non volevo offendere”, disse lui, pentendosi ancora. Lei non rispose.

La guardò camminare verso casa, ne ammirò la figura longilinea, assente e presente al tempo stesso. Non avrebbe mai saputo di più sulla sua storia, ma avrebbe ricordato la conversazione.

La sera, riposando nel ventre della sua barca, inalò l’aria profumata dalla lavanda che aveva raccolto sul sentiero del ritorno, senza pensare nulla. Sognò un gufo reale che volava sulle onde. Il mare fu calmo quella notte. Fuori pioveva, Icaro camminava saldamente sulla terra bagnata.

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Discussioni

  1. Il finale ci ricorda il perché Icaria si chiama così e forse nasconde anche la morale di questa storia scritta con eleganza. “Yes, please, give me a label” Risposta grandiosa!
    Un solo appunto, sempre che io non abbia frainteso qualcosa: la premessa dice che il protagonista è sull’isola da tre giorni, ma durante il racconto sembrano molti di più.

    1. Buonasera Pino, grazie per il tuo commento. Si il protagonista si trova sull’isola da soli tre giorni, ma continuando la lettura sembrano di più. Mi diverto molto a giocare con la percezione del tempo, è un divertente compagno di viaggio. Inoltre, il protagonista ha tradito il suo movimento e si trova ad un punto morto, uno stallo in cui la dimensione temporale si contorce e zoppica, come lui. Ti ringrazio di aver colto questo aspetto.

  2. Difficile commentare un volo icarico siffatto. Si rischia di lasciarsi incantare dall’ottima cornice, tralasciando un contenuto davvero significativo.

    Le belle parole qui sono scontate, il problema è, semmai, trovare qualcosa di utile da dire. Ci provo, ma non prometto niente.

    Il pregio principale che rilevo qui è la capacità di far sorgere domande. Anzi, un tantino più in là: evocare. Evocare un viaggio che non abbiamo mai intrapreso.

    Due perle su tutto, a mio modesto parere: la riflessione sulla “labe|”, che trovo tremendamente in linea con un, ahimè, diffuso trend ‘culturale’ moderno… chapeau. La considerazione sugli animali maleducati, che dire, è geniale: ri-chapeau, con tono elegante di Roma nord-est.

    La forma è impeccabile, mi permetto solo di dare un consiglio, opinabilissimo poiché certamente dettato da un gusto, forse uno stile mio personale: un minor numero di spiegazioni nel dialogo diretto potrebbe dare una maggiore naturalezza nello scambio di battute.

    Veramente molto bello.

    1. Buongiorno Robért, grazie per il commento. Il tuo punto di vista è ricco e interessante. Concordo assolutamente che un minor numero di spiegazioni nel dialogo renderebbe tutto più naturale e, forse, anche maggiormente intuitivo. Farò tesoro della tua osservazione. Apprezzo tantissimo il tono elegante di Roma nord-est 🙂

  3. La prima cosa che ho pensato leggendoti, è che scrivi davvero molto bene. Troppo spesso omettiamo di dirlo, io credo invece che una buona forma debba essere la base di qualsiasi testo scritto. Ok le idee e la storia, ma quando un testo è scritto bene, la lettura diventa assolutamente gradevole. La storia è particolare, l’idea che mi sono fatta è quella di un futuro in cui tutto pare essere a portata di mano e tuttavia l’essere umano resta tale, con i suoi limiti e le sue aspettative mancate. Il protagonista è certamente affascinante. Un viaggiatore, forse, oppure un viaggiatore mancato. Mi sono chiesta quanto questo vagare fosse reale o piuttosto si svolgesse nella sua mente. L’incontro con la donna ha il sapore di quegli avvenimenti che accadono nei romanzi di formazione, in cui tutto ‘serve’ per l’accrescimento e arricchimento del protagonista. Il dialogo mi è piaciuto moltissimo, condotto secondo lo stile del nonsenso. Sarebbe bello se diventasse una sorta di ‘diario di viaggio’, magari prendendo ad esempio Il piccolo principe. In ogni caso, continuerò a leggerti volentieri.

    1. Ciao Cristiana, ti ringrazio per le tue osservazioni e concordo con te, l’esercizio di forma è una pratica molto formativa e, a mio avviso, è anche un atto di rispetto nei confronti di se stessi e del lettore. Per quel che riguarda la tua riflessione sul protagonista e sul suo vagare immaginario o reale, posso dire che la wanderlust è difficile da praticare senza muoversi anche fisicamente, ma la filosofia del buon viaggio prevede un’estensione del movimento che esplori gli ampi spazi dell’esistenza. Ti ringrazio anche per aver apprezzato il nonsense!

  4. Mi piace la figura femminile molto più dell’arrogante ragazzotto che fa domande sciocche, tipiche della gioventù. Scrivi bene, Passante: chiara la situazione, descrizioni molto buone, dialogo condotto con accuratezza… ho sentito il profumo della menta piperita e della lavanda e ho provato emozione, quindi, complimenti!

    1. Buonasera Giuseppe, il fatto che tu abbia sentito il profumo della menta e della lavanda mi riempe di gioia. Trovo particolare la tua definizione di “arrogante ragazzotto”, un punto di vista originale. Sicuramente le sue domande sono inopportune, ma poi si pente, quindi c’è speranza…:) Grazie per il tuo commento.

  5. Le descrizioni immersive ti permettono di immergersi nel mondo del protagonista. La storia è come una metafora del viaggio della vita, con le sue scelte, delusioni, incontri inaspettati e momenti di illuminazione. Complimenti, mi è piaciuto molto!!

  6. Buongiorno Pas., L’unica cosa che mi dispiace di questo racconto, non poter continuare la lettura perché un libriCK é breve e quando lo bevi d’un fiato, hai la sensazione che sia finito troppo in fretta. E mi dispiace non sia soltanto l’ inizio di una serie, perché il tuo modo di scrivere non solo é scorrevole, come una piacevole passeggiata su certe spiagge della nostra isola, ma consente a chi legge, di viaggiare da fermi, senza nessuna fatica, esplorando, ammirando il paesaggio e incontrando gente interessante. Se questo viaggio potesse continuare leggerei volentieri altre considerazioni sul tema della longevitá, che mi appassiona tanto da averne scritto anch’io in una serie dal titolo “Il segreto dei dodici centenari”.
    Spero, comunque, di poter leggere presto altri tuoi racconti su qualsiasi altro tema.

    1. Buongiorno M.Luisa,
      Grazie per le tue parole. Sono davvero felice che tu abbia bevuto il LibriCK tutto d’un fiato.
      Quando si naviga a vista, la rotta è in realtà in divenire e non sempre è possibile prevedere dove ci condurrà. Possiamo però sognare o immaginare come sarà il percorso. Il protagonista de “A sinistra nei giorni dispari” è un lupo di mare, sicuramente partirà ancora. Qiuinid a presto!

  7. Ciao Passante. Ho letto il tuo racconto con interesse e particolare curiosità. Mi è parso di notare una scrittura fluida evocativa e misurata, che non lascia niente al caso. Un vero piacere da leggere.
    Hai trattato il tema del viaggio con onestà e delicatezza. Non so se interpreto bene, ma credo di aver colto una sorta di delusione del protagonista nel suo viaggio che si rivela essere grigio, diverso dalle sue aspettative. Allo stesso tempo però fa un bagno di realtà che lo tiene saldo a terra in cui resta qualcosa da scoprire e da apprezzare.
    Interpretazioni a parte, scrivi molto bene. Spero di leggere presto un nuovo racconto.

    1. Buongiorno Guglielmo!
      grazie per le tue osservazioni, sono accurate e precise. Mi piace pensare che il testo offra molteplici punti di vista, ma la tua interpretazione ne coglie la tematica principale. Il protagonista è in realtà un viaggiatore compulsivo che ha perso di vista il principio filosofico del sano movimento. Travestito da marinaio del mondo, si muove in una prevedibilità che lo conduce ad un punto morto. Questo racconto è la storia del suo incontro l’occasione di cambiare rotta. Se vorrai leggermi ancora, pubblicherò presto nuovi racconti, molto volentieri.